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Fonte ilsussidiario.net 08/06/2015

Lettera di Benedetta Frigerio

Gentile direttore,

sono colpita dalla diffusa separazione fra amore e verità, frutto del relativismo e che genera incertezza in tante persone. Sia l'editoriale di Abruzzese sull'aborto, sia quello di Vittadini, in cui la difesa dei valori e della verità vengono contrapposti alla testimonianza e all'incontro, rischiano di accusare proprio coloro che la carità la vivono tutti i giorni e che incontrano le persone ferite per strada. Dire che non è importante difendere i valori e contrapporsi alle leggi ingiuste o arrivare persino a teorizzare che l'aborto non vada criminalizzato, come fa Abruzzese, che per altro non menziona mai il bambino, è andare contro le persone stesse che vogliamo incontrare.

Un don Oreste Benzi che raccoglieva le prostitute, una suor Elvira che salva i giovani dalla droga, cosa hanno fatto o fanno? Perché Benzi voleva i suoi all'Onu? Perché suor Elvira condanna il lassismo sulla droga? Credo che sia perché i santi sono così innamorati dell'uomo e così concreti che per salvarlo vanno fino in fondo, lottano anche perché la tratta smetta, perché gli aborti finiscano, perché le leggi sulla droga siano severe. Certo i santi sanno che il punto è il cuore umano e l'incontro con la Speranza, ma sono realisti e sanno anche che per aiutare questo cuore e per sostenerlo servono dei limiti. Una società senza limiti e verità, come si vede oggi, lascia l'uomo più debole e confuso. Motivo per cui la legge e i valori per i cristiani non sono mai stati sufficienti, ma necessari sì. Considerati da sempre un regalo, un bene donato all'uomo per aiutarlo a camminare (Gesù dice: "Non sono venuto ad abolire la legge o i profeti ma a dare pieno compimento").

Non bisogna quindi contrapporli a Dio, come facevano i farisei, ma se mai riunirli a Lui e annunciarli in Suo nome. Per questo non si deve pensare che occorra prima aspettare la conversione delle persone affinché poi cambino le leggi o si affermino i valori: lottare per essi aiuta ogni uomo, anche non cristiano, a non farsi e fare del male (di solito agli innocenti che subiscono la volontà tracotante del più forte). Cosa faremmo, mi chiedo poi, se domani fosse proposta la legalizzazione dell'omicidio? Staremmo a guardare per non imporre la nostra visione, aspettando la conversione del mondo mentre la gente muore?

A contatto con un mondo ferito, persone con emozioni omosessuali, gente che ha abortito, disperati etc., infine mi domando: come mai alcune donne che hanno abortito sono contro l'aborto e sostengono chi prega fuori dalle cliniche? Come mai tanti giovani amici che sono passati da uno stile di vita promiscuo e contro natura ora manifestano a favore della famiglia? Come mai a questi convertiti non basta porgere una mano al prossimo, ma sentono la responsabilità di dover lottare per chiedere allo Stato di impedire l'ingiustizia?

È vero, ci sono persone dure e senza misericordia che usano la legge o la verità per allontanare gli altri. Ma noi dobbiamo essere come Gesù (dire la verità con forza e carità) e come Lui accettare anche i "no" e gli insulti di chi non vuole convertirsi. Si capisce che siamo di Gesù se siamo molto amati ma anche molto odiati, soprattutto in questo mondo che rifiuta duramente i Suoi insegnamenti.

Mi fa molto pensare, infine, il fatto che tanti ragazzi sentendo parlare di omosessualità come di una condizione non innata e del perché i rapporti omosessuali sono un di meno per l'uomo, prendono il coraggio per chiedere aiuto. Lo stesso vale per quelle donne che sapendo cos'è davvero l'aborto e le sue conseguenze decidono di tenere il bambino. Ricordo una di loro quando mi disse: "Se solo l'aborto non fosse legale, non mi avrebbero spinto a farlo". Con loro, ancora di più, capisco la sete che il mondo ha di uscire dalla confusione e di parole chiare, di verità, quelle che la Chiesa irlandese ha temuto di pronunciare. Con loro capisco che la verità libera e che dirla tutta è sempre una carità. Dolorosa magari, rifiutata o accolta, ma carità.

Mi lasci concludere così, proprio il 2 giugno scorso ero a Medjugorje e mi sono sentita incoraggiata dalla Madre che mi ha salvato la vita: "Cari figli, desidero operare per mezzo di voi, miei figli, miei apostoli, affinché alla fine possa radunare tutti i miei figli là dove tutto è preparato per la vostra felicità. Prego per voi, affinché con le opere possiate convertire, perché è arrivato il tempo per le opere della verità, per mio Figlio. Il mio amore opererà in voi, mi servirò di voi. Abbiate fiducia in me, perché tutto quello che desidero, lo desidero per il vostro bene, l'eterno bene, creato per mezzo del Padre Celeste. Voi, figli miei, apostoli miei, vivete la vita terrena in comunità con i miei figli che non hanno conosciuto l'amore di mio Figlio, coloro i quali non mi chiamano madre. Non abbiate paura di testimoniare la verità, perché se voi non avete paura e testimoniate con coraggio, la verità miracolosamente vincerà. Ricordate: la forza è nell'amore. Figli miei, l'amore è pentimento, perdono, preghiera, sacrificio e misericordia, perché se saprete amare con le opere convertirete gli altri, permetterete che la luce di mio Figlio penetri nelle anime. Vi ringrazio. Pregate per i vostri pastori, loro appartengono a mio Figlio. Lui li ha chiamati. Pregate affinché sempre abbiano la forza e il coraggio di brillare della luce di mio Figlio".

Benedetta Frigerio

   

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