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Fondatrice dei Figli e delle Ancelle dell'Amore Misericordioso, serva di Dio.

Madre Speranza, primogenita di 9 fratelli, come risulta dai registri parrocchiali, nacque il 29 settembre 1893 e fu battezzata nello stesso giorno; sui documenti civili, invece, è riportata la data del 30 settembre, giorno in cui di fatto si festeggiava il compleanno di Madre Speranza Le fu imposto il nome di María Josefa, forse per attenzione alla nonna paterna che portava questo nome.

I primi anni della sua vita li passò, insieme alla sua famiglia, nella "barraca" che il Sig. Antón el Morga aveva dato ai genitori, José Antonio Alhama Palma e Mª del Carmen Valera Buitrago, viste le loro precarie condizioni. Il padre era operaio agricolo avventizio e la mamma dedita ai lavori domestici. Madre Speranza conobbe e condivise la povertà e la miseria della sua famiglia.
A quanto si racconta, un signore di nome Pepe Ireno, che aveva un podere vicino alla "barraca" dove viveva la famiglia di Madre Speranza , impressionato dalla sveltezza e dall'intelligenza fuori del comune della bambina, pensò che era una pena lasciarla in tanta povertà, abbandono e miseria; convinse i genitori ad affidarla al parroco di Santomera, don Manuel Aliaga, che viveva con due sorelle. Questi fu contento di portarla a casa sua dove, oltre a ricevere una buona educazione, avrebbe potuto imparare anche altre cose che, più tardi, le sarebbero state utili. La bambina si trasferì nella casa del parroco, molto probabilmente, all'età di 6 o 7 anni.
In cambio di piccoli servizi, le due sorelle del parroco, Inés e María, aiutate dalla Sig.ra María De Las Maravillas Fernández Serna e da una sua sorella religiosa, Carmen, si incaricarono di dare alla bambina un po' di istruzione e di cultura, oltre che di insegnarle i lavori domestici. Non frequentò mai la scuola e tutta la sua cultura la acquisì a casa del parroco, dove rimase fino al 15 ottobre 1914, giorno in cui partì per farsi religiosa.


E' da supporre che si accostò ufficialmente per la prima volta alla comunione all'età di dodici anni, come era prassi in quell'epoca. Abbiamo parlato della prima comunione ufficiale perché la bambina, all'età di otto anni, usando uno stratagemma, riuscì, come ella stessa direbbe, a "rubare" Gesù. Infatti, una mattina, essendo assente il parroco, era venuto a celebrare un sacerdote che non la conosceva; si tenne pronta e, al momento della comunione si portò alla balaustra e fece la sua prima comunione, dopo aver preso una tazza di caffè-latte con cioccolato! Fu tale la gioia di questo incontro con il "buen Jesús" che, da quel giorno, non osava nemmeno saltare alla corda per il timore di disturbarlo. Questo episodio, nella sua ingenuità, dimostra l'amore che Madre Speranza, fin da bambina, aveva per Gesù, tanto che fin da allora lo invitò a rimanere con lei, preoccupandosi di fargli costantemente compagnia, di non lasciarlo mai solo e di non dimenticarlo mai durante la giornata.
Sulla vita che Madre Speranza condusse da giovane si conoscono pochissime cose; si sa, tra l'altro, che qualche volta faceva visita ai genitori, aiutando la mamma nelle faccende e che era stimata per la sua simpatia e per la sua bontà.

Certamente l'ambiente in cui Madre Speranza trascorse la sua infanzia ed adolescenza favorì il formarsi in lei di un profondo senso religioso e del proposito di consacrarsi a Dio. Nel desiderio di rispondere alla chiamata del Signore, Madre Speranza fece la sua prima esperienza di vita religiosa presso una comunità di suore dedite all'assistenza dei malati. Essendo rimasta impressionata dalla poca carità usata verso i moribondi, prima che le si facesse "il cuore duro", decise di andarsene ed abbandonò l'Istituto.
Questa esperienza non poteva certamente appagare quella sete d'amore e di bene che Madre Speranza sentiva nel suo cuore, non poteva neanche conciliarsi con quella radicalità di donazione che, più tardi, dimostrerà con la sua scelta. La negatività della prima esperienza non la farà retrocedere nel cammino e, all'età di 21 anni, entrerà in un convento di semiclausura, dedito all'insegnamento delle bambine povere.


Consigliata forse dal parroco, Don Manuel Aliaga, o dal Vescovo di Cartagena-Murcia, che ella conosceva bene, decise di entrare in un convento di clausura di Villena, lontano da Santomera più di 100 km. Il 15 ottobre 1914, festa di Santa Teresa d'Avila, con il desiderio di divenire come lei una grande santa, Madre Speranza lasciò Santomera accompagnata da suo padre e dal fratello Juan e si trasferì nel convento di Villena. Madre Speranza iniziò la sua formazione religiosa in vista dei voti che emise il 15 agosto 1916, assumendo il nome di "Esperanza de Jesús Agonizante".


L'Istituto delle Figlie del Calvario, era stato fondato nel 1863 a Seo de Urgel (Lérida), da una giovane chiamata Esperanza Pujol e si dedicava all'educazione ed istruzione di bambine povere. Dove sorgeva il convento di Villena c'era una cappellina, forse del 1700, chiamata "El Calvario" o "Las Tres Cruces"; da questa prese nome anche il Monastero. La vita del convento era caratterizzata da una intensa contemplazione della Passione di Gesù. Si conservavano in esso "Los pasos de semana santa", che certamente erano oggetto di culto per le religiose e le bambine accolte.


Madre Speranza, oltre alla enorme povertà materiale, trovò nella comunità anche mancanza di carità e una certa rilassatezza, dovute forse al fatto che era una comunità di sette suore molto anziane. La vita nel convento di Villena non doveva essere molto facile: "...la vida de sacrificio y penitencia que practicaban atemorizaba a las jóvenes que solicitaban su admisión". Questa affermazione che ritroviamo nel libro di cepeda f.a., La Sierva de Dios M. Mª Antonia París, Madrid 1928, p. 300, può aiutarci a comprendere quali furono gli ideali che, fin dall'inizio, spinsero Madre Speranza, la quale si mostrò desiderosa di raggiungere la santità, innamorata, intraprendente, sensibile alle necessità dei più poveri, attiva ed impegnata in un cammino ascetico impostato con molto coraggio e decisione.


Di fronte alle incerte prospettive dell'Istituto, "Las Hijas del Calvario", grazie all'appoggio di Padre Juan Oteo, cmf, cominciarono a pensare di unirsi alle "Misioneras Claretianas"; un Istituto fondato a Santiago de Cuba il 25.8.1855 dallo zelante Vescovo S. Antonio Mª Claret e dalla M. Mª Antonia París per il ministero dell'educazione cristiana.
Dal momento che il Vescovo Antonio Mª Claret aveva appoggiato e promosso la fondazione delle Figlie del Calvario, alla comunità di Villena piacque la prospettiva dell'unione con un Istituto da lui fondato e incaricarono per le trattative Madre Mercedes Vilar Prat e Madre Speranza In data 30 luglio 1921, la Congregazione dei Religiosi accettò l'istanza con la quale le religiose di Villena chiedevano l'unione con le Religiose di Maria Immacolata, affidando l'esecuzione della suddetta unione all vescovo di Cartagena-Murcia, Mons. Vicente Alonso Salgado. Dopo un corso di esercizi spirituali, il 19 novembre cincque suore vestirono il nuovo abito e due giorni dopo emisero la professione perpetua nelle mani della priora generale delle religiose di Mª Immacolata. Madre Speranza, divenuta Claretiana, prese il nome di Sor Mª Esperanza de Santiago.
Madre Speranza visse nove anni tra le Religiose di Mª Immacolata e in questo tempo svolse diversi uffici: sacrestana, portinaia, assistente delle bambine, economa, "procuradora". I primi cinque anni Madre Speranza li visse nella normalità di una intensa vita religiosa; gli ultimi quattro furono travagliati e sofferti anche perché fenomeni non comuni attirarono l'attenzione delle Madri Claretiane e dei Padri Claretiani, creando una certa divisione all'interno delle Congregazioni. Madre Speranza divenne causa di interesse anche di altre personalità in vista, sia della Spagna che di altre nazioni. Probabilmente proprio per tali divergenze, Madre Speranza fu sempre affidata alla guida dei più prestigiosi direttori di anime di quell'epoca, primo fra tutti il Padre Antonio Naval, quindi il fratello Padre Francisco Naval, Padre Juan Postíus. Seguirono molto da vicino la vita di Madre Speranza anche Padre Felipe Maroto cmf, ed altri noti canonisti e teologi.


Il 30 novembre 1921, dopo appena nove giorni dalla sua professione come Claretiana, Madre Speranza ebbe il suo primo trasferimento alla casa di Vicálvaro-Madrid. La vedremo poi a Vélez-Rubio (Almería), e di nuovo a Madrid in Calle Toledo e Calle del Pinar.
In questo tempo, Madre Speranza fu fortemente provata nella salute: la sofferenza non le diede tregua tanto da condurla alle porte della morte. A partire dal 1922 si può dire che per tutta la vita il Signore abbia chiamato Madre Speranza a partecipare più da vicino alla sofferenza con tante e svariate malattie che in diverse circostanze la condurranno al punto di morte. In questo travagliato e sofferto periodo, a detta di molti testimoni, Madre Speranza non trascurò di cogliere l'occasione per unirsi sempre più al Signore e per essere di esempio e di edificazione con la sua pazienza, mortificazione, carità e sottomissione ai medici.


E' di questi anni anche il nuovo esperimento che le Claretiane stavano tentando: in collaborazione con la "Junta de Señoras", che ebbe il merito di dare un'educazione gratuita a più di dodicimila bambini e bambine, si organizzò, in Calle Toledo, un collegio che potesse accogliere bambine povere. Questo esperimento fu proposto e pilotato da Madre Speranza che desiderava esprimere concretamente l'attenzione e l'accoglienza ad ogni bisognoso, a chi non aveva da mangiare, a chi era infermo e solo. Tale iniziativa fu appoggiata da Madre Pilar Antín, dal Consiglio generale rmi ed incoraggiata dal Vescovo di Madrid, Mons. Leopoldo Eijo y Garay. Dopo pochi anni, per una serie di divergenze tra Madre Speranza e la "Junta de Señoras", si andò maturando l'idea di lasciare Calle Toledo per avere una casa propria dove poter svolgere liberamente, senza restrizioni, la missione verso i poveri. Con la sola fede nella Divina Provvidenza e nella promessa del Signore che, se Doña Angelina (Presidente della "Junta") non le apriva una porta, Lui le avrebbe aperto una casa, Madre Speranza si lanciò con tutta se stessa per portare a compimento questa ispirazione. Si cominciò quindi a preparare una nuova esperienza, sempre in Madrid. Con il consenso della Madre generale ed il consiglio di Padre Antonio Naval, che riteneva la fondazione opera di Dio, il 23 febbraio 1929 fu ufficialmente inaugurato dal Vescovo il collegio di "Nuestra Señora de la Esperanza", in Calle del Pinar 7.


Madre Speranza si dedicò a quest'opera con tutte le sue forze, senza risparmiare nulla di sé. Ma, con il passare del tempo, andò percependo sempre più chiaramente, grazie anche all'aiuto del suo padre spirituale, che Dio desiderava un'Opera di maggior respiro, più dilatata e con più ampi orizzonti. In questo periodo Madre Speranza, mentre portava avanti un progetto di riforma all'interno del suo Istituto, percepì di essere chiamata non tanto a proporre una riforma nell'ambito delle Claretiane - sia pure con alcune deroghe alle Costituzioni - ma ad impegnarsi per realizzare la fondazione di due nuove Congregazioni, una femminile e l'altra maschile: le Congregazioni delle Ancelle e dei Figli dell'A.M..
La decisione di inoltrare a Roma la domanda di separazione dall'Istituto, appoggiata per altro dallo stesso Vescovo, scatenò numerose difficoltà all'interno delle Claretiane che, in questa petizione, vedevano una minaccia all'integrità dell'Istituto dato che diverse Suore erano disposte a sottoscrivere la loro adesione alla nuova fondazione. A seguito di un increscioso episodio, la Serva di Dio fu dichiarata apostata e trattata come tale. Questa, ascoltato il parere di Padre Francisco Naval cmf, visto il violento evolversi della situazione, decise di chiedere la dispensa dai voti.

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video Madre Speranza, la suora che ha sfidato il diavolo

Video "Ha detto Gesù ..." Beatificazione di Madre Speranza

   

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