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fonte aldomariavalli.it 29/08/2019

Autore Aldo Maria Valli

Nonostante sia stato indagato con l’accusa di aver abusato sessualmente di alcuni seminaristi, il vescovo argentino Gustavo Zanchetta è stato autorizzato da un giudice a rientrare a Roma.

Il giudice ha infatti affermato che Zanchetta ha collaborato all’inchiesta ed è in possesso di un documento del Vaticano secondo il quale il vescovo deve tornare a Roma “per continuare il suo lavoro quotidiano”, sebbene in realtà sia stato sospeso da ogni incarico.

Il documento utilizzato come giustificazione per consentire a Zanchetta di tornare a Roma è un certificato firmato dall’arcivescovo venezuelano Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato vaticana.

Peña Parra a sua volta è stato recentemente accusato dall’arcivescovo Carlo Maria Vigano di aver perpetrato abusi sessuali, ma la Conferenza episcopale venezuelana ha rilasciato una dichiarazione che lo difende e definisce “calunniose” le affermazioni di Viganò.

Il certificato a beneficio di Zanchetta, scrive Crux, è datato 3 giugno 2019 ed è stato firmato da Peña Parra e Vincenzo Mauriello, un avvocato che lavora presso la Segreteria di Stato della Santa Sede.

Il documento afferma che il vescovo è un “impiegato dal Vaticano”, dove lavora presso l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa) e “abita nella residenza di Santa Marta”, l’albergo all’interno del Vaticano nel quale lo stesso Bergoglio vive fin dall’inizio del pontificato.

Nel certificato non si fa menzione del fatto che Zanchetta in realtà è stato sospeso dalla sua posizione presso l’Apsa fin dal febbraio scorso, quando fu formalmente accusato. Tuttavia il documento, presentato dalla squadra di difesa del vescovo a giugno per convincere il giudice argentino Claudio Parisi a revocare il divieto di viaggio del vescovo, “è stata accettato come prova senza ulteriori indugi” e quindi, in opposizione alla raccomandazione del procuratore, al prelato è stato concesso di lasciare l’Argentina per rientrare in Vaticano.

La decisione del giudice, che ha concesso a Zanchetta il ritorno a Roma restituendogli il passaporto, risale alla settimana scorsa. Lo Stato della Città del Vaticano e l’Argentina non hanno alcun accordo relativo alle estradizioni.

Crux ha chiesto alla Santa Sede la conferma che Zanchetta sia effettivamente tornato in Vaticano, dove è sotto indagine anche da parte della Congregazione per la dottrina della fede, ma non ha ricevuto risposta.

Il procuratore argentino Maria Soledad Filtrín Cuezzo ha affermato che Zanchetta ha agito “con intenzioni malvage” nel coinvolgere sessualmente le sue vittime, avviando una serie di atti e manovre di “seduzione e manipolazione”.

Il fatto che fosse gerarchicamente superiore alle vittime, ha detto il procuratore, ha intimidito e condizionato i seminaristi, timorosi di perdere il loro status e di mettere fine così alla loro vocazione.

Le accuse nei confronti di Zanchetta comportano una pena massima di dieci anni di carcere, ma in pratica, in caso di condanna, è probabile una pena più lieve dato che l’accusato non ha precedenti penali.

Papa Bergoglio, che ha lavorato a stretto contatto con Zanchetta quando entrambi ricoprivano incarichi nella Conferenza episcopale argentina, nel marzo scorso ha invitato Zanchetta agli esercizi spirituali per la curia romana che si sono svolti ad Ariccia e successivamente, in un’intervista alla giornalista messicana Valentina Alazraki, ha riconosciuto che monsignor Zanchetta è attualmente sotto processo canonico da parte della Congregazione per la dottrina della fede.

In base alle accuse mosse da cinque sacerdoti nel 2016, il vescovo Zanchetta è sotto inchiesta in Argentina anche per la cattiva gestione dei fondi della diocesi, comprese le donazioni provenienti dai fedeli e i contributi statali, tra i quali 90 mila dollari destinati alla costruzione di un seminario e alla riparazione di una casa parrocchiale.

Secondo le accuse, Zanchetta avrebbe detto ai seminaristi che il governatore della provincia di Orano, Juan Manuel Urtubey, dal quale provenivano i contributi, era “l’uomo della provvidenza” e avrebbe invitato a votare per lui alle elezioni provinciali.

Monsignor Zanchetta si era dimesso dal governo pastorale della diocesi di Orano nel luglio 2017, facendo riferimento a un “problema di salute” che non gli permetteva di “svolgere pienamente il ministero pastorale”. Successivamente però è stato nominato da papa Bergoglio consigliere dell’Apsa (l’organismo che gestisce oltre cinquemila proprietà del Vaticano in tutto il mondo) “in considerazione della sua capacità di gestione amministrativa”.

 

   

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