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Fonte isoladipatmos.org 27/09/2016

Autore Giovanni Cavalcoli O.P.

Presentare il luteranesimo come semplicemente differente o diverso dal cattolicesimo vuol dire dargli una patente di legittimità. Infatti l’esser differente o diverso è un pregio e non un difetto.

.Eccellenza Reverendissima

Luigi Negri

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

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S.E. Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

A nome mio e del confratello sacerdote Ariel S. Levi di Gualdo, col quale mando avanti la bella esperienza di questa sempre più visitata rivista telematica L’Isola di Parmos, desidero esprimerle i miei vivi rallegramenti per le acute osservazioni critiche che Vostra Eccellenza Rev.ma ha espresso nella recente intervista al Timone, poi riportata appresso dalla Nuova Bussola Quotidiana [cf. QUI]. Pur tuttavia mi permetto di esporle alcune mie riserve nei seguenti punti:

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1) Il parlar della fede come «esperienza» è già un concedere a Lutero ciò che non gli deve esser concesso, giacchè l’esperienza è proprietà della carità e non della fede. E difatti, appunto, Lutero confonde proprio la fede con la carità. Sarebbe meglio invece far riferimento al vero concetto di fede insegnato dal Concilio Vaticano I: «Fides est virtus supernaturalis, qua, Dei aspirante et adiuvante gratia, ab Eo revelata vera esse credimus, non propter intrinsecam rerum veritatem naturalis rationis lumine perspectam, sed propter auctoritatem ipsius Dei revelantis » [Denz. 3008]  [1]

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Il suo giudizio sul Luteranesimo, da una parte è troppo indulgente, ma dall’altra è troppo severo.

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a) Troppo indulgente, perchè presentarlo come semplicemente «differente» o diverso dal cattolicesimo vuol dire dargli una patente di legittimità. Infatti l’esser differente o diverso è un pregio e non un difetto. Un francescano è diverso dal domenicano; ma non per questo l’esser francescano è un difetto o un’eresia. Bisogna dire invece con franchezza che quanto di proprio ha Lutero contro il cattolicesimo non è “diverso”, ma falso.
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b) Ma non bisogna neppur troppo accentuare gli errori. Quindi non è il caso di parlare di differenza «incommensurabile»: in realtà, come osserva il decreto sull’ecumenismo Unitatis redintegratio [cf. QUI], noi e i luterani abbiamo una comune misura, che è Cristo, dal quale vengono i dogmi  fondamentali, che ci sono rimasti in comune: la Santissima Trinità, l’Incarnazione, la Redenzione, il Battesimo, nel comune amore per la Bibbia e la fede che siamo salvi per grazia. Ignorare questi dati comuni è ingiusto ed offensivo per i luterani.

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2) Non condivido neppure l’atteggiamento rinunciatario di Jean Guitton. Egli sembra infatti dire: “Essi  sono irrimediabilmente diversi. Lasciamoli così”. Niente affatto! Non è questo l’insegnamento della Unitatis Redintregatio la quale dice invece al n. 3 che i fratelli separati «devono essere incorporati alla Chiesa cattolica», il che ovviamente suppone che nel «riconoscimento di valori comuni» li aiutiamo a correggersi dai  loro errori.

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La Chiesa, insomma, ci ordina di avere nei loro confronti l’atteggiamento che ha il medico nei confronti del malato. Il medico parte dalla considerazione delle risorse sane, che restano al malato, basandosi su di esse per prescrivergli la cura più opportuna e migliore.

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Con sincera devozione, suo

Giovanni Cavalcoli, O.P.

                                  Varazze, 27 settembre 2016

   

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