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Fonte opportuneimportune.blogspot.com 26/10/2019

Autore Cesare Baronio

Dissipate aras eorum, et confringite statuas:
lucos igne comburite, et idola comminuite:
disperdite nomina eorum de locis illis.


Deut. 12, 3
 
Non credo che la Storia della Chiesa abbia mai annoverato personaggi capaci di rivaleggiare con Bergoglio: non vi è nulla in lui che possa valergli come attenuante, che mitighi anche solo superficialmente la profonda, abissale repulsione che riesce a suscitare. E non parlo della sciatteria voluta che ostenta nei modi e nell’abito; non mi riferisco all’infimo eloquio e alla totale ignoranza che emerge da ogni sua parola; non intendo nemmeno l’atteggiamento derisorio con cui umilia quanti, anche costituiti in autorità, non ritiene degni del suo favore; non penso all’atteggiamento tirannico ed alle intemperanze villane che riserva ai sudditi, né alla complicità cameratesca con cui si accompagna a personaggi impresentabili, sian essi sanguinari dittatori, persecutori di Cristiani, anticlericali dichiarati, abortisti, sodomiti notori.
 
Quel che suscita assoluto ribrezzo è quel che promana dalla sua persona, quell’insieme quasi percepibile come un odore ripugnante di azioni, parole, sguardi, gesti da cui si evince un odio implacabile contro tutto ciò che è cattolico. Prova ne sia che egli per primo, con una frase scandalosa e blasfema, ha affermato di non considerare cattolico nemmeno Dio, quasi fosse un marchio d’infamia. L’odio per la dottrina cattolica, che disprezza negandola, annacquandola, indebolendola in mille subdoli modi; l’odio per la morale cattolica, liquidata come rigidismo bigotto; l’odio per la liturgia cattolica, per le cerimonie, le vesti sacre e le insegne ecclesiastiche, definite carnevalate; l’odio per la vita consacrata, ch’egli tramite i suoi manutengoli vuol distruggere nella sua essenza; l’odio per la Tradizione cattolica, sbeffeggiata senza ritegno; l’odio per la civiltà cattolica, che vuole scalzare contaminadola con le più remote superstizioni tribali; l’odio per le Nazioni cattoliche ed anzitutto per quel che resta della nostra Patria, che ostentatamente vuol vedere invasa dai barbari maomettani, violentata nei suoi cittadini e nelle sue radici, nella sua storia e nei suoi monumenti; l’odio per l’educazione - ch’è cattolica anch’essa - e per qualsiasi lacerto di un mondo cui egli è ontologicamente estraneo e avverso.
 
Non credevo di poter giungere a detestare un Papa. In realtà non sono nemmeno più sicuro se questo figuro non sia già decaduto dal Papato, a causa delle sue eresie, degli scandali, delle ripetute menzogne, degli inganni ed intrallazzi per imporre il suo volere dietro le specie di una presunta democrazia, di una pretesa sinodalità. E lo dico con sgomento, perché mai avrei pensato, come Cattolico, di dovermi riconoscere nauseato da colui che mi viene indicato come il Successore del Principe degli Apostoli. Quando Giovanni Paolo II convocò l’Incontro di Assisi, rimasi agghiacciato dal suo gesto, ma non smisi mai di pregare per lui, né osai pensare che non fosse Papa. Pregai per lui quando baciò il Corano, e quando si fece segnare col marchio di Shiva sulla fronte. Né ho mai pensato che Benedetto XVI non fosse Papa, ancorché riconoscessi le sue deviazioni dottrinali, pur ammantante di preziose vesti. Ma con Bergoglio è impossibile non provare un senso di spontanea avversione, ad iniziare da quel maledetto Buonasera, un saluto apparentemente demagogico ma essenzialmente luciferino, perché detto deliberatamente al posto del normale, cattolico Sia lodato Gesù Cristo. Non l’ha mai detto, se ci fate caso. Né mai ha voluto piegare il ginocchio dinanzi al Re dei Re, lui che pure si prostra istrionicamente davanti ai maomettani per lavar loro i piedi.
 
E quella intollerabile maleducazione, quella mancanza di rispetto per chi viceversa è degno di rispetto, che si coniuga con una viscida intimità nei confronti di soggetti vitandi, ad iniziare dall’orrido padre Martin, paladino dei sodomiti. Ed è evidentissimo che questo personaggio venuto dalle periferie del mondo non solo non si cura minimamente della reazione di disgusto che suscita, ma anzi se ne compiace e ne gode, perché anche questo è un modo per offendere e umiliare, imponendo un’autorità di cui abusa per trasformare in tirannide ciò che dovrebbe essere invece ministero di Carità, oltre che di Fede. Le azioni compiute da una persona che si comporta in questo modo non possono esser giudicate come se ci trovassimo dinanzi a singole eresie di un teologo, a episodici abusi di un Presule, a momentanee cadute di un ecclesiastico: qui siamo davanti ad uno che non dovrebbe nemmeno fare il sacrestano, uno che dimostra quotidianamente di voler distruggere la Chiesa Cattolica, i Sacramenti, il Sacerdozio. E per farlo efficacemente, Bergoglio ricorre a mezzi di una tale scorrettezza morale e di una tale bassezza, da non lasciar adito ad alcun dubbio circa le sue intenzioni. Egli sta rendendo irreversibile la corsa verso il precipizio inaugurata dal Concilio, al punto che i suoi seguaci si sentono così sicuri da ammettere impunemente che esso ha posto le premesse del disastro presente. Proprio oggi mons. Erwin Kräutler, amico intimo del Satrapo e sua longa manus al Sinodo, ha detto che la libertà religiosa e altre novità introdotte dal Vaticano II «sarebbero state considerate eretiche al tempo del Vaticano I», confermando quello che i profeti di sventura denunciavano cinquant’anni or sono.
 
L’ultima aberrazione si è vista col Sinodo per l’Amazzonia, che non solo finirà per abolire il Sacro Celibato e introdurrà forme spurie di ministero ordinato per le donne - horresco referens - ma è riuscito a prostituire la Chiesa all’agenda massonica mondialista, facendole condividere quella visione perversa e satanica che mira all’estinzione dell’uomo e alla deificazione della natura, col pretesto di un ecologismo d’accatto.
 
L’adorazione coram Pontifice dell’immondo idolo di Pachamama nei Giardini Vaticani; la sua sacrilega introduzione nella Basilica Vaticana, in una processione danzante cui hanno preso parte Prelati e chierici; la sua esposizione nella chiesa di Santa Maria in Traspontina costituiscono il coronamento dell’opera dell’Apostata argentino. A poco sono valsi i ridicoli distinguo degli addetti della Sala Stampa, che hanno cercato di negare che si trattasse di un idolo, addirittura insinuando che quella turpe figura rappresentasse la Beata Vergine, poi correggendo maldestramente il tiro col dire che si trattava di una figura muliebre simbolo della fertilità: lo stesso Bergoglio ha riconosciuto che quello è il simulacro di Pachamama, salvo poi veder pubblicata la rettifica del portavoce, secondo il quale avrebbe usato questa parola «per identificare le statue perché questo è il nome con cui sono state chiamate dai media italiani, e non come riferimento alla dea». Grottesco è dir poco: un colpo al cerchio e uno alla botte, così da dar modo ai seguaci del Sedicente di poter affermare che va tutto bene e che lo scandalo è stato montato ad arte dai soliti fanatici tradizionalisti. Tipico della mentalità gesuitica, non c'è che dire. 
 
Due giorni fa una mano provvidenziale ha fatto ciò che qualsiasi Cattolico avrebbe voluto e dovuto fare: ha preso gli idoli e li ha gettati nel Tevere, sull’esempio di moltissimi Santi, che per aver distrutto gli idoli o per essersi rifiutati di offrir loro un tributo hanno dovuto affrontare anche il martirio. In seno al Sinodo si sono subito levate le voci inorridite delle prefiche bergogliane per deplorare l’orrido sacrilegio, il gesto di intolleranza, il crimine contro le leggi civili e il peccato di furto: una levata di scudi che lascia sconcertati, se si pensa al silenzio pavido di costoro, anzi direi quasi all’infastidito disinteresse, quando viene profanato il Santissimo Sacramento o è vilipesa la Madonna. Il card. Müller ha giustamente osservato che la cosa grave non è tanto l’aver portato fuori dalla chiesa quegl’idoli, quanto l’averceli messi; e che è ben più grave l’offesa a Dio e la violazione del Primo Comandamento che non il mero furto di un pezzo di legno di nessun valore. Parole pacate e di buon senso, anche se forse da un Principe della Chiesa ci si sarebbe potuti aspettare un po’ più di sdegno per quanto avvenuto col placito del Satrapo di Santa Marta. 
 
A sconfessare l’ex Prefetto del Sant’Uffizio è subito giunto l’intervento di Bergoglio, che non solo si è scusato, «come Vescovo di Roma», con quanti possono essersi sentiti offesi dal gesto dei fanatici integralisti, ma ha anche annunciato il ritrovamento degl’idoli di Pachamama per mano dell’Inclita, lasciando intendere che verranno esposti a San Pietro durante la Messa di chiusura del Sinodo. E sì: ha detto proprio «Pachamama», smentendo i suoi accoliti che avevano ostinatamente negato che si trattasse della divinità pagana amazzonica, presente anche nei culti Vudù. Non solo: ha anche detto che le statuette erano state esposte «senza intento idolatrico» nella chiesa di Santa Maria in Traspontina. Dovrebbe spiegare a noi poveri mentecatti come sia possibile sostenere che l’uso di un simbolo pagano usato durante una cerimonia nei giardini vaticani, dinanzi al quale si sono letteralmente prostrati anche frati e suore, non avesse alcuna valenza idolatrica. Se così fosse - se cioè le statuette non rappresentassero idoli pagani - non si comprende per quale motivo ha ritenuto opportuno scusarsi e con chi. A questo punto si può mettere sull’Altare della Confessione una statua di Bafometto, senza intento satanista. Come si vede, all’abominazione della desolazione nel tempio si accompagna anche l’irrisione da parte di chi crede di poter trattare i fedeli come dei cretini.
 
Ma quel che è scandaloso non è solo l’abominio - poiché di abominio di tratta - di cui Bergoglio è attivo promotore in questi giorni (cosa che da lui ci si poteva aspettare), ma anche e soprattutto il silenzio attonito dei Prelati, ad iniziare da quei Cardinali e Vescovi che da anni aspettano una risposta ai loro Dubia sugli errori dottrinali di Amoris Laetitia, cui si sono aggiunte nel frattempo altre deviazioni non meno gravi. Come annichiliti davanti al basilisco, essi si limitano a deplorare, sempre circostanziando le loro esternazioni con l’immancabile riferimento al Vaticano II e con la protesta di devota e filiale sottomissione al Vicario di Cristo, il quale nel frattempo pare esser diventato piuttosto il Vicario di Satana, mentre costoro si chiedono se si debba procedere con la famosa correctio fraterna e se il Papa possa esser deposto o dichiarato decaduto dal Papato per eresia manifesta, se non per apostasia. E intanto questo se la ride sguaiatamente, nel refettorio di Santa Marta, circondato da turpi figuri che in altri tempi avrebbero trascorso i loro giorni a Castel Sant’Angelo. E Scalfari pubblica le sue confidenze, riferendo che Bergoglio gli ha detto di non credere alla divinità di Nostro Signore.
 
Domani quello che dal 2013 si veste da Papa potrebbe calpestare il Santissimo Sacramento, potrebbe conferire gli Ordini Sacri ai cavalli, canonizzare l’Iscariota o creare le Cardinalesse: parleranno allora, le Loro Eminenze Reverendissime? Si ricorderanno di precisare che il Concilio non è messo in discussione? che sono sempre e comunque devotissimi sudditi della Santità di Nostro Signore Francesco? O vorranno finalmente capire che Bergoglio è la metastasi del cancro conciliare?
 
Credo sia il caso che i fedeli, dopo aver già dato segni di malcontento col tagliare drasticamente le loro offerte alla Chiesa fin al punto da causarne quasi il tracollo finanziario, pensino ad una forma di protesta pubblica, affiancati da sacerdoti, religiosi e religiose. E magari da qualche Vescovo, se ce n’è ancora qualcuno che non abbia lasciato cadere i propri attributi assieme alle ciocche di capelli della Tonsura.
 
Bergoglio non teme lo scisma: lo vuole fortissimamente. Vuole i Cattolici fuori dalla Chiesa, per farvi entrare i maomettani, gli adoratori di Pachamama, i globalisti malthusiani, i seguaci della green economy, i residuati bellici della Teologia della Liberazione e gli apostoli GLBT. Sta a noi scegliere l’esilio o combattere: siamo un esercito, ci manca solo un generale che sappia guidarci sotto il vessillo di Cristo Re. Io inizio a prepararmi alla battaglia, fosse l’ultima cosa che faccio.
   

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