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Fonte culturacattolica.it 12/09/2013

 

Autore Luca Costa

 

Dal 14 luglio l’esercito ottomano, guidato dal Gran Visir Karà Mustafa, assedia Vienna, cuore del Sacro Romano Impero.

 


La città resiste eroicamente, è stremata, sfinita, affamata, ma pronta a tutto pur di non arrendersi alla pressione del turco.


Se cade Vienna, l’autostrada per sottomettere il continente al Sultano di Istanbul - Mehmet IV - è spianata. Spianata così come sono stati spianati i campi, i vigneti, i villaggi slavi e ungheresi al passaggio dell’onda ottomana che ha letteralmente raso al suolo e bruciato ogni cosa.


Ad essere in pericolo non sono solamente possedimenti territoriali o il potere politico asburgico. E’ in gioco l’Europa intera, un continente - l’unico - che non è solo un’identità determinabile geograficamente, ma che significa cultura, la cultura dell’uomo europeo: cristiano, romano, greco, libero.


La partita è decisiva, come a Lepanto. Forse di più.


Ma se a Lepanto tutte le potenze europee, tranne la Francia, erano prontamente accorse a fornire navi e uomini per sbarrare la strada (o meglio, il mare) all’invasione islamica, nel diciassettesimo secolo le istanze dei singoli nazionalismi rendono molti regni miopi incapaci di una lungimirante visione d’insieme.


Di fatto nessuno accorre spontaneamente a portare sostegno militare all’Impero.
Così interviene la Chiesa.


Papa Innocenzo XI incarica un frate cappuccino, un certo Marco d’Aviano, di ricostituire la Lega Santa delle nazioni cristiane. Frate Marco è amico personale del Sacro Romano Imperatore Leopoldo I, e può quindi autorevolmente intraprendere la difficile missione di corte in corte.


Missione che presto si rivela una vera e propria odissea diplomatica.


Diversi sovrani non vogliono saperne, alcuni sperano addirittura in una disfatta austriaca per tornaconto personale (in primis Luigi XIV e la sua Francia, un tempo figlia primogenita della Chiesa, ma nel ’600 pronta ad allearsi alla prima occasione ora coi turchi e ora coi protestanti pur di guadagnare un pezzo di terra).


Miracolosamente, il Granducato di Toscana, la Repubblica di Venezia, Mantova, e molte delle singole entità politiche del S.R.I (come Baviera, Franconia, Sassonia, Svevia), sono della partita e mandano soldati.
Ed un re, uno solo, accetta di partecipare in prima persona. Il polacco, cattolico, eroico, Jan Sobieski con i suoi leggendari cavalieri Ussari, soprannominato dai turchi il Leone di Lehistan.


Nonostante la nota antipatia verso l’Imperatore, Jan aderisce alla Lega Santa, anzi, Leopoldo gli lascia il comando supremo delle armate cristiane, grazie all’ennesima acrobazia diplomatica di Marco d’Aviano. Un capolavoro di rara finezza politica.


Dopo la messa solenne, celebrata dallo stesso frate e servita da Sobieski in persona, all’alba del 12 settembre inizia lo scontro.


Grandi condottieri quali Eugenio di Savoia, appena ventenne, il conte Ernst Rüdiger von Starhemberg, e il duca Carlo V di Lorena, agli ordini di un re polacco e di un frate guidarono settantamila soldati alla storica impresa ai piedi del Kahlenberg, appena fuori Vienna, contro centocinquantamila ottomani.


Clamorosa e sensazionale la vittoria della Lega Santa, fragorosa la disfatta e la ritirata della marea turca.


Il 25 dicembre 1683, Kara Mustafa venne giustiziato a Belgrado per mano del comandante dei Giannizzeri. Ucciso per strangolamento con una corda d’oro, e la sua testa inviata al Sultano in una valigia di velluto: questa la punizione riservata ai Gran Visir sconfitti.


Nell’accampamento turco, il popolo viennese e i soldati vittoriosi trovarono immense ricchezze: in mezzo a oro e argento, fontane trasportabili, documenti, segretari e 1500 concubine, scoprirono il caffè, che venne mischiato col latte per formare una nuova gustosa bevanda, il cappuccino, in onore di Marco d’Aviano ovviamente.


Papa Innocenzo XI capì subito l’importanza del trionfo per il popolo europeo, proclamò l’estensione a tutta la Chiesa universale della “Festa del Santissimo Nome di Maria“, ancora oggi ricorrenza solenne del 12 settembre.


Il Santo Padre donò a Sobieski lo “stocco pontificio”, la spada dei difensori della Santa sede, a lui è intitolò una stanza dei musei vaticani. Inoltre, inviò la sua personale benedizione a padre Marco d’Aviano, che a Vienna fu il personaggio più festeggiato dopo la vittoria.


Ma il lavoro per quest’ultimo non era finito: l’anno dopo ricevette un'altra chiamata dal Papa. Innocenzo XI lavorò senza sosta affinché i sovrani europei si coalizzassero per liberare definitivamente l'Europa orientale.
Padre Marco ormai era una leggenda, la sua popolarità era enorme, e così la sua autorevolezza. Partecipò in prima persona alla pianificazione delle operazioni militari e attorno a lui si cementificò la grande alleanza cristiana. Il giorno della riconquista di Budapest, avvenuta nel 1685, l’instancabile frate cappuccino era sul campo di battaglia.


La Chiesa e l’Impero difesero l’Europa non solo da una potenza asiatica. Non difesero solo la terra d’Europa.


La Chiesa e l’Impero difesero l’uomo europeo dalla prospettiva inesorabile del totalitarismo ottomano e islamico.


Marco d’Aviano è un beato della Chiesa Cattolica, ancora oggi gli sono dedicate vie, piazze, statue e opere d’arte nella meravigliosa capitale austriaca, ed è seppellito nella chiesa dei cappuccini insieme a Francesco Giuseppe, Maria Teresa, e agli altri straordinari imperatori asburgici.


Come diceva san Thomas Beckett “il regno di Dio a volte va difeso proprio come ogni altro regno sulla terra”.

   

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