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Fonte riscossa cristiana.it 22/01/2014

 

Autore Paolo Deotto

 

 

Di fronte al massiccio attacco alle basi stesse della civiltà, alla famiglia, alla vita, i messaggi che trasmettiamo, le testimonianze che diamo, non possono permettersi il “lusso” del benché minimo equivoco. O si ritorna al rispetto della Verità o si va tutti in malora, rendiamocene conto. Abbiamo un’oggettività con cui confrontarci: sarà meno divertente che litigare, ma è senza dubbio molto più utile.

 

 

In questi tempi di attacchi molteplici e virulenti contro la Chiesa, contro il diritto naturale e in genere contro il buon senso, si sono, grazie al Cielo, anche moltiplicate le iniziative di contrasto alla mortifera propaganda degli omosessualisti, degli abortisti, dei distruttori della famiglia.

Stiamo vivendo in un clima rivoluzionario, in cui i più esagitati tanatofili si sono anche autoeletti censori assoluti e infallibili e ritengono (in base a un concetto di “libertà” davvero singolare), novelle camicie brune, di poter decidere chi ha il diritto di parola (loro, sempre!) e chi non lo ha. Da qui, l’inevitabile e prepotente tentativo, purtroppo qualche volte riuscito, di impedire le legittime manifestazioni pubbliche di chi vuole difendere la vita, la famiglia, l’integrità morale, il diritto naturale.

La tiepida posizione della Chiesa, i cui Pastori troppo spesso sembrano preoccupati di essere concilianti e “dialoganti”, anche a scapito della difesa della Verità, ha favorito il moltiplicarsi di iniziative “dal basso”, generate dalla buona volontà di tanti laici, a volte aiutati anche da sacerdoti coraggiosi. In questi ultimi anni senza dubbio la più importante tra queste iniziative è la Marcia per la Vita, che l’anno scorso ha riunito a Roma 40.000 manifestanti. Era nata due anni prima a Desenzano, con meno di mille persone. E’ cresciuta in misura esponenziale e ha fatto anche da motore per tante realtà locali, che hanno dato vita alla loro “Marcia per la Vita” oltre a partecipare a quella nazionale a Roma. Ma non possiamo dimenticare i convegni sul “gender” organizzati da Famiglia Domani, né la “Manif pour tous” e le “Sentinelle in piedi”, movimenti nati in Francia e che anche in Italia iniziano ad essere una presenza significativa. Ricordiamo anche le iniziative di preghiera di fronte agli ospedali in cui si consuma quotidianamente il crimine dell’aborto. Ricordiamo le molte iniziative dei “Giuristi per la Vita”. Di sicuro questo elenco è incompleto, e chiedo scusa a quanti non ho nominato. Sono molte, ringraziando il Cielo, le persone che non si sono arrese.

Tutti questi movimenti, nati spontaneamente, dalla reazione di persone sane che non accettano la deriva di morte verso cui sta scivolando il nostro Paese, possono presentare molti difetti, dovuti a improvvisazione, inesperienza, ma questo non toglie nulla al loro valore e al merito delle persone che agiscono e si espongono senza paura.

C’è poi un altro rischio, ben più grave. Questi movimenti hanno preso di sorpresa molti, soprattutto quella gran corte di politici di mezza tacca, profittatori, voltagabbana, che valutano ogni cosa in base al tornaconto personale. Una manifestazione popolare spontanea, che inizi a raccogliere tanta gente può sempre essere un serbatoio di consensi elettorali, di notorietà, può insomma essere usata per i propri fini.

Infine senza dubbio c’è un’altra categoria di politicanti, laici o “religiosi” che siano, che sperano di assorbire col guanto di velluto i movimenti spontanei, per riportarli a posizioni più “concilianti”, “dialoganti”, insomma per svirilizzarli, magari con il nefasto invito ad avere il “realismo” per scegliere il “male minore”.

In questa situazione, che richiede costanza, coraggio e assoluta precisione nei fini e nei comportamenti, non vi è nulla di strano nel fatto che ci sia chi commette errori e chi li fa notare.

Per restare all’ultimissimo esempio, l’11 gennaio a Roma si è tenuta la manifestazione di piazza della “Manif pour Tous Italia”, l’associazione nata sull’esempio dei nostri cugini d’oltralpe, per contrastare la follia omosessualista che vuole non solo imporre li matrimonio tra invertiti, ma anche tappare la bocca a quanti non siano d’accordo su questo e possibilmente metterli in gattabuia. Nel corso di questa manifestazione vi è stato senza dubbio un episodio ambiguo, ossia l’intervento dal palco di un “homovox”. Così si chiamano gli “omosessuali non gay”, contrari ai matrimoni tra invertiti e alle adozioni, che però nel contempo dichiarano la propria omosessualità e la considerano come “normale”. Ne ha scritto la nostra Elisabetta Frezza (E’ iniziata l’omosessualizzazione omeopatica dei cattolici?), che ha fatto giustamente notare come avrebbe avuto senso invitare sul palco un personaggio come Luca Di Tolve, fondatore dell’Associazione Gruppo Lot, vivente testimonianza di come dall’omosessualità si può guarire: Di Tolve, già omosessuale, ora ha una vita normale, è sposato e sua moglie è in attesa di un figlio.

Vogliamo pensare a un’ingenuità degli organizzatori, che volevano evidenziare quanto sia assurda la proposta di un “matrimonio” tra omosessuali, tant’è che vi sono omosessuali che respingono questa assurdità. Tuttavia in questo modo hanno fatto passare anche un messaggio assolutamente falso: l’omosessualità può essere una cosa di cui andare dignitosamente fieri, purché non si reclamino presunti stravaganti “diritti”. Sappiamo invece benissimo che, se si vuole usare realmente carità verso l’omosessuale (e se non si vogliono far passare messaggi falsi e pericolosi), bisogna essere chiarissimi e assoluti nella condanna dell’omosessualità, peccato che grida vendetta al cospetto di Dio e situazione assolutamente contronatura.

Bene ha quindi fatto Elisabetta Frezza a scrivere quell’articolo (che condivido in pieno), che non fa altro che ribadire le posizioni di sempre della Chiesa e di tutte le persone di normali e sani sentimenti.

Mi è dispiaciuto molto leggere però su un sito, mi pare si chiami Campari e De Maistre, o giù di lì, una critica feroce, scaduta anche nelle gratuite insolenze, nei commenti in calce a un articolo che criticava un altro autore, Roberto Dal Bosco, che a sua volta aveva scritto sulla Manif di Roma sul sito “Radio Spada”. I commentatori si sono fatti prendere la mano e, già che c’erano, oltre a Elisabetta Frezza, hanno insultato anche Piero Vassallo. Spero che abbiano il buon gusto di chiedere scusa, non foss’altro per quel rispetto che è dovuto a tutti. Voglio pensare che chi ha mancato di rispetto a Vassallo non si rendesse conto del fatto che stava parlando di uno dei più illustri studiosi cattolici, di un uomo che ha al suo attivo decenni di battaglie culturali in difesa della Verità e da cui tutti abbiamo da imparare, sia per cultura, sia per coraggio. Voglio sempre sperare che chi ha sparato a zero su Elisabetta Frezza non conosca questa signora, impegnata anch’essa instancabilmente sul fronte della difesa dei valori non negoziabili, della famiglia, della vita. Voglio sperare e sono (quasi) sicuro che arriveranno le dovute scuse.

Queste sgradevoli cadute di stile di alcuni esuberanti commentatori (però i commenti sono moderati, quindi i responsabili del sito si mettano una mano sulla coscienza) ci devono far riflettere. Invece di divertirci nelle maldicenze, nello sputo acido su quello che si considera l’avversario di turno, preoccupiamoci di più della sostanza delle cose.

La critica di Elisabetta Frezza alla Manif di Roma non è che un esempio. Una critica che, lo ripeto, condivido in pieno (tant’è che l’ho pubblicata). Lo scivolone fatto con il microfono ceduto al cosiddetto “homovox” (che bello quando torneremo tutti a essere solo uomini e donne, senza altre mille definizioni e sigle…) è stato un errore. Un errore che può portare a molti equivoci. La strada degli equivoci è terribilmente pericolosa, è la stessa per cui abbiamo cattolici che vorrebbero che la famigerata legge 194 fosse “ben applicata”, il che equivale a dire “ammazza pure , ma nel rispetto delle regole”.

Lo dicevamo sopra: i molti movimenti nati in questi anni possono subire influenze nefaste da politicanti sfruttatori, possono subire tentativi di “normalizzazione” da parte dei soliti pusillanimi “dialogatori”, possono commettere sciocchezze per ingenuità o inesperienza.

Di fronte al massiccio attacco alle basi stesse della civiltà, alla famiglia, alla vita, i messaggi che trasmettiamo, le testimonianze che diamo, non possono permettersi il “lusso” del benché minimo equivoco. O si ritorna al rispetto della Verità o si va tutti in malora, rendiamocene conto. Se invece di dilettarci nel cercare le definizioni varie di tradizionalista, cripto-lefebvrista, conservatore o che altro, se invece di dare con facilità l’epiteto di “delirante”, se invece di fare gli snob che vogliono mostrarsi molto liberi e dialogici, ci preoccuperemo della sostanza delle cose, dell’affermazione della retta Dottrina e della Verità, abbiamo ancora qualche possibilità di salvarci e di salvare questa ex-civiltà dall’implosione finale.

Non abbiamo alternative: solo la Verità ci farà liberi. Se saremo occupati ad accapigliarci tra noi, non ci accorgeremo del nemico, che avrà scavalcato le mura e si appresterà a farci fuori, tutti.

   

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