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Fonte lanuovabq.it  21/10/2014

Autore Rino Cammilleri



Il gran dibattito che si fa oggi tra cattolici sui temi morali –ma anche pastorali e perfino dottrinali- può essere segno di una “crisi” all’interno della Chiesa che, secondo alcuni, avrebbe perso la trebisonda. Ma può essere anche segno di vitalità e di passione. Insomma, pure qui si avrebbe, misteriosamente, quell’«et-et» che uno scrittore cattolico come Vittorio Messori ha posto come esergo al suo sito. Il cristianesimo è, infatti, l’unico luogo in cui i contrasti convivono e si compongono: morte-resurrezione, Vergine-madre, Dio-uomo, eccetera. 
La stessa Chiesa, con la sua struttura monarchico-aristocratico-democratica, armonizza in sé princìpi politici che in nessun altra realtà funzionerebbero a lungo. Quel che oggi ribolle, e non solo attorno ai temi discussi al Sinodo, è un confronto, a tratti anche aspro, tra una “destra” e una “sinistra” cattoliche, una spaccatura che coinvolge anche teologi e cardinali. Ci sono i cosiddetti conservatori (spiace, ma per farci capire dobbiamo adottare termini comprensibili all’uomo contemporaneo), i quali temono che, a furia di esaltare la cosiddetta. pastorale, si finisca col procedere su un piano inclinato al cui termine c’è la protestantizzazione del cattolicesimo. E ci sono i cosiddetti progressisti, alcuni dei quali non esitano a proclamare la superiorità della pastorale sulla dottrina. 
Vecchia storia, che ha portato in certi luoghi già cattolici (e ora sempre meno) alla “teologia della liberazione” e alla teorizzazione del primato dell’”orto prassi” sull’ortodossia. In soldoni, c’è chi vede la Chiesa, nei suoi vertici, troppo sbilanciata a “sinistra”, Papa compreso, e ci sono coloro per i quali non lo è abbastanza. Tra quelli di “destra” c’è chi sostiene che la deriva della Chiesa –e la sua “crisi”- sia cominciata con l’ultimo Concilio, e porta a conferma la coincidenza temporale del crollo delle vocazioni ecclesiastiche, nonché una serie di effettivi abusi, specialmente liturgici. Alcuni tra costoro non hanno esitato davanti alla via dello scisma, e non manca chi afferma che l’ultimo Papa validamente eletto sia stato Pio XII. In effetti, certi problemi sono difficili da negare, anche perché i moderni mezzi di comunicazione li mettono in tempo reale sotto gli occhi di tutti. Si aggiunga l’inedito spettacolo di due pontefici, uno effettivo e uno “emerito”, a completare il quadro. Per chi segue attentamente, poi, le vicende del governo interno della Chiesa, ecco un pontefice “effettivo” che sembra usare la manica larga con la “sinistra” e il pugno di ferro con la “destra”. 
In questo quadro non manca chi evoca scenari apocalittici, magari tirando in ballo il solito terzo Segreto di Fatima. Nei miei libri Medjugorje. Il cammino del cuore e Le lacrime di Maria (Mondadori) ho dato conto di molte delle «profezie» legate ad apparizioni della Madonna (vere o presunte), specialmente quelle riferentesi ai tempi attuali. Alcune sono davvero apocalittiche. Per esempio, il 30 maggio 2010 la Vergine avrebbe detto al (presunto) veggente Giuseppe Auricchia di Avola quanto segue: «Il mio resto fedele segue il Papa attuale, Benedetto XVI, che vogliono eliminare. Continuate a seguirlo e a rimanere fedeli a lui e all'insegnamento della mia Chiesa stabilito dagli Apostoli. Non fatevi sviare dall'apostasia e dalle eresie. Vi dico che il prossimo Papa sarà l'impostore e le forze maligne stanno dietro a questo scisma». Di cose del genere il web è pieno ma, com’è stato autorevolmente detto, internet può essere sia la Biblioteca di Alessandria che la Cloaca Magna, e ognuno ci trova quel che vuole trovarci. Tuttavia, se si getta uno sguardo sull’intera storia del cristianesimo, di momenti di “crisi della Chiesa” ce ne sono a bizzeffe. 
Oggi il motivo del contendere è la comunione ai divorziati risposati. Ma ci fu un tempo in cui il fenomeno al centro del dibattito era anche più grave: preti che addirittura si sposavano in chiesa, e ci volle la Riforma Gregoriana per risolvere il problema. Tra l’altro, a quei tempi il “dibattito” si svolgeva anche a mano armata. E ancora alla fine del XVI secolo l’Inquisizione doveva intervenire con preti che si sposavano in chiesa (alcuni avevano inventato un rito apposito). Per quanto riguarda la durata di queste “crisi della Chiesa” basti pensare che quella ariana durò dal Concilio di Nicea (325) a quello di Calcedonia (451), un secolo e un quarto, nel corso del quale il papa Liberio addirittura scomunicò sant’Atanasio, che era uno dei pochi vescovi ad aver ragione. Atanasio era per l’ortodossia (sosteneva, cioè, che Gesù Cristo fosse Dio), gli altri, Papa compreso, cercavano un compromesso per non “dividere”, per assecondare l’imperatore (al quale interessava solo la pace sociale), per venire incontro ai popoli barbari per i quali il concetto di uomo-dio era di difficile comprensione… Anche allora, insomma, quelli che invocavano il “primato della pastorale” sembravano più ragionevoli e misericordiosi dei “conservatori”. Ma attardarci con paralleli ed esempi sarebbe ozioso, giacché la storia non si ripete mai uguale e ogni “crisi” è per forza di cose diversa dalle precedenti. Tranquilli, usciremo anche dall’attuale. Anche se, magari, non saremo noi a vederne la fine.
   

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