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Fonte lanuovabq.it 18/09/2015

Autore Anna Bono

Intervistato il 15 settembre dopo un incontro con dei diplomatici stranieri, Jacob Zuma, presidente del Sudafrica, a proposito dell’emergenza emigranti ha tagliato corto. La colpa è dell’Unione Europea e della Nato perché sono intervenuti in Libia nel 2011 e hanno destabilizzato il Paese: «le potenze occidentali adesso non vogliono i profughi, ma loro hanno provocato la crisi e adesso tocca a loro affrontarla». Che imbarcarsi dalla Libia sia diventato più facile e meno costoso dopo la fine del regime del colonnello Gheddafi non c’è dubbio. Né si può negare che a determinarne la caduta sia stato l’intervento militare europeo autorizzato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

 

Il presidente Zuma, però, di certo sa che gli emigranti e i profughi che si stanno riversando in Europa provengono da decine di Stati africani, asiatici e, in minor misura, sudamericani; spinti da diverse motivazioni: l’illusione che l’Europa sia una sorta di Eldorado, la ricerca di un lavoro, la fuga da guerre e persecuzioni. Ad esempio, dalla sera del 16 settembre in Burkina Faso è in atto un nuovo colpo di Stato militare, a meno di un anno da quello precedente che nell’ottobre del 2014 aveva deposto Blaise Compaoré, al potere da 27 anni, approfittando del diffuso scontento per il suo tentativo di ottenere un terzo mandato presidenziale nonostante il limite di due previsto dalla Costituzione. Per ora è uno scontro che coinvolge militari e partiti. Si spara nella capitale Ouagadougou. Se però dovesse degenerare in conflitto etnico e guerra civile come è successo in Sud Sudan e nella Repubblica Centrafricana, chi può dire quanti civili, quante famiglie cercherebbero di sfollare in regioni del Paese meno pericolose o di trasferirsi oltre confine, dove l’Acnur provvederebbe ad allestire campi per i profughi?

Leggendo le dichiarazioni del presidente Zuma e le notizie dal Burkina Faso, tornano alle mente le amare considerazioni contenute negli editoriali di un quotidiano indipendente del Senegal, Le Quotidien, pubblicati all’indomani del peggior naufragio di emigranti verificatosi nel Mediterraneo: quello della notte tra il 18 e il 19 aprile 2015 che ha causato la morte di circa 700 persone. «Che cosa hanno fatto i nostri dirigenti per assicurare ai loro connazionali condizioni di vita che evitino loro di preferire, a una vita di stenti, la morte in fondo al mare?», si domandava il giornalista Mohamed Gueye. «Che risposta danno ai problemi che ogni giorno noi tutti dobbiamo affrontare?». Amara e disperata, la conclusione: «finchè avremo dei governanti come quelli attuali, il cimitero del Mediterraneo non smetterà di accogliere dei cadaveri».

Jacob Zuma, per esempio. Prima di diventare presidente è stato protagonista di due gravi scandali: un grosso caso di corruzione, nel 2004, e lo stupro della figlia di un amico nel 2005. Nonostante le prove a suo carico, Zuma è stato assolto dall’accusa di stupro, mentre quella per corruzione a un certo punto è stata dichiarata illegale e fatta cadere. Nel 2007 il suo partito, l’Anc, lo ha eletto presidente e lo ha poi candidato alla carica di capo dello Stato in occasione delle elezioni generali del 2009 e del 2014. Con la vittoria dell’Anc in entrambi i casi, Zuma è stato per due volte eletto presidente della repubblica dal Parlamento dove l’Anc detiene la maggioranza. Intanto è scoppiato un altro scandalo. Il presidente ha una vasta proprietà a Nkandla dove sorge una villa di famiglia in cui nel 2013 sono stati fatti lavori costati oltre 16 milioni di euro: tutti resisi necessari – questa era la versione dell’ufficio di presidenza – a garantire la sicurezza del presidente e dei suoi ospiti, in previsione di accogliervi capi di Stato e di governo e delegazioni straniere. Per questo i lavori sono stati pagati con denaro pubblico. Si è scoperto invece che la villa è stata dotata di una piscina, di un anfiteatro, di un campo per il tiro al bersaglio e che vi sono stati effettuati altri interventi di ampliamento. Nel 2014 una Commissione parlamentare, su pressione delle forze di minoranza, ha ordinato un’inchiesta governativa che peraltro sembrava superflua essendo evidente che la piscina, il campo da tiro e gli altri lavori effettuati non si possono considerare misure di sicurezza. Poche settimane or sono, però, l’inchiesta si è conclusa decretando che il presidente non è tenuto a rimborsare il denaro attinto alle casse statali.

Prima potenza economica del Continente per anni, ora scavalcato dalla Nigeria, il Sudafrica è uno dei Paesi emergenti. Ma negli ultimi tre anni il tasso di crescita del prodotto interno lordo si è ridotto, passando dal 2,2% del 2012 all’1,5% del 2014. In seguito alla recessione del 2008-2009 si sono persi un milione di posti di lavoro. Nel 2009, durante la campagna per la presidenza, Jacob Zuma aveva promesso quattro milioni di nuovi posti di lavoro, promessa reiterata nel 2014, ma a cui ancora non ha tenuto minimamente fede. Anzi, la disoccupazione è salita dal 2009 a oggi e ormai supera il 25%. Come in tutta l’Africa, i giovani e le donne sono le categorie sociali più deboli. Tra i disoccupati, il 70% sono giovani sotto i 35 anni e il 60% sono donne. 

   

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