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Fonte culturacattolica.it 03/10/2015

Autore Andrea Mondinelli

Caro don Gabriele,

gli articoli e le notizie sulle posizioni di Carrón e di Tracce continuano a moltiplicarsi con progressione geometrica. Morale della favola: non ha senso inseguire tutte le notizie, come per esempio l’articolo «Why do you not engage with people?» di Francesca Capitelli sull’ultimo Tracce, piuttosto che l’intervista di Carrón “Ciellini, basta con la politica” rilasciata a Vincenzo Sansonetti sull’ultimo numero di OGGI, ma è meglio cercare di approfondire l’origine dell’errore.
C’è una parola chiave, ossessiva per Carrón, ed è “legge”:


Dallo scritto: EUROPA 2014. È POSSIBILE UN NUOVO INIZIO?  “Appunti dall’intervento di Julián Carrón all’incontro di presentazione del documento di Cl Milano, 9 aprile 2014”:


Dallo scritto «RAGGIO DIVINO AL MIO PENSIERO APPARVE, DONNA, LA TUA BELTÀ» (Dal capitolo 13, pp. 271-278):


La riflessione sul significato e sulla bontà della legge umana è al centro della svolta carroniana: le leggi buone non hanno evitato la catastrofe familiare e antropologica, vedasi divorzio e aborto. Benedetto XVI nella citazione di Carrón dice: “Cosa impariamo dalla nostra storia recente, avendo visto che non sono bastate le leggi buone per mantenere vive le grandi convinzioni?”. Benedetto XVI dice che non sono bastate, ed in effetti le buone leggi non sono sufficienti, ma certamente necessarie. Per Carrón, invece, le buone leggi sono sostanzialmente inutili, ergo non bisogna perdere tempo a difenderle ma proporre il buon esempio della vita cristiana, accompagnando, mescolandoci e coinvolgendoci con gli altri. Da qui il suo smarcarsi dalla battaglia sui principi non negoziabili. Ma affermare che le buone leggi non hanno impedito il dilagare di una mentalità contraria la matrimonio è falso, perché, come vedremo, è stata la loro rimozione che ha provocato l’effetto valanga! In più, Carrón, dice che neppure il buon esempio delle famiglie tradizionali ha impedito l’affermarsi di forme di convivenza diverse dal matrimonio. Se le buone leggi non funzionano e neppure il buon esempio cristiano, cosa ci rimane?
Per fare chiarezza mi è stata di grande aiuto questa storiella di Chesterton sul lampione a gas, che si adatta benissimo alla situazione:

“I dogmatisti cristiani cercavano di costruire il regno della santità, e cercavano, anzitutto, di definire il preciso concetto di santità. Ma i nostri teorici dell’educazione tentano di istituire una libertà religiosa, senza provarsi a stabilire che cosa sia la religione o che cosa sia la libertà. Se i vecchi preti imponevano una opinione alla gente, almeno prima si preoccupavano di renderla lucida. Solo le moderne folle... possono permettersi di perseguitare una dottrina, senza neppure definirla. Per queste ragioni, e per molte altre, sono giunto a credere alla necessità di tornare ai fondamenti... Torno ai metodi dottrinali del tredicesimo secolo, nella speranza di combinare qualcosa. Supponiamo che nella strada nasca un gran tafferuglio intorno a qualche cosa, per esempio un lampione a gas, che molte persone autorevoli desiderano abbattere. Un monaco, vestito di grigio, che rappresenta lo spirito del Medioevo, è consultato sulla faccenda, e comincia a dire, nell’arido stile degli Scolastici: “Consideriamo anzitutto, fratelli, il valore della luce. Se la luce è buona in sé...” A questo punto - il che è in certo modo scusabile - viene travolto; tutti si lanciano all’assalto del lampione che in dieci minuti è buttato giù, e se ne vanno congratulandosi a vicenda per il loro senso pratico così poco medioevale. Ma, coll’andare del tempo, ci si rende conto che le cose non vanno così bene. Alcuni avevano buttato giù il lampione perché volevano la luce elettrica; alcuni perché volevano del ferro vecchio; alcuni perché amavano l’oscurità, che proteggeva le loro iniquità. Alcuni pensavano che un lampione non bastasse, altri che era di troppo; alcuni agivano per smontare la combriccola municipale, altri perché volevano spaccare qualcosa. Così si combatte nella notte, senza sapere che cosa si colpisce. Così, gradatamente e inevitabilmente, oggi o domani o il giorno dopo, torna la convinzione che il monaco dopo tutto aveva ragione, e che tutto dipende da quale è la filosofia della Luce. Solo che ora siamo costretti a discutere nel buio quel che avremmo potuto discutere sotto il lampione a gas.” (Chesterton da “Eretici”: Osservazioni preliminari sull’importanza dell’Ortodossia)

Cerchiamo di seguire l’esempio di Chesterton, perlomeno accendendo un piccolo fiammifero. Andiamo a ritroso nel tempo e leggiamo cosa scrisse sulla legge umana San Tommaso d’Aquino nella Summa Theologica (http://www.thomasinternational.org/it/projects/step/treatiseonlaw/delege000.htm).
Domanda: “è stato utile che certe leggi siano state poste dagli uomini?”
Per San Tommaso “nell’uomo vi è naturalmente una certa attitudine verso la virtù; ma è necessario che la perfezione di codesta virtù  sia conseguita dall’uomo attraverso una certa disciplina. […] Ora una tale disciplina, che costringe attraverso il timore della pena, è la disciplina delle leggi”.
La giustizia vivente non è preferibile a quella priva di vita, che è contenuta nelle leggi? Non sarebbe meglio affidarsi al prudente consiglio dei saggi, piuttosto che all’arida legge?

Risponde l’Aquinate: “Il Filosofo afferma, nel primo libro della Retorica (c.2): «è meglio ordinare tutte le cose con le leggi, che lasciare tutto all’arbitrio dei giudici». E questo per tre motivi. 1) perché è più facile trovare poche persone sagge, che siano adatte a porre leggi giuste, che i molti che sono necessari per giudicare rettamente dei singoli casi. – 2) perché quelli che pongono le leggi, a lungo riflettono sulle cose da stabilire attraverso la legge, mentre i giudizi sui casi singoli è fatto in base a casi che sorgono all’improvviso. Ora è più facile che un uomo possa vedere che cosa è giusto dopo aver riflettuto molto, piuttosto che esaminando un fatto unico. – 3) perché i legislatori giudicano in universale e sul futuro; mentre gli uomini che presiedono i tribunali giudicano sui fatti presenti, verso i quali uno sente amore o odio o qualche altra passione, e così corrompe il suo giudizio su di essi. Poiché, dunque, la giustizia vivente del giudice non si trova in molti e poiché è flessibile, perciò fu necessario, là dove è possibile, determinare per leggi come giudicare e pochissime cose affidare all’arbitrio degli uomini.

Non c’è, dunque, alcun dubbio sulla estrema necessità delle leggi umane. C’è, però, un ragionamento di San Tommaso, che è veramente sconvolgente. Riguarda il seguente quesito:
La legge umana deve essere sempre mutata  quando si presenta qualcosa di meglio?

Chi di noi non risponderebbe subito: “Sì, certamente!”. Invece, San Tommaso subordina l’affermazione alla (buona) consuetudine generata dalla vecchia legge. Questa consuetudine è espressa dal seguente detto, che è affermato nel Decreto (dist.12, c. 5): «È ridicolo ed una vergogna abominevole che noi tolleriamo che le tradizioni, che abbiamo ricevuto anticamente dai nostri padri, vengano infrante».

Dice San Tommaso: “Rispondo dicendo che, così come sopra è stato detto (a. praec.), la legge umana può esser mutata nella misura in cui attraverso il suo cambiamento si provvede al bene comune. Ora il cambiamento stesso della legge, considerato di per sé, implica un certo danno per il bene comune. Perché la consuetudine giova molto all’osservanza delle leggi: le cose che si compiono contro la comune consuetudine, anche se sono in se stesse più leggere, sembrano più pesanti. Di conseguenza, quando si deve mutare una legge, si ha una diminuzione della forza coercitiva della legge, nella misura in cui è eliminata la consuetudine.  E perciò non si deve mai mutare la legge umana, se non ne derivi da qualche parte un compenso per il bene comune, proporzionale al fatto che da questa parte viene menomato. […] Di conseguenza l’esperto di diritto dice che «nell’istituzione di nuovi statuti, vi deve esser un’evidente utilità, per allontanarsi dal diritto che a lungo è stato considerato giusto»

Le leggi, dunque, “«ricevono il loro massimo vigore dalla consuetudine», come dice il Filosofo nel secondo libro della Politica (c.5). E perciò non si devono mutare facilmente”.
EVIDENTEMENTE MUTARE PER IL MEGLIO. INVECE, NEGLI ANNI ’60 E ’70 DEL SECOLO SCORSO SONO STATE MUTATE PER IL PEGGIO! QUESTO HA PROVOCATO UNA CONSUETUDINE AL MALE! Infatti, l’aborto da male necessario è diventato “diritto” della donna. E qui urge una precisazione storica su quanto affermato da Carrón: NON è vero che l’aborto è stato legalizzato per la prima volta nel 1973! Nel ventesimo secolo, la prima nazione a legalizzarlo è stata l’URSS di Lenin nel 1920, seguita dalla Germania Nazionalsocialista nel 1933. Il primo paese democratico a legalizzare l’aborto non sono stati gli USA, ma l’Inghilterra nel 1968 http://www.uccronline.it/2010/04/17/storia-dellaborto/#urss!

L’accelerazione dello sfascio della società ha avuto luogo dopo l’abrogazione delle leggi che impedivano divorzio e aborto. Quello che in bioetica si chiama pendio scivoloso, è cominciato proprio in quegli anni. Giova ricordare che, secondo le leggi della fisica, in un pendio scivoloso vige il moto uniformemente accelerato: ogni secondo che passa la velocità di caduta aumenta. Oggi la velocità è vertiginosa! Com’è stato possibile che leggi umane necessarie al bene dell’uomo siano state cambiate in leggi inique, come quella sul divorzio e sull’aborto? Per il tradimento dei buoni e di coloro che dovevano vigilare e tramite una diabolica opera di ingegneria sociale. Le pecorelle di quel tempo, invece di essere custodite furono abbandonate ai lupi! Un esempio per tutti: 
“I cattolici democratici predisposero un appello contrario all’abrogazione della legge [sul divorzio] (Francesco Traniello, Sabino Samuele Acquaviva, Franco Bassanini, Paolo Prodi, Tiziano Treu, Giuseppe Alberigo, Pietro Scoppola, Paolo Brezzi, Pierre Carniti, Nuccio Fava, Raniero La Valle, Mario Pastore, Luigi Pedrazzi, Pasquale Saraceno, Giancarlo Zizola, Guglielmo Zucconi, Adriana Zarri e altri). Ma saranno soprattutto il rettore dell’Università Cattolica, Giuseppe Lazzati, e il piccolo fratello della congregazione fondata da Charles de Foucauld, Carlo Carretto, ad assumersi la responsabilità di posizioni pubbliche che ferirono profondamente l’unità dei cattolici di fronte al problema del divorzio. Carretto scriveva sul quotidiano La Stampa del 7 maggio 1974 un articolo (che sembra venisse riprodotto dal PCI in un milione di copie) nel quale testualmente affermava: "Voto no … E Tu, Signore, per chi voti? Mi par di saperlo dalla pace che sento dentro di me".

http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=518

In che modo si doveva e si deve arginare il male?  Il Beato Paolo VI lo spiega nell’omelia della Domenica, 8 novembre 1964: “Qualunque sia l’esperienza, il quadro che abbiamo davanti agli occhi, delle condizioni morali del nostro tempo, della società, degli esempi che ci si offrono, giammai dobbiamo perdere il senso del bene e del male; né devono esistere confusioni nella nostra anima; il nostro giudizio sia sempre preciso, nettissimo: sì, sì; no, no. Il bene è una cosa, il male è un’altra. Non si possono mescolare; anche se la realtà li mostra come in convivenza, frammisti l’uno all’altro. Il giudizio morale, per un cristiano, ha da essere severo, rettilineo, costante, limpido e, in un certo senso, intransigente. Bisogna dare alle cose il loro proprio nome: questo si chiama bene, quello si chiama male. E cioè: la coscienza non dev’essere mai indebolita e alterata, o resa indifferente, impassibile, poiché non è lecito applicare indistintamente i criteri del bene e del male alla realtà sociale che ci circonda. […] Accresciamo in ogni momento la sostanza e il vigore del bene. Tutte le storture che vediamo intorno a noi e che lamentiamo, dipendono, in realtà, a guardarle bene, da una certa viltà dei buoni, dalla loro debolezza. Il Pontefice Pio XII di v.m. asseriva che la fiacchezza dei buoni è la grande causa o almeno la grande occasione delle cose cattive che sono nella nostra società, nel nostro tempo. Con questa inefficienza il giusto può tramutarsi in individuo imbelle, inerte, codardo, egoista, incapace di agire: in tal modo lascia trionfare il male nel mondo”. https://w2.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1964/documents/hf_p-vi_hom_19641108.html

Parole chiarissime! Oltre alle leggi giuste, necessarie ad arginare il male, serve il giudizio morale, severo, rettilineo, costante, limpido e, in un certo senso, intransigente! Perché altrimenti possiamo tramutarci in imbelli che lasciano trionfare il male nel mondo.
La consuetudine al male è stata ed è trasmessa dai mass media, soprattutto la televisione, tra il silenzio complice di chi avrebbe dovuto e dovrebbe parlare. 

Esempio: Lester Brown (https://it.wikipedia.org/wiki/Lester_Brown), fondatore nel 1974 del Worldwatch Institute (con il sostegno della Fondazione Rockefeller) primo istituto dedicato all'analisi delle questioni ambientali mondiali, scrive entusiasticamente:

Una soap opera ben scritta può esercitare effetti notevoli sulla crescita demografica. Inoltre, è relativamente economica da realizzare e può essere utilizzata mentre vengono ampliati i sistemi di istruzione. L’efficacia di questo approccio è stata dimostrata da Miguel Sabido, vicepresidente di Televisa, un network televisivo messicano che ha lanciato una serie di soap opera sull’analfabetismo. In uno degli episodi, uno dei protagonisti della serie si reca in un ufficio di alfabetizzazione per imparare a leggere e scrivere, e il giorno dopo circa 250 mila persone hanno visitato agli uffici di Mexico City. Dopo aver visto la serie, circa 840 mila messicani si sono iscritti a corsi di alfabetizzazione. Sabido ha affrontato il tema della contraccezione in una soap opera intitolata Acompáñame, che significa “Vieni con me”. Nel giro di un decennio, questa serie ha contribuito alla riduzione del tasso di natalità  messicano del 34%. Altri gruppi al di fuori del Messico hanno rapidamente adottato questo approccio. Il Population Media Center (PMC) negli Stati Uniti, guidato da William Ryerson, ha avviato progetti in almeno 15 paesi. Il lavoro del PMC in Etiopia negli ultimi anni ne fornisce un esempio pratico. Le serie radiofoniche in lingua amarica e oromo hanno affrontato temi come la salute riproduttiva (leggasi ABORTO procurato! NDR) e la parità  dei sessi, l’HIV e l’AIDS, la pianificazione familiare e l’istruzione femminile A due anni dall’inizio delle trasmissioni, cominciate nel 2002, un sondaggio ha rivelato che il 63% dei nuovi utenti dei 48 centri etiopi di salute riproduttiva aveva seguito una delle serie della PMC. http://www.indipendenzaenergetica.it/piano-b-4-0/indice/7-debellare-la-poverta-e-stabilizzare-la-popolazione/73-stabilizzare-la-popolazione/

Lester Brown, definito il guru dell’ambientalismo da Beppe Grillo, invece di essere additato come portatore di un pensiero antiumano, appartiene al gruppo Greenaccord, che è un’associazione culturale, di ispirazione cristiana e senza fini di lucro, nata per stimolare l’impegno di tutti gli uomini di buona volontà di qualsiasi credo o confessione religiosa, sul tema della salvaguardia della natura. Se volete scoprire chi sono i soci onorari di questa associazione collegatevi al link: http://www.greenaccord.org/chi-siamo
Cosa possiamo fare, ora che più che al “crollo dell’evidenze” siamo davanti all’evidenza di un crollo? Sapremo rimediare al danno?

(fine prima parte)

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