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Fonte riscossacristiana.it 05/01/2014

 

Autore Cristina Siccardi

 

 

La voracità degli errori sembra non avere freno e più essi sono avidi di anime e più inghiottiscono ed emettono menzogne in un rigurgitare continuo di «buoni sentimenti»

 

 

«Nella calza di Napolitano tanto coraggio e fiducia» questo si augura per l’Epifania il priore di Bose, Enzo Bianchi, interpellato dall’Agenzia Adnkronos[1]. Sul calendario della sua Comunità per il 6 gennaio non è prevista la Santa Messa, ma «ore 17.00 solenni vespri dell’Epifania con la proclamazione dell’evangelo nelle lingue dell’oikoumene e indizione della Pasqua»[2]: come è uso nel suo “monastero” la Santa Messa è un orpello che si inserisce o non si inserisce a seconda delle esigenze sincretiche dell’ habitat ecumenico dove convivono religioni diverse.

Il tuttologo Bianchi, nella sua intervista, chiede poi demagogicamente «che davvero ci sia intenzione di rendere questa società italiana capace di una convergenza seria. Se continuiamo in contrapposizioni o strategie che non servono, finiamo per rendere la gente capace di rabbia». In questa occasione ha anche parlato della «’rivoluzione’ di Papa Bergoglio nella Chiesa. ‘Francesco sta dando un primato al Vangelo, che qualche volta noi dimentichiamo. Abbiamo davanti la volontà di riformare la Chiesa e renderla più conforme al Vangelo. Non sarà facile, perché ciò ha un caro prezzo e ci sarà molta sofferenza perché già si scatenano forze contro Francesco».

Ma che cosa pensa il priore di Bose dell’Epifania? Ciò che egli afferma è un gravissimo errore, che non può avere giustificazioni di sorta. Un errore che persino un bambino di fronte all’atto di prostrazione dei Re Magi (Sacerdoti zoroastriani che hanno riconosciuto e adorato Gesù come Figlio di Dio, senza proporre nulla della loro religione) di fronte al Bambino Divino potrebbe smascherare tranquillamente:

«Epifania, manifestazione dall’alto, rivelazione alle genti dell’identità di quel bimbo nato da Maria. Le genti, con la loro sapienza, la loro ricerca di Dio fuori dall’appartenenza al popolo di Israele e alla chiesa, hanno un orientamento, la loro ricerca del senso del senso: lo trovano in cielo? Lo trovano in terra? Lo trovano nel loro cuore e nelle loro convinzioni più profonde? Noi cristiani a queste domande rispondiamo con franchezza: sì, possono trovarlo, perché la parola di Dio non è al di là dei mari, non è al di là dei confini della terra, ma è vicina a ogni uomo, nel suo cuore e nella sua bocca (cf. Dt 30,11-14; Rm 10,6-8). Occorre solo ascoltarla e dovremmo semplicemente aiutarci a vicenda nel discernerla: noi, chiesa, Israele, genti, dovremmo aiutarci a vicenda, perché siamo tutti cercatori, tutti pellegrini, tutti mendicanti»[3].

Ecco il terribile e mefistofelico inganno: la Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Romana non ha nulla da cercare perché Cristo a Lei ha consegnato la Verità da custodire, da difendere, da propagare attraverso l’evangelizzazione dei ministri di Dio chiamati a battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e non in nome di Buddha o di Maometto… Ciascun uomo del mondo è chiamato alla Salvezza rivelata dal Salvatore, ma questa Salvezza è soltanto dentro la Chiesa e non dentro l’Ecumene (oikoumene).

Chi difende e difenderà la Verità (lo Sposo) e la Chiesa (la Sposa) da Enzo Bianchi?

La voracità degli errori sembra non avere freno e più essi sono avidi di anime e più inghiottiscono ed emettono menzogne in un rigurgitare continuo di «buoni sentimenti». Scriveva il grande teologo Padre Garrigou Lagrange O.P., Professore di Teologia Dogmatica e Mistica alla Pontificia Università di San Tommaso di Roma, in Le tre età della vita interiore[4], nell’ambito della trattazione sulla virtù di Carità:

« [...] Esiste, infatti, una falsa carità, fatta d’indulgenza colpevole, di debolezza, come la dolcezza riprovevole di quelli che non urtano alcuno perché hanno paura di tutti. V’è anche una pretesa carità, fatta di sentimentalismo umanitario che cerca di farsi approvare da quella vera, e che spesso contamina con il suo contatto.

Uno dei principali conflitti dell’ora presente è quello che sorge tra la vera e la falsa carità. Questa fa pensare ai falsi cristi di cui parla il Vangelo; essi sono assai più pericolosi quando si occultano che quando si levano la maschera e si fanno conoscere per veri nemici della Chiesa. Optimi corruptio pessima, la peggiore corruzione è quella che intacca in noi ciò che v’è di migliore, la più elevata delle virtù teologiche. Il bene apparente che attira il peccatore è difatti tento più pericoloso quanto più è elevato il bene di cui è un simulacro. Tale è l’ideale dei pancristiani i quali cercano l’unione delle chiese a detrimento della fede che una tale unione suppone.

Se dunque per stoltezza o per viltà più o meno cosciente, quelli che dovrebbero rappresentare la vera carità approvano qua e là quello che contiene la falsa, ne può risultare un male incalcolabile, più grande talvolta di quello che farebbero dei persecutori dichiarati, coi quali è manifesto che non possiamo più avere niente in comune. [...] ».

Il «male incalcolabile» è davanti ai nostri occhi grazie a falsi profeti (cfr. Matteo 7,15; Luca 6,26) come Enzo Bianchi ed ecco che sul suo sito Internet troviamo il resoconto laudativo[5] della riunione avvenuta nei giorni 22-24 ottobre 2013 della Commissione italiana del DIM (Dialogo Interreligioso Monastico), tenutasi nel priorato camaldolese di Fonte Avellana (PU): 33 i partecipanti, per due terzi monaci e monache cristiani di diverse appartenenze monastiche (benedettini/e, cistercensi, trappisti, olivetani, camaldolesi, Bose, clarisse e cappuccine) e per un terzo monaci e monache induisti, buddhisti (tibetani e zen) e taoisti; inoltre un imam di una confraternita islamica sufi, un professore esperto di dialogo interculturale e interreligioso e un rappresentante del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.

Nella sua relazione, alla quale rimanda il sito del monastero di Bose, fra’ Matteo Nicolini-Zani scrive:

«Tutti sentono questo nostro incontrarci come un’occasione benedetta. Quest’anno siamo particolarmente onorati di avere con noi p. William Skudlarek, segretario generale del DIM, e d. Indunil Janakaratne, sottosegretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, incaricato dei rapporti con il buddhismo, che ci ricorda che il consiglio di cui fa parte ha per scopo – come dice il suo stesso nome “pontificio” – di “costruire ponti”, convinti che “attraverso il dialogo spirituale entriamo nel mistero di Dio”»[6] .

Due domande poniamo a questi «cercatori», che purtroppo non sono ancora approdati alla Fede:

1. La riunione avvenuta a Fonte Avellana da quale essere è stata benedetta?

2. A quale dio[7] si fa riferimento?

«Se dunque per stoltezza o per viltà più o meno cosciente, quelli che dovrebbero rappresentare la vera carità approvano qua e là quello che contiene la falsa, ne può risultare un male incalcolabile, più grande talvolta di quello che farebbero dei persecutori dichiarati, coi quali è manifesto che non possiamo più avere niente in comune».

.

[1] http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Epifania-Priore-di-Bose-Nella-calza-di-Napolitano-tanto-coraggio-e-fiducia_321063230104.html

[2] http://www.monasterodibose.it/content/blogcategory/143/294/

[3] http://www.monasterodibose.it/content/view/5507/47/1/2/lang,it/

[4] G. Lagrange, Le tre età della vita interiore, LICE, Torino 1949, vol. I, pag. 180 sg. nota 12.

[5] http://www.dimitalia.com/fonte_avellana_97.html

[6] http://www.dimitalia.com/doc/Fonte_Avellana_2013_RESOCONTO_per_sito.pdf

[7] Il termine reca di proposito la prima lettera minuscola, poiché il Nostro Dio (Uno e Trino) non ha nulla a che vedere con gli dei delle altre religioni.

   

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