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fonte accademianuovaitalia.it 30/06/2018

Autore Francesco Lamendola

La Chiesa sta cadendo in mano agli eretici: si sta instaurando una prassi pastorale eretica. Le parole gravissime e pesanti come pietre del cardinale Gerhard Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede

E voi, chi dite che io sia?, domanda Gesù ai suoi Apostoli (Mt 16,15; Mc 8,29; Lc 9,20); al che san Pietro risponde a nome di tutti: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. E Gesù, dopo averlo detto beato, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli, gli affida la cura della Chiesa, da Lui fondata, e ordina severamente a tutti gli altri, nello stesso tempo, di non dir nulla a nessuno: Gesù non vuole che la sua identità sia annunciata a quelli stessi che, vedendo e ascoltandolo di persona, possono giungere da soli a riconoscerla.

È, quella fatta dal divino Maestro ai suoi Apostoli, una domanda terribilmente scomoda, e se non percepiamo neppure tale scomodità, è perché siamo diventati dei cristiani abitudinari e conformisti, che hanno perso il sale del cristianesimo lungo la strada e si stanno facendo un comodo angolino nelle pieghe del mondo, con il quale desideriamo andare il più possibile d’accordo, per non procurarci grane o fastidi. Ma se appena riflettessimo un attimo, ci accorgeremmo che è una domanda sommamente scomoda, perché dalla sua domanda si riconosce chi è “cristiano” nel senso che adotta una facciata di cristianesimo esteriore, e chi lo è perché accetta, con fede, il nocciolo di esso: la divinità di Cristo, e, quindi, tutta l’infinita portata della divina Incarnazione, della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù; e come il fatto che Dio si sia fatto uomo sconvolge il piano della storia e della natura e apre, per noi, una prospettiva sconvolgente, che ci interpella in maniera ultimativa e drammatica: o pro o contro, senza mezze misure, né cautele o ipocrisie di sorta. Perché se s’intende, per cristiano, uno che dice di seguire i precetti di Gesù, di aderire al Vangelo, allora resta molto spazio per ogni sorta di ambiguità e di strategie del nascondimento: egli può benissimo parlare in una maniera tale che nulla permette di capire se è davvero cristiano, o giudeo, o islamico, o buddista, o panteista, oppure se non crede a niente, se è un materialista che non si aspetta alcuna vita dopo la morte, e se ritiene che le cose narrate dei Vangeli siano solamente favole e pie illusioni, o, peggio, degli inganni e delle falsificazioni deliberati. E questa è una cosa che accade spesso, oggi: di sentir parlare dei sedicenti cristiani in questa maniera generica, senza che si capisca bene chi è il dio in cui credono, senza che li si riconosca veramente per quel che dicono di essere. E non capita solo coi laici, ma anche con sacerdoti, con vescovi, con cardinali… e con colui che viene chiamato papa, ma che non vuol fare il papa, non vuole custodire le pecorelle del gregge di Cristo, non vuole confermarle nella fede, rassicurarle nei loro dubbi e nelle loro umane debolezze, ma vuol fare, e sta facendo, tutto il contrario: seminare dubbi, lanciare attacchi, proferire minacce, creare confusione, mettere in crisi, dare scandalo, il tutto per piacere al mondo e per essere popolare fra i peggiori nemici della Chiesa, quelli che, da sempre, conducono battaglie contro ciò che di umano c’è nell’uomo e contro il Vangelo, dall’aborto all’eutanasia, e ora anche a favore delle cosiddette famiglie arcobaleno, che sono la parodia oscena della vera e sola famiglia gradita al Dio dei veri cristiani, quella formata da un uomo e una donna, uniti nel vincolo del matrimonio e aperti alla trasmissione della vita. E quando le sue parole sono suonate come particolarmente scandalose e più che mai suscitatrici di confusione e di pericolo per le anime, come è accaduto con la pubblicazione della esortazione Amoris laetitia, e alcuni cardinali, giustamente e doverosamente, hanno chiesto, a nome del popolo cristiano, i necessari chiarimenti e le opportune correzioni, quel signore, che si fa chiamare papa, ma che non vuol essere papa, ha reagito come nessun papa, cioè come nessun padre (papa deriva dal greco papas e dall’ebraico abba, padre, da cui deriva “abate”) farebbe mai: non ha risposto, puramente e semplicemente. E due di quei cardinali sono morti senza avere risposta e senza avere neppure un riscontro alla richiesta di essere ricevuti in udienza privata. Avrebbe agito così, Gesù Cristo? O meglio: faceva così, Gesù Cristo, quando i suoi Apostoli gli facevano delle domande in materia di fede? Il Vangelo offre molti esempi di tali situazione, e neppure una volta Gesù si è rifiutato di rispondere. E la stessa cosa ha fatto perfino con i pagani, perfino con coloro che lo interrogavano al solo scopo di metterlo di difficoltà, di comprometterlo davanti alle autorità del Tempio, oppure di fronte ai Romani.

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Sarebbe una questione vitale poter chiedere a Paglia, Galantino, Kasper, Marx, De Kesel, e naturalmente al signor Bergoglio: E voi, chi dite che fosse Gesù?

 

Gesù rispondeva sempre, non rifiutava mai di rispondere, non faceva mai finta di non aver sentito; anzi, sovente era Lui che anticipava le domande, come nel caso di Zaccheo, che lo osservava dall’alto del sicomoro, e al quale Gesù disse di scendere e gli annunciò che si sarebbe fermato a casa sua. Così faceva Gesù: un’unica volta non risposte, quando lo portarono davanti a Erode Antipa. E crediamo che Egli non rispose alle domande del tetrarca non perché ne vedeva benissimo l’assoluta malafede, la frivolezza, la mancanza di serietà, dato che altre volte rispose a persone altrettanto in malafede, ma perché era l’assassino del Battista, l’uomo che considerava il più grande fra i nati di donna. Per Gesù, a differenza di ciò che afferma colui che viene chiamato papa, ma non vuol fare il papa, vi sono anche dei peccati che verranno perdonati. Se così non fosse, perché mai avrebbe detto, parlando di Giuda Iscariota: sarebbe stato meglio per quell’uomo se non fosse mai nato? Ma il signore che si fa chiamare papa ha voluto affermare il contrario: che Giuda, probabilmente, si è salvato, dal momento che si era pentito. E noi cristiani, per conformismo, per quieto vivere, abbiamo mandato giù, insieme a tanti altri, anche questo boccone: lasciare che colui che si fa chiamare papa dica impunemente cose contrarie a ciò è scritto nei Vangeli, a ciò che Gesù ha detto, e non pretendere spiegazioni, non manifestare alcun moto di protesta, lasciar correre e, anzi, seguitare a riempire quel signore di complimenti e di lodi, come se fosse un secondo san Francesco (anzi, perché secondo?) e il più gran papa nella storia della Chiesa.

 

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 E' una vera e propria "chiesa del terrore", del disagio e delle "mancate risposte" quella che ha imposto il gesuita Bergoglio

 

Ora, se queste cose le dicessero solamente i laici, si potrebbe pensare benissimo che sono delle esagerazioni, uscite dall’animo esacerbato di persone forse in buona fede, ma non equilibrate nella valutazione dei fatti e, soprattutto, non sufficientemente informate su quel che bolle in pentola dalle parti della Curia romana. Invece, è da parecchio tempo che a lanciare l’allarme sono parecchie eminenti personalità del clero stesso: e la cosa non produce tutto il clamore che, invece, dovrebbe produrre, per la sola ed unica ragione che viviamo in un clima di vero e proprio totalitarismo, che tutti i mass media sono asserviti all’establishment del politicamente coretto, progressista, immigrazionista, omosessualista, e che, pertanto, tutte le notizie che potrebbero gettare un’ombra sulla splendida immagine del signor Bergoglio, che è stata creata dai media e che viene tenuta artificialmente in vita, nonostante le continue proteste (qualcuno si ricorda, per esempio, i cartelloni che apparvero sui muri della capitale, ai primi di febbraio del 2017?) e le voci autorevoli di dissenso che si levano, sempre più frequenti, ma delle quali non giunge, al grosso pubblico, neppure una debole eco. Esattamente come accadeva nell’Unione Sovietica di cinquant’anni fa, o in Polonia, o nella Germania dell’Est, perfino se qualcosa s’incrinava nell’apparato propagandistico di quei regimi: la gente non doveva sapere, né doveva avere la possibilità di farsi un’idea realistica della situazione, pertanto veniva tenuta all’oscuro, sempre e comunque. Ed ecco cosa ha detto in un’intervista al Catholic World Report il cardinale Gerhard Ludwig Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (vedi La Nuova Bussola Quotidiana del 29/06/2018):

Un gruppo di vescovi tedeschi con il loro presidente alla guida si vedono come quelli che definiscono il trend della Chiesa cattolica in marcia verso la modernità. Considerano la secolarizzazione e la decristianizzazione dell’Europa come uno sviluppo irreversibile. Per questa ragione la Nuova Evangelizzazione – il programma di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI – è ai loro occhi una battaglia contro il corso oggettivo della storia, assomiglia alla battaglia di don Chisciotte contro i mulini a vento. Cercano un angolino per la Chiesa dove possa sopravvivere in pace. Quindi tutte le dottrine della fede che si oppongono al mainstream, al consenso della società, devono essere riformate. Una conseguenza  di questo è la richiesta della Santa Comunione anche per le persone che non hanno la fede cattolica, e anche per quei cattolici che non sono in stato di grazia santificante. Sempre nell’agenda ci sono: benedizione per le coppie omosessuali, intercomunione con i protestanti, relativizzazione dell’indissolubilità del matrimonio sacramentale, l’introduzione dei viri probati con l’abolizione del celibato sacerdotale, approvazione delle relazioni prima e fuori del matrimonio. Questi sono gli obiettivi, e per raggiungerli sono disposti ad accettare anche la divisione nella conferenza episcopale. I fedeli che prendono seriamente la dottrina cattolica e la professione di fede cattolica sono marchiati come conservatori e spinti fuori dalla Chiesa cattolica, esposti alla campagna diffamatoria del media liberal e anti-cattolici. Per molti vescovi, la verità della rivelazione e della professione cattolica di fede sono solo una variabile in più nelle politiche di potere intra ecclesiali. Alcuni di loro citano accordi individuali con papa Francesco e pensano che le loro dichiarazioni in interviste con giornalisti e figure pubbliche che sono tutt’altro che cattolici offrano una giustificazione per annacquare verità definite infallibili, i dogmi. Per dirla tutta, stiamo di fronte a un clamoroso processo di protestantizzazione. Oggi, per molte persone essere accettate dai media è più importante della verità, per cui dobbiamo anche soffrire. Pietro e Paolo patirono il martirio per Cristo in Roma, il centro del potere in quei giorni. Non erano celebrati dai reggitori di questo mondo come eroi, ma piuttosto scherniti come Cristo sulla croce. Non dobbiamo mai dimenticare la dimensione martirologica del ministero petrino e dell’ufficio episcopale".

 

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A Bergoglio piace seminare dubbi, lanciare attacchi, proferire minacce, creare confusione, mettere in crisi, dare scandalo, il tutto per piacere al mondo e per essere popolare fra i peggiori nemici della Chiesa, quelli che, da sempre, conducono battaglie contro ciò che di umano c’è nell’uomo e contro il Vangelo !

 

Sono parole gravissime, pesanti come pietre: Müller dice chiaramente che la Chiesa cattolica si sta arrendendo al luteranesimo (il francobollo commemorativo di Lutero emesso dalle Poste Vaticane e l’affermazione di Galantino che la riforma è stata “un dono dello Spirito Santo”!); che un gruppo di vescovi tedeschi vuol prendere la direzione dell’intera Chiesa, partendo dal fatto irreversibile della secolarizzazione  e della scristianizzazione; che i riformatori vogliono costruire una nuova dottrina e una nuova pastorale secondo i desideri del mondo, e che in tale disegno rientrano l’abolizione del celibato ecclesiastico, l’accettazione delle unioni omosessuali, eccetera; che la Chiesa rischia di essere completamente stravolta nelle sue stesse basi, e soggiogata alla filosofia del mondo, invece di portare avanti la sua proposta e la sua visione dell’uomo; infine, che i cattolici devono tornare nell’ottica dei  primi cristiani, della quale fa parte la possibilità del martirio, e che già ora è in atto un martirio di tipo morale, questa volta perpetrato dall’interno della Chiesa e cioè da parte del clero, e non dall’esterno, come fu in altre epoche e in altri luoghi. Ora, se queste cose le dicesse un laico, lo si potrebbe facilmente accusare di allarmismo, gli si potrebbe rimproverare una eccessiva drammatizzazione delle cose; si potrebbe dire che non sa guardare l’aspetto positivo dei processi in corso, che non ha sufficiente fiducia nella Provvidenza, che alimenta perniciosi sospetti e mina, magari inconsapevolmente, la comunione ecclesiastica. Ma a dirle, invece, è una delle figure più prestigiose della gerarchia, e sia pure un prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede. Traducendo le sue parole in maniera ancor più schietta, quel che egli vuol far capire è che l’aver fatto finta che non ci siano più gli eretici, né le eresie, da quando la Chiesa ha smesso di reprimere l’errore e ha voluto dialogare con tutti (cioè dal Concilio) si è prodotto questo risultato: che la Chiesa sta cadendo in mano agli eretici, e che si sta instaurando una prassi pastorale eretica.

Dal canto suo, ecco cosa dice un illustre teologo, mons. Antonio Livi, che, dopo aver scritto per trent’anni sul quotidiano dei vescovi, Avvenire, è ne stato espulso e durissimamente criticato dal nuovo direttore, Marco Tarquinio, per la colpa di non apprezzare la teologia di Enzo Bianchi, e più in generale, di non unirsi al coro dei laudatores di Bergoglio (su The Wanderer del 3 maggio 2018):

Per più di cinquant’anni i teologi eretici, malvagi, hanno cercato di conquistare il potere, e adesso ci sono riusciti. E’ per questo che parlo di eresia al potere. Tutti quelli che sono fedeli alla dottrina, al diritto canonico e vogliono che le certezze della fede non vengano messe da parte, sono accusati apertamente di eresia. In verità, il papa guarda a quelli che sono animati da buone intenzioni e che hanno firmato prima i “Dubia”, poi la “Correctio filialis”, ai quali risponde: Siete dei fanatici…

 

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Le parole gravissime, pesanti come pietre del cardinale Müller che dice chiaramente che la Chiesa cattolica si sta arrendendo al luteranesimo: basta ricordare il francobollo commemorativo di Lutero emesso dalle Poste Vaticane e l’affermazione di Galantino che la riforma è stata “un dono dello Spirito Santo”!

 

Ecco: sarebbe una questione vitale poter chiedere a Paglia, Galantino, Kasper, Marx, De Kesel, e naturalmente al signor Bergoglio: E voi, chi dite che fosse Gesù? Perché, da come ne parlano, non si capisce se si tratta d’un semplice uomo o del Figlio di Dio, il Verbo incarnato. L’impressione è che questa domanda, così chiara e diretta, li metterebbe un po’ in imbarazzo. Hanno perso la fede, ma non lo vogliono confessare: preferiscono usare un linguaggio ambiguo e celare il loro ateismo, al fine di cambiare subdolamente il Deposito della fede, per venire incontro ai gusti di questo mondo…

 

   

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