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Fonte culturacattolica.it 18/09/2014

Autore suor Maria Gloria Riva

Oggi alcune pericolose correnti eretiche raccolgono questa eredità, pretendendo una rilettura del cristianesimo alla luce dell’elemento femmineo. Tra queste una delle più attive è la Conferenza cristiana femminista Re-Imagining, sorta a Minneapolis nel 1993 che comprende membri del clero, laici e teologi femministi rappresentanti di 16 confessioni, 27 paesi e 49 stati




Già sant’Ireneo nel II sec D.C si scagliò contro Marco Mago, un seguace dell’eresia sincretista ed eretica di Valentino, il quale propagandava una sua presunta visione della Trinità in sembianze femminili. Una visione simile, sempre del II secolo, l‘ebbe una certa Quintilla (o Priscilla), profetessa della cerchia dell’eretico Montano, la quale vide Cristo manifestarsi in sembianze femminili.

E così da quel II secolo la tesi di una versione femminile di Dio venne continuamente presa e ripresa, rielaborata in più versioni, fino ad approdare al XXI secolo con dei risvolti del tutto inquietanti.
Nel nostro percorso sul Credo ci siamo già occupati, su queste pagine, di alcuni affreschi che raffiguravano la Trinità tricefala, dove uno dei tre volti, solitamente lo Spirito Santo, aveva caratteristiche femminili. Gli affreschi, datati tra il XII e il XV secolo, furono ripetutamente condannati dall’autorità ecclesiastica (da Papa Eugenio VIII, nel 1628 e da Papa Benedetto XIV, nel 1745).
Proprio guardando a quei secoli vorrei idealmente visitare la Chiesa di Sant’Andrea a Brunate, in quel di Como. L’affresco che ci troviamo davanti è del tardo quattrocento e presenta una nobildonna che benedice una monaca e un prelato. E fin qui nulla di strano anzi, facilmente passeremmo oltre l’affresco, considerandolo una delle tante pitture a fondo storico e commemorativo di personaggi locali. Se invece cominciassimo a indagare, scopriremmo che in Lombardia, e precisamente a Chiaravalle nei pressi dell’abazia, approdò tra 1260 e il 1270, una nobile con il proprio figlio. Nulla ci è pervenuto della sorte del figlio, mentre della donna, una certa Guglielma, figlia del re di Boemia, (1210-1281) sappiamo che visse santamente e
poveramente nei pressi dell’Abazia. La sua fama si diffuse ovunque e conquistò gli animi a tal punto da veder nascere attorno a sé un vero e proprio movimento monastico, i cui seguaci presero il nome di Guglielmiti.
Le notizie più certe di lei ci arrivano dall’inquisizione. Guglielma prima di morire, il 24 agosto del 1281, esortò i suoi a «restare uniti» e «ad amarsi e onorarsi a vicenda». Nella sua vita fece «cose simili a Cristo». Alla sua mensa, infatti, sedavano persone di ogni ceto, senza distinzioni. Durante il pasto Guglielma «dettava i suoi insegnamenti, spezzava il pane e versava il vino alla maniera di Gesù». Le si attribuirono molti miracoli e guarigioni e il Signore la assimilò a sé con il dono delle stigmate. Dopo la sua morte però cominciarono i guai più seri.
Maifreda, una delle sue seguaci – quella, secondo alcuni, raffigurata nell’affresco con l’abito monacale - dichiarò durante una cena di discepoli: «Nostra Signora mi è apparsa e mi ha detto di dirvi che essa è lo Spirito Santo». A queste parole una delle donne presenti si alzò e disse: «Io credo che Guglielma sia della stessa carne che è nata dalla Beata Vergine e che fu crocefissa nella persona di Cristo». Ne seguì una vivace discussione che rischiò di trasformarsi in una rissa. Tuttavia, la maggior parte dei discepoli della santa, soprattutto le donne, non dubitarono mai delle parole di Maifreda.
Così si cominciò a credere che Guglielma fosse l’incarnazione femminile dello Spirito santo sceso sulla Terra dopo la venuta di Cristo per portare la salvezza e la redenzione a coloro che erano rimasti esclusi dalla “prima Rivelazione”. La femminilità, per i guglielmiti, divenne l’unico mezzo tramite il quale è possibile la salvezza degli esclusi e l’avvento di una nuova era: l’Era dello Spirito santo. Attraverso Guglielma dovevano essere redenti gli ebrei e tutti coloro che erano fuori dalla cristianità̀. La femminilità-spirito della santa (e delle sue seguaci) era partecipazione al divino, esattamente come per Gesù Cristo. Come Cristo lasciò alla sua Chiesa (e in particolare alla gerarchia ecclesiastica) il compito di portare l’annuncio di salvezza, così alla resurrezione di Guglielma, una nuova chiesa con a capo un papa donna (identificato con Maifreda) avrebbe salvato il mondo. La papessa si sarebbe in futuro insediata a Roma (al posto del “vecchio papa”) e avrebbe diretto un corpo ecclesiastico formato da donne, tra le quali avrebbe dovuto scegliere le autrici dei nuovi Vangeli.
Queste teorie provocarono l’intervento dell’inquisizione che condannò i principali discepoli di Guglielma: Maifreda e Andrea Saramitano e ordinò che le spoglie della santa fossero cremate e disperse per evitare il culto delle reliquie.
Ed ecco allora svelato in parte il senso dell’affresco di Brunate: Guglielma, in piedi, starebbe concedendo il papato a Maifreda, assistita dal fedele Andrea. I due anelli, che spiccano sulle dita della Santa, non sono casuali, ma rappresentano il Padre e il Figlio, mentre lei stessa è, appunto, l’incarnazione dello Spirito.
In realtà più volte nel corso della sua vita terrena la Santa rifiutò queste teorie, affermando di essere un umile monaca. Lo stesso affresco della chiesa di Sant’Andrea, doveva essere parte di un lungo ciclo ora distrutto, e raffigurerebbe santa Guglielma con Maddalena Albrizzi, badessa di un Convento Agostiniano, come si rileva dall’abito della stessa, e il cugino Piero.
Potremmo chiudere qui la nostra riflessione con l’illusione di aver scoperto una pagina antica, fissata in quel XIII secolo e lì sepolta. E invece no. Questa pagina ahimè è più viva di quanto non lo si possa immaginare. Oggi alcune pericolose correnti eretiche raccolgono tutta questa eredità, pretendendo una rilettura del cristianesimo alla luce dell’elemento femmineo. Tra queste una delle più attive è la Conferenza cristiana femminista Re-Imagining, sorta a Minneapolis nel 1993 che comprende membri del clero, laici e teologi femministi rappresentanti di 16 confessioni, 27 paesi e 49 stati. Pur essendo sorta in ambito protestante tale corrente, possiede seguaci anche in ambiente cattolico e si prefigge di re-immaginare Dio, Gesù Cristo e la sua Chiesa in una visione femminile. Abolisce il crocifisso come sconveniente, sostituisce l’Eucaristia con panna e miele in obbedienza agli oracoli profetici e agli alimenti “materni”, infine chiede una totale comprensione e accettazione per persone bisessuali, omosessuali, trans gender. Al centro del loro culto c’è appunto la Dea Sophia, le donne sono ministri del culto e possibili guide della Chiesa (cioè vescovi).
I membri di queste nuove sette eretiche (per lo più americani), probabilmente conosceranno meglio degli italiani, la figura di Guglielma e l’affresco di Brunate, e avranno tutto l’interesse a rileggere positivamente le visioni circa l’Incarnazione femminile dello Spirito Santo.
Forse dovremmo guardare con maggiore attenzione le tracce di storia disseminate qua e là nei nostri paesi. Questo sguardo ci metterebbe al riparo da teorie pericolose che rischiano soprattutto di mietere vittime fra i più giovani, rendendoli paladini del Nulla e dell’Errore.
   

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