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Fonte marcotosatti.com 31/10/2017

Autore Marco Tosatti

 Oggi corrono cinquecento anni dall’inizio ufficiale di quella che verrà chiamata “Riforma” luterana, origine di alcune delle maggiori ferite nel corpo del cristianesimo. Stilum Curiae vuole ricordare questo momento in maniera duplice. Il primo contributo è la recensione a un libro che esamina l’universo politico, storico e religiosa di Martin Luder (Luther è uno pseudonimo, forma volgare di Eleuterio, “libero”). Appare piuttosto evidente a un lettore spassionato che in realtà, da cattolici e da cristiani, festeggiare non è proprio il caso…Il secondo è un’intervista a Die Zeit, che vedrete nel posto successivo.

 

Martin Lutero

Il canto del gallo della Modernità

Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero rese pubbliche le sue 95 tesi contro le indulgenze. Il suo gesto ha dato inizio ad un movimento mondiale che è passato alla storia con il nome di “Riforma”. Stilum Curiae vuole ricordare questa data parlando, brevemente, di un libro piccolo ma estremamente lucido e importante, scritto da Danilo Castellano. Danilo Castellano è preside emerito della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Udine, e membro corrispondente straniero della Reale Accademia di Scienze Morali e Politiche del Regno di Spagna, nonché membro onorario della Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione dello stesso Paese.

Martin Lutero. Il canto del gallo della modernità” si intitola il suo saggio. E il suo lavoro ignora, deliberatamente le grandi questioni religiose poste dall’ex monaco agostiniano, anche se alcuni aspetti di carattere religioso sono comunque toccati in maniera più o meno profonda. Ma il focus dello studio è di carattere soprattutto filosofico e politico, perché non si può ignorare che la Riforma – che in realtà come ha ben chiarito il card. Mūller e come ribadisce lo stesso Castellano non fu una riforma ma una vera e propria rivoluzione – ha avuto sin dai suoi inizi un legame stretto con la politica. “Il luterano Kierkegaard, per esempio, le rimprovera un ‘impiccio’ forte con la mondanità che l’avrebbe portata a una ‘degenerazione’”.

Castellano ribadisce allora che la Riforma non fu una riforma, “ma una rivolta contro la Chiesa; è la creazione di una Chiesa ‘nuova’ sulla base di una ‘nuova’ dottrina aperta a prospettive ‘nuove’”. E questa ci sembra una sottolineatura importante, ora che una parte della Chiesa cattolica sta vivendo l’ubriacatura di un abbracciamoci emotivo, e assai poco lucido e raziocinante.

Una rivoluzione dunque, e una “rivoluzione gnostica virtualmente integrale”. Ma è a partire da questa rivoluzione, si chiede l’autore, che è possibile una “riabilitazione” di Lutero, che dovrebbe di conseguenza fare da ispiratore a (eventuali) grandi riforme spirituali e di governo della Chiesa cattolica? Qualche cardinale – Reinhard Marx, per dirne uno – lo ha detto; e come sappiamo anche nella Chiesa italiana c’è chi afferma che lo Spirito soffiava da quelle parti…La risposta alla domanda – e a istanze che sembrano propugnate più dal volenteroso e irriflessivo volemose bene che da una matura riflessione è no. La Chiesa nel corso della sua storia ha vissuto numerose riforme, dall’interno; e la stessa cosiddetta “Controriforma” “Non è una mera e sterile contrapposizione alla Riforma protestante: è piuttosto un programma e un’opera sia di intenso rinnovamento nella fedeltà dottrinale al Deposito ricevuto da Cristo e custodito e tramandato dalla Chiesa, sia sul piano educativo”.

Su questo punto l’autore è drastico: “Scambiare pertanto la Riforma luterana con la sempre necessaria riforma della Chiesa e nella Chiesa è un errore, frutto o dell’ignoranza o della malafede”. Proprio perché non si vuol vedere “il carattere gnostico della Riforma”.

Un altro punto importante è quello relativo alla libertà e alla legge. La legge sembra apparire un ostacolo alla libertà: “La libertà evangelica comporta la distruzione di tutte le leggi, innanzitutto quelle umane”. Ma questa lettura del pensiero luterano appare bilanciata d’altra parte dal fatto che la “questione della legge è centrale nella dottrina luterana…Lutero assegna alla legge un potere onnipotente, che secoli dopo sarà proclamato n maniera inequivocabile dall’Illuminismo”.

Secondo l’autore dunque Lutero, nella sua nuova dottrina rappresenta il canto del gallo della modernità perché nella sua elaborazione teorica offre i germi dello sviluppo civile e politico dei secoli seguenti, per arrivare fino a Marx e al nazismo. E fra questi elementi appare particolarmente interessante, secondo Castellano, il plurisignificato di “popolo”: “una visione di popolo profondamente rivoluzionaria perché gnostica nelle sue radici…quale popolo? Quello che troverà…formale elaborazione al tempo della Rivoluzione francese che è una, forse la principale, conseguenza della Riforma sul piano politico”. In campo religioso, il popolo dei credenti costituisce la Chiesa; che “per Lutero è un’associazione, non una fondazione. Come per ogni associazione la sua natura e il suo fine, persino la sua costituzione, dipendono dal volere degli associati”. Quanto questa concezione possa essere lontana dall’idea della Chiesa come corpo mistico di Cristo è evidente. Quindi la Chiesa universale “altro non sarebbe che un’associazione di associazioni, l’insieme delle comunità di base”.

Interessante nel libro la sottolineatura di come l’affermazione luterana secondo cui “ciò che è comune a tutti non può essere usurpato da alcuno singolarmente, fino a che non ne abbia incarico dalla comunità” sia gravida di conseguenze, soprattutto politiche. Da questo principo deriva l’affermazione hegeliana che “il reale è razionale”, “Come dire che il più forte ha sempre ragione”. Lutero stesso in suo scritto aveva affermato che la storia sarebbe tutta sacra, perché “Iddio impicca, mette alla ruota, decapita strozza e fa la guerra”. E, in effetti, in occasione della guerra dei contadini (ne furono massacrati centomila) Lutero fu dalla parte dei vincitori, “pur riconoscendo che le loro richieste erano giuste”. Quanto questo predominio della ragione della comunità abbia influito sulla storia successiva è evidente; ma “non deve sorprendere questa conclusione totalitaria di Lutero”.

Ecco, ci fermiamo qui, consigliando caldamente la lettura di questa opera agile (Edizioni Scientifiche Italiane, 140 pagine, € 17.00) per affrontare in maniera consapevole la valanga di retorica che ci verrà rovesciata addosso in occasione dei 500 anni dall’inizio della rivoluzione luterana.

   

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