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Fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 06/01/2020

Per tenere desta la necessità di stare in guardia - mentre in generale non sembrano riconosciuti gli effetti preternaturali dell'inaudito scempio - riprendo di seguito, riunificandoli, i commenti di Paolo Pasqualucci in una delle recenti discussioni sull'idolatria scaturita dal Sinodo per l'Amazzonia [ampia documentazione qui], che ci sconvolgerà finché non avverrà la riparazione più adeguata: l'esorcismo evocato dal card. Burke [vedi]... E ricordo, per chi ha interesse ad approfondire, il ponderoso saggio [qui]

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Il lato oscuro, barbaro e diabolico, del culto della Madre Terra
ce lo nascondono sempre 

di Paolo Pasqualucci

La credenza nella Terra Madre è tipica di popoli ad uno stadio ancora molto primitivo. Visione panteistica e animistica della natura, si vedeva il "divino" in ogni aspetto della natura. Al punto da non saper distinguere tra paternità e maternità.
"Di primaria importanza è l'idea che i figli non sono generati dal padre, ma che, a uno stadio più o meno avanzato del loro sviluppo, vengono a collocarsi nel ventre materno in seguito al contatto della donna con un oggetto o un animale dell'ambiente cosmico circostante"(M. Eliade, Trattato di storia delle religioni, tr. it., Bollati-Boringhieri, Torino, rist. 2007, p. 219).
Terra Madre - Dea della vegetazione e dei raccolti - rigenerazione simile al processo naturale vegetale mediante restituzione alla terra : "L'inumazione dei bambini morti è un rituale spiegabile con questa stessa credenza nella Terra-Madre. Gli adulti erano bruciati, i bambini invece sepolti, perché tornassero nel seno materno e potessero più tardi rinascere. Terra clauditur infans [Giovenale, XV, 140 - Eliade].[...] Fra gli Andamanesi i bambini sono sepolti sotto il focolare della capanna. Va ricordato anche il seppellimento 'in posizione embrionale', frequente presso molti popoli, su cui torneremo esaminando la mitologia della morte. Vien data al cadavere una forma embrionale affinché la Terra-Madre possa metterlo al mondo per la seconda volta. In certi luoghi si fa alla dea tellurica l'offerta di bambini seppelliti vivi; così in Groenlandia, se il padre è gravemente ammalato, si seppellisce il bambino; in Svezia furono sepolti vivi due bambini durante un'epidemia di peste; presso i Maya si facevano questi sacrifici quando imperversava la siccità"(op. cit., pp. 226-7).

 
Accanto alle offerte animali o vegetali alla Madre Terra spuntavano sempre fuori offerte nella forma di sacrifici umani, comunque intesi. Culti e Riti, dunque, diabolici.
 
Il culto mirava sempre "a garantire la rigenerazione delle forze della natura". Il primitivo non viveva affatto un rapporto armonioso e felice con la natura, come cercano di farci credere oggi. Era terrorizzato dai fenomeni naturali e dall'idea che la natura cessasse di produrre i suoi beni per lui...
"L'uomo primitivo vive nel timore incessante di veder esaurite le forze utili che lo circondano. La paura che il sole si spenga definitivamente nel solstizio invernale, che la luna non sorga più, che la vegetazione scompaia etc., ecco il suo tormento per migliaia d'anni. Di fronte a qualsiasi manifestazione della "potenza", la medesima inquietudine lo stringe: questa potenza è precaria, rischia di esaurirsi. Il timore è particolarmente angoscioso nei riguardi delle manifestazioni periodiche della "potenza", come la vegetazione che, nel suo ritmo, ha momenti di apparente estinzione. E l'angoscia è più acuta quando il dissolversi della "forza" sembra dovuto all'intervento dell'uomo: il raccolto delle primizie, la mietitura etc. In questo caso si offrono i sacrifici chiamati "primizie"..."(Eliade, op. cit., p. 317).
I sacrifici umani, legati a tutti questi culti, si spiegano in gran parte tenendo presente questa mentalità, primitiva e incolta, appunto, incapace di un rapporto razionale con la natura, che sentiva sempre il bisogno di placare gli dèi con i sacrifici più sanguinosi. In questi culti agrari e della fertilità, connessi sempre all'adorazione della Madre Terra, c'era poi anche i risvolto erotico di massa per così dire, lo scatenarsi della sensualità collettiva nelle orge connesse a questi culti, durante le quali l'accoppiarsi di maschi e femmine come le bestie "sulla terra in primavera, p.e. in Cina, dipendeva dalla convinzione che il loro gesto contribuisse alla rigenerazione cosmica, favorendo la germinazione universale, attirando la pioggia e aprendo i campi alle opere produttive" (Eliade, op. cit., p. 325, vedi anche i paragr. 136 Sessualità e fecondità agraria; 137. Funzione rituale dell'orgia; 138 Orgia e reintegrazione).
 
Dei sacrifici umani presenti anche nei culti agrari, oltre che in altri, ci è rimasto una precisa documentazione per ciò che riguarda, tra gli altri, gli Aztechi. È bene documentarsi su queste cose, per quanto tristi e sgradevolissime, per potersi difendere in qualche modo dalla menzogna dominante.
In Vaticano la sacerdotessa di turno [!!] chiamava la Terra Madre "Hicha Gueia". Deve essere un equivalente dell'ormai famoso "Pacha-mama", termine che viene dalle antiche lingue andine, inca. Gli amerindi parlavano molte lingue assai diverse tra loro. Non ci viene spiegato a quale ceppo appartenga il termine Hicha Gueia. Ma poco importa. Torniamo ad Eliade. Si potrà condividere o meno la sua impostazione, il suo Trattato è comunque considerato un'opera classica, fondamentale.
"Abbiamo prove di sacrifici umani a favore dei raccolti presso parecchie società, p.e. presso alcune tribù dell'America centrale e settentrionale, in alcune regioni dell'Africa, in certe isole del Pacifico e presso numerose popolazioni dravidiche dell'India. Ci contenteremo di riferire solo qualche esempio ma con parecchi particolari.
 
Sahagún ci ha lasciato una descrizione precisa dei riti del granturco presso gli Aztechi del Messico. Appena la pianta spuntava, andavano nei campi a 'cercare il dio del granturco', cioè un germoglio che portavano a casa e a cui presentavano offerte alimentari, precisamente come se fosse stato una divinità. A sera, la pianta era portata nel tempio della dea degli alimenti, Chicomé-coatl, dove si riuniva un certo numero di ragazze, recante ciascuna un fascio di sette pannocchie tolte dal raccolto precedente, avvolte in carta rossa e spruzzate di caucciù. Il nome dato a quel fascio, chicomolotl ("la settima pannocchia"), designava anche la dea del granturco. Le ragazze erano di tre età diverse: piccole, adolescenti e grandi, certamente allo scopo di personificare simbolicamente i periodi di crescita del granturco; avevano braccia e gambe coperte di piume rosse, colore della divinità del granturco. Questa cerimonia,semplice omaggio alla dea e benedizione magica del raccolto appena spuntato, non comportava sacrifici. Soltanto tre mesi dopo, quando il raccolto era maturo, una ragazza, che rappresentava la dea del granturco maturo, Xilonen, era decapitata; questo sacrificio inaugurava l'uso alimentare, profano, del granturco nuovo; ciò fa supporre che la sua funzione fosse piuttosto un sacrificio di primizie.
 
Sessanta giorni dopo, quando finiva il raccolto, si faceva un secondo sacrificio; una donna, rappresentante la dea Toci, "Nostra Madre" (dea del granturco raccolto e utilizzato) veniva decapitata e immediatamente dopo scuoiata.[Parentesi del curatore: se non erro, sulle rovine di un tempio a questa dea distrutto dagli spagnoli, apparve Nostra Signora di Guadalupe] Un sacerdote si avvolgeva nella pelle; un pezzo tolto dalla coscia era portato al Tempio di Cinteotl, dio del granturco, ove un altro figurante se ne faceva una maschera. Per una settimana costui era trattato come una puerpera; probabilmente il senso del rito era che Toci, una volta uccisa, rinasceva nel figlio, il granturco secco, nei chicchi che si sarebbero mangiati tutto l'inverno."
 
Termino l'esposizione di Eliade, continuando di seguito:
"Seguiva tutta una serie di cerimonie: i guerrieri sfilavano (Toci, come varie divinità orientali della fecondità, era anche dea della guerra e della morte). Venivano eseguite danze, e alla fine il re, seguito dal popolo intero, gettava addosso al figurante di Toci tutto quello che gli capitava sottomano, e subito si ritirava. Parrebbe che Toci, alla fine, diventasse un capro espiatorio e assumesse su di sé, quando era espulsa, tutti i peccati della comunità, perché il figurante portava la pelle fino a un castello della frontiera, dove la appendeva con le braccia aperte. Nello stesso luogo era portata la maschera di Cinteotl [fatta, vedi sopra, da una coscia della poveretta sacrificata!]. Presso altri popoli americani, ad esempio i Pawnee, il corpo della ragazza sacrificata era smembrato e i diversi pezzi sepolti nei campi [per ottenere dalla Madre Terra un buon raccolto]. La stessa usanza di fare a pezzi il cadavere e spargerlo sui solchi si trova presso certe tribù dell'Africa."
(M. Eliade, op. cit., pp. 314-316.
Si tratta del par. 131 : "Sacrifici umani degli Aztechi e dei Khond". I Khond erano una tribù dravidica dell'India.  Anche i loro "sacrifici umani agricoli erano offerti alla dea della Terra e la vittima veniva comprata o era nata da persone che erano state vittime del medesimo sacrificio". Per anni veniva trattata bene e poi sacrificata per il bene di tutta la comunità, dopo esser stata negli ultimi giorni in pratica adorata. Il fatto avveniva nell'ambito di feste caratterizzate anche da "orgie indescrivibili". La vittima veniva drogata con l'oppio prima di essere uccisa in modo rituale, sempre crudele. Il cadavere veniva ripartito in tanti pezzetti che venivano inviati a tutti i villaggi della tribù, per esser cerimonialmente seppelliti nei campi, sempre per ottenere un buon raccolto. Tali sacrifici furono proibiti dai dominatori britannici, sì che la tribù li eseguì da allora su animali, capri o bufali.) 
   

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