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Fonte lanuovabq.it  10/07/2019

Autore Stefano Fontana

Il pluralismo religioso e la salvaguardia dell’ambiente sono due tematiche oggi molto sentite. Il prossimo sinodo sull’Amazzonia è indirizzato ad esasperarle. Secondo l’instrumentum laboris del sinodo le popolazioni primitive dell’Amazzonia avrebbero una religiosità che le aiuta a mantenere un buon rapporto con la natura e per questo possono e debbono essere di esempio anche per noi e addirittura “convertire” i cristiani a quei loro valori. In questo caso l’accoglienza delle altre religioni e perfino del paganesimo animista andrebbe di pari passo con una visione equilibrata dell’ambiente. Accoglienza religiosa e accoglienza ecologica sarebbero in quel paganesimo primitivo due facce della stessa medaglia. 

Oggi questi due argomenti sono in primo piano negli interessi pastorali della Chiesa, anche oltre il sinodo sull’Amazzonia. Il magistero insiste molto su una accoglienza illimitata degli immigrati e pone l’ideale di una società multireligiosa come buono in sé e costitutivo del bene comune. Insiste molto, allineandosi con ciò alla versione ufficiale delle agenzie internazionali, anche sul rischio incombente del riscaldamento climatico, nonostante non ci siano evidenze convincenti sulle sue cause antropiche. La prospettiva è quella di una decrescita che combini sobrietà con equilibrio amnientale.

In questo contesto può essere utile spulciare l’enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate (2009) nei punti in cui si tratta delle religioni e dell’ambiente, per vedere se l’attuale atteggiamento della Chiesa ne sia confortato o meno.

Alle religioni l’enciclica dedica il paragrafo 55. Viene affermato che anche altre religioni oltre quella cristiana insegnano la fratellanza e la pace e quindi sono di grande aiuto allo sviluppo. Chiarisce però anche che “non mancano atteggiamenti religiosi e culturali in cui non si assume pienamente il principio dell’amore e della verità, e si finisce così per frenare il vero sviluppo  o addirittura per impedirlo”. L’invito è quindi a non mettere tutte le religioni sullo stesso piano ma a valutarle secondo i principi dell’amore e della verità. Benedetto XVI mette poi in guardia dal “sincretismo religioso”: “Un possibile effetto negativo del processo di globalizzazione è la tendenza a favorire tale sincretismo, alimentando forme di “religione” che estraniano le persone le une dalle altre anziché farle incontrare e le allontanano dalla realtà”. A ciò si aggiungono, secondo l’enciclica, “retaggi culturali e religiosi che ingessano la società in caste sociali statiche, in credenze magiche irrispettose della dignità della persona, in atteggiamenti di soggezione a forze occulte. In questi contesti, l’amore e la verità trovano difficoltà ad affermarsi, con danno per l’autentico sviluppo”.

In questi passi dell’enciclica si trovano spunti validi di critica a molti atteggiamenti di oggi che spesso adombrano una concezione sincretistica delle religioni, pensando che possano tutte pregare insieme e che credano nello stesso Dio. La cosiddetta società multi-religiosa sarebbe l’espressione di questo sincretismo globalista che considera tutte le religioni come aspetti di un’unica religione mondiale. Evidente anche la critica verso le religioni primitive e animiste che non liberano la persona – come invece sostiene l’instrumentum laboris del sinodo sull’Amazzonia - ma la sottomettono a forze magiche che dominano la Madre Terra. In queste versioni non è la natura a disposizione dell’uomo ma l’uomo a disposizione della natura e la Caritas in veritate censura questa concezione delle cose. 

Il tema dell’ambiente e dell’ecologia viene trattato soprattutto nel paragrafo 51 della Caritas in veritate. L’enciclica sa bene che ogni stortura nei rapporti umani produce anche danni ambientali e viceversa: i conflitti in certe aree del pianeta generano carenza di acqua e la carenza di acqua genera conflitti. Però nell’enciclica l’elemento umano e quello fisico-naturale non sono mai posti sullo stesso piano, né confusi tra loro in un “tutto” superiore e inglobante, ma sempre prevale l’ecologia umana rispetto a quella ambientale come sua condizione. Ecco il passo principale di questo paragrafo: “La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso. E’ necessario che ci sia una ecologia dell’uomo intesa in senso giusto…  quando l’ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio”. Se torniamo alla situazione delle popolazioni primitive dell’Amazzonia, non si può dire che in quelle società si rispetti una vera “ecologia umana”  né che la dignità della persona sia rispettata, e quindi esse non possono esserci di esempio nemmeno per l’ecologia ambientale. Diluita la persona nel Tutto della Grande Madre, anche l’ambiente fisico-naturale ne risentirà oltre che, naturalmente, l’uomo e la sua società. 

   

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