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Fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 19/11/2019

Approfittiamo di un commento per nulla marginale per un utile approfondimento di una della tante tematiche poste dal Sinodo per l'Amazzonia, su cui fervono i dibattiti. Qui indice articoli precedenti.


Scrive Andrea Sandri:
 
"Dopo le dichiarazioni etno-nazionaliste di Obrador sul passato pagano del Messico, l’arrivo dello Stregone boliviano potrebbe accendere l’incendio anche in una terra in cui, finora, non c’è mai stato sincretismo, nemmeno nei più reconditi villaggi del Sud.D’altronde il crollo della Spagna ha a che fare con tutto ciò. Bisognerebbe rileggere il “Serpente piumato” di D. H. Lawrence che era buon amico di Aldous Huxley, un altro profeta degli sviluppi postcristiani del moderno. Queste élites esoteriche giocavano perfettamente tra il progetto e il loro stesso sgomento per i risultati evocati."
 
La rilettura auspicata da Sandri è stata di recente fatta da Paolo Pasqualucci nel par. 4 del suo lungo saggio pubblicato qui sulle aberrazioni della cosiddetta "teologia india", grazie alla quale ci si vogliono ora imporre i culti idolatrici del paganesimo amerindio. Nel par. 4 dal titolo "Lo Instrumentum Laboris dà corpo alle profezie anticristiane dei letterati decadenti e neopagani degli anni trenta del Novecento affascinati dalle tenebrose religioni amerindie".  Il paragrafo contiene una stroncatura di Lawrence, autore sopravvalutato, icona della Rivoluzione Sessuale incombente. Per questo lo stralcio dal ponderoso testo integrale di cui al link sopra e lo riprendo di seguito.
 
4. Lo ‘Instrumentum Laboris’ dà corpo alle profezie anticristiane dei letterati decadenti e neopagani degli anni Trenta del Novecento affascinati dalle tenebrose religioni amerindie.
 
Tre le due guerre mondiali queste religioni furono riportate in vita a livello letterario da celebri scrittori, ben al di là delle contemplazioni esotiche stile Belle Époque. Su tutti l’inglese D. H. Lawrence, l’autore dell’un tempo celebre Lady Chatterley’s Lover,  in un suo lambiccato, plumbeo romanzo ambientato in Messico, intitolato The Plumed Serpent, nel quale immaginava l’emergere di un movimento settario nel Messico stravolto dalle lotte civili degli anni Dieci e Venti del secolo scorso, riproponente il culto degli antichi e feroci dèi locali, in sostituzione del cattolicesimo, professato dalla stragrande maggioranza della popolazione ma avversato dalla borghesia progressista al potere, fortemente anticlericale. Alla sensibilità malata di Lawrence piaceva la religiosità azteca perché privilegiava la razza, la carne, la sensualità più greve e sfrenata, impastata del sangue dei sacrifici animali e soprattutto umani di prigionieri, schiavi, donne, bambini. Egli immagina che un gruppo di intellettuali e signori della guerra messicani riesca a sedurre i contadini, guidandoli ad installare gli antichi idoli nelle chiese cattoliche occupate, dopo avervi fatto sparire i simboli cristiani; chiese ulteriormente profanate da esecuzioni di mariuoli e criminali nella forma dei sacrifici umani degli Aztechi (cap. XXIII, La notte di Huitzilpotli).  Nel cap. XXI, L’apertura della chiesa, le guardie del protagonista del revival idolatra, impersonante la parte di Quetzalcoatl redivivo, apostrofano la folla dei “fedeli” nella chiesa notturnamente occupata, con un’acclamazione che oggi, dopo aver preso visione dello Instrumentum laboris e delle oscenità liturgiche che sta già provocando, suona sinistramente attuale:  
 
“Maria e Gesù v’hanno lasciato, Sono andati a rinnovarsi,Ed è venuto Quetzalcoatl!È il vostro Signore, ed è qui!”.[88]
 
 
Il romanzo si conclude con la protagonista, un’irlandese vedova, alla ricerca irrequieta del Maschio, che “sposa” uno dei capi della setta con un rito per così dire “azteco”. L’officiante si crede (senza ironia) la reincarnazione di Quetzalcoatl, come sappiamo dio delle arti e mestieri, della civiltà, del vento, etc; lo sposo invece di Huitzilopotli, dio della guerra e del sole, il dio nazionale del Messico azteco, il principale beneficiario dei sacrifici umani; mentre la sposa si doveva immedesimare in una divinità femminile, Malintzi simbolo della luna, della primavera.
 
 Lawrence vedeva nel sesso lo scopo della vita, l’unica fonte dell’autentica felicità. Ricama sino alla noia sulla forza e importanza dell’eros, inteso però da lui in modo sostanzialmente e  animalesco perché del tutto materiale, come manifestazione insopprimibile del sangue, della razza, dell’istinto, del piacere – al punto da infliggerci le  meditazioni della protagonista sul modo migliore per lei di provare l’orgasmo nel rapporto intimo col maschio; pagine indecorose, anche se non sordide come certi passaggi del monologo al femminile che chiude il coevo Ulysses, e non volgari e oscene come quelle copiosamene dedicate allo stesso argomento dalla posteriore letteratura femminista, che l’opera di Lawrence per vari aspetti comunque anticipa.  La “liberazione sessuale” poteva realizzarsi solo sul cadavere dell’etica cristiana, della nostra religione, invocando per tutti il ritorno al paganesimo del tempo che fu, apprezzato per la sua componente sfrenatamente sensuale non certo per l’etica di tipo stoico o le speculazioni platoniche e neoplatoniche sul Divino e l’anima immortale.  In questo, Lawrence è chiaro e perversamente coerente: anche gli irlandesi, egli li incita a ritornare agli dèi della loro arcaica, tenebrosa mitologia, sicuro che “la loro voce non è stata soffocata nel sangue vivente”.[89]
Le torbide fantasie di un Lawrence  sembrano oggi realizzarsi, si potrebbe dire, ad opera proprio di sacerdoti e intellettuali cattolici degeneri, intrisi di modernismo sin alla radice dei capelli.  Si tratta, come si è visto, di autentici nemici della vera dottrina e pastorale, distruttori della fede, del tutto indifferenti al destino eterno delle anime.  Sono, in termini paolini, “falsi fratelli”, i quali, come ha sottolineato mons. Schneider, cercano di imporre ai poveri popoli dell’Amazzonia, “le loro decadenti ideologie ed eresie teologiche fabbricate in Europa”; imbevute, sottolineo, di tutti i veleni della pseudocultura occidentale contemporanea, dall’ecologismo d’accatto al vulgar marxismo al sociologismo al femminismo all’esaltazione stile new age del primitivo.[90]  Ma in realtà, queste “decadenti ideologie”  possono osare di volerle  imporre a tutta la cattolicità, grazie all’appoggio di cui hanno finora goduto – incredibile dictu - presso il Papa regnante.
 
Il romanzo di D. H. Lawrence uscì in versione definitiva nel 1926. L’autore morì di tisi nel 1930, a 45 anni.  Con l’emancipata moglie tedesca, risiedette più volte nel Messico, all’inizio degli anni venti.  Finì il romanzo nel 1925. Si trovava in Messico quando era già in pieno sviluppo, dall’anno precedente, la feroce persecuzione contro la religione cattolica, inaugurata dal governo laico e anticlericale del presidente-dittatore Plutarco Elías Calles; persecuzione che provocò, dopo inutili proteste pacifiche di massa, la rivolta armata dei Cristeros (1926-1929).[91] Ma non sembra che questo fatto macroscopico abbia la giusta eco nel romanzo, pur rivisto dall’autore fino all’autunno del 1925.  Troppo forte l’odio per il cristianesimo da parte di questo profeta della Rivoluzione Sessuale.  L’unico accenno all’incombente rivolta utilizza la (relativa) libertà dell’artista per stravolgere completamente i fatti:  il presidente Montes (Calles) sopprime il culto cattolico dopo che fanatici guidati dai preti si erano ribellati all’avanzata dei vecchi dèi e impone l’antico paganesimo come religione nazionale.[92]
 
  Così scrive Lawrence, quando era vero l’opposto:  le masse cattoliche cominciarono a ribellarsi solo  d o p o  che la loro religione era stata di fatto soppressa da Calles (che si dichiarava ateo e non imponeva ritorni all’antico paganesimo), con una serie di misure legislative e di polizia fortemente vessatorie, attuanti le norme anticlericali della Costituzione del 1917, fin allora saggiamente disapplicate dai suoi predecessori. E la ferocia della persecuzione, la proibizione del culto pubblico, la caccia all’uomo nei confronti dei preti che non ottemperassero alle severe restrizioni, continuate di fatto per un certo tempo anche dopo la fine dei combattimenti, sono esposte con artistica e veritiera incisività dal famoso scrittore cattolico inglese Graham Green, nel romanzo Il potere e la gloria, scritto nel 1940, dopo che nel 1938 si era recato in Messico a documentarsi.[93]
 
Il Messico fatto rivivere nel romanzo di Lawrence sembra autentico ma, a ben vedere, lo è assai poco.  Lawrence, cui non mancavano capacità di osservazione e di costruire l’ambiente dei suoi personaggi, soprattutto mediante i dialoghi fra gli stessi, sembra tuttavia vedere i messicani come una razza inferiore, studiata da lui come l’insetto dall’entomologo, con applicazione di una psicologia di taglio positivistico.  E studiata, questa razza “rossa”, per dimostrare, imporre determinate tesi.  Egli appartiene alla categoria degli scrittori a tesi, ai quali è per ciò stesso preclusa la grandezza.
 
Ne risulta un quadro deformato, comprovato dal suo giudizio errato sul cattolicesimo del popolo messicano, in realtà profondamente radicato.  “Gesù – scrive – non è un Salvatore per i messicani.  È un Dio entrato morto nella loro tomba.  Come un minatore è sepolto sottoterra dalle frane delle gallerie, cosí intere nazioni vengono sepolte dai lenti depositi del loro passato.  A meno che non arrivi qualche Salvatore, qualche Redentore e non apra una nuova via verso il sole.  I bianchi arrivarono ma non portarono la redenzione nel Messico.  Al contrario, alla fine si trovarono chiusi essi stessi nella tomba col loro Dio morto e con la razza che avevano soggiogata”.[94] Pertanto, agli occhi della protagonista del romanzo, l’emancipata irlandese Kate, la fede dei messicani era solo superstizione. Mostrandosi inizialmente scettica sulla “missione” neo-pagana dei suoi amici accaniti a risuscitare idoli dai nomi illeggibili, afferma: non vale la pena  far quello che fate, “cercare di far cambiare religione a questa gente.  Se pure hanno una religione da cambiare.  Io non credo che siano tanto religiosi.  Sono solo superstiziosi, ecco.  Per me io non posso soffrire della gente che si trascina ginocchioni sul pavimento d’una chiesa, e che tiene le braccia alzate per ore e ore.  C’è qualcosa di stupido, di falso in questo.  Non è un Dio ch’essi adorano.  Ma solo qualche piccola potenza malvagia…”.[95]
 
In questo giudizio, nel quale Lawrence fa parlare tutto il suo disprezzo per il popolo messicano oltre che per il culto cattolico, appare un classico errore dei miscredenti, dovuto anche ad ignoranza del vero sentimento religioso: l’errore di ritenere la preghiera una forma di superstizione.  Non credendo, essi non capiscono il senso della fede nel vero Dio: per essi, il culto è solo una superstizione da abolire, a cominciare dalla preghiera.  Odiano le nostre preghiere perché il pregare Dio umilmente ogni giorno, per impetrare la sua Misericordia, per se stessi e per la salvezza di tante anime, offende la loro smisurata superbia.
 
La falsità dei perentori giudizi di condanna di Lawrence è dimostrata anche dalla rivolta dei Cristeros, ampia e tenace rivolta popolare, spontanea, con poche armi e pochi mezzi, senza appoggi dall’esterno, in difesa della fede gravemente perseguitata e della libertà di culto.[96]  Questo era il motivo principale della sollevazione anche se vi si mescolavano ragioni di giustizia sociale, appartenendo al fronte dei persecutori parte notevole della borghesia possidente, miscredente e legata alle Logge.  Nel 1929 l’insurrezione guerrigliera era giunta a controllare quasi metà del Paese, tagliandolo in due, rinchiudendo i governativi nelle città e giungendo ad un passo da quella che sembrava la vittoria finale. Si giunse invece ad una improvvisa fine delle ostilità in cambio di una soluzione di compromesso.  Si decise che la Chiesa non poteva rientrare in possesso delle sue proprietà, sottrattele dal governo, ma poteva esercitarne l’uso; il culto pubblico poteva di fatto riprendere; i sacerdoti potevano di nuovo esser consacrati dai rispettivi vescovi, le campane tornare a suonare. Ma la costituzione non si toccava. La soluzione di compromesso fu mediata e forse imposta dagli Stati Uniti, schieratisi dal lato dei governativi persecutori con invii di aiuti di ogni tipo, e accettata (o subìta) dal Vaticano. Essa non impedì ai governativi di effettuare in certe zone sanguinose rappresaglie a guerra finita, cosa che provocò una striscia di sangue prolungatasi sin quasi al 1940, quando fu eletto un presidente cattolico.  La ribellione, che ebbe il senso di una Cristiada, di una Crociata contro l’Anticristo al potere che sopprimeva il culto e perseguitava tutti i cattolici, anche se non appoggiata ufficialmente dai vescovi, dimostrava, ammesso ce ne fosse stato bisogno, che Cristo non era certo “entrato morto” nell’anima del popolo messicano.
 
Nonostante le crudeltà iniziali della Conquista, quando si combatteva da entrambe le parti senza quartiere, e il posteriore, duro sfruttamento economico da parte dei peggiori fra i titolari di encomiendas - il popolo messicano fu liberato dagli orrori ben più gravi della crudele e nefanda religione antropofaga degli Aztechi e dal loro sistema di governo castale e schiavistico, fondato sulle razzie e le sistematiche guerre.

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[88] David Herbert Lawrence, Il serpente piumato, tr. it. di Elio Vittorini, con cronologia, vita dell’autore, antologia critica e bibliografia a cura di Piero Nardi, Mondadori, 1935, Oscar, 1970, p. 441. Nell’originale inglese: “Mary and Jesus have left you, and gone to the place of renewal./ And Quetzalcoatl has come. He is here./ He is your Lord” (D. H. Lawrence, The Plumed Serpent, edited with an introduction and notes by L. D. Clark and Virginia Crosswhite Hyde, Penguin, 1994, p. 337).
[89] David Herbert Lawrence, op. cit., cap. XXVI, Kate sposa, p. 533; 536-538.  La voce dell’antico, lascivo e lugubre paganesimo celtico era invece fortunatamente spenta da molti secoli, grazie al cristianesimo. La sta facendo risentire oggi di nuovo la corruzione dei costumi, alimentata da ideologie irrazionali e perverse, penetrate anche nel clero, che sono riuscite ad influenzare classi dirigenti incolte e inadeguate. La riproposizione del paganesimo amerindio non è un’esclusiva di Lawrence, come ben  sappiamo. Era presente nella saggistica che cercava di rivalutare la cultura india del passato, nel filone cosiddetto “indigenista”, anche se in toni e sfumature diverse.  Un’esaltazione della religione degli Inca troviamo in un bislacco e intellettuale romanzo di uno scrittore di destra come Pierre Drieu La Rochelle, una sua opera minore: L’homme à cheval, edito nel 1943 da Gallimard, ambientato nel Perù.  Egli profetizza che gli indios sarebbero risorti dalla loro secolare pigrizia, con la loro cultura e religione: allora “le christianisme y succombera ou se transformera” (op. cit., pp. 196-197). Per la presenza del filone amerindio nella saggistica neopaganeggiante francese, vedi, per puntuali notazioni critiche ai suoi evidenti travisamenti, Jean Dumont, op. cit., p. 97 et passim.
[90] Mons. Schneider, op. cit., p. 9/11.
[91] Sulla rivolta dei Cristeros, vedi: Paolo Gulisano, Viva Cristo Re! Cristeros: il martirio del Messico 1926-29,  con Prefazione di Franco Cardini, il Cerchio, 1999, pp. 147. Il merito di questo breve saggio consiste soprattutto nel far emergere con la dovuta chiarezza la predominante componente religiosa della guerra civile, che la storiografia prevalente credo tenda a sottovalutare, accentuando il motivo della lotta di classe, contadina, per le riforme agrarie. Motivo che pure ci fu ma secondario rispetto a quello religioso in senso stretto.  Giusta enfasi viene data alle figure dei martiri della Crociata, in particolare a quella del giovane gesuita padre Miguel Augustin Pro, fatto proditoriamente fucilare dal presidente Calles, assieme a uno dei suoi fratelli (capp. VI-VIII). Peccato che l’Autore non ci dica praticamente nulla delle operazioni militari e non ci faccia capire come mai stesse vincendo l’esercito più debole e meno armato. L’Autore, inoltre, in maniera incomprensibile, intreccia al tema principale la ben nota polemica antiunitaria oggi di moda in Italia nell’ambito dei c.d. “tradizionalisti”, lasciandosi ad un certo punto andare a un singolare paragone fra il compromesso finale cui si piegò la gerarchia cattolica messicana nel 1929  e i Patti Lateranensi conclusi lo stesso anno, stipulando i quali, scrive, “la Segreteria di Stato mise i cattolici italiani sotto la “tutela” del Fascismo, rinunciando definitivamente alla constestazione dei presupposti e dei fondamenti ideologici dello Stato italiano nato contro la Chiesa, quello Stato che si era consolidato stabilmente solo con lo spaventoso “battesimo di sangue” della Prima Guerra Mondiale, che aveva imposto agli italiani i dogmi del nazionalismo di ispirazione massonica” (p. 143).  Una tipica tirata propagandistica neolegittimista, di quelli che vorrebbe riportarci all’Italia preunitaria, quando eravamo il Campo Giochi delle grandi potenze europee e aperti a tutte le incursioni piratesche; di quelli che ritagliano i fatti a modo loro, vedendo il fascismo come  un “nazionalismo di ispirazione massonica” quando il fascismo al potere per prima cosa soppresse la massoneria e per seconda sistemò in modo reciprocamene soddisfacente la Questione Romana, per lo scorno di tutti i massoni e anticlericali; di quelli che non hanno ancora capito che la Chiesa sottoscrisse i Patti, che le restituivano la necessaria libertà d’azione nel temporale con una forma statale adatta ai tempi, dopo essersi resa conto che la perdita del decrepito potere temporale d’un tempo rappresentava un sostanziale vantaggio per quella stessa libertà d’azione.
[92] Il serpente piumato, tr. it. cit., pp. 534-353.
[93] Graham Green, The Power and the Glory, Penguin, 1962.
[94] Il serpente piumato, tr. it. cit., pp. 195-196.  La traduzione di questo passo sostanzialmente blasfemo è letterale.  Si tratta del cap. VIII, Night in the House. “For Jesus is no Saviour to the Mexicans. He is a dead god in their tomb.  As a miner who is entombed underground…” (D. H. Lawrence, The Plumed Serpent, edited with an introduction and Notes by L. D. Clark and Virginia Crosswhite Hyde, Penguin, 1995, p. 136.  Il testo riproduce l’edizione definitiva come apparsa nella Edizione Cambridge delle Opere di D. H. Lawrence, del 1987. Il sopravvalutato Lawrence è considerato un’icona della letteratura inglese contemporanea). 
[95] Il serpente piumato, tr. it. cit., p. 412.

[96] Sulla profondità del sentimento religioso popolare dimostrato dalla rivolta, cfr. : Casanova, op. cit., p. 26.

   

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