Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

Il politologo Usa spiega il suicidio dei musulmani con l'estirpazione della filosofia greca


Fonte Libero 29/07/2010

Autore Marco Respinti



L'islam è un vero e proprio suicidio. Robert R. Reilly lo afferma con piglio da gran filosofo nel libro The Closing of thè Muslim Mind: How Intellectual Suicide Createci the Moderni Islamist Crisis(ISI Books). Devastante.

 

Senior Fellow all'American Foreign Policy Council e membro del di­rettivo del Middle East Media Re­search Institute di Washington, ex direttore di "Voice of America" e consigliere alla Casa Bianca nonché al ministero della Difesa, il cattolico Reilly è una delle vere teste pensanti della destra statunitense, capace di coniugare erudizione e senso dell'azione. Il suo libro, che nel titolo ricalca un bestseller del filosofo straussiano Allan D. Bloom (1930-1992), La chiusura della mente ame­ricana. I misfatti dell'istruzione con­temporanea (Lindau), ha convinto pezzi da novanta come Edwin J. Feulner jr., presidente della Heritage Foundation, il viceammiraglio John M. Poindexter, i filosofi Michael Novak e George Weigel, il po­litologo James V. Schall. E il fuoriclasse Roger Scruton, che ne firma la premessa.

 

Suicidio. Ma non le pare un po' trop­po, dottor Reilly?

 

«Il suicidio di cui parlo è intellettuale. L'Europa occidentale sta moren­do culturalmente perché ha perso la fede nel culto che la anima, il cristia­nesimo. Ma non così l'islam, il cui problema è invece il tipo di fede che lo contraddistingue, o, più precisa­mente, la concezione di Dio che al­berga nel sunnismo. La maggioran­za abbraccia infatti una teologia de­formata che concepisce Dio come pura volontà in assenza totale di ra­gione, ovvero di logos».

 

Le nostre radici greche...

 

«La deellenizzazione dell'islam è il suo suicidio intellettuale. Fu con il califfato dell'abbaside Ja'afar al-Mutawakkil (847-861) che iniziò l'estir­pazione cosciente, forzata e violen­ta, della filosofia greca dall'islam, il cui colpo di grazia fu forse il rogo dei libri di Averroè sulla piazza di Cordova, in Spagna, nel 1195. Da quel momento la decadenza della vita in­tellettuale islamica è stata agghiac­ciante».

 

Anche perché assieme alla filosofia ellenica è saltato completamente ogni riferimento al diritto natura­le...

 

«Sì, quello è assolutamente il punto più importante. Peraltro, senza il principio di causalità dell'ordine naturale da una cosa può venirne qualsiasi altra e nulla consegue necessariamente secondo logica. E co­sì il mondo diventa incomprensibi­le. Al contrario, nella cultura cristia­na che ha metabolizzato la filosofia greca, Tommaso d'Aquino afferma che l'uomo è capace di comprende­re il mondo giacché esso è stato pri­ma "pensato" da Dio; l'universo è cioè il prodotto di una ragiona crea­tiva. L'islam risponderebbe invece che la cosa più comprensibile del mondo è che esso è del tutto incom­prensibile, e ciò poiché esso viene direttamente dell'azione insindaca­bilmente volontaristica di Dio, non dalla sua ragione. Nell'islam non vi è insomma ragione per gli atti di Dio; ciò che Dio fa l'uomo non può com­prenderlo. L'uomo islamico capisce solo che Dio stabilisce leggi a cui si deve obbedire ciecamente. E chi islamico non è o accetta questo per fede o quella fede lo conquisterà. Ben difficile, come vede, "ragionare" a queste condizioni...».

 

Immagino che lei sappia bene che nel famoso discorso di Ratisbona Be­nedetto XVI sostenne le medesime cose, ma che il mondo intero all'udirlo si ribellò.

 

«Il pontefice non sbagliò. La maggior parte dell'islam sunnita discre­dita la ragione, e questo per due motivi. Uno è l'idea che la ragione sia troppo corrotta dall'egoismo umano per potere conoscere la real­tà, come sostenne per esempio Al-Ghazali (1058-1111), e quindi l'uo­mo è tenuto unicamente a confor­marsi alla sharia. L'altro motivo è che per l'isiam non vi è nulla da co­noscere. Per i musulmani la realtà è solo una serie di atomi spazio-tem­porali configurati da Dio in ogni sin­golo istante affinché siano qualsiasi cosa in quel momento a Dio garba. Punto. Gli atti dell'uomo non sono dunque buoni o cattivi in se stessi, giacché proprio l'idea di un "in se stessi" non esiste. Insomma, Dio non condanna l'omicidio perché è male; l'omicidio è male perché Dio lo vieta. E ovviamente Dio può cam­biare idea in ogni momento e ren­dere, se lo vuole, obbligatorio persi-no l'assassinio».

 

Ma perché l'isiam usa la violenza per affermare questa teologia?

 

«Perché la sua è la teologia del potere, dove il diritto è solo quello del più forte. Non vi è soluzione di con­tinuità fra il concetto di un Dio che è pura volontà e mero potere e le pa­role dell'influente teologo sunnita palestinese Abdullah Yusuf Azzam (1941-1989), che il suo discepolo Osama bin Laden citò nel video dif­fuso nel novembre 2001: "Nella re­ligione di Aliati il terrorismo è un ob­bligo"».

 

Pensa che l'isiam sia riformabile?

 

«Non si può riformare la cultura se non si riforma il culto. L'unica strada è la riellenizzazione, l'unica solu­zione è la rieducazione a quella ra­gione che in quel contesto struttu­ralmente ora manca. Ma non acca­drà mai. E l'affannata ricerca da par­te islamica di un senso per l'arretra­tezza del mondo musulmano gene­rerà sempre e solo nuova dispera­zione, quindi ulteriore violenza. Tenga inoltre presente che l'islami­smo odierno è una versione totali­taria dell'islam prodotta dall'assimi­lazione dentro la fede coranica di al­cune perversioni tipiche dei totalita­rismi occidentali del Novecento. Per questo l'islamismo è oggi particolar­mente letale».

   

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.