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Fonte rossoporpora.org 25/03/2019

Autore Giuseppe Rusconi

Uno strano fenomeno atmosferico provoca conseguenze pesanti nella sede del giornale ex-cattolico italiano. Trovata la ragione di quanto accaduto: basta sfogliare gli ultimi numeri dello stesso ‘Avvenire’, mirabolante sintesi di fanatismo politico (anti-Salvini), clericalismo bigotto e tartufesco (anti-cattolico), sfruttamento politico ignobile di minori (anti-dignità umana). Insomma: Misericordia allo stato puro.

 Questa è proprio curiosa. Qualche ora fa un amico meneghino (con cui ci ricordiamo di aver assaporato dei risotti favolosi allo zafferano) ci ha segnalato la presenza di una stranissima nube un po’ a nord della Stazione centrale di Milano. Stranissima per la consistenza, stranissima per il colore, quel rosso che avvampa  prepotente sul viso di chi prova un forte imbarazzo. Difficile crederci… eppure l’amico insisteva. Da poco tutte le agenzie hanno battuto però la notizia: un’iradiddio di nube si è scaricata dal cielo su un edificio di piazza dei Carbonari 3, coprendolo di una fanghiglia di colore rosso intenso con venature arcobaleno e dall’odore non proprio di Chanel. Solo su quel palazzo… per il resto il cielo era sereno. Scaricatasi, la nube si è dissolta. Sono accorsi forze dell’ordine, pompieri, ambulanze, giornalisti, una gran massa di curiosi. Naturalmente, costernato, il noto sindaco Sala con tutta la giunta, accompagnato dal noto arcivescovo Delpini che ha subito evocato la mano di Salvini dietro il fattaccio. Il palazzo è immerso in una sorta di melassa rossa, dichiarato inagibile dalle autorità competenti. Chi lo popolava sta uscendo con l’aiuto di operatori ecologici (reclutati sul posto tra i ‘gretini’ che hanno scioperato per il clima venerdì 15 marzo). Non si registrano feriti, ma per le persone solo problemi di igiene non risolvibili a breve, dato che la fanghiglia è anche appiccicosa oltre che puzzolente.

In tv abbiamo visto apparire chi ha già con difficoltà lasciato il palazzo: in testa una vecchia conoscenza, il noto direttore dell’ex-giornale cattolico Avvenire, tutto di rosso verniciato (salvo per delle chiazze arcobaleno), olezzante e dispiaciuto soprattutto di dover rinunciare a un dibattito in serata nella provincia profonda sul ruolo trainante dello stesso Avvenire per una Chiesa in uscita (di senno).

Intanto la scienza meteorologica ha già avviato le riflessioni opportune sullo strano caso. Si sta analizzando la fanghiglia al microscopio. Le prime evidenze danno conto della presenza di una sostanza oggi pressoché introvabile, ma accumulatasi per anni nei cieli: viene identificata come la “vergogna”. E ciò spiegherebbe abbondantemente il nuovo colorito della sede centrale di Avvenire: è stata sepolta, appunto, da una colata di vergogna.

Tra i cattolici nessuno si meraviglia. I catto-fluidi e i loro compagni invece hanno subito incolpato il noto Demonio di aver tramato con Putin per la creazione della nube in laboratorio, poi sospinta in Italia grazie a venti siberiani e tramite l’intermediazione dei Paesi di Visegrad, con l’accordo di Trump e la benedizione di diversi cardinali tra i quali Burke. A reti unificate il Quirinale ha condannato il “grave attentato”, i vertici della Cei hanno scomunicato in un paio di secondi gli esecutori, i mandanti, i collaboratori;  le organizzazioni anti-razziste, anti-omofobiche, transfemministe hanno chiamato alla massima mobilitazione democratica.

Da parte sua il Dicastero vaticano per la Comunicazione (consultati Santa Marta, il falcidiato Consiglio dei cardinali, la Segreteria di Stato, “La Civiltà cattolica”, ‘L’Osservatore Romano” e altri) ha emesso un comunicato riassuntivo in cui si esprime severa condanna per il fattaccio, attaccando sostanza e modalità dell’accaduto e fustigando i cattolici critici di Avvenire (detti “farisei”).

Immediatamente sono intervenuti Cirinnà, Boldrini, Bonino, Saviano, Di Gregorio, Lerner, Luca Casarini, Prodi, Manconi, Mimmo Lucano, Fabio Fazio, l’intellettuale di riferimento Barbara D’Urso, Furio Colombo, Cesare Battisti, Alvaro Lojacono Baragiola, perfino Renzi, i vescovi di Ferrara, Crema, Cremona, Modena, Palermo, Milano, Gorizia, qualcuno anche dal Vicariato di Roma, don Ciotti e (non poteva mancare in cotanta eletta schiera) il presidente della cosiddetta “Pontificia Accademia per la Vita” per chiedere la revoca seduta stante dell’autorizzazione per il Congresso mondiale delle famiglie a Verona. Si sono aggregati con la velocità di trasmissione tipica dei geni della politica i ministri Di Maio, Bonafede, Grillo e ancora una pletora di semisconosciuti sottosegretari.

Dall’estero George Soros ha messo a disposizione diversi trilioni di dollari – tramite la Bonino - per restituire alla sede di Avvenire il suo normale grigiore; e non ha fatto mancare il suo commosso conforto da Bruxelles il presidente uscente del Parlamento europeo Antonio Tajani.  

“Tra i cattolici nessuno si meraviglia”, abbiamo annotato più sopra. Perché? Basta e avanza qualche esempio recente riferito a uno degli argomenti d’attualità ‘caldi’ e tratto dall’ex-giornale cattolico diretto da Tarquinio il Superbo, con la benedizione dei vertici della Cei: il Congresso mondiale delle famiglie di Verona. Avremmo naturalmente potuto, per comprendere ancora meglio i motivi della ‘colata della vergogna’, trattare di come Avvenire strumentalizza (in maniera tanto proterva quanto pacchiana) i minori. Lo si è constatato per lo sciopero dei ‘gretini’ contro il ‘riscaldamento globale’ (ecco un pilastro del nuovo catechismo della catto-fluidità). Oppure per la strage terroristica del bus - voluta e predisposta da un autista di origine senegalese - con la sfrontata, ignobile esaltazione politica -in funzione dell’ottenimento dello ius soli (ecco un altro pilastro della catto-fluidità)- di uno dei ragazzi rivelatisi fondamentali per ‘guidare’ la caccia delle forze dell’ordine (cui si deve una riconoscenza eterna, oltre ai complimenti per l’efficienza dimostrata). Ma restiamo su Verona.

 

AVVENIRE: UN’OSTILITA’  FEROCE, A TRATTI (MAL)CELATA CONTRO IL CONGRESSO DI VERONA

Come è noto il 29 e il 30 marzo si svolgerà a Verona il XVI Congresso mondiale delle famiglie. Vi parteciperanno relatori da tutto il mondo. Domenica 31, con partenza alle 12.00 in piazza Bra, si terrà la Marcia conclusiva, cui si prevede la presenza di alcune migliaia di persone. Se ne avete la possibilità, partecipate, rendendo così testimonianza pubblica alla bellezza del matrimonio tra uomo e donna, teso alla procreazione e dunque fondamentale anche per la sopravvivenza dello Stato!  

Tra i politici italiani che hanno voluto dare (e si deve aggiungere l’avverbio: coraggiosamente) il loro sostegno al Congresso, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, i ministri Lorenzo Fontana e Renzo Bussetti, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Il Congresso - che sarà patrocinato oltre che dal Ministero per la Famiglia e le Disabilità, anche dalle Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia e dal Comune di Verona- è violentemente avversato dalla sinistra, Pd in testa in combutta con le organizzazioni femministe e lgbt, che hanno convocato una sorta di contro-manifestazione permanente negli stessi tre giorni del Congresso. Inutile evidenziare che Pd e altre organizzazioni di sinistra, femministe, lgbt – intenzionate a disturbare gravemente e in ultima analisi a impedire lo stesso svolgimento del Congresso di Verona porteranno per intero la responsabilità di eventuali incidenti. Ma molto grave sarebbe anche la corresponsabilità dei catto-fluidi ( Avvenire in testa) che da settimane non fanno altro che riversare fiele (visibile o celato) contro un evento che si pone pienamente dentro la Dottrina sociale della Chiesa ed è in perfetto accordo del resto con gli articoli 29, 30, 33 e 37 della vigente Costituzione italiana.   

Come ha riferito (fin qui, prendiamo in esame le ultime due settimane) Avvenire del Congresso di Verona? Ignorandolo o  minimizzandolo fin quando è stato possibile, fingendo nel contempo una tartufesca neutralità. Poi anche Avvenire è stato costretto a dar spazio all’avvenimento, su pressione di molti lettori: ed è in tale occasione che l’ostilità avveniristica si è palesata senza più alcun pudore.

Giovedì 14 marzo 2019/ Avvenire: a pagina 10, in scarsa evidenza a metà pagina una ventina di righe di agenzia in cui, già dal titolo, si evidenziano con compiacimento “attriti nel governo su evento a Verona” tra “Spadafora e Fontana”.

Venerdì 15 marzo 2019/Avvenire:  a pagina 7, a firma r.r. le righe diventano una cinquantina. Il titolo è “Palazzo Chigi avvia istruttoria sul patrocinio” e gran parte dell’articolo riporta le reazioni anti-Verona dei grillini concludendo con la notizia che anche la Cgil (con la rediviva Susanna Camusso) parteciperà alla contromanifestazione nella città scaligera.

Sabato 16 marzo 2019/Avvenire: a pagina 13 entra in scena il Turiferario Guastalamessa, al secolo Luciano Moia, reduce dal triplo salto mortale in materia di farmaco blocca-pubertà (vedi Avvenire del 6 marzo: Moia negativo sulla decisione di includere la triptolerina tra i farmaci a carico del Servizio Sanitario nazionale; e vedi Avvenire del 13 marzo: Moia – dopo l’intervista  di Laura Palazzani a Vatican News -improvvisamente possibilista secondo la nota teoria del discernimento caso per caso).  Veniamo al pezzo del Turiferario Guastalamessa su Verona, un taglio basso in corsivo su 5 colonne. Occhiello: “Le rassicurazioni degli organizzatori ieri a Verona”. Titolo fatto per confondere: “Oltre ideologie e strumentalizzazioni, la sfida del Congresso delle Famiglie”. Nell’articolo, dopo aver evidenziato più volte la presenza “sovranista” e “leghista” e aver riferito ampiamente delle intenzioni dei promotori, Moia indossa gli abiti dell’inquisitore nato qual è e pone la domanda maligna: “E’ davvero così? “ chiosando: “Vedremo quando sarà completato il quadro dei relatori” e concedendo (ma i Tartufi non si fanno mai problemi) che “i tanti esperti che hanno già assicurato la loro presenza lasciano ben sperare”.

Domenica 17 marzo 2019/Avvenire: a pagina 10 ecco un articolo di Gianni Santamaria a metà pagina con un titolo bene in evidenza: “Verona, Salvini non convince la Lega locale”, un titolo del tutto arbitrario e strumentale, considerato quanto si legge nel pezzo: il capogruppo leghista di Verona, contrario alla partecipazione della Lega al Congresso, è in effetti già stato espulso nel 2018 e, annota Santamaria, “le sue sono opinioni personali”. “Salvini non convince la Lega locale”: tutto fa brodo per l’Avvenire tartufesco che monta sempre in cattedra contro le fake news e invece è il primo a produrne (vedi ad esempio i precedenti sui migranti).

Mercoledì 20 marzo 2019/Avvenire: a pagina 10 il Turiferario Guastalamessa torna, riferendo della valutazione espressa dal cardinale Parolin su Verona. Con la consueta disinvoltura ce la propone – virgolettata - nella versione seguente: “Siamo d’accordo sulla sostanza, non sulle modalità”. In realtà il Segretario di Stato aveva detto: “Siamo d’accordo sulla sostanza, c’è qualche differenza nelle modalità”. Si obietterà: più o meno però è la stessa cosa. Certo, più o meno, ma intanto Moia ha dimostrato un’altra volta la sua spregiudicatezza giornalistica. Quanto al Segretario di Stato dovrebbe spiegare quali siano queste misteriose “modalità” su cui c’è differenza di opinioni. Fin qui abbiamo registrato solo un crescendo di intolleranza squadrista da parte di chi vorrebbe impedire il Congresso, contando anche sul comportamento scandalosamente silente a tale riguardo dei catto-fluidi della Chiesa italiana. Nel medesimo articolo Moia mette in evidenza, con evidente compiacimento, l’attacco liberticida contro il Congresso di un centinaio di docenti ordinari e ricercatori dell’Università di Verona.

Mercoledì 20 marzo 2019/bis/Michela Nacca, avvocato rotale: non possiamo ignorare le dichiarazioni all’agenzia Dire di tale Michela Nacca, incredibilmente avvocato rotale. Il congresso di Verona, secondo la signora così ben informata e per niente ideologizzata, sarebbe “una vera Controriforma, che nella sua grammatica principale prevede anche l’omofobia ed il razzismo”. Andiamo avanti con quest’altra inquisitrice così spavalda: “L’appoggio di un tale movimento da parte di autorità ecclesiastiche cattoliche non solo sarebbe incoerente, ma potrebbe dividere i cattolici, anziché unirli”. La Nacca vede proprio il mondo alla rovescia e lo conferma continuando nel suo delirio: (Il Congresso) “soprattutto vuole ripristinare un modello sociale chiuso, arretrato, in cui la donna è senza diritti, senza responsabilità professionali, sociali, accademiche o politiche, senza una vita e degli interessi al di fuori di quelli privati familiari ed alla quale verrebbe riconosciuto esclusivamente un ruolo secondario e funzionale, sussidiario a una tipologia di uomo dominante, sordo e cieco ai diritti essenziali altrui, misogino ed omofobo, dunque maltrattante. L’unico ruolo ammesso per la donna sarebbe quello procreativo”.

Giovedì 22 marzo 2019/card. Bassetti, presidente della Cei: non possiamo ignorare nemmeno le dichiarazioni del cardinale Bassetti, presidente della Cei, contenute in un’intervista al Giornale. Su Verona rileva l’editore di Avvenire: “Nel merito dell’iniziativa la Cei non è tra i suoi organizzatori: come ha sottolineato il cardinale Segretario di Stato, avremmo preferito uno stile diverso da parte di tutti, con meno polemiche. La famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità diverse, deve vederci uniti”. Eccone un altro che vede il mondo alla rovescia, similmente alla già citata Nacca. I promotori di Verona si fondano o no sulla dottrina della Chiesa? E, per quanto riguarda l’Italia, si fondano sì o no sulla Costituzione della Repubblica? Se la risposta è sì (e lo è), l’anomalia è data dalle posizioni fintamente ‘ecumeniche’ del cardinal Bassetti. Che nell’intervista continua così: “Il vero problema, come mi sembra evidente anche nel caso dell’appuntamento di Verona, è che trasformiamo la famiglia in un’occasione di scontro e non di incontro. Da una parte chi la usa per legittimare le discriminazioni e le divisioni, dall’altra chi la considera ormai superata e retrograda”. Il porsi apparente del presidente della Cei al di sopra delle parti (con quell’appello di forte sapore tartufesco a evitare gli scontri) può apparire in effetti un vero tradimento della dottrina sociale della Chiesa: se così fosse, sarebbe lui ( e chi la pensa come lui) ad allontanarsi da tale dottrina in nome della ‘Chiesa in uscita’, cantiere aperto con lavori in corso… insomma (per venire agli interessi concreti, quelli che paiono contare di più dell’essere cattolici) quella Chiesa consona in Italia ai desideri del pd e in genere dell’arcipelago marxista e libertario.

Sabato 23 marzo 2019/Avvenire: a pagina 11, in basso di lato una colonna dal titolo: “Congresso Verona, gli organizzatori: useremo il logo della Repubblica”. L’occhiello, ça va sans dire, torna su “La polemica”. Nell’articolo, non firmato, spunta anche un passaggio palesemente di parte: “Ben 672 tra ricercatori e docenti di tutte le aree disciplinari, medici in formazione specialistica, assegnisti, dottorandi, docenti a contratto e personale tecnico amministrativo hanno sottoscritto ieri un documento critico dell’evento”. Bum bum bum, che paura per i 672, perlopiù divisi in tante categorie… Ma l’Avvenire è in battaglia e dunque ogni truppa è buona, anche quelle della riserva.

 

DOMENICA 24 MARZO: FATE LARGO AL DIRETTOR TARQUINIO!

Domenica 24 marzo 2019/Avvenire: e si arriva al clou, dove protagonista naturalmente è Lui, Tarquinio il Superbo, il Pensatore di comprovata autorevolezza, misericordia, oggettività. Per pubblicare alcune lettere su Verona e per potere rispondere a pagina 2 con ampiezza di spazio e profondità di concetti, il Pensator cortese ha sfrattato anche le riflessioni di Umberto Folena. Da evidenziare l’annuncio in neretto: “AI LETTORI – Per assoluta mancanza di spazio è rimandata la rubrica ‘parolacce e paroline’ di Umberto Folena”. Notiamo subito che il gioco si sta facendo veramente duro pure per Avvenire, inizialmente propenso a ‘liquidare’ Verona come un avvenimento (molto) minore, un fastidio da poco da possibilmente ignorare o almeno minimizzare. No, ora anche Avvenire è stato costretto a prendere atto che la questione non è un’inezia: merito anche di quei lettori (o ex-lettori) che scrivono mail infuocate e che spesseggiano con grande scandalo dei catto-fluidi sul Facebook avveniristico (quello del noto Rancidio).

Eloquente è già il titolone apposto alla rubrica delle lettere: “Domande, dubbi e amarezza per il congresso di Verona. Voluto ‘per’ la famiglia, rischia una polemica inutilità”. Qui si può notare un concentrato poderoso di termini dubitatitivi o negativi con cui si definisce l’evento: domande, dubbi, amarezze, rischia, polemica inutile. Oltre a quel ‘per’ la famiglia, chiaramente sarcastico. A dire il vero il Direttor furioso poteva ridurre la sua fintamente pensosa omelia al titolo, dove tutto era già chiaro:  Avvenire vede il Congresso di Verona come il fumo negli occhi.

Nella sessantina di righe dell’omelia domenicale Tarquinio riconosce dapprima con studiata sofferenza che l’evento ha una “lunga e polemica vigilia”. Poi, ridivenuto Superbo, proclama (come se fosse un generale vittorioso e non invece un sergente che si ritrova con una truppa in parte fanatica e in parte confusa): “Un Congresso mondiale delle famiglie non può che avere al centro tutte le famiglie del mondo, che sono parte della stessa famiglia umana, e lo stesso amore per la vita umana, qualunque condizione essa sperimenti: nascente, morente, povera, migrante…” Tanta retorica, tanta banalità per poter scrivere “migrante”, una delle maggiori fissazioni del direttor furioso.

Poi lo stesso Superbo mette bene in chiaro che “a Verona a fine mese non ci sarà un raduno cattolico”. Gli è scappata: voleva scrivere ‘catto-fluido’ e su questo avrebbe avuto ragione.  A ribadire il suo credo (con la c minuscola) Tarquinio evidenzia poi che “il Forum delle associazioni familiari (italiano ed europeo) (,,,) non c’entra nulla e non parteciperà in quanto tale”. Una perdita irreparabile…

Il direttore dell’ex-giornale cattolico nota ancora che “ci sono persone (…) che interpretano la parola di Cristo, che nelle coscienze guida a distinguere il bene e il male, come una mazza ferrata da sbattere in testa all’interlocutore”. Scrivendo ciò, si vede che il Superbo si è guardato nello specchio. Poteva poi mancare il Tarquinio di citare a suo favore anche “l’autorevolissima perplessità espressa nei giorni scorsi dal cardinale Pietro Parolin”? Da notare qui il Tartufo collaudato e straripante, che emerge in quell’ “autorevolissima”: un caso lampante di quel ‘clericalismo’ bigotto denunciato (a parole) da papa Francesco.

Poco dopo un’altra vetta di clericalismo turiferario. Il Tarquinio – sembra di vederlo nel suo finto, tartufesco arrovellarsi – scrive di “sperare” che il Congresso sia un avvenimento che si svolga ‘civilmente’, senza polemiche, ma “non è certo”. Perché? “Un po’ per le caratteristiche di alcuni relatori e ‘moderatori’, e parecchio per il fatto che nella città scaligera, salvo benvenute sorprese, arriveranno ospiti politicamente (quasi) ‘monocolori’ e pioveranno contestazioni e, forse, provocazioni. Colpa di chi si è sottratto pregiudizialmente all’incontro, ma anche di chi ha lasciato (o lavorato) perché lo spazio fosse impraticabile per alcuni e sbranabile da opposte propagande”. Sintetizziamo: per il direttore dell’ex-giornale cattolico le colpe di eventuali disordini saranno in grande misura da addebitare ai promotori del Congresso e alla sua platea orribilmente leghista. Ma non credano il Tarquinio, i suoi mandanti e i suoi catto-fluidi sostenitori, di scampare all’accusa di corresponsabilità morale con la sinistra libertaria e forcaiola se dovessero verificarsi fatti spiacevoli. Chi sta fomentando un clima di odio, chi insulta, chi disprezza con supponenza e inganna con disinvoltura ha perso ogni credibilità, dunque ogni autorevolezza. E coinvolge nella vergogna anche l’istituzione cui fa riferimento e che nel contempo sta tradendo, la Chiesa di Roma: un guaio ancora maggiore e non si vede come uscirne.

P.S. 1.  Stanno giungendo i risultati delle elezioni regionali in Basilicata, un’altra regione che – come è ormai sicuro – passa dal centro-sinistra al centro-destra con la forza trainante della Lega di Salvini. Dopo le elezioni politiche del 4 marzo siamo ormai al 7-0 a favore del centro-destra. Come dire: il popolo ragiona con la sua testa e con tutta evidenza se ne infischia dei proclami degli odiatori di professione, tra cui spicca in bella vista l’ex-giornale cattolico Avvenire.

P.S. 2. Venerdì 22 marzo si è svolto a Trento un convegno sulla “bellezza della differenza tra donne e uomini”, promosso dagli assessori provinciali Mirko Bisesti e Stefania Segnana.  Il convegno è stato gravemente disturbato da una folla di alcune centinaia di contestatori (femministe, Arcigay, Cgil): un gruppo è riuscito a penetrare anche all’interno della sala ed è stato poi sgomberato dalle forze dell’ordine. Qualche ferito lieve. I contestatori – tra l’altro  molto stonati (vedi alcuni video del quotidiano ‘L’Adige”) - hanno cantato “O bella ciao”. Concluso il convegno, l’assessore Bisesti – scortato dalla polizia – è stato pesantemente insultato e minacciato. Di questo fatto molto grave avete trovato qualche eco su Avvenire? Immaginate cosa sarebbe successo se ad essere contestata in tal modo fosse stata ad esempio una delle ‘feste di Avvenire’ che si tengono sul suolo nazionale… l’avreste letto il Tarquinio furioso (insieme con la sinistra marxista e libertaria e tutto il resto della compagnia istituzionale)!  Intanto i fatti di Trento dimostrano come l’attacco eversivo contro la Repubblica (che si sviluppa ed esprime in particolare sui temi della famiglia e dell’immigrazione) non si nutre più solo di parole ma sta evolvendo in azioni intimidatorie di stampo squadrista (come si è già verificato anche a Firenze contro Massimo Gandolfini). Verona sarà di ciò una cartina di tornasole. Difficile negare che in Italia la libertà d’espressione sia ormai in pericolo: gli autodefinitosi “democratici e tolleranti” ne sono i manganellatori. Con la complicità morale di Avvenire e dintorni.

   

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