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Fonte antoniosocci.com 04/10/2019

Autore Antonio Socci

Tutti ritengono che PD e M5S ad agosto abbiano di colpo messo da parte gli insulti e abbiamo improvvisato un governo insieme per evitare il voto degli italiani che li avrebbero fortemente penalizzati e avrebbero portato al governo il centrodestra per cinque anni (come dicevano i sondaggi).

Ma qual è il motivo ufficiale addotto da PD e M5S? Questo: bisogna fare il governo per evitare l’aumento dell’Iva. Si sono sacrificati per noi. Questi eroici altruisti lo hanno ripetuto ogni giorno.

Renzi in Senato disse: “C’è da evitare l’aumento dell’Iva. E un governo occorre non perché qualcuno di noi vuole tornare al governo, ma perché l’aumento dell’Iva porterebbe una crisi dei consumi che soltanto l’irresponsabilità dell’ambizione personale può non vedere”.

Fatto il governo (e spartite le poltrone) cosa fanno? Aumentano l’Iva. Però – sia chiaro – non lo chiamano aumento: lo chiamano “rimodulazione selettiva”. Così  pensano che gli italiani non se ne accorgano.

Come si dice che abbia fatto il cardinale Mazzarino, durante una quaresima, davanti al piccione tartufato che ingolosiva Luigi XIV: “Ego te baptizo piscem” (e su quel “pesce” ci si poteva abbuffare).

Ormai è diventata la prassi: il 26 luglio la direzione del PD all’unanimità proclama urbi et orbi che non intende fare nessun governo col M5S. Passano dieci giorni, si apre la crisi ed ecco il governo PD/M5S.

Come quando Renzi, sempre al Senato, il 20 gennaio 2016, dichiarò solennemente: “Lo ripeto anche qui: se perdessi il referendum considererei conclusa la mia esperienza politica. Credo profondamente nel valore della dignità della cosa pubblica”.

Sappiamo com’è andata. Ancora una settimana fa Renzi dichiarava: “Quello che mi aspetto da Conte è una sola cosa: evitare l’aumento dell’Iva e delle tasse”.  Finirà così: oltre ad aumentare l’Iva, arriveranno altre tasse, magari pure sul prelievo dei nostri soldi dal bancomat o sull’uso del (nostro) contante (gioiranno le banche).

Sembra che ogni volta il Pd sprofondi in quel mare che sta fra il dire e il fare. Qualche altro esempio. Hanno gridato allo scandalo quando Salvini parlò di “pieni poteri”, un’espressione infelice con cui chiaramente intendeva prospettare una stabile maggioranza di governo per “fare”, anziché litigare.

Hanno proclamato che era un pericolo per la democrazia e anche per questo si doveva fare il governo Pd/M5S. Dopodiché il Pd, che alle elezioni prese il 19 per cento, occupa con suoi rappresentanti gran parte delle principali cariche politiche e istituzionali, in Italia e in Europa (e vedremo le prossime nomine primaverili).

Potremmo poi parlare del ribaltamento nella politica migratoria del PD. Dal 2013 al 2016 c’è stata la grande ondata migratoria. Nel 2017, a ridosso delle elezioni e visti i sondaggi, il Pd colloca Minniti all’Interno ed opera il capovolgimento di rotta.

Del resto il doppio registro non vale solo per le scelte del momento. Il 9 settembre scorso Zingaretti ha concluso la Festa dell’Unità a Ravenna ed è stato accompagnato da “Bandiera rossa”, il canto che termina così: “evviva il comunismo e la libertà”.

Dieci giorni dopo lo stesso PD, al parlamento europeo, vota una risoluzione dove si equiparano nazismo e comunismo. Ravenna e Strasburgo sono compatibili?

No. Ma questa doppiezza è ormai l’identità del PD. Anche il PD di Bersani era così. Affrontò le elezioni del 2013 – per esempio – chiamando la coalizione di centrosinistra “Italia bene comune”. Eppure erano e sono i più accesi sostenitori dell’euro che ha privato lo Stato italiano del primo e più importante dei “beni comuni”: la moneta (ci è stata sottratta pure molta sovranità politica, non solo quella monetaria).

Doppiezza togliattiana? Quella era una cosa drammaticamente seria. Marx diceva che la storia si ripete due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa.

Ma quella di oggi è proprio una farsa? Perché i dirigenti del PD dicono agli italiani una cosa e poi fanno sistematicamente il contrario? Per cinismo? Per opportunismo?

Forse in qualche caso. Ma bisogna capire la ragione politica del cortocircuito di quel partito. Credo sia questa.

Per l’establishment – sia nazionale che europeo (molto compenetrati) – il PD è attualmente il perno del sistema che permette di conservare lo “status quo” e di evitare lo choc del voto.

Il PD garantisce l’establishment, se invece si facessero votare gli italiani inevitabilmente essi punterebbero su quelli che (presumibilmente) proteggerebbero di più i loro interessi, ovvero l’interesse nazionale. E ciò sarebbe destabilizzante soprattutto per l’establishment Ue.

Il Pd vuole continuare ad essere il “partito sistema” perché questo gli garantisce una forte presa sul potere, ma deve anche cercare il consenso.

Per questo ha la necessità di costruire una narrazione propagandistica per gli italiani e poi muoversi in direzione del tutto diversa, dovendo garantire l’establishment (in primo luogo la Ue, ovvero tedeschi e francesi). Ecco spiegata la doppiezza che serve al PD per tenere gli italiani commissariati.

   

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