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Fonte ilsussidiario.net 18/03/2016

Autore Giovanni Passali

E così il colpo dal bazooka di Draghi è partito davvero. Non credevo potesse succedere così presto. La mia impressione è la situazione sia così deteriorata che in preda alla disperazione si sia cercato di anticipare i tempi, sperando di smuovere qualcosa. Ma la reazione dei mercati lascia capire che ormai tutti hanno mangiato la foglia e credano che questa sia davvero una mossa disperata.

 

Infatti, appena uscita la notizia da una conferenza stampa di Draghi, i mercati azionari si sono impennati vigorosamente. Del resto l’aumento di liquidità (da 60 a 80 miliardi di euro al mese) fornisce nuova benzina alla crescita dei prezzi delle azioni: mentre l’indice italiano cresceva del 4%, le azioni di Unicredit, per esempio, crescevano del 10%. Però in queste condizioni di deflazione, tale crescita non dipende dalla salute delle aziende, ma solo dalla maggiore liquidità a disposizione. Insomma, si tratta di una truffa bella e buona. Tanto che a fine giornata tale eccesso di rialzo era stato completamente eroso: l’indice italiano chiudeva con un modesto 0,2%. E l’euro, al cambio del dollaro, dopo essere disceso da 1,10 a 1,08, si impennava fino a 1,12

Insomma, la grande liquidità in arrivo, invece di indebolire il cambio (come le altre volte, favorendo l’esportazione dei beni in cambio però della deflazione nel mercato interno), lo rafforzava, facendo svanire ogni idea di pseudo-ripresa. E questo proprio perché ormai nessuno crede più alla ripresa che non c’è e non ci può essere senza ripresa del mercato interno, cioè senza investimenti e spesa in deficit dello Stato. Questa è l’unica possibilità di una solida ripresa ed è proprio quella che le istituzioni europee vogliono impedire a tutti i costi. In queste condizioni l’euro si trasforma in una macchina infernale che distrugge l’economia reale e favorisce la finanza speculativa.

Ora le banche si possono riempire di soldi, ma che ci possono fare? Mica li possono prestare ad aziende e famiglie, col rischio di non vederli più tornare indietro a causa della crisi. Per questo, mentre le banche commerciali continuano a speculare in borsa, la Bce ha pensato bene di far arrivare denaro fresco alle aziende tramite l’acquisto di bond aziendali. Ma chi emette bond? Ovviamente chi ha bisogno di liquidità per evitare problemi. Ma soprattutto pure le aziende preferiscono operare in borsa piuttosto che fare investimenti reali. Questo è l’infernale meccanismo che si è diffuso in Italia fin dal 1981, cioè da quando il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia ha fatto salire i tassi di interesse dei titoli di Stato che pure alle aziende conviene investire in borse piuttosto che nell’economia reale. E come dargli torto?

Dal gennaio 2012 a oggi l’indice di borsa italiano è aumentato di circa il 20%, mentre il Pil calava. Chi investirebbe oggi nell’economia reale? Ma questa situazione è colpa di quelle istituzioni monetarie che hanno permesso, tramite la diffusione della liquidità, la bolla delle borse e dei derivati; una bolla che presto o tardi si dovrà sgonfiare, portando a un naturale riallineamento dei valori. Il problema è che tale “riallineamento dei valori” sarà una catastrofe finanziaria.

Questa è la tragedia a cui andiamo incontro. Una tragedia che ancora oggi potrebbe essere evitata se vi fosse una volontà politica di farlo. Ma questa volontà politica non si vede proprio. Anzi, la politica sembra ormai essere totalmente succube al volere degli interessi finanziari. “Più Europa”, questo è il ritornello che continuano a propinarci.

Ma è solo una facciata, per rimanere al potere fino all’ultimo secondo possibile, prima del disastro inevitabile. Per allora dovremo organizzarci, far rinascere le comunità locali, tessere rapporti e solidarietà, ricostruire quello strato sociale che oggi è il più colpito e devastato dalla crisi, lo strato delle comunità locali, cuscinetto indispensabile tra le esigenze locali e le aspirazioni di un popolo. Solo da questo “movimento” potrà rinascere una ripresa che faccia prima di tutto riprendere il devastato mercato interno e l’occupazione. Il resto sono solo chiacchiere. E il bazooka di Draghi fumo negli occhi buono per riempire le pagine dei giornali per qualche giorno.

 

 

 

 

   

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