Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

Fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 18/02/2018

Autore Maria Guarini

La rivoluzione nella Chiesa sta procedendo a ritmi sempre più accelerati. Nei giorni scorsi ha fatto scalpore il caso del rabbino Fishel Szlajen, membro della Pontificia Accademia per la vita, in contrasto con il rispetto e la difesa della vita che appartiene all'insegnamento costante della Chiesa

Il 1 gennaio 2017 è entrato in vigore  il nuovo statuto della pontificia accademia per la vita, accuratamente studiato per facilitare l'epurazione dei membri non allineati al nuovo corso, come ad esempio i cardinali Carlo Caffarra (ora defunto) e Willem Jacobus Eijk, o i rinomati studiosi Josef Maria Seifert e Luke Gormally.
 
I membri originari dell'Accademia, fondata da Giovanni Paolo II per promuovere una visione umana conforme al Magistero della Chiesa, sono stati oggetto di una massiccia epurazione. Attualmente, a parte quelli defunti, essi risultano infatti tutti licenziati senza il minimo preavviso, mentre i nuovi accademici, per i quali non è più previsto il giuramento con cui si impegnavano a difendere la vita,  rappresentano il frutto di una svolta inquietante che ha reso la PAV il contenitore di un umanitarismo interreligioso di conio non cattolico.
Come antidoto è stata costituita - da un gruppo di ex-membri tra i quali, oltre al prof. Seifert, Christine de Marcellus Vollmer, Thomas Ward, Philippe Schepens, Mercedes Arzú Wilson, Michael Schooyans - la John Paul II Academy for Human Life and the Family (JAHLF) [vedi], con l’intento di continuare ad esporre la verità sulla vita e la famiglia, in un momento di crescente confusione, di cui è significativa espressione la trasformazione della PAV. La nuova Accademia Giovanni Paolo II recentemente  ha corretto l’Accademia per la Vita Vaticana su eutanasia e cure palliative [qui]. 

 

Il nuovo corso della PAV è stato inaugurato dalla designazione a presidente del discusso arcivescovo mons. Vincenzo Paglia [qui] e dalla estromissione dei più ortodossi difensori della morale tradizionale, sostituiti da nuovi membri dichiaratamente abortisti, come il prof. Neil Biggar e la professoressa Katarina Le Blanc [qui - qui].

 

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore il caso del rabbino Fishel Szlajen, in contrasto con il rispetto e la difesa della vita, per la posizione sulla vita nascente emersa da un articolo apparso su Infobae dal titolo, peraltro fuorviante, «Aborto su richiesta: il crimine come diritto» [qui], nel quale egli afferma: "Solo in un caso la Bibbia ammette l’aborto, quando la vita del concepito minaccia inesorabilmente quella della madre”. Ma poi parla anche dell’anencefalia, delle patologie irreversibili o terminali che rientrano nei casi “in cui l’aborto è permesso”, sebbene con “limiti severi nei tempi e nei modi” non escludendo il frutto di una violenza sessuale. 
Sostanzialmente il rabbino afferma che la Sacra Scrittura riconosce la vita umana sin dal suo concepimento; poi però assegna priorità alla vita della donna rispetto a quella del figlio, non potendo darsi il secondo senza la prima. 
 
Ma non è una novità: anche il rabbino Avraham Steinberg, uno dei 45 membri ordinari del Consiglio Pontificio per la Vita nominato membro della PAV dopo Szlajen, aveva presentato argomenti a favore dell'interruzione della gravidanza in casi determinati, dichiarando: "un embrione non possiede lo status di persona umana durante i primi 40 giorni di gravidanza, al termine dei quali avrebbe un certo qual status, anche se non completo, di persona umana”. Con la conseguenza che “l'aborto non è ammesso dalla legge ebraica, ma se la salute fisica o psicologica della madre viene posta a un tale grado di rischio da poter essere seriamente compromessa, esso può essere lecito nonostante il fatto che - per il bene del feto - non lo permetteremmo”. “Pertanto, analizzando caso per caso, vi possono essere situazioni in cui l'aborto sia lecito, il che è probabilmente qualcosa di inaudito dal punto di vista cattolico” (ci era noto qui dove è espresso analogo sconcerto e perplessità).
Steinberg è anche a favore della ricerca sulle cellule staminali che implica la distruzione degli embrioni – proibita dalla dottrina cattolica – sempre in base al fatto che un embrione di pochi giorni (fino ai 40) “non è in alcun senso un essere umano. Pertanto la sua distruzione non è in alcun modo un omicidio. Laddove Evangelium vitae, n.63
La stessa condanna morale riguarda anche il procedimento che sfrutta gli embrioni e i feti umani ancora vivi — talvolta «prodotti» appositamente per questo scopo mediante la fecondazione in vitro — sia come «materiale biologico» da utilizzare sia come fornitori di organi o di tessuti da trapiantare per la cura di alcune malattie. In realtà, l'uccisione di creature umane innocenti, seppure a vantaggio di altre, costituisce un atto assolutamente inaccettabile.

Sull'aborto, ricordiamo che nell'“Evangelium Vitae”, n.62 Giovanni Paolo II afferma solennemente:

Pertanto, con l'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi — che a varie riprese hanno condannato l'aborto e che nella consultazione precedentemente citata, pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina — dichiaro che l'aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale. Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa.

Ѐ la stessa enciclica con la quale, al n.98, Giovanni Paolo II fonda l'Istituzione ora pesantemente alienata:

Anche gli intellettuali possono fare molto per costruire una nuova cultura della vita umana. ... Alimentando il loro genio e la loro azione alle chiare linfe del Vangelo, si devono impegnare a servizio di una nuova cultura della vita con la produzione di contributi seri, documentati e capaci di imporsi per i loro pregi al rispetto e all'interesse di tutti. Proprio in questa prospettiva ho istituito la Pontificia Accademia per la Vita con il compito di «studiare, informare e formare circa i principali problemi di biomedicina e di diritto, relativi alla promozione e alla difesa della vita, soprattutto nel diretto rapporto che essi hanno con la morale cristiana e le direttive del magistero della Chiesa».
E dunque ci chiediamo: è ammissibile che nell'ambito di un contesto accademico della Santa Sede  venga contraddetto il Magistero della Chiesa, la cui conoscenza della natura umana e della legge naturale è fondata su un patrimonio di fede e sapienza millenario? Purtroppo è solo una delle innumerevoli discrasie che dobbiamo registrare ogni giorno, che operano guasti a ritmo sempre più accelerato all'interno della Chiesa. A noi la denuncia e la preghiera, ai pastori le vie di fatto.
Maria Guarini
   

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.