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Fonte IL TIMONE  N. 11 - ANNO III - Gennaio/Febbraio 2001 - pag. 54-55

 

Autore Marco Invernizzi

 

 Spetta ai genitori il diritto-dovere di educare i figli. Ma devono prepararsi, fornendosi di adeguata formazione culturale e partecipando alle attività formative della Chiesa. Un aiuto anche dai Movimenti.

 

 

Molto è stato detto e scritto dopo la proposta della Regione Lazio di una Commissione di esperti che valuti l'eventuale tasso di disinformazione contenuto nei libri di testo adottati nelle scuole. Forse troppo, tanto che la polemica ha impedito che la verità più importante venisse ricordata. Infatti, sarà certamente un bene che venga meno l'egemonia marxista e in genere della sinistra sulla cultura scolastica italiana e sarà bene che non venga sostituita da nessun altra lettura ideologica della realtà e della storia. Ma sarebbe del tutto inutile se la questione si risolvesse con la produzione di libri di storia (e anche di altre materie) che aggiungessero le foibe fra i misfatti del Novecento o che in nome di una improbabile neutralità si astenessero da qualsiasi giudizio, lasciando intendere che non esistono valori metastorici con cui giudicare la storia stessa.
 
Il vero problema è alla radice: chi è il primo responsabile dell'educazione dei giovani? Chi sceglie i libri di testo ma, soprattutto, che possibilità hanno i genitori di intervenire nell'educazione scolastica che viene impartita ai loro figli, con o senza un libro di testo? Non si tratta soltanto dell'ingiustizia per cui le famiglie italiane non possono mandare i loro figli a studiare nelle scuole che desiderano, senza dover pagare rette neppure scalabili dalle tasse, ma in più bisogna ricordare il diritto-dovere dei genitori di verificare e chiedere conto, anche dopo aver potuto scegliere, dei principi ispiratori dell'insegnamento impartito ai loro figli. Non si tratta di sindacare sulla professionalità dell'insegnante, cioè sul modo di insegnare, ma di pretendere che i genitori partecipino come protagonisti del processo educativo e ne siano sempre i responsabili.
Il Magistero della Chiesa ci aiuta anche in questo caso. “I genitori, poiché han trasmesso la vita ai figli, hanno l'obbligo gravissimo di educare la prole: vanno pertanto considerati come i primi e i principali educatori di essa”. Lo scrive la Dichiarazione Gravissimum educationis del Concilio Ecumenico Vaticano II (n.3), quel Concilio i cui documenti. Papa Giovanni Paolo II, il 26 novembre 2000, ha invitato a rileggere e a studiare trentacinque anni dopo la loro pubblicazione. Ma tutto questo rischia di rimanere molto teorico se i genitori si limiteranno a “parcheggiare” i loro figli in qualche “buona” scuola, magari cattolica, dimenticandosi la loro primaria responsabilità. È un modo molto diffuso per “sedare” la coscienza, ma molto inefficace se non controproducente, dal punto di vista educativo. I figli imparano soprattutto imitando le virtù osservate in famiglia. Poi certamente esiste anche un compito educativo della società civile, oltre che della Chiesa, e “rientra appunto nelle sue funzioni favorire in diversi modi l'educazione della gioventù: cioè difendere i doveri e i diritti dei genitori e degli altri che svolgono attività educativa e dar loro il suo aiuto; in base al principio della sussidiar/età, laddove manchi l'iniziativa dei genitori e delle altre società, svolgere l'opera educativa, rispettando - s'intende - i desideri dei genitori” (Gravissimum educationis, n. 3). Ma soltanto dopo i genitori, senza sostituirsi a loro e difendendone le prerogative.
 
A questo punto sorge spontanea una domanda: come possono intervenire i genitori nel processo educativo dei figli, addirittura verificando quanto viene loro insegnato a scuola o si trova scritto nei libri di testo, senza un'adeguata preparazione? Domanda che ha una sola risposta: preparandosi. Cioè entrando nella determinazione che leggere i libri di testo dei figli, aumentare o iniziare la propria formazione culturale, partecipare alla catechesi degli adulti non è tempo perso al “guadagno”, che sembra essere rimasto l'unico o il principale scopo della vita. Senza più la “protezione” di una società cristiana, la professione del genitore richiede un impegno sempre più grande, perché si tratta di mettere in discussione i modelli che i figli apprendono dal contatto con la società. È quanto il Santo Padre ha raccomandato, il 25 e 26 novembre 2000, ai laici riuniti a Roma per celebrare il loro Giubileo, invitandoli a essere apostoli, testimoni di Cristo, naturalmente cominciando a formare se stessi e a testimoniare nella propria famiglia. Non è facile, ma “essere cristiani non è mai stato facile e non lo è neppure oggi. Seguire Cristo esìge il coraggio di scelte radicali, spesso controcorrente” (Giovanni Paolo II, omelia del 26 novembre 2000, nella solennità di Cristo Re). E ci si può fare aiutare, per esempio ricorrendo a quelle diverse aggregazioni laicali nate dopo il Concilio Vaticano II, “che costituiscono un significativo mezzo per una formazione cristiana più approfondita e per un'attività apostolica più incisiva” (Giovanni Paolo II, Messaggio del 21 novembre 2000 in occasione del Congresso del laicato cattolico), oppure nel caso specifico, rivolgendosi a una realtà nata proprio per mettere a disposizione, soprattutto dei genitori, schede valutative dei libri di testo adottati nelle scuole italiane: Osservatorio per la qualità del libro di testo,  57123 Livorno, C.P 585.
 

RICORDA
 
"I genitori, avendo il dovere ed il diritto primario e irrinunciabile di educare i figli, debbono godere di una reale libertà nella scelta della scuola. Perciò i pubblici poteri, a cui incombe la tutela e la difessa della libertà dei cittadini, nel rispetto della giustizia retributiva, debbono preoccuparsi che le sovvenzioni pubbliche siano erogate in maniera che i genitori possano scegliere le scuole per i propri figli in piena libertà, secondo la loro coscienza".
(Concilio Vaticano II, Dichiarazione "Gravissimum Educationis", n. 6)
   

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