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Fonte ilsussidiario.net 25/06/2016

Intervista a Francesco Forte

BREXIT E ITALIA. «All’Italia conviene uscire dall’euro e negoziare la creazione di un’Unione europea sulla base di un modello completamente diverso da quello attuale. Il club ideale per il nostro Paese sarebbe in ogni caso quello con Regno Unito e Francia, e non con la Germania». È l’analisi del professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie. I sostenitori del “Leave” sono risultati vincitori nel referendum britannico con il 51,9%, contro il 48,1% del “Remain”. Come preannunciato nei giorni scorsi dal presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, dopo questo voto il Regno Unito si trova automaticamente fuori dall’Unione europea. Il premier David Cameron appena saputi i risultati ha annunciato le
sue dimissioni.

Che cosa succederà all’Europa dopo questo voto?

Intanto c’è il rischio che l’area dell’Eurozona si dissolva. Una messa in discussione dell’appartenenza all’Ue da parte di Francia e Paesi Bassi implica infatti una messa in discussione dell’appartenenza all’Eurozona.

Sul piano formale è possibile dare vita a questo processo?

Esiste una teoria in base a cui l’Eurozona sarebbe irreversibile, ma niente è irreversibile in economia perché i fatti prevalgono sulle regole scritte sulla carta.

Di chi sono le responsabilità dell’uscita del Regno Unito dall’Ue?

A livello europeo abbiamo un governo di cretini. Quantomeno il Partito socialista europeo avrebbe dovuto capire che l’impostazione tedesca e quella del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, sono inadeguate. Eppure il presidente del Parlamento Ue, Martin Schulz, pur essendo socialista, non ha mai assunto una posizione differente. Le dichiarazioni del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble (Cdu), e quella del ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel, sono paradossalmente sulla stessa linea del “chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori”.

Quali saranno le conseguenze economiche e finanziarie della Brexit?

Il rischio è maggiore per i Paesi indebitati come l’Italia, minore per quelli con un debito modesto come la Francia. La tempesta dei mercati metterà l’Italia in difficoltà sul lato del debito pubblico, rendendo necessaria una manovra correttiva. Dall’altra ci sono le sanzioni che questa Europa dalla faccia feroce vorrebbe irrogare alla Gran Bretagna.

Questo a che cosa porterà?

Se non si crea un rapporto di libero scambio e di collaborazione con il Regno Unito, sul modello di quanto avviene già con la Svizzera, avremo un’altra frattura e un’altra riduzione delle prospettive di crescita. Ben presto però ci si renderà conto che l’Europa non può continuare su questa linea di rottura, in quanto rischiamo l’isolazionismo. Ci troveremo ad attraversare una fase difficile, e molto dipende da quanto riuscirà a fare la Bce. Naturalmente io auspico che le autorità tedesche evitino di commentare questo voto, perché hanno già commesso troppi errori.

Dal punto di vista economico e politico, l’Italia ha la forza per seguire l’esempio del Regno Unito?

In prima battuta si tratterebbe di uscire dall’euro. A quel punto il nostro Paese potrebbe dire: “O si fa un’Unione Europea sulla base del nostro modello, oppure noi andiamo nell’altro club”. Se l’Italia avesse un bilancio in quasipareggio e ci fossero dei mercati flessibili, potrebbe anche andarsene dall’Eurozona. Quest’ultima infatti è governata in modo inadatto al nostro Paese. Ma è soprattutto dal punto di vista politico che l’Italia di Renzi non ha la forza per compiere un’operazione di questo tipo.

Perché?

Perché il Pd ha bisogno di una legittimazione esterna e la trova nell’Ue. D’altra parte l’opposizione è molto frammentata e comprende una classe politica priva di senno e di esperienza come quella di M5s. Resta da vedere se all’Italia convenga di più un club a guida francese o britannica. In ogni caso un club che comprenda Regno Unito, Francia e Italia sarebbe ottimale, anzi rappresenterebbe la vera unione tra popoli europei, cui potrebbero essere chiamati a far parte anche molti Paesi dell’Est.

(Pietro Vernizzi)

   

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