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Fonte lanuovabq.it  18/10/2018

Autore Tommaso Scandroglio

Riflessioni sul convegno di Gubbio tra Chiesa & Massoneria. La Chiesa ha una sua identità, conferita da Cristo stesso, e lo capiamo anche dai principi che tutela. Chi sta mettendo nel tritacarne il proprium cattolico lo sta facendo per colpire al cuore la Chiesa cattolica nella sua identità. 

 

I teologi insegnano che Satana ha una comprensione delle cose di Dio elevatissima. Quindi conosce la dottrina cattolica in modo profondissimo. Ma non alla perfezione, mancando a lui quelle virtù - come la fede, la speranza, la carità, la sapienza e molte altre - che permettono all’intelletto di conoscere la verità senza oscurità, quella oscurità in cui invece vive e vegeta – ma non prospera – Lucifero.

Anche qui sulla Terra a volte ci sono persone che, sebbene non appartengano alle milizie della luce, dimostrano di possedere una capacità di leggere la storia umana ben più raffinata che il credente medio.

La riflessione nasce dalla lettura di un comunicato che dà notizia del convegno “Chiesa e massoneria: un dialogo possibile?”, convegno delle Acli promosso con il Collegio Circoscrizionale dell’Umbria del Grande Oriente d’Italia, una delle associazioni massoniche principali d'Italia. Dato che la Chiesa odiernamente è diventata un consultorio aperto al confronto con tutti, a breve, per non far torto a nessuno, ci aspettiamo un convegno dal titolo “Chiesa e Mafia: un dialogo possibile?" o "Chiesa e scafisti: un dialogo possibile?". Non è nostra intenzione ovviamente paragonare i massoni a delinquenti, ma solo sottolineare che se la Chiesa deve dialogare con tutti, soprattutto con i lontani, chi più lontano dei malviventi?

Dicevamo del comunicato. Colpisce un’espressione di un frase contenuta in questa nota che Acli e GOI hanno emesso a commento dell’evento di Gubbio, fino a poche ore fa pubblicizzato sul sito della diocesi di Assisi: “In una fase delicata del Pontificato di Francesco, Papa di un cristianesimo egualitario più che identitario, e in un momento di rinnovata propensione dei credenti verso l’apertura a nuovi mondi e alle diversità, l’incontro promosso da Acli e Grande Oriente d’Italia potrebbe far ripartire la costruzione di “ponti” i cui cantieri, in passato, avevano aperto possibilità di riconciliazione poi mai maturate”.

L’espressione, sinceramente fulminante, che vogliamo isolare è la seguente: “Papa di un cristianesimo egualitario più che identitario”. Ecco quindi che i massoni e i cattoprogressisti delle Acli vengono a fotografare l’orientamento dottrinale e pastorale attuale della Chiesa con nitore e in modo efficacissimo.

Proviamo a spiegare perché questa fotografia è così veritiera. Il principio di uguaglianza predica che i casi uguali devono essere trattati in modo uguale e i casi diversi in modo diverso. Il principio di uguaglianza va a braccetto con la virtù della giustizia che comanda di dare a ciascuno il suo. Sia il principio che la virtù appena accennate presuppongono la validità del principio di identità. Solo se riconosco le peculiarità di Marco (ad esempio che è anziano) potrò riconoscergli alcuni sui diritti specifici (ad esempio il diritto alla pensione) e dovrò trattarlo in modo differente da come tratto Luca, perché appunto diverso da Marco (a Luca non riconoscerò il diritto alla pensione perché è un ventenne). Il principio egualitario invece afferma che tutti devono essere trattati allo stesso modo (principio valido per i diritti fondamentali, non per gli altri diritti) e che a ognuno deve essere riconosciuto i diritti di tutti (giustizia non naturale, ma sociale). L’egualitarismo quindi elimina il concetto di identità, ossia la specificità individuale.

La Chiesa ha una sua identità, conferita da Cristo stesso, e lo capiamo anche dai principi che tutela. Ad esempio, ha come scopo condurre gli uomini in Cielo, crede nella presenza reale di Cristo nell’Eucarestia, è contraria all’aborto, concepisce il matrimonio come legame indissolubile, etc. Ne consegue che la sua identità, così caratterizzata, cozza con l’identità di altre realtà. Ad esempio, entra in rotta di collisione con l’omosessualismo, con il femminismo, con il secolarismo e con tanti altri “ismi”. Ora, ci dicono i massoni e le Acli, la Chiesa attuale è più egualitaria che identitaria. In parole povere si sta assistendo ad un picconamento dell’identità della Chiesa a favore dell’egualitarismo. Rinuncio alla mia identità per far posto alla tua. Mi impoverisco per far arricchire te. Trattasi di teologia pauperista.

In altri termini alcuni uomini di Chiesa, presenti anche in posizioni apicali, è un po’ come se ci stessero dicendo: per riconoscere anche ai divorziati risposati non casti il diritto ad accedere alla comunione, ai militanti gay il diritto a dirsi cristiani, ai protestanti il diritto a riconoscersi nella vera fede, alle coppie sposate che non si sopportano più il diritto a rifarsi una vita, io Chiesa rinuncio alla mia identità, ossia rinuncio a dire che il matrimonio è indissolubile, che non esistono gli assoluti morali, che l’omosessualità è una condizione intrinsecamente disordinata, che la vera fede è solo nella Chiesa cattolica. Se tuteli l’identità, tuteli l’uguaglianza, la giustizia e la verità. Se neghi l’identità, tuteli l’egualitarismo e rifiuti la stessa idea di verità.

Ora però viene da chiedersi se questo processo di distruzione dell’identità cattolica è mezzo per soddisfare il fine dell’egualitarismo, oppure è fine a se stesso. In altre parole: chi sta mettendo nel tritacarne il proprium cattolico lo sta facendo perché sinceramente animato dal desiderio di dialogare con i lontani e vuole togliere di mezzo tutto ciò che è di ostacolo, oppure il dialogo e quindi l’egualitarismo è solo un pretesto per colpire al cuore la Chiesa cattolica, per annientarla, per annichilirla nella sua identità? A malincuore propendiamo per questo secondo scenario.

   

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