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Fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 08/09/2018

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews - 4 settembre 2018. La testimonianza Viganò sembra aver rotto gli argini...
 
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Espressione stupita citata dal documentario
Il canale televisivo nazionale tedesco ZDF sta riproponendo un documentario prodotto lo scorso anno che afferma che papa Francesco, come arcivescovo Bergoglio di Buenos Aires, ha ignorato le richieste di giustizia per le vittime di abusi nella sua diocesi. Il documentario sta ora prendendo piede in seguito alla testimonianza dell'arcivescovo Viganò secondo cui il Papa ha coperto gli abusi dell'ex-cardinale Theodore McCarrick.
Il documentario afferma inoltre che l'arcivescovo Bergoglio, prima di diventare papa, ha partecipato senza successo alla difesa di un prete accusato di abusi. Quel prete è stato imprigionato per 15 anni dopo essere stato riconosciuto colpevole di aver abusato sessualmente di bambini.
 
Ora, alla luce del rapporto Viganò, il documentario di Martin Boudot è stato nuovamente trasmesso e attualmente sta facendo il giro del mondo di lingua tedesca. Intitolato "The Silence of the Shepherds", ha vinto il Prix Europa 2017 per i migliori documentari europei. È disponibile negli Stati Uniti col titolo "Abusi sessuali nella Chiesa: il codice del silenzio".
 
Il documentario spiega che molti sacerdoti accusati di abusi sessuali sono stati semplicemente trasferiti dai loro vescovi in altri paesi, in modo da evitare l'accusa. La seconda parte mette in evidenza la specifica condotta dell'Arcivescovo Jorge Bergoglio a Buenos Aires.
 
Il film cita un libro del 2010 intitolato in francese Sur la terre comme au ciel (On Heaven and Earth) scritto da Jorge Bergoglio e dal rabbino Abraham Skorka. In questo libro, Bergoglio ha affermato che nella sua diocesi non c'erano sacerdoti pedofili, secondo il film.
LifeSiteNews ha trovato quella citazione specifica a pagina 50 della versione inglese. Ecco cosa dice l'allora arcivescovo Jorge Bergoglio parlando di preti pedofili:
"Ora, quando succede, non puoi mai chiudere un occhio. Non puoi trovarti in una posizione di potere e distruggere la vita di un'altra persona". " Nella mia diocesi non mi è mai successo", ha aggiunto Bergoglio. Poi ha descritto quali consigli aveva dato a un altro vescovo alle prese con un caso del genere. "Gli dissi di sospenderlo dal sacerdozio, di non permettergli di continuare ad esercitare il ministero sacerdotale e di avviare un processo canonico".
Quando Bergoglio divenne Papa Francesco nel 2013, sembra aver ignorato il suo stesso consiglio. Ciò è evidenziato nel caso di un noto molestatore di bambini, p. Mauro Inzoli, che il papa, contro il parere del cardinale Gerhard Müller, ha reintegrato nelle sue funzioni sacerdotali.
 
Il documentario rivela, tuttavia, come lo stesso Bergoglio, nel redigere il suo libro del 2010, avesse effettivamente avuto un caso di un prete pedofilo in una diocesi vicina e che vi fosse coinvolto personalmente. È l'ormai famigerato padre Julio César Grassi, imprigionato per 15 anni a causa dell'abuso su bambini affidati alle sue cure nell'orfanotrofio "Happy Children Foundation".
 
Il documentario ha messo in evidenza sei presunte vittime di abusi che hanno tutte sostenuto che l'arcivescovo Bergoglio non ha mai risposto alle loro specifiche lamentele rivoltegli per iscritto quando era  arcivescovo di Buenos Aires.
 
Alla richiesta dei giornalisti del documentario se avessero mai ricevuto una risposta, tutti hanno scosso la testa in senso negativo. Alla domanda di cui sopra se Bergoglio non abbia mai avuto un prete pedofilo nella sua diocesi e se abbia detto qui la verità, una vittima, una donna, ha risposto: "Vuole che la gente ci creda, ma è una bugia".
 
Nonostante abbia contattato il futuro papa con accuse contro i preti responsabili di abusi, "nessuno di noi" ha ricevuto risposta, ha dichiarato una vittima di abuso.
"Riceve tutte le celebrità come Leonardo di Caprio" ha continuato una donna ", ma per noi, nemmeno una lettera veloce per dire che gli dispiaceva".
"Non mi aspetto niente da lui. Non credo in lui", ha aggiunto un'altra donna.
Una terza donna ha spiegato: "Ho sofferto molto e sono molto delusa". Ha parlato con le lacrime agli occhi: "Perché il Papa non ha fatto nulla quando era arcivescovo qui". E ha continuato: "Tutti mi hanno detto scrivigli, è obbligato a rispondere. Ma niente".
 
Riflettendo su queste risposte, il commentatore ha detto: "Come arcivescovo di Buenos Aires, Papa Francesco era apparentemente sordo all'angoscia di queste vittime".
 
Mentre il documentario continua, evidenziando altri casi di vittime, alcuni hanno espresso la loro convinzione che Bergoglio "abbia cercato volontariamente di deviare il corso della giustizia".
 
Il riferimento era a Padre Grassi. "La Chiesa argentina ha fatto tutto ciò che è in suo potere per farlo assolvere", ha spiegato l'oratore. Juan Pablo Gallego, l'avvocato difensore delle vittime degli abusi, ha sottolineato che i vescovi argentini nel 2010 - dopo la prima condanna di Grassi - avevano chiesto a un professore di diritto penale (Marcelo A. Sancinetti) di condurre uno studio, che è stato compilato in un dossier confidenziale per uso interno, sul caso Grassi.
 
Questo dossier di 2.800 pagine, intitolato "Studi sul caso Grassi", è giunto alla conclusione che "il tribunale aveva torto", che Grassi era innocente e quindi doveva essere assolto. L'autore ha anche affermato che i bambini abusati diffondevano "falsificazioni, menzogne, inganni e invenzioni".
Lo studio, come sottolineato dal documentario, è stato realizzato a nome dei vescovi argentini sotto la guida dell'arcivescovo Jorge Bergoglio, che, a quel tempo, era anche presidente della Conferenza episcopale argentina (2005-2011). Questa informazione è scritta sulla quarta di copertina del dossier. "Così il Papa", ha concluso la voce narrante nel documentario, "ha quindi commissionato una contro-inchiesta per cercare di far assolvere un prete che era stato condannato per pedofilia".
"E si dice", ha continuato, "che Jorge Bergoglio, il futuro papa, in realtà lo ha inviato ai giudici, con acuto tempismo, prima delle varie udienze di appello di padre Grassi." Carlos Mahiques era uno dei giudici. In un'intervista per questo documentario, egli ha chiarito che questo studio, come ordinato da Bergoglio, "è in alcuni punti è parziale ed in altri lo è al massimo grado", ed è per questo che, come giudice, non se ne è lasciato influenzare.
 
"Era chiaramente a favore di padre Grassi", ha detto il giudice. "Stavano cercando di esercitare una sottile forma di pressione sui giudici". Quando gli è stato chiesto se pensava che la Chiesa avesse cercato di influenzare i giudici, Mahiques ha risposto: "È assolutamente corretto".
 
In un'intervista al documentario con una delle vittime di abusi di Padre Grassi, diventa chiaro che questi ha affermato di essere sotto la protezione di Bergoglio. "Bergoglio non molla mai la mia mano", sono le parole che vengono citate dalla vittima di abusi che sosteneva di averle ascoltate dallo stesso Grassi. La vittima ha continuato dicendo che Bergoglio ora "è Papa Francesco, ma non è mai andato contro le parole di Grassi. Quindi sono certo che non ha mai smesso di proteggere Grassi! "
 
Il documentario afferma che, Bergoglio, come papa Francesco, "non ha mai commentato pubblicamente il caso Grassi". I giornalisti stessi avevano cercato per otto mesi di ottenere un'intervista con il pontefice sull'argomento, ma senza successo. Da quando hanno fallito, i giornalisti si sono messi in fila a San Pietro durante una delle udienze papali e hanno potuto chiamare papa Francesco: "Santità! Sua Santità, nel caso Grassi, ha cercato di influenzare la giustizia argentina? "Papa Francesco, facendo una faccia sbalordita (catturata nel fermo immagine dal documentario), ha risposto: "No!” I giornalisti hanno continuato, dicendo: "No? Allora perché ha commissionato una contro-inchiesta?” Il Papa ha risposto, con la stessa espressione sbalordita: "Non l'ho mai fatto". Il documentario pone quindi la domanda: "Come può la Chiesa cattolica recuperare se stessa da questi silenzi colpevoli?"
 
Fino a poco tempo fa, Grassi era ancora nella lista ufficiale della diocesi di Morón, una diocesi suffraganea dell'Arcidiocesi di Buenos Aires (nella lista di oggi, però, manca il suo nome). Sembra che Grassi non sia mai stato licenziato, almeno non sotto Bergoglio.

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

   

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