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Fonte lanuovabq.it  21/08/2018

Autore Aurelio Porfiri

Sapeva che la Chiesa cominciava ad avere nemici interni intenti a stravolgerne la dottrina, perciò san Pio X scrisse un'enciclica in cui li identificava, spiegando che il pericolo per Essa non era mai stato tale né la «rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro». Perciò ideò il giuramento antimodernista e parlò della musica liturgica.

 

Il 21 agosto il calendario liturgico (Novus Ordo) ci ricorda la festa di San Pio X, Pontefice dal 1903 al 1914. Era nato nel 1835 da una famiglia non certo agiata. Fu vescovo a Mantova e Patriarca di Venezia. Come Papa ha avuto una importanza straordinaria, di cui si parla non molto e se lo si fa, viene fatto a volte in tono quasi spregiativo. Oggi ci sono Papi al di qua e al di la del “guado”. Quelli al di qua, hanno sempre vita facile, malgrado certe loro responsabilità, quelli al di la, hanno sempre vita difficile, malgrado i loro meriti.

Comunque Pio X fu canonizzato in tempi non sospetti, e si trovò a frontaggiare una crisi devastante, come quella modernista. Vinse qualche battaglia, ma la guerra dopo 100 anni è ancora in corso. Ma certamente questo fenomeno non è comprensibile senza leggere la sua Pascendi del 1907. Leggere passaggi come il seguente fa riflettere sul fatto che potrebbero essere stati scritti oggi senza cambiare una virgola: «Fanno le meraviglie costoro perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa; ma non potrà stupirsene chiunque, poste da parte le intenzioni di cui Dio solo è giudice, si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare. Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond'è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro. Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde».

In effetti egli sarà ricordato per questa battaglia campale, il giuramento antimodernista (“Ego... firmiter amplector ac recipio omnia et singula, quae ab inerranti Ecclesiae magisterio definita, adserta ac declarata sunt, praesertim ea doctrinae capita, quae huius temporis erroribus directo adversantur..."), la necessità di tenere dritta la barra della barca di Pietro in tempi perigliosi. Egli fu un Papa buono, “pio” come diceva il suo nome, ma non buonista, perché sapeva che il male va identificato, denunciato e vinto. Il buonismo è la porta di servizio attraverso cui l’errore si introduce nella casa.

Non sarò io certamente a dimenticare l’importanza di un altro documento di Pio X, il Motu Proprio sulla musica sacra del 1903 con cui si avviò una necessaria riforma che toccava anche, e forse soprattutto, la liturgia stessa: «La musica sacra deve per conseguenza possedere nel grado migliore le qualità che sono proprie della liturgia, e precisamente la santità e la bontà delle forme, onde sorge spontaneo l’altro suo carattere, che è l’universalità». Un documento programmatico che avrà un impatto enorme sulla vita liturgica della Chiesa, fino ai cambiamenti (e sconvolgimenti) successivi al Concilio Vaticano II.
In un discorso ai partecipanti al primo convegno sportivo cattolico italiano, diceva: «Perciò, facendo tesoro delle parole del più giovane degli Apostoli prediletto dal Divin Redentore, che scriveva ai giovani: Siate forti, e la parola di Dio sia in voi ed avrete vinto il maligno, io vi ripeto: Siate forti per custodire e difendere la vostra fede, quando tanti la perdono, — siate forti per conservarvi figli devoti della Chiesa, quando tanti le sono ribelli, — siate forti per mantenere in voi la parola di Dio, e manifestarla con le opere, quando tanti l'hanno bandita dall'anima, — siate forti per vincere tutti gli ostacoli, che incontrerete nell'esercizio dell'azione cattolica a merito vostro e a vantaggio dei vostri fratelli. Non abbiate paura che la Chiesa con queste insinuazioni voglia imporvi dei gravi sacrifici o proibirvi dei leciti sollievi; dessa vuole soltanto rendervi veramente cara la vostra età, che è l'età delle belle speranze e dei santi entusiasmi; così che, nell'autunno della vita possiate cogliere copiosi quei frutti, dei cui fiori fu lieta la vostra primavera; e perciò vi raccomando soltanto di mettere a fondamento di tutte le vostre òpere il timor santo di Dio nella cristiana pietà».

La gioventù come preparazione alla maturità e non come tempo a se stante, come giovanilismo. In tempo di sinodo per la gioventù, sarà bene per tutti rileggere queste parole.

   

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