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Fonte accademianuovaitalia.it 19/02/2018 

Autore Francesco Lamendola

Come spiegare la frana della morale cattolica? la tecnica della “finestra di Overton” della rana bollita e i “porno-teologi”: per la neochiesa per poter dialogare con il mondo la liberazione dell’uomo passa attraverso i "sensi"

Per indebolire, svirilizzare, disgregare una società, vi si introduce scientemente, sistematicamente, capillarmente, il vizio della lussuria, in tutte le sue forme e manifestazioni, anche le più degradanti, ripugnanti, raccapriccianti; si sprona uno stuolo di sedicenti intellettuali a tesserne le lodi, di poetastri e registi cinematografici a sbizzarrirsi nella pornografia, di pensatori da strapazzo a sostenere che la liberazione dell’uomo passa attraverso i sensi.

Per indebolire, svirilizzare, disgregare la Chiesa, vi si introduce scientemente, sistematicamente capillarmente, l’idea che, per non essere inutile, per non predicare al vento, per svolgere una funzione efficace ed incisiva (laddove l’efficacia si misura solo in termini quantitativi, il che è già una degenerazione e un cedimento alle logiche del mondo), essa deve dialogare con il mondo, deve andare incontro al mondo, deve deporre la severità e ammantarsi solo di dolcezza e di misericordia; e, siccome il mondo è sprofondato nella lussuria, anche la Chiesa deve imparare a essere meno severa, più benevola, per così dire, verso le debolezze degli uomini; meglio ancora: non le deve più considerare debolezze, e tanto meno peccati, ma legittime espressioni della libertà personale e della ricerca della propria autonomia. Che è, guarda caso, il medesimo concetto che gli attivisti dei movimenti LGBT, promossi al rango di “educatori sessuali”, svolgono negli asili e nelle scuole con il consenso dello Stato liberaldemocratico; specie adesso che la direttrice generale dell’UNESCO, l’ebrea francese Audrey Azoulay, è stata promossa a tale carica e si è resa fedele esecutrice delle direttive omosessualiste provenienti dalla élite mondiale che ha messo lei, e tanti altri funzionari di primo piano come lei, là dove ora si trovano. Proprio come fanno codesti “esperti”, rivolgendosi ai bambini di quattro, sei, otto anni, incitandoli a non seguire l’esempio dei genitori ma a cercare e realizzare liberamente il loro “orientamento” sessuale, cominciando con il masturbarsi per vedere come è facile prendere la vita nelle proprie mani, e darsi tutto il piacere che si vuole, anche un certo neoclero progressista e quelli che già alcuni decenni fa un grande pensatore cattolico, il sacerdote stimmatino Cornelio Fabro, chiamava i “porno-teologi”, vanno cianciando, perfino dal pulpito, che non può essere male quello che viene dall’istinto, che Dio ci vuole liberi e che il primo esercizio di libertà è quello che si esplica sotto le lenzuola. Di qui partono le riflessioni sull’accoglienza, sull’accompagnamento, sul riconoscimento dell’omosessualità, delle coppie gay, dei “matrimoni” gay, ai quali la Chiesa, secondo loro, dovrebbe adeguarsi, sull’esempio di ciò che ha fatto lo Stato laico: riconoscimento dei diritti come alle altre coppie di coniugi, quelle sposate e formate da un uomo e una donna (anche, però, in assenza di doveri, cominciando da un impegno definitivo e terminando con la promessa della fedeltà reciproca). Ed ecco una suora, sissignori, una suora spagnola, si chiama Lucia Cara, e sproloquia ogni giorno alla televisione, affermare, con bella disinvoltura, che Maria Vergine non era certamente vergine, per il fatto che faceva sesso con san Giuseppe, proprio come fanno tutte le mogli e tutti i mariti di tutte le coppie “normali” (ha detto proprio così) di questo mondo. Insomma: se Maria fosse rimasta vergine, sarebbe stata una donna anormale; e anormale suo marito, san Giuseppe, ad accettare una vita di castità. Difatti: quando mai la neochiesa parla di castità, predica la castità, propone la castità come un valore? Giammai: la castità è diventata un disvalore. Ed è ben per questo che il gesuita James Martin attacca frontalmente il Catechismo della Chiesa cattolica, accusandolo di spingere i giovani omosessuali verso il suicidio: perché nel Catechismo si dice che una persona omosessuale deve vivere in castità, essendo la sua inclinazione intrinsecamente disordinata. Se la Chiesa credesse ancora al valore della castità, forse che questa proposta sarebbe scandalosa? Al contrario, sarebbe circonfusa di luce, di credibilità. Ma il fatto è che la Chiesa ha smesso di crederci; si è adattata al mondo, a forza di voler dialogare con esso. Ed era prevedibile. Sta di fatto che di santa Maria Goretti, o della beata Laura Vicuña, non parla più nessuno; silenzio, sarebbe troppo imbarazzante.

Per intanto, si prenda buona nota della progressione diabolica che s’innesca, quando la Chiesa decide di “aprirsi” al mondo, nel senso di far sua la propria prospettiva edonista e materialista: si passa dal dialogo all’accoglienza, dall’accoglienza all’accompagnamento, dall’accompagnamento all’accettazione, dall’accettazione al riconoscimento, dal riconoscimento alla piena normalizzazione, e dalla piena normalizzazione alla lode e alla celebrazione. Cioè: prima bisogna dialogare con il peccatore, poi accoglierlo, poi accompagnarlo, e così, un poco alla volta, quasi inavvertitamente, si arriva a proclamare che il peccatore non è affatto un peccatore, che è la persona migliore del mondo (migliore di tanti accigliati e bigotti cattolici, soprattutto!), e che la sua vita può essere uno specchio di virtù, un poema di altissima spiritualità, degno di essere preso ad esempio da tutti quanti, a cominciare dai credenti. Vi sembra incredibile? Niente affatto: è la tecnica della “finestra di Overton”; o, se preferite, della rana bollita: modificare la percezione di un fatto, e il giudizio su di esso, facendo spostare l’opinione pubblica da un iniziale rifiuto, senza “se” e senza ”ma”, alla piena accettazione, e anche qualcosa di più. Vedere per credere: si vada a leggere, o a visionare su Youtube, il discorso tenuto da monsignor Vincenzo Paglia, un arcivescovo cattolico, nonché presidente della Pontifica Accademia per la Vita, in memoria di Marco Giacinto Pannella: vale a dire del campione del divorzio, dell’aborto (Accademia per la Vita!), dell’eutanasia, della libera droga, delle coppie di fatto, delle unioni omosessuali, delle adozioni omosessuali, e, personalmente, della sodomia. Oppure si faccia una gita devozionale e culturale  in quel di Terni, e si vada ad ammirare il grande, orrido affresco commissionato dallo stesso Paglia, allora vescovo di quella diocesi (nelle cui casse lasciò un buco gigantesco, ragion per cui venne prontamente promosso a più alte responsabilità) e che raffigura il trionfo del peccato, sotto le spoglie di un trionfo di Cristo, che è una immensa, scandalosa bestemmia, sia per il modo in cui è raffigurato Nostro Signore, sia per l’atteggiamento dei “beati”, una massa di sodomiti, transessuali, prostitute e gente simile, raffigurati in pose tutt’altro che contrite e tutt’altro che pentite, in mezzo ai quali l’eccellente Paglia ha ritenuto cosa bella e buona farsi rappresentare anche lui, gioioso e sorridente, sotto le spoglie di un personaggio che ha le sue inconfondibili fattezze.

Sorge perciò la ragionevole domanda su come tutto questo sia accaduto: non sul perché sia accaduto, dal momento che la massoneria ecclesiastica, come denunciato dalla Madonna a diversi veggenti (fra i quali don Stefano Gobbi, il fondatore del Movimento sacerdotale mariano), ramo interno della massoneria “laica”, da molti anni è penetrata al cuore della Chiesa e ora ne ha conquistato anche il vertice, e si sa per quali scopi e con quali obiettivi; ma sul come sia stato possibile che accadesse, ovvero, detto con altre parole, come sia stato possibile che la morale cattolica abbia reagito in maniera così debole, si sia afflosciata su se stessa, sia passata addirittura nel campo nemico, proclamando con impudenza che il peccato non è più peccato, e smentendo duemila anni di Vangelo, di Tradizione e di Magistero. Per quale ragione la Chiesa ha resisto per un tempo così lungo agli assalti del mondo, ai modi di pensare e di vivere del mondo, ai disordini e alle seduzioni del mondo, e ora, quasi di schianto, ha ceduto, e si è arresa senza neanche lottare, al punto di dare torto a se stessa e di annunciare, senza pudore, il contrario di ciò che insegnava fino a non molti anni fa? Come può accadere che un cardinale come Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, inviti nella cattedrale di Santo Stefano il cantante Conchita Wurst, femmineo e barbuto al tempo stesso, icona del transessualismo, a improvvisarsi predicatore gay-friendly nel corso di un concerto che voleva commemorare, guarda caso, le vittime dell’Aids; e poi accenda una polemica contro il vescovo emerito di Salisburgo, Andreas Laun, reo di aver criticato l’iniziativa di alcuni parroci di Linz di dare la benedizione cattolica alle coppie omosessuali nella festa di San Valentino? E come può accadere che l’episcopato tedesco si spacchi sull’ipotesi di un riconoscimento religioso alle coppie omosessuali, una specie di “matrimonio” in chiesa per gay e lesbiche, col cardinale Reinhard Marx, nominato (da Bergoglio) presidente della Conferenza episcopale tedesca, che è sostanzialmente favorevole, e il cardinale Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (silurato da Bergoglio) che, parlando a Bratislava, nel corso di una conferenza, ha detto Se un sacerdote benedice una coppia omosessuale, allora questa è un’atrocità commessa in un luogo sacro, cioè approvare qualcosa che Dio non approva?

 

Un nuovo "Neovangelo" gender per esaudire le direttive omosessualiste

provenienti dalla élite mondiale ?

 

Per tentar di rispondere a queste domande, crediamo che non ci si debba servire solo degli strumenti delle scienze storiche, della sociologia, della psicologia, ma che si debba fare anche una riflessione sullo stato della fede dei cristiani. Se avreste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questa montagna di spostarsi nel mare, ed essa vi obbedirebbe, ha affermato Gesù Cristo. Fin quando i credenti conservano la fede, essi sono capaci – non loro, ma la grazia di Dio che opera in loro per mezzo dello Spirito Santo – di fare cose grandi, cose altrimenti impossibili. Don Bosco riusciva a sfamare decine di ragazzi avendo solo poco pane a disposizione: ma quando essi si presentavamo per ricevere ciascuno il suo panino, nessuno rimaneva senza: come nella moltiplicazione dei pani e dei pesci. Tutto è possibile a Dio, dice ancora Gesù, a quanti gli dicono che vivere secondo la Sua volontà è umanamente impossibile. Ed è vero: se dovessero contare solo sulle proprie forze, gli uomini non potrebbero fare nulla: Rimanete in me e io in voi, perché da soli voi non potete fare niente, dice ancora, nella similitudine della vite e dei tralci. E sta parlando, guarda un po’, precisamente della morale sessuale. Ora, fin quando la Chiesa ha avuto fede, fin quando il clero e i fedeli hanno conservato la fede, non era impossibile parlare della castità; non era obsoleto elogiare la purezza; non vi era nulla di scandaloso nel ricordare agli uomini che il vero cristiano non si abbandona alle passioni e agli istinti, come un bruto, pensando che ogni occasione persa non ritornerà. Nessun teologo morale, nessun vescovo e nessun sacerdote pensavano che è inopportuno ricordare che il cristiano non si realizza, come persona, facendo quel che gli va di fare, né ritiene una “realizzazione” della sua personalità assecondare qualsiasi istinto; ma che, al contrario, per realizzarsi e per divenire ciò che deve divenire, cioè un vero figlio di Dio, deve sforzarsi, con l’aiuto dei Sacramenti, della preghiera, della penitenza, dell’umiltà, di vivere nella purezza e nella luce, così come Dio vuole, perché nessuno ha mai trovato Dio razzolando nel fango come un maiale, nonostante la retorica di certi pseudo cattolici progressisti, secondo i quali Dio lo trovano più facilmente i peccatori mentre sono sprofondati nel peccato (cfr. il nostro precedente articolo: È arrivato il quinto vangelo: secondo De André, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia il 12/01/2018). Se un cristiano pensa di realizzarsi, come persona, ponendo al centro di tutto il proprio io, e mettendo sullo sfondo Gesù Cristo, non è un vero cristiano; se un cristiano pensa che la propria realizzazione passi attraverso il rifiuto e l’oltraggio dei comandamenti di Dio, non è che un cristiano da burla. Ma non è possibile giocare con Dio, né servirlo a mezzo servizio: o lo si prende sul serio, oppure è meglio lasciar perdere.

Crediamo che la spiegazione alle domande che ci ponevamo stia essenzialmente qui. La Chiesa, a un certo punto, si è indebolita perché i cristiani – clero e laici - hanno fatto propria la mentalità del mondo, si sono adattati ad essa, hanno cominciato a vedere le cose, anche le cose di Dio, secondo l’ottica umana e non più seconda quella del Vangelo. Per esempio, i genitori hanno cominciato a considerare la vocazione religiosa di un figlio o una figlia non come una benedizione del Cielo, ma come una disgrazia, uno scherzo del destino, un capriccio o un disturbo da curare con l’aiuto dello psicanalista. I fidanzati hanno cominciato a pensare alla castità come un peso insopportabile; poi, un passo dopo l’altro, sono arrivati a pensare che è meglio conoscersi sessualmente prima del matrimonio; che si può convivere senza sposarsi davanti a Dio; che ci si può sposare, o convivere, anche fra persone dello stesso sesso; che due persone omosessuali possono adottare dei bambini, o procurarseli in vari altri modi; e, da ultimo, che possono chiedere, e ottenere, la benedizione della Chiesa, e perfino del papa, ciò che è puntualmente avvenuto, grazie al signor Bergoglio. La benedizione di Dio sui peccatori impenitenti: si era mai vista, o anche solo immaginata, una enormità del genere, in duemila anni di storia della Chiesa? Ora la stiamo vedendo, è cosa di tutti i giorni: sta diventando la normalità. E i vescovi o i sacerdoti che vi si oppongono, vengono puniti, vengono rimproverati, vengono rimossi: li si accusa di non essere abbastanza misericordiosi, di non capire che anche la Chiesa deve tener conto della “complessità” delle situazioni create dalla vita moderna. È vero che Gesù non ha mai adoperato la parola “complessità”, e neppure, se è per questo, le parole “accompagnare”, “includere” e via dicendo: ma si vede che il mondo, ai suoi tempi, era molto più semplice di oggi. Anche farsi mettere in croce era semplice; mentre oggi quanti cristiani si troverebbero, disposti a salire sulla croce, fisicamente o moralmente, per amor del Signore Gesù?

 

   

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