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Fonte marcotosatti.com 23/01/2018

Autore Marco Tosatti

Ieri il presidente della Conferenza Episcopale Italia, il card. Gualtiero Bassetti, ha pronunciato la sua prolusione pre-elettorale. Come ha commentato, in un off topic, un lettore di Stilum Curiae, il senso politico del discorso del cardinale poteva essere, in soldoni: “Si, inoltre siccome fare promesse roboanti è immorale e parlare di razze pure, in un sol colpo dà una botta a Forza Italia e 5 stelle (per le promesse), Lega e destre in genere (per la razza). Quindi restano da votare PD, LEU o la Bonino. Micidiale”. Già più volte Stilum Curiae ha denunciato il neo-collateralismo dei vescovi con il partito al potere. Una pessima abitudine che forse poteva avere una ragione ai tempi di Baffone e successori verso la DC, ma che oggi, verso un partito che ha fatto passare leggi antropologicamente (da un punto di vista cristiano) perlomeno discutibili, o condannabili, come divorzio breve, unioni civili e DAT, e che è attivamente impegnato in un’operazione come quella dell’immigrazione clandestina non si capisce. A meno che non si pensi – anche – al giro di soldi legato alle sovvenzioni statali. Stupisce che dai proclami CEI siano stranamente sempre assenti riferimenti a quello che dicono vescovi e cardinali africani sul tema. Comunque: questa mattina, quando pensavamo di scrivere qualche cosa sulla prolusione, e di cui soprattutto ci rallegravamo, perché con i tempi che corrono all’attico di Santa Marta avrebbe potuto essere firmata da mons. Galantino, abbiamo ricevuto uno sfogo di Super Ex. Che vi giriamo.

Caro Tosatti,

leggendo il discorso di Gualtiero Bassetti, cardinale di santa Romana Chiesa e presidente della Cei, vengono alla mente parecchie considerazioni. La prima, la più evidente: è proprio necessario che il presidente dei vescovi italiani debba periodicamente parlare di politica? Prima delle elezioni? Con il rischio di farsi equivocare? Con il rischio di confondere i piani?

Questo interventismo fastidioso è purtroppo un’eredità di Camillo Ruini, che però aveva ben altra cultura, tatto e capacità politica. Ma personalmente la voce della Chiesa sulle vicende politiche, la vorrei sentire di rado, quando serve: allora sì, forte e chiara. Questo chiacchiericcio pretesco, così come è oggi, ha davvero stufato.

La seconda considerazione riguarda il discorso di Bassetti, che è certamente in grande difficoltà: deve guidare un’armata brancaleone, dominata ormai da anarchia dottrinale e anarchia morale, devastata dall’ignavia, per anni, del cardinal Angelo Bagnasco, e dalla deleteria intraprendenza politica del sempre ciarliero Nunzio Galantino.

Bassetti ci prova, a rimettere al centro la barra del timone, a dire che i politici cattolici devono essere pronti sia alla difesa della vita e della famiglia, che alla tutela dei poveri.

Ma il suo discorso non può che cadere nel vuoto, perché l’accento cade troppo, ancora una volta, là dove vuole il pensiero dominante; là dove battono i soldi e gli slogan di George Soros; là dove si dirige il potere mondialista dei distruttori delle patrie. Sì, perchè Bassetti finisce per attaccare direttamente non Matteo Renzi, autore di leggi scellerate contro la vita e la famiglia, ma il signor Attilio Fontana, candidato leghista per la regione Lombardia. Persona che, una parola infelice a parte, non ha mai fatto nè detto nulla di male. E questo è grave, ingiusto, imprudente: gli attacchi ad personam, quando non servono, rendono un prelato semplicemente odioso. Ne svelano, inoltre, la profonda ignoranza storica. Sì perchè Bassetti, di fronte ad una discorso sostanzialmente improntato soltanto sulla necessità di regolamentare con il buon senso l’immigrazione, ha tirato in ballo le leggi razziali del 1938. Un’uscita eccessiva, fuori luogo, che fa rimpiangere il tatto degli uomini di Chiesa del passato. Cosa c’entrano le leggi razziali del 1938 con l’attualità, nessuno storico serio saprebbe dirlo. Sono un luogo comune, una frase fatta, ad effetto: esattamente ciò che un uomo di Dio non deve mai ricercare. Ma il bello è che per ridicolizzare questo accenno storico fatto ad capocchiam, basterebbe l’intervista del Corriere della sera di domenica al rabbino capo di Roma, l’ebreo Riccardo Di Segni. Di Segni, guarda un po’, non ha affatto tirato in ballo le leggi razziali del 1938, che pure lo toccano più da vicino di quanto possano fare con Bassetti. Ha detto l’esatto contrario, e cioè che oggi gli ebrei sono in pericolo in tutta Europa, perchè dovunque l’Islam diventa maggioranza, li perseguita! Ha detto, testualmente:

“Ma mi chiedo: tutti i musulmani che arrivano qui intendono rispettare i nostri diritti e valori? E lo Stato italiano ha la forza di farli rispettare? Purtroppo devo rispondere due no. Per questo sono preoccupato. L’Europa è nata dopo Auschwitz; non vorrei che finisse con un’altra Auschwitz…”.

Verrebbe da aggiungere, caro cardinale, che a rischiare la vita non sono solo gli ebrei, ma anche i cristiani, che si vedranno smepre più minoranza, in mezzo ad una popolazione musulmana crescente. E cosa facciano i musulmani con i cristiani, in giro per il mondo, oggi in Vaticano non lo sa più nessuno, ma chi vuole può informarsi senza fatica…

   

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