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Fonte culturacattolica.it 22/07/2016

Autore Sabino Paciolla

Renzi ha fatto aprire il Portale Nazionale LGBT. Che bello! 


Questo servirà finalmente a promuovere in salsa nazional-popolare la cultura che afferma che «La paura e l’avversione nei confronti delle persone Lgbt sono il frutto di una concezione negativa dell’omosessualità e della transessualità che nasce da una cultura e una società eteronormative che fanno fatica ad accogliere le differenze». Insomma, leggendo questo ed altro sul portale, si deduce che se noi riteniamo famiglia solo quella naturale, se siamo contro l’utero in affitto, se siamo per la fedeltà coniugale, ecc. ecc., allora corriamo il serio rischio di essere considerate, o addirittura additate, come persone affette da eteronormatività (volontà di imporre agli altri la nostra visione eterosessuale) e da eterosessismo (denigratori di qualsiasi altra forma di espressione del sesso che non sia quella eterosessuale). In poche parole: persone “complessate”, poiché affette da “paure ed avversione” e, dunque, omofobe. Per dindirindina!



Scommetto che ti senti già in colpa. Angosciato. E già. Guardi tua moglie, i tuoi figli e sei preso dal terrore, dal senso di colpa di aver fatto qualcosa di sbagliato a seguire la “via ordinaria” di vivere la famiglia. Senti che qualcosa non va, come se fossi arretrato rispetto ai tempi. Quella che tu chiamavi la tua famiglia è diventato un “costrutto sociale”, per altro superato. Saluti tua moglie con “ciao cara”, e senti invece che dovresti dire “ciao Concetto Antropologico”. Guardi i tuoi figli e pensi che nel partecipare al loro concepimento ti sei comportato in maniera assolutamente banale. Non sei stato creativo! Non sei andato al “supermercato dello sperma o dell’ovulo”, non hai potuto esprimere la tua creatività scegliendo tra migliaia di opzioni di colore per gli occhi ed i capelli, tra cosce lunghe e seni rotondi, tra begli aspetti ed alti quozienti di intelligenza. Noooo! Ti sei affidato. Sei stato dunque dannatamente monotono! Come sei ottuso! Come sei parrocchiale! Come sei medioevale e fissato con certe idee!

Ma non hai capito che si è andati avanti con le pagine del “libro della vita”? Si è già passati al capitolo successivo. Non hai capito che dopo aver separato l’amore dall’atto unitivo, ora si è passati a separare la procreazione dall’atto unitivo? E allora… sprigiona la tua fantasia (la prossima volta)! Niente più amore, ma contratti! Niente più rapporti sessuali, ma provette! Niente più legami, ma nuove parole (purché zuccherose)! Niente più lenzuola, ma cataloghi! Niente più mamma, ma “portatrice”! Niente più procreazione naturale “irresponsabile”, ma oculata selezione “certificata” e “sicura”! Niente più famiglia, ma “famiglie” (l’Appendino, neo sindaco del Movimento 5 Stelle a Torino, docet), o, perché no, “poli-famiglie”, che però non sono le famiglie fatte di polistirolo, ma poli-compagno, poli-compagna, poli-mamma, poli-papà, poli-poli, poli-tutto!

Oggi il nuovo mantra è “l’orientamento sessuale e l’identità di genere”. Oramai, se non hai una “identità” nuova di zecca, ogni giorno, alla Concita Wurst, per intenderci, non sei più niente. Sono scomparse le parole semplici semplici di “uomo” e “donna”, troppo specifiche e limitate per i gusti odierni. Sono oramai desuete, passate di moda. Che cavolo! Segui la nuova tendenza, che sta guidando il Paese verso nuovi orizzonti culturali “allargati”! Una volta c’era il “libretto rosso”, simbolo di nuova cultura, oggi c’è quello “arcobaleno”, simbolo di cultura “inclusiva e dialogante”! Che ci vuoi fare, i tempi sono cambiati.

Questa cultura, grazie a quel Portale LGBT, sarà a portata di click del mouse di tuo figlio quando a scuola elementare gli faranno la nuova lezione sulla bellezza di essere “fluidi”: oggi maschietto, domani femminuccia e dopodomani: sorpresaaaaa!!!! 
Il Ministero dell’Istruzione, a quanto si legge, starebbe già preparando questa nuova “pappa” per il prossimo settembre. Con l’alibi della lotta alla discriminazione, con il “gioco del rispetto”, stanno facendo entrare nelle scuole un cavallo di Troia della “nuova cultura” che è alto quanto l’Everest.

Che strano, c’è gente che naturalmente potrebbe fare figli, ma ne fa sempre meno (o non ne fa affatto), e non è neanche più interessata a chiedersi il perché; è invece intenerita e generosamente protesa a comprendere ed acconsentire la realizzazione del desiderio di avere figli per coppie gay. In fondo, è così trendy. Ma questo “inverno demografico” auto-indotto perché non fa problema? Perché le sue tragiche conseguenze non fanno breccia? Mistero. Sembra di vagare nella nebbia, più fitta di quella della Val Padana.

La cosa curiosa è che, in un mondo in cui la violenza, cieca e fanatica, che di settimana in settimana assume sempre più sembianze luciferine, e ci viene a trovare in ufficio, nel club e sul lungomare sotto i fuochi d’artificio, si trovi pure il tempo, come se niente fosse, per dibattere di “alta filosofia”, tra un “nuovo” diritto e l’altro (per inciso, le uniche cose che riusciamo a “partorire”). Facendo pure finta, ed auto-convincendosi, di avere i piedi ben piantati per terra quando, con voce ferma ma addolorata, con in sottofondo le note della nichilistica “Imagine” di John Lennon, si dice: i terroristi non ci toglieranno il nostro stile di vita. Vabbè, vada pure per lo stile, ma per la vita… di quale vita parliamo?

In giro sembra di vedere allegri (ma chissà poi quanto allegri) personaggi “nietzschiani” che van cantando, con poca coscienza degli esiti funesti, “Dio è morto”. Pensando di sostituirLo con il “dio desiderio”, e gli annessi e connessi portali.

A ripensarci, lo so, e sono d’accordo con te, che in questo assordante frastuono, in questa confusione e smarrimento (anche nella Chiesa), è meglio essere “monotoni” che turbo-creativi, meglio medioevali che iper-post-super-megagalatticamente moderni.

Lo so che tu sei ancora avvinghiato ad una desueta e “arcana” convinzione che senza verità, che dà fondamento a tutte le cose, l’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente secondo gusti, tendenze e desideri del momento. E’, questo, l’esiziale rischio che corre l’amore in una cultura senza verità. 

Ma con tutta questa allegra-tristezza o triste-allegria che c’è in giro, chi ha voglia, tempo e coraggio di andarlo a dire a Renzi ed alla Giannini?

   

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