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Fonte http://www.lanuovabq.it/it 30/09/2019

Autore Francesco Agnoli

Domani ricorre il XX anniversario della Spes Aedificandi, la lettera con cui Giovanni Paolo II proclamò santa Brigida (1303-1373) compatrona d’Europa. La mistica svedese ebbe da Dio la missione di spronare il Papa a tornare a Roma. E lei, che chiamava i pastori infedeli “demoni incarnati”, parlò con una forza e parresia incredibili, anche ai Pontefici, da Clemente VI a Gregorio XI. Un esempio da riscoprire.

 

“Ascolta le parole che dico, papa Gregorio XI. Perché mi odi tanto? Perché la tua audacia verso di me è così grande e la tua presunzione nei miei confronti così insopportabile? La tua corte mondana infatti rovina la mia corte celeste. Mi privi con orgoglio delle mie pecore… Ho tollerato con pazienza la tua nomina alla più alta carica della Chiesa, al sommo pontificato e ti ho reso note le mie volontà con lettere che ti sono state inviate da Roma e che erano frutto di una rivelazione divina… Tu fai sì che nel tuo cuore regnino una grande superbia, un’insaziabile cupidigia, un’abominevole lussuria, e il perniciosissimo abisso di un’orrida simonia. Come se non bastasse, benché pastore e prelato di ogni mia pecora, tu rapisci e sottrai innumerevoli anime perché mandi all’inferno quasi tutti coloro che si rivolgono al tuo cuore… Vieni, non con la superbia e la pompa che ti sono consuete, bensì con carità e umiltà. E dopo che sarai giunto [a Roma] estirpa, strappa, dissipa ogni vizio dal tuo cuore e scaccia da te il consiglio della carne, del sangue e degli amici mondani...”. Sono alcuni passaggi di una rivelazione che Gesù stesso fa a santa Brigida di Svezia (1303-1373), invitandola a riportare le sue parole a Gregorio XI, pontefice dal 1370 al 1378.

Parole molto forti, che ci introducono a questa figura affascinante di santa medievale, che non ha perso d’attualità, se è vero come è vero che esattamente vent’anni orsono, l’1 ottobre 1999, con la Spes Aedificandi, Giovanni Paolo II la nominava compatrona d’Europa, vedendo in lei la donna che aveva riconosciuto chiaramente la malattia spirituale che attraversava il Vecchio Continente.

Proviamo a ripercorrere brevemente la vita di questa straordinaria figura, che stravolge molte delle convinzioni dell’uomo e del cattolico contemporaneo, mostrando sia quale ruolo potessero avere le donne nella Chiesa di un tempo, sia quali grandi tradimenti possano compiere, verso Cristo, non solo i suoi ministri infedeli, che Brigida chiamava “demoni incarnati”, ma anche i suoi stessi vicari.

Brigida è stata anzitutto una mistica: già a sette anni e poi a dieci ella viene resa partecipe in modo straordinario della Passione di Gesù. Le viene fatto comprendere che “il dolore di Gesù è anche necessariamente il dolore di chi lo ama”. A quattordici anni Brigida viene data in sposa al principe di Nericia, Ulf Gudmarsson: marito e moglie vanno ad abitare nel castello di Ulvasa. Avranno otto figli, tra cui una santa, Caterina di Svezia.

Sposa e donna di corte, Brigida rivela un animo nobile e generoso, che la porta a non dimenticare mai i poveri e i bisognosi, provvedendo per esempio alla dote per le ragazze povere, aiutando le prostitute ad uscire dalla loro condizione… Nel 1341 Brigida e il marito compiono insieme un pellegrinaggio a Santiago di Compostela, al ritorno dal quale Ulf si ritira in un monastero; Brigida lo assisterà, durante la malattia, sino alla morte.

Rimasta vedova, questa donna, che ha conosciuto il mondo, diventa tutta di Dio: accompagnata dalle rivelazioni celesti (raccolte nel libro chiamato appunto Rivelazioni), dona i suoi beni, fonda un monastero, e parte per Roma. È Cristo stesso a mandarla in missione nella Città Santa, desolata, in un tempo in cui il papa vive ad Avignone. Il suo impegno è di riportare il vicario di Cristo nella sua sede naturale, e per ricondurlo sulla retta via.

Brigida agisce e parla con una forza e una parresia incredibili: di Clemente VI condanna pubblicamente la corruzione, e lo descrive come già “putrefatto”, pur essendo ancora vivo. Nella “sua” chiesa, le dice Gesù nelle Rivelazioni, “l’orgoglio sostituisce l’umiltà, l’ostinazione l’obbedienza, l’avidità di ricchezza la giustizia, l’ira e la malevolenza la misericordia, mentre chi la occupa [cioè il papa] non aspira ad altro che ad essere chiamato saggio e maestro secondo il metro umano”.

Con papa Urbano V, Brigida non è meno attiva: lo stimola ad essere coraggioso, ma quando il pontefice, tornato per qualche tempo a Roma, decide di ripartire, ella lo affronta, faccia a faccia, riferendogli una profezia della Vergine: se lascerai Roma, morirai presto. Ciononostante il 4 settembre del 1370 Urbano decide di prendere il mare, per la Provenza, ma già a novembre si ammala e il 10 dicembre muore. “La predizione di Brigida - scrive Lodovico Gatto, docente di storia medievale, nel suo Le grandi donne del medioevo - si era in tal modo avverata e pare che Urbano V, sul letto di morte, colpito dalla sorprendente coincidenza, facesse voto, ma invano, di ritornare sul suolo italiano in caso di guarigione”.

In una delle rivelazioni, la Vergine Maria così dice a Brigida riguardo a papa Urbano: “Mi volge le spalle, non mi guarda e pretende di allontanarsi da me, guidato come è dagli inganni dello spirito del male. In verità lo disgustano le opere divine e gode del benessere materiale. Del resto il Diavolo lo attira verso il diletto mondano… [ma] egli renderà conto a Dio: di ciò che ha fatto sul soglio pontificio e di ciò che ha omesso” (Rivelazioni, libro IV, 138).

Dopo Urbano V, nel 1370 viene eletto Gregorio XI. Anche a lui, come abbiamo visto all’inizio, Brigida si rivolge con perentoria decisione. La Madonna le ha rivelato che il papa è “come un paralitico”, e che solo tante preghiere potranno smuoverlo. Brigida lo ammonisce più volte, direttamente o inviando le sue rivelazioni a cardinali e vescovi, affinché le consegnino al pontefice. Arriva a scrivergli: “Proverai il bastone della giustizia di Dio! I giorni della tua vita saranno abbreviati! Sarai chiamato a giudizio!”.

A Brigida, in una delle tante rivelazioni, Gesù indica le radici stesse della corruzione che regna nella Chiesa: “Suo fondamento è la fede, e cioè il credere che io sono Giudice giusto e misericordioso. Ma ora è scavato il fondamento, perché tutti mi credono e predicano misericordioso, però quasi nessuno predica e crede che io sono giusto Giudice. Essi mi ritengono quasi un giudice iniquo. Iniquo infatti sarebbe il giudice che per misericordia mandasse impuniti gli iniqui, sicché opprimano ancora più i giusti”.

Nel 1372 Brigida parte in pellegrinaggio per Gerusalemme, sui luoghi della Passione e della Risurrezione di Cristo: sperimenta grandi tentazioni, preghiera e penitenza, prima di tornare a Roma, dove muore il 23 luglio 1373, senza aver visto il ritorno in Italia del papa. Gregorio XI, tante volte ammonito da Brigida, tornerà definitivamente a Roma quattro anni dopo, nel 1377, dopo aver subito le pressioni e gli ammonimenti di un’altra santa, cui Brigida ha preparato la strada: santa Caterina da Siena.

Anche lei, oltre che patrona d’Italia con san Francesco, compatrona d’Europa; anche lei nella vita spedisce suppliche, ammonimenti privati e pubblici, lettere… ai papi dell’epoca, invitandoli all’umiltà, ad ascoltare i buoni consigli, a non eleggere cardinali diabolici, a non dare scandalo con scatti d’ira e mancanze di misericordia (Caterina da Siena, Le lettere di Santa Caterina da Siena, Edizioni Studio domenicano, Bologna, 1998, vol. 2).

   

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