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Fonte sancarlo.org 08/10/2013

 

Autore Mons. Massimo Camisasca

 

Omelia nei Vespri solenni di ringraziamento per la Beatificazione di Rolando Rivi – Reggio Emilia, 6 ottobre 2013

 

Siamo qui per ringraziare. Ringraziare Dio che ha trasformato un atto di violenza terribile e omicida, in una occasione di luce e di riconciliazione.
Come ho avuto l’occasione di ricordare durante questi giorni di preparazione alla solenne beatificazione di ieri, dobbiamo guardare al martirio di Rolando Rivi con un’ottica nuova. Senza dimenticare il fatto storico, dobbiamo saper leggere in esso il suo richiamo a tutta la nostra Chiesa, anzi, a tutta la nostra società.

Dio parla agli uomini in molti modi. In Rolando ha parlato attraverso un ragazzo. Non attraverso i suoi scritti o le sue parole, ma attraverso la sua carità. Egli ha amato Gesù sopra ogni cosa, fino a non temere i persecutori.
Non ha avuto paura di perdere la vita perché sapeva che in Gesù tutto gli sarebbe stato restituito in modo moltiplicato. In fondo in lui c’era non un ragionamento, ma la semplicità di un cuore innamorato. Quella semplicità che oggi vogliamo chiedere per tutti noi. Quella semplicità che guarda alla vita, morte e resurrezione di Gesù come al cuore della storia del mondo e della storia personale di ciascuno.

Tutti noi cerchiamo dei punti di consistenza, di appoggio, di verità. E ci affidiamo spesso ad aiuti che non possono mantenere le loro premesse. Il martire ci indica Dio come sostegno che non viene mai meno: Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza… Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti impetuosi;
già mi avvolgevano i lacci degli inferi,
già mi stringevano agguati mortali.
Nel mio affanno invocai il Signore,
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
al suo orecchio pervenne il mio grido… Stese la mano dall’alto e mi prese,
mi sollevò dalle grandi acque… Mi portò al largo,
mi liberò perché mi vuol bene (Sal 17, 2-3-5-7.17.20).
Se Dio è il nostro sostegno, noi possiamo diventare a nostra volta sostegno per gli altri. Questo è il dinamismo della carità. Il martirio di Rolando ha inaugurato un’immensa onda di bene sulla terra. Un’immensa energia di perdono e di riconciliazione. Nel martirio si vede chiaramente l’unità tra verità e carità: nella luce della conoscenza di Dio e di suo Figlio, scopriamo il peso della vita, il valore di ogni uomo, il senso di ogni gioia e sofferenza.

Ciò che per il mondo è fondamentale, diventa secondario. Questo ci ha ricordato san Paolo nella lettera ai Romani: non assumete lo spirito del mondo – letteralmente, “lo schema del mondo” – ma rinnovate la vostra mente per conoscere la volontà di Dio e ciò che è gradito a lui e, dunque, buono e perfetto (cfr. Rm 12,2).
Il mondo non conosce quanto Dio sia fonte di luce, di pace, di gioia. Attende di saperlo attraverso di noi. Rolando questa sera ci indica le vie della missione, della testimonianza, della carità verso i nostri fratelli. La più grande carità che possiamo avere per loro è far conoscere Gesù, l’immensa umanità del Figlio di Dio fatto uomo, «il suo amore per gli uomini traboccante di pace (cfr. Dionigi l’Areopagita, De divinis Nominibus 953 A 10).

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