Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

Fonte angeloscola.it 01/01/2014

 

 

Autore card. Angelo Scola Arcivescovo di Milano

 

Messa dell’ottava del Natale del Signore

Circoncisione del Signore

 

Nm 6,22-27; dal Salmo 66 (67); Fil 2,5-11; Lc 2,18-21

Duomo di Milano, 1 gennaio 2014

 

 

1. Giornata Mondiale della Pace

 

Saluto di cuore i Membri del Consiglio delle Chiese di Milano, i Membri della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo, i fedeli delle aggregazioni ecclesiali cattoliche presenti, in particolare di quelle che si fanno carico di promuovere l’impegno comune per la pace in questa XLVII Giornata Mondiale della Pace.

 

2. Risplenda per te il Suo volto

 

«Ti benedica il Signore … Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto» (Lettura, Nm 6,24-26). Nel suo celebre Inno di Natale Sant’Ambrogio si rivolge al Salvatore in questi termini: «Gesù Signore guardaci pietoso,/quando tentati, incerti vacilliamo:/se tu ci guardi le macchie dileguano/ e il peccato si stempera nel pianto». È questo il significato della benedizione cui fa riferimento la Lettura.

 

3. Nella storia ha inizio una nuova creazione

 

«Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo» (Vangelo, Lc 2,21).

L’ottavo giorno del Natale ne rivela il senso pieno perché ci introduce nel tempo definitivo in cui «ogni bontà e ogni bellezza sarà da Dio portata a compimento» (Orazione Sui doni).

Dio si è incarnato per liberarci dalla malattia, divenuta quasi un’epidemia nel Nord-Ovest opulento del pianeta, dell’oblio della Sua presenza e della Sua azione nella storia umana.

Questa nascita singolare non ha nulla di sentimentale perché è già in vista della Sua passione, della Sua croce, della Sua gloria. Nel procedere non privo di travaglio delle nostre esistenze Egli è sempre l’Emanuele, il Dio con noi. Lo sanno bene i nostri fratelli cristiani esposti a violenze spesso mortali (Siria, Centro Africa), così come gli uomini delle religioni e quanti promuovono, pagando di persona, libertà autentica e piena per ogni uomo.

 

 

4. Gesù Cristo l’Obbediente per eccellenza

 

Il Figlio di Dio si sottopone alla legge della circoncisione. L’incarnazione del Dio che si coinvolge con la nostra storia, condividendola in tutto fino a lasciarsi «trattare da peccato», Lui che non conosceva peccato, ci libera dal giogo del peccato, dalla morte con tutto il suo terrore.

«… svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini …, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e ad una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome» (Epistola, Fil 2,7-9). Attraverso la più antica professione di fede della Chiesa primitiva, san Paolo esprime l’umiltà del Figlio di Dio venuto nella nostra carne. Un’umiltà che giunge fino ad una  doppia “umiliazione”, (quella della nascita umana anzitutto e poi della morte di croce). Per amore, Dio raggiunge l’uomo nella più remota lontananza e gli apre la via della più intima vicinanza. «Per amore Dio fa centro, trasformando le nostre periferie nel centro della sua attenzione» (Messaggio del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano, Natale 2013).

 

5. Beati gli operatori di pace

 

Oggi preghiamo per la pace. Vogliamo diffondere la “pedagogia evangelica” della pace contro ogni progetto di morte.

Il Santo Padre ci ha detto in proposito: «La fraternità è fondamento e via per la pace» (Francesco, Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale della Pace 2014). Il Papa sviluppa in questo prezioso documento che, nella giornata di oggi è fatto oggetto di riflessione, anche pubblica, in tutte le comunità, gli obiettivi per la costruzione di un improcrastinabile nuovo ordine a livello mondiale, edificato a partire dalla fraternità come cemento dell’unica famiglia umana voluta da Dio Padre: lotta alla povertà secondo il principio della destinazione universale dei beni, allargamento della “ragione economica”, l’imperativo di spegnere la guerra attraverso la non proliferazione delle armi e il disarmo, lotta alla corruzione e al crimine, rapporto equilibrato tra diritti, doveri e leggi come garanzia dell’inviolabile dignità di ogni persona e del ben-essere della società, rapporto di cura verso la dimora del creato.

La assoluta necessità di promuovere, attraverso la fraternità, questi ed altri fattori decisivi esige un profondo ripensamento del compito delle Istituzioni, nazionali ed internazionali. Compito impossibile senza l’impegno dei politici. Anche in Italia i partiti sono in grave difficoltà a causa delle formidabili mutazioni in atto all’inizio di questo terzo millennio, ma lo sono anche per uno squilibrato eccesso della cosiddetta politica del realismo (realpolitik) che spesso, magari proclamando a parole di perseguire il bene possibile, nasconde forme gravi di egoismo personale, di lobbies e di nazioni.

I cristiani e gli uomini delle religioni devono promuovere con decisione, anche pagando di persona, figure e forme politiche nuove. A garanzia di un rinnovato, necessario stile politico non basta il pur utile venire in primo piano di generazioni più giovani. È richiesta tensione all’ideale del bene comune che non è utopia, ma richiede di subordinare sempre gli interessi legittimi delle persone, dei corpi sociali e dei partiti al bene della famiglia universale. La fraternità è questo bene. E la fraternità domanda gratuità, abnegazione. Nessuna diversità e nessun conflitto riuscirebbero ad impedire questo nuovo ordine, se l’ideale del bene comune fosse stabilmente e tenacemente ricercato, mediante l’auto-esposizione di tutti gli attori in campo.

Questo stile di vita sociale, culturale e politica comporta uno sguardo integrale sull’umano. Per i cristiani domanda che non si separi la fede dalla vita.

 

6. Maria, immagine della Chiesa

 

«Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Vangelo, Lc 2,19).

Questa attitudine ha un nome preciso: si chiama memoria. Il suo culmine è il sacramento eucaristico che stiamo celebrando. Se vogliamo la pace cominciamo da noi stessi. Chiediamo alla Vergine, regina della pace, all’inizio di quest’anno, di vivere la Santa Messa domenicale come cuore di ogni nostra giornata. Amen.

   

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.