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Fonte magister.blogautore.espresso.repubblica.it 29/09/2019

Autore Sandro Magister

Müller

“Se non vogliamo che il cosiddetto ‘cammino sinodale’ in Germania o il sinodo amazzonico finiscano nel disastro di un’ulteriore secolarizzazione della Chiesa…”.

Il cardinale tedesco Gerhard Müller, 72 anni, prefetto della congregazione per la dottrina della fede dal 2012 al 2017, ha lanciato il suo ennesimo grido d’allarme contro gli incombenti due sinodi da una tribuna carica di significato, quella dei “Ratzinger Schülerkreise”, cioè dell’antica e della nuova cerchia degli allievi di papa Benedetto XVI quand’era docente di teologia.

L’ha fatto sabato 28 settembre dentro le mura vaticane, nel Pontificio Collegio Teutonico, in un simposio dal titolo “Sfide attuali per l’ordine sacro”, tutto finalizzato a “ricomprendere l’ordine sacro in una prospettiva sacramentale”, la sola teologicamente valida, come riaffermato dal Concilio Vaticano II e approfondito dall’insegnamento di Ratzinger.

Oltre a Müller, sono intervenuti come relatori il cardinale Kurt Koch, presidente del pontificio consiglio per l’unità dei cristiani, e i professori Karl‐Heinz Menke, Christoph Ohly, Ralph Weimann, Esther Gómez e Marianne Schlosser. Quest’ultima – che insegna teologia a Vienna, fa parte in Vaticano della commissione teologica internazionale ed è stata insignita nel 2018 del Premio Ratzinger – si è polemicamente dimessa lo scorso 21 settembre dal sinodo messo in moto in Germania, dove era stata associata come esperta al forum sul ruolo della donna nella Chiesa, palesemente orientato a conferire anche alle donne l’ordine sacro.

Nell’avvio della sua relazione – dal titolo: “Quali sono i presupposti per ricevere il sacramento dell’ordine?” – il cardinale Müller ha preso chiaramente di mira, pur senza citarlo, l’”Instrumentum laboris”, il documento base del sinodo sull’Amazzonia, con la sua esaltazione del “buon selvaggio” addirittura come fonte di divina rivelazione:

“Solo Gesù Cristo […] è la ragione, il contenuto e la misura della nostra fede, e non un Dio pagano che ci parla nei miti e nelle utopie, nella dinamica degli eventi, nei processi da noi avviati, nel sangue della razza, nello spirito popolare o nelle realtà immorali della vita. La teologia riconosce come ‘locus theologicus’ soltanto l’unica Parola di Dio nella Sacra Scrittura e nella tradizione, mentre il Magistero può solo rivendicare un’autorità interpretativa. Presumere o riconoscere oltre alla pienezza della rivelazione di Cristo ulteriori presunte rivelazioni di Dio nei processi dinamici della coscienza popolare o nelle realtà della vita […] non è altro che un risorgente ‘neopaganesimo’, respinto già con veemenza da papa Pio XI nella sua enciclica ‘Mit brennender Sorge’ contro la falsificazione nazionalsocialista del concetto cristiano di rivelazione”.

Ma Müller non ha mancato di dare una stoccata anche al sinodo tedesco, per la sua sottomissione allo spirito del tempo:

“Questo vale per tutti i vecchi miti pagani, come anche per i miti neopagani del capitalismo liberista, del marxismo socialista e delle narcisistiche ideologie “omo” e “gender”, […] se non vogliamo che il cosiddetto ‘cammino sinodale’ in Germania o il sinodo amazzonico finiscano nel disastro di un’ulteriore secolarizzazione della Chiesa”.

Più avanti, Müller ha insistito sulla conformità a Cristo del ministro ordinato, con un’altra frecciata contro chi presume di riscrivere a modo suo il Vangelo:

“Il significato del ministero degli Apostoli, esercitato nella sua pienezza dal vescovo e nelle varie forme di partecipazione dai sacerdoti e diaconi, può essere compreso e spiegato soltanto alla luce della missione affidata a Gesù dal Padre per la salvezza del mondo. È partecipazione degli uomini alla missione e all’autorità di Gesù (Lumen Gentium 19-21). […] Ne consegue che […] non devono reinventare il cristianesimo, considerando se stessi più saggi di Gesù stesso, il quale – così si sostiene – sarebbe ancora limitato dalla vecchia visione del mondo e i cui insegnamenti avrebbero urgente bisogno di essere adattati al pensiero illuminato dei suoi discepoli di oggi”.

Solo marginalmente ha toccato la questione del celibato, facendo riferimento alla primitiva Chiesa apostolica:

“Non c’era ancora il celibato, ma il futuro sacerdote doveva essere marito di una sola donna, presupponendo che, dopo la morte della moglie, non si sarebbe risposato”.

Al celibato del clero ha invece dedicato buona parte della sua relazione Marianne Schlosser, dandone ragione soprattutto come “condivisione del modo di vita di Gesù”, tanto più appropriata per coloro che, col sacramento dell’ordine, “partecipano al sacerdozio di Cristo”.

In quest’altra pagina di Settimo Cielo può essere letta integralmente la relazione del cardinale Müller, in traduzione italiana:

> Quali sono i presupposti per ricevere il sacramento dell’ordine?

Mentre questo è il rimando al messaggio – il primo da loro mai emesso collegialmente – con cui i “Ratzinger Schülerkreise” presentano il simposio da loro promosso:

> Messaggio del simposio pubblico: “Sfide attuali per l’ordine sacro”

   

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