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Fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 30/12/2019

Autore Maria Guarini

Ieri c'era una Patria                    Oggi è calpesta e derisa

Sempre più spesso sono le segnalazioni dei lettori a darmi l'input per dire la mia e sempre più spesso - ma è consequenziale - oltre alla crisi ecclesiale ci troviamo ad affrontare quella civile spirituale sociale culturale della nostra Italia, che è quello dell'intero Occidente. Oggi partiamo dall'efficace realistica descrizione dell'odierna prassi costituzionale di Biagio Buonomo, per proseguire con un essenziale 'punto nave', certamente allarmante se i venti di cambiamento continueranno ad essere imbrigliati dai poteri egemoni. Non ci resta che continuare a pregare e a sperare nonché perseverare nel nostro impegno di fedeli e di cittadini non anestetizzati.

Art. 1

L'Italia è una Repubblica oligarchica, fondata sull'intrigo.

La sovranità appartiene ai parlamentari che, eletti a destra, passano a sinistra o che, eletti a sinistra, passano a destra.
La Repubblica riconosce ai primi il titolo di Cavalieri della Democrazia e ai secondi quello di Traditori del Popolo.
 
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, a cominciare dalla presunzione di colpevolezza per finire con lo sputtanamento tramite stampa o social media.
Art 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, salvo quelli non nati, quelli in coma, i cattolici senza complessi d'inferiorità, Salvini e Berlusconi.

Art. 4
La Repubblica riconosce ai cittadini il diritto di evitare di lavorare o di lavorare a nero grazie a un sistema di prebende e mance di stato a carico dei fessi che non ne approfittano.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso dei fattacci suoi.
Art.5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali, garantendo a Regioni e Comuni l'assoluta irresponsabilità nell'uso del pubblico denaro. Tanto qualcuno pagherà i debiti. La Repubblica riconosce altresì a Mafia, 'Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita il governo di Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Tali organizzazioni possono svilupparsi anche al di là dei confini delle regioni loro assegnate. [Ponti d'oro anche alla Mafia Nigeriana su tutto il territorio nazionale fin quando potrà dirsi tale].
Art. 6.
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. E vaffanculo agli italofoni.

(Biagio Buonomo)

* * *

'Punto nave' di fine anno

La nostra economia va a rotoli, ma si introducono nuovi balzelli che mettono in crisi le imprese e a rischio posti di lavoro senz'alcuna preoccupazione di promuovere la ripresa. Per non parlare del taglio alle pensioni di reversibilità e di quelle degli invalidi. Intanto le zone terremotate, dopo 4 anni ancora immerse nelle rovine, non riescono a ripartire per la mancanza di progetti efficaci mentre di efficace restano solo le pastoie burocratiche, che da decenni  nessuno sfoltisce, lasciando che continuino a  strangolare iniziative pubbliche locali e private. Conseguenza, spopolamento di luoghi già ricchi di eccellenze, in termini di intelligenze e di attività, buttate via come niente fosse. Come del resto accade a tutta l'imprenditoria italiana, che muore perché opera in condizioni asfittiche quando non è svenduta al miglior offerente straniero.
 
E in questo sfacelo il governo stanzia 8,3 milioni di euro per l'integrazione dei clandestini. Le uniche risorse che l'Europa non contesta perché sono il segnale e lo strumento della perdita della nostra identità e del nostro glorioso retaggio culturale e di civiltà, con prevedibili esiti di infame sostituzione etnica. Mentre persino il papa non si vergogna di ossessionarci col mantra dell'accoglienza indiscriminata e del meticciato.
 
Per il PD e tutta l'allegra compagnia di lotta e di governo, la parola "integrazione" dei migranti significa una sola cosa: che votino per loro. Cioè, a fronte dei favori che la sinistra rende agli allogeni coi soldi presi dalle tasche dei cittadini italiani dandogli gratuitamente case, scuole, servizi sanitari, ospedali, buoni bebè, assistenti sociali, pensioni, etc., una volta che si presenti l'occasione di una competizione elettorale (amministrativa e/o politica), costoro gli siano riconoscenti tramite il proprio voto. 
 
Perché solo un burocrate può essere così stupido o in malafede da pensare che si possa "integrare" qualcuno che viene da culture e storie diversissime dandogli un semplice pezzo di carta che ne attesti magicamente la cittadinanza. 
 
Basta guardare gli esempi americani, inglesi o francesi, dove i rispettivi figli d'immigrati - e ora cittadini a tutti gli effetti - di 3ª o 4ª generazione non si sentono assolutamente parte delle comunità in cui vivono, con tutto ciò che ne consegue in termini di caos sociale. 
 
Piuttosto quel pezzo di carta serve all'oligarchia sinistra unicamente per ottenerne in cambio il voto col fine di perpetuarsi al potere. Si chiama "arma d'immigrazione di massa", ed è lo strumento a cui ormai più fanno ricorso le decrepite élite eurocratiche.
La nostra è una Repubblica parlamentare. Ce lo ripetono in tutte le salse da quando hanno applicato il principio di una maggioranza non sancita dalle urne, ma artificiosamente costruita tra gli scranni parlamentari o all'ombra del Colle con la regia Ooltralpe o oltreatlantico. Ed ora subiamo tutti gli effetti perversi del parlamentarismo, con una composizione che si smonta e si rimonta con ogni tipo di contorsionismo, pur di garantire una maggioranza numerica che sostiene un governo che non rappresenta le idee e la volontà della maggioranza dei cittadini.
 
Ecco perché, dal capo dello Stato al governo giallo-fucsia con tutta la sua grancassa mediatica, temporeggiano il più possibile per recarsi alle urne: attendono che gli equilibri demografici cambino il più velocemente possibile in modo che, considerato l'altissimo tasso d'astensionismo dei cittadini italiani verso i seggi, il bilancio elettorale al momento opportuno sia tutto a loro favore. Ma Dio non voglia sia questa l'ultima parola... 
 

Maria Guarini

   

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