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Fonte campariedemaistre.com

Autore Matteo Donadoni

23/09/2017 (prima parte)

(OVVERO LA RINASCITA RUSSA COME FUTURO DELLA CHIESA)

«La grande rivoluzione spirituale e politica del nostro pianeta è il cristianesimo.

All’interno di questo elemento sacro il mondo è scomparso ed è stato rinnovato» (A. Pushkin)

La sistematica demolizione dottrinale da parte dei vertici, lo smantellamento scientifico della liturgia da parte dei parroci, e in generale lo sbrago odierno della Chiesa cattolica, stride metallico e disperato come un orribile grido “si salvi chi può!”, che risulta maggiormente scandaloso se paragonato alla fioritura straordinaria quanto inattesa della Chiesa ortodossa russa. Come molti sanno, la fede religiosa in Russia non è mai cresciuta più intensamente come negli ultimi tre decenni.

Diceva un anno fa ad un incontro con professori e studenti italiani il Metropolita Hilarion di Volokolamsk: «Oggi abbiamo 35.000 chiese. Ciò significa che abbiamo aperto 29.000 chiese in ventotto anni, aprendo più di 1.000 chiese all'anno o tre al giorno ... Precedentemente abbiamo avuto tre seminari teologici o accademie, e oggi ci sono più di cinquanta». Aprire tre chiese al giorno è un’impresa più che impossibile in Occidente, è ilare. Ve lo immaginate Bergoglio scuro in volto che, con voce baritonale e aria da funerale, annuncia un evento simile? (Il traguardo di avere seminari stracolmi di ferventi cattolici giovani e determinati, tanti da giustificare la costruzione di nuove chiese, sarebbe per lui la vittoria dei cavillatori moralistici, marci nel cuore, figli del signor e della signora Piagnistei. Siamo onesti: i cattocomunisti hanno fatto più danni dei comunisti veri).
Secondo il metropolita Hilarion, la storia russa «non ha mai assistito a una tale crescita della fede religiosa come abbiamo visto negli ultimi ventott'anni». «Di più, non conosco nessun altro precedente di questo genere in tutta la storia dell'umanità. Siamo consapevoli che l'epoca di San Costantino il Grande nel IV secolo era un tempo in cui le chiese sono state costruite ovunque e si sono svolti i battesimi di massa. Ma non ci sono statistiche per quel periodo, mentre abbiamo statistiche per l'epoca in cui viviamo», ha aggiunto.
Mentre gli intellettuali occidentali sostengono spensierati che la società moderna vive nell'era post-cristiana, il rappresentante della Chiesa ortodossa russa sembra ribattere che in Russia, la patria dell’ateismo di Stato, questo concetto non esista nemmeno. Perché? Perché «Con i nostri occhi abbiamo visto la potenza del cristianesimo che ci permette di aprire tre chiese al giorno oggi. Abbiamo assistito a come il cristianesimo trasforma la vita umana, fino a che punto Cristo e il suo insegnamento sono ancora oggi importanti», ha concluso il Metropolita Hilarion.
Di grande aiuto è stata certamente la concezione politica del presidente Vladimir Putin. Un elemento chiave della visione del mondo dell’ex agente del KGB non è solo il suo impegno per la Chiesa Ortodossa Russa come istituzione, ma anche la sua ammirazione per i filosofi russi cristiani del XIX e del XX secolo - Nikolai Berdyaev, Vladimir Solov’ev e Ivan Ilyin - tutti citati spesso nei suoi discorsi. I governatori regionali della Russia sono stati addirittura incaricati di leggere le opere di questi filosofi durante le loro vacanze invernali del 2014. Vi immaginate il vecchio bolscevico Napolitano fare altrettanto? Viviamo veramente nella parte del mondo più banalmente imbalsamata e idiota? Non so rispondere. Così come non so dove trovare i nostri nuovi Confessori, ne vedo ormai pochissimi. So però che non dobbiamo più snobbare l’ortodossia come vizio degli scismatici (scisma per altro ricomposto durante il Concilio di Firenze-Ferrara* quindi inesistente), ma comprenderla per capire come fare per recuperare quella latina. Perché, anche se non è perfetta, dopo le persecuzioni appare oggi di gran lunga più in salute di noi.

Riporto di seguito una traduzione di uno scritto del filosofo russo Ivan Ilyin  (1883-1954), uno dei maggiori del ventesimo secolo, che  spiega come la nazione russa non sia stata forgiata solo attraverso la guerra, ma attraverso l'amore e la bellezza divina - la fede cristiana ortodossa. Potrete trovare l’originale sul sito:

«La cultura spirituale nazionale è creata di generazione in generazione non con il pensiero cosciente e non con scelta arbitraria, ma attraverso una tensione lunga, integrale e ispirata di tutto l’essere umano; e soprattutto da un istinto inconscio, le forze notturne dell’anima. Queste forze misteriose dell’anima sono capaci di creatività spirituale solo quando sono illuminate, nobilitate, formate e coltivate dalla fede religiosa. La storia non conosce un popolo culturalmente creativo e spiritualmente grande che abbia dimorato nell’empietà. Anche i più distanti selvaggi hanno la loro fede. Cadendo nell’incredulità, le nazioni sono decadute e sono morte. Che l’elevazione della cultura nazionale dipenda dalla perfezione della religione è comprensibile.
Da tempo immemorabile la Russia è una nazione cristiana ortodossa. Il suo principale nucleo creativo nazionale-linguistico ha sempre confessato la fede ortodossa. (Si veda, per esempio, i dati statistici di D. Mendeleev, Sulla conoscenza della Russia. pp. 36-41, 48-49. All’inizio del XX secolo la Russia contava circa il 66% di popolazione ortodossa, circa il 17% di cristiani non ortodossi, e circa il 17% di religioni non cristiane – circa 5 milioni di ebrei e popoli turco-tartari) Ecco il motivo per cui lo spirito dell’Ortodossia ha sempre definito e ancora definisce così tanto e così profondamente il tessuto della creatività nazionale della Russia.
Per mezzo dei doni dell’Ortodossia tutti i russi hanno vissuto, sono stati educati, e hanno trovato la salvezza nel corso dei secoli. Erano tutti cittadini dell’Impero russo – sia coloro che hanno dimenticato quei doni e quelli che non li hanno notati, rinunciando a loro e addirittura bestemmiandoli; cittadini appartenenti ad altre confessioni cristiane; e altri popoli europei oltre i confini della Russia.

 
*Il 6 luglio del 1439 la cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore fu teatro della pubblica promulgazione della bolla Laetentur Coeli, con la quale, alla presenza dell’imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo,  papa Eugenio IV annunciò l’avvenuta ricomposizione dello scisma fra le Chiese di Oriente e di Occidente.
 
25/09/2017 (Seconda parte)
 
Avremmo bisogno di un intero studio storico per una descrizione esaustiva di questi doni. Posso indicarli solo con una breve enumerazione.

1. L’intera composizione di base della rivelazione cristiana è stata ricevuta dalla Russia dall’Oriente ortodosso sotto forma dell’Ortodossia, nelle lingue greca e slava. “La grande rivoluzione spirituale e politica del nostro pianeta è il cristianesimo. All’interno di questo elemento sacro il mondo è scomparso ed è stato rinnovato” (Pushkin). Il popolo russo ha vissuto questo elemento sacro del battesimo e dell’investitura in Cristo, il Figlio di Dio, nell’Ortodossia. Questa è stata per noi ciò che è stata per i popoli occidentali prima della divisione delle chiese; ha dato loro quello che in seguito hanno perso, e quello che noi abbiamo mantenuto; per questo spirito perduto cominciano a rivolgersi a noi ora, scossi dal martirio della Chiesa ortodossa in Russia.
2. L’Ortodossia ha fissato alla base dell’essere umano la vita del cuore (i sentimenti, l’amore), e la contemplazione derivante dal cuore (visione, immaginazione). Qui sta la differenza più profonda dal cattolicesimo, che porta la fede dalla volontà alla ragione, e dal protestantesimo, che porta la fede dalla ragione alla volontà. Questa distinzione, che definisce l’anima russa, rimane per sempre; nessuna “Unia,” nessun “rito orientale”, e nessuna attività missionaria protestante può ricreare l’anima ortodossa. L’intero spirito e il cammino russo sono stati fatti ortodossi. Ecco perché quando il popolo russo crea, cerca di vedere ed esprimere ciò che ama. Questa è la forma di base dell’essere nazionale e della creatività russa. Sono stati cresciuti dall’Ortodossia e cinti dal mondo slavo e dalla natura della Russia.
3. Nella sfera morale, questo ha dato il popolo russo un vivo e profondo senso di coscienza; un sogno di giustizia e santità; un’accurata percezione del peccato; il dono di un ravvedimento che rinnova; l’idea della catarsi ascetica; e un acuto senso di “verità” e “menzogne”, bene e male.
4. Di qui lo spirito di misericordia e di fratellanza popolare, senza caste, sovranazionale così caratteristica del popolo russo, la simpatia per i poveri, i deboli, i malati, gli oppressi, e anche i criminali (vedi, per esempio, di Dostoevskij Diario di uno scrittore, 1873, articolo III “Ambiente”, e articolo V “Vlas”). Da qui vengono i nostri monasteri e imperatori che amano i poveri; di qui i nostri ospizi, ospedali e cliniche creati attraverso donazioni private.
5. L’Ortodossia ha coltivato nel popolo russo quello spirito di sacrificio, servizio, pazienza e fedeltà, senza il quale la Russia non avrebbe mai resistito ai suoi nemici né costruito una casa terrena. Nel corso di tutta la loro storia, i russi hanno imparato a costruire la Russia “baciando la Croce” e ad attingere la loro forza morale dalla preghiera. Il dono della preghiera è il migliore regalo dell’Ortodossia.
6. L’Ortodossia ha affermato la fede religiosa sulla libertà e sulla serietà, collegandole come una cosa sola; con questo spirito ha informato l’anima russa e la cultura russa. Le missioni ortodosse hanno cercato di portare la gente “al battesimo” “attraverso l’amore”, e in nessun modo con la paura (dalle istruzioni del metropolita Makarij all’arcivescovo Gurij nel 1555. Le eccezioni confermano solo la regola di base). Quindi viene dalla storia russa proprio quello spirito di tolleranza religiosa e nazionale che i cittadini russi di altre confessioni e religioni hanno valutato in base al suo merito solo dopo le persecuzioni rivoluzionarie della fede.
7. L’Ortodossia ha portato al popolo russo tutti i doni del senso cristiano della giustizia – una volontà di pace, fraternità, giustizia, lealtà e solidarietà; un senso di dignità e rango; una capacità di autocontrollo e rispetto reciproco; in una parola, tutto ciò che può attirare lo stato più vicino ai comandamenti di Cristo.
8. L’Ortodossia ha nutrito in Russia il senso di responsabilità di un cittadino, quello di un funzionario di fronte allo Tsar e a Dio, e soprattutto ha consolidato l’idea di un monarca, chiamato e unto, che avrebbe servito Dio. Grazie a ciò i governanti tirannici della storia russa sono stati un’eccezione completa. Tutte le riforme umanitarie della storia russa sono state ispirate o suggerite dall’Ortodossia.
9. L’Ortodossia russa ha risolto fedelmente e saggiamente un compito molto difficile con cui l’Europa Occidentale non ha quasi mai affrontato – trovare una corretta correlazione tra la Chiesa e il potere secolare, un sostegno reciproco nell’ambito di una mutua lealtà e non invasione.
10. La cultura monastica ortodossa ha dato alla Russia non solo una miriade di uomini giusti. Le ha dato le sue cronache, cioè ha impostato le basi per la storiografia russa e la coscienza nazionale russa. Pushkin si è espresso così: “Siamo obbligati nei confronti dei monaci per la nostra storia, e di conseguenza per la nostra illuminazione” (“Cenni storici”, 1822 di Pushkin). Non dobbiamo dimenticare che la fede ortodossa è stata a lungo considerata il vero criterio di “russicità” in Russia.
11. La dottrina ortodossa sull’immortalità dell’anima di una persona (persa nel protestantesimo contemporaneo, che non interpreta la “vita eterna” nel senso di immortalità dell’anima, vista come mortale); sull’obbedienza alle autorità superiori per il bene della propria coscienza; sulla tolleranza cristiana e sul dono della propria vita “per i propri amici” ha dato all’esercito russo tutte le fonti del suo spirito cavalleresco, privo di paura individuale, altruisticamente obbediente e conquistatore di tutto, che si è sviluppato nelle sue guerre storiche e soprattutto nell’insegnamento e nella pratica di Aleksandr Suvorov – ed è stato spesso riconosciuto dai grandi capitani del nemico (Federico il Grande, Napoleone, ecc.).
12. Tutta l’arte russa è derivata dalla fede ortodossa, che fin dall’inizio nutre in sé lo spirito di contemplazione sincera, elevazione orante, libera schiettezza, e responsabilità spirituale (Vedi Gogol, “Qual è, in definitiva, l’essenza della poesia russa?” e “Sul lirismo dei nostri poeti”. Vedi anche il mio libro Foundations of Artistry. On the Perfect in Art). La pittura russa è venuta dall’icona; la musica russa è stata alimentata dal canto ecclesiastico; l’architettura russa è venuta dal lavoro di cattedrali e monasteri; il teatro russo nato dagli “atti” drammatici a temi religiosi; la letteratura russa è venuta dalla Chiesa e dai monaci.

È stato tutto numerato, è tutto qui? No. Non abbiamo ancora parlato degli anziani ortodossi; dei pellegrinaggi ortodossi; del significato della lingua slavonica ecclesiastica; della scuola ortodossa; e della filosofia ortodossa. Ma tutto ciò è ancora impossibile esaurirlo.
Tutto questo ha dato a Pushkin la base per stabilire quanto segue come verità incrollabile: “La confessione greca, separata da tutte le altre, ci dà un particolare carattere nazionale” (Pushkin, Cenni storici, 1822). Tale è il significato del cristianesimo ortodosso nella storia russa. Ecco il perché di quelle selvagge, inaudite persecuzioni dell’Ortodossia, subite da parte dei comunisti. I bolscevichi hanno capito che le radici del cristianesimo russo, lo spirito nazionale russo, l’onore e la coscienza russa, l’unità dello Stato russo, la famiglia russa e il senso della giustizia russa – sono impostati proprio nella fede ortodossa, e quindi hanno cercato di sradicarla.
Nella lotta contro questi tentativi, il popolo russo e la Chiesa ortodossa hanno prodotto intere schiere di confessori, martiri e santi; e allo stesso tempo hanno restaurato la vita religiosa dell’epoca delle catacombe ovunque – nei boschi, negli anfratti, nei villaggi e nelle città. Per vent’anni il popolo russo ha imparato a concentrarsi in silenzio, a purificare e forgiare le proprie anime di fronte alla morte, a pregare a bassa voce e a organizzare la vita della Chiesa nelle persecuzioni, rafforzandosi in segreto e nel silenzio. E dopo venti anni di persecuzione, i comunisti hanno dovuto ammettere (nell’inverno del 1937), che un terzo dei residenti della città e due terzi della popolazione nei villaggi continuano a credere in Dio apertamente. E quanti nel resto credono e pregano in segreto?
Le persecuzioni stanno risvegliando nel popolo russo una nuova fede, piena di nuova forza e nuovo spirito. I cuori sofferenti stanno restaurando la loro antica, secolare contemplazione religiosa. E la Russia non solo non lascerà l’Ortodossia, come sperano i suoi nemici in Occidente, ma sarà rafforzata nelle basi sacre del suo essere storico.
Le conseguenze della rivoluzione supereranno le sue cause».

E allo stesso tempo è giunto il tempo, anche per noi cattolici, di restaurare la vita religiosa dell’epoca delle catacombe ovunque – nei boschi, negli anfratti, nei villaggi e nelle città. Attendiamo nel silenzio che le conseguenze della rivoluzione kasperita superino le sue cause.
Che la Madre di Dio, la Theotokos, Sancta Dei Genetrix, ci protegga.
   

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