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Categoria principale: Vita della Chiesa
Categoria: Sinodo 2018
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Fonte marcotosatti.com 28/10/2018

Autore Marco Tosatti

Qualche spigolatura a Sinodo concluso. Vediamo alcuni punti del documento – decine di pagine, più di centosessanta paragrafi – in cui si trova di tutto e anche di più, e che dubitiamo fortemente che i giovani di tutto il mondo, per quanto cattolici, si strapperanno l’un l’altro dalle mani nella furia di potervisi abbeverare.

Cominciamo dal N. 146, che potrebbe riguardare direttamente non tanto Stilum Curiae – che non rivendica niente altro se non di fare informazone – quanto altre realtà ben più importanti di noi. Eccolo:

“146. Il Sinodo auspica che nella Chiesa si istituiscano ai livelli adeguati appositi Uffici o organismi per la cultura e l’evangelizzazione digitale, che, con l’imprescindibile contributo di giovani, promuovano l’azione e la riflessione ecclesiale in questo ambiente. Tra le loro funzioni, oltre a favorire lo scambio e la diffusione di buone pratiche a livello personale e comunitario, e a sviluppare strumenti adeguati di educazione digitale e di evangelizzazione, potrebbero anche gestire sistemi di certificazione dei siti cattolici, per contrastare la diffusione di fake news riguardanti la Chiesa, o cercare le strade per persuadere le autorità pubbliche a promuovere politiche e strumenti sempre più stringenti per la protezione dei minori sul web”.

Un paio di considerazioni. Come verrebbe classificato VaticanNews su cui mons. Dario Edoardo Viganò ha dato vita all’imbarazzante operazione di strumentalizzazione, omissione di parti rilevanti, e copertura fotografica taroccata di altre parti rilevanti di una lettera del Pontefice? Posto che crediamo che questo paragrafo nasca soprattutto dalla fervida testolina dei pianisti del Sinodo, ci chiediamo: ma non hanno se non quello della vergogna, il senso dell’umorismo? L’idea di proporre un Indice al contrario – certifichiamo D.O.C. o di D.O.C.G. siti cattolici -, quando nelle università cattoliche di mezzo mondo si predicano tesi e ipotesi contro il Catechismo e il Magistero, muove al riso. Forse però è una buona idea, e ha una sua utilità per i lettori: che se vogliono conoscere la realtà delle cose, e vedono il marchio di origine controllata, possono semplicemente evitarlo, sicuri della presenza dell’autocensore…

 

Il secondo capitolo è lungo, e riguarda la sessualità. Due paragrafi, che riproduciamo:

Nell’attuale contesto culturale la Chiesa fatica a trasmettere la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità, così come emerge dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Papi. Appare quindi urgente una ricerca di modalità più adeguate, che si traducano concretamente nell’elaborazione di cammini formativi rinnovati. Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità capace anche di dare il giusto valore alla castità, mostrandone con saggezza pedagogica il significato più autentico per la crescita della persona, in tutti gli stati di vita. Si tratta di puntare sull’ascolto empatico, l’accompagnamento e il discernimento, sulla linea indicata dal recente Magistero. Per questo occorre curare la formazione di operatori pastorali che risultino credibili, a partire dalla maturazione delle proprie dimensioni affettive e sessuali.Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro «orientamento sessuale» (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1 ottobre 1986, n. 16).

Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.

 

Una prima annotazione: la totale scomparsa del Catechismo della Chiesa Cattolica. Che dovrebbe avere, almeno per i cattolici, i vescovi, i cardinali e il Pontefice un certo valore.

Nelle righe che abbiamo letto non c’è l’acronimo LGBT, infilato dai soliti pianisti nell’Instrumentum Laboris, senza che nessuno, nella fase preparatoria ne avesse parlato o richiesto (ahi ahi, eminenza Baldisseri…). Ma ci sono alcune frasi che nella loro ambiguità hanno fatto drizzare le orecchie a omosessuali cattolici attenti a far sì che la Chiesa per eccesso di amore non normalizzi pratiche e stili di vita pericolosi in ogni senso. Nota per esempio Joseph Sciambra, di cui abbiamo già parlato e di cui consigliamo la lettura: “L’inclusione della parola ‘integrare’ nel documento del Sinodo, riferito ai giovani che sperimentano l’attrazione verso lo stesso sesso, è un assoluto disastro. Integrare è una parola codice spesso usata dai cattolici LGBT per confermare un orientamento LGBT nella persona”.

 

E a questo proposito vi presentiamo uno screenshot di un sito cattolico LGBT in cui si dice che “Il catechismo definisce la castità come l’integrazione della sessualità nella persona’. La castità non significa ‘non fare sesso’, la castità vuol dire essere sicuri che ogni atto sessuale che accade nelle nostre vite sia con tutto il nostro essere”…E continua dicendo che chi pratica sesso con qualcuno dello stesso sesso non va contro Dio, e non sta peccando. Ci sembra che il Catechismo, San Paolo, tutta una tradizione giudeo-cristiana, e una certa quantità di santi si siano espressi in maniera un po’ diversa sulla sodomia in particolare, ma anche su altro; che non è un portato dei tempi moderni, ma già esisteva ab antiquo. Nulla di nuovo, insomma; se non il desiderio di alcuni prelati di normalizzare il tutto. Cosicchè, come dice il card. Maradiaga, grande consigliere del Pontefice, se McCarrick sodomizza seminaristi e giovani preti è un “fatto privato”, o tutt’al più una “questione di ordine amministrativo”.

Poi, naturalmente, c’è James Martin, sj, che, deluso – almeno parzialmente – scrive che “mentre a #Synod2018 i delegati dibattono se mai menzionare il popolo LGBT nel loro documento finale, MatThew Shepard, che fu picchiato e ucciso per essere gay, è collocato a riposare nella Cattedrale Nazionale di Washington. Nel Vangelo di oggi Gesù chiede ‘Perché non leggete i segni dei tempi’”. Subito è giunto un commento su twitter: “Un bel tentativo di ricatto morale per cui “chi non mette il linguaggio LGBT nel documento del #Synod2018” è insensibile alla morte (con ombre di questioni di droga) di questo ragazzo”.

E in effetti la morte di Matthew Shepard elevato agli altari del mondo LGBT, potrebbe – anzi probabilmente è – legata a questioni diverse.

C’è un libro, a cui vi rinviamo, scritto dopo tredici anni di indagini, da uno scrittore omosessuale, e di cui il Guardian, certamente non sospetto di bigotteria anti-gay, ha scritto:

“Che ruolo hanno avuto Crystal Meth (una droga potente, n.d.r.) e altri fattori precedentemente sottostimati nel brutale omicidio dello studente universitario gay Matthew Shepard? The Book of Matt è un racconto ammonitore di pagine che umanizza e de-mitologizza Matthew mentre segue le prove in cui conduce, senza riguardo per la politica che da tempo ha partecipato a questa tragedia americana.

Verso la fine del 6 ottobre 1998, il ventunenne Matthew Shepard lasciò un bar a Laramie, nel Wyoming, con due presunti “estranei”, Aaron McKinney e Russell Henderson. Diciotto ore più tardi, Matthew fu trovato legato a un recinto di tronchi alla periferia della città, incosciente e appena vivo. Era stato colpito con la pistola così severamente che il ciclista di mountain bike che aveva scoperto la sua struttura malconcio lo aveva scambiato per uno spaventapasseri di Halloween. Durante la notte, un mito politicamente conveniente ha preso il posto di fatti importanti. Quando Matthew morì pochi giorni dopo, il suo nome era sinonimo di odio anti-gay.

Stephen Jimenez è andato a Laramie per studiare la storia dell’omicidio di Matthew Shepard nel 2000, dopo che i due uomini condannati per averlo ucciso erano andati in prigione, e dopo che i media nazionali erano andati avanti. Il suo scopo era quello di scrivere una sceneggiatura su quello che lui e il resto della nazione ritenevano essere un caso aperto di violenza bigotta. Da gay, sentiva un ulteriore imperativo morale per raccontare la storia di Matthew. Ma quello che Jimenez alla fine trovò nel Wyoming era una rete intricata di segreti. La sua indagine approfondita lo ha anche immerso profondamente nel mondo mortale del narcotraffico. Nel corso di un’indagine durata tredici anni, Jimenez viaggiò in venti stati e Washington DC e intervistò più di cento fonti nominate.

Il Libro di Matt è sicuro di susictare passioni e ispirare il dialogo mentre ri-inquadra questo crimine mal interpretato e il suo cast di personaggi, dimostrando inconfutabilmente che Matthew Shepard non è stato ucciso per essere gay ma per ragioni molto più complicate – e scoraggianti”. Ora, se James Martin sj non conosce questo libro, ci stupiamo, sapendo quanto grande sia la cultura dei gesuiti; e se lo conosce e non si pone dubbi sull’uso ufficiale fatto di questa morte, anzi cerca di utilizzarlo anch’egli, beh….

Il terzo capitolo di queste spigolature accenna al Sinodo stesso, a come è stato condotto e alla sua – discutibile – utilità. Dice un vescovo: “Il documento finale del #Sinodo è una specie di catalogo #Ikea” dice un #vescovoirritato con la macchinosità del #Vaticanoin cerca di un consenso. La Chiesa Cattolica è incapace di far arrivare un messaggio concreto ai giovani”. La fonte è l’Agence France Presse, non uno dei siti che cadranno sotto la scure dell’Indice futuro ecclesiastico. Leggetevi l’articolo, in spagnolo, è molto interessante.

Poi c’è stato il problema del documento finale. Che era solo in italiano. L’arcivescovo Chaput ha protestato, e qualcuno ha scritto su Twitter: “Come possono i Padri sinodali votare su un documento che non hanno avuto il tempo di leggere, in una lingua che molti di loro non conoscono (l’italiano) con un nuovo ‘vaso di Pandora’ aperto dall’inserimento di temi controversi nel testo finale?”. Persino Robert Mickens, de La Croix International, un collega super-bergoglista ha commentato: “Ho detto la stessa cosa nel mio ultimo (articolo, o post n.d.r.) : ‘ Come diavolo possono quelli che non conoscono l’italiano pensare di poter offrire responsabilmente critiche, o offrire emendamenti o votare su qualche cosa che non possono capire?…Questo è ‘un vero scandalo, nel senso di essere una pietra di inciampo’”.

Vi rimandiamo al post di ieri sul Sinodo, chiedendovi di rileggerlo alla luce di questi fatti e considerazioni, Buona domenica.

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