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Fonte riscossa cristiana.it 12/08/2013

 

Autore Paolo Deotto

 

Nella civilissima Europa, che marcia verso la felicità (che, lo sanno tutti, è costituita dalla venerazione dell’euro, dei matrimoni tra omosessuali e dal silenzio assoluto dei cristiani), l’informazione, come la moralità, è a carattere selettivo. Infatti, come insegnava un saggio scrittore, la legge è uguale per tutti, ma alcuni sono più uguali degli altri.

 

Parliamo dell’informazione. Se capita, come è capitato, che un parlamentare scarsamente dotato di buon gusto paragoni una ministra negra a un orango, se ne parla per giorni e giorni, si urla al razzismo, si emettono roboanti comunicati, eccetera. Poi capita che una Nazione europea riesca a liberarsi dalla soffocante tutela del FMI, e nessuno ne parla. Capita anche che il primo Ministro di quella Nazione sia coinvolto in un incidente d’auto così strano, ma così strano da far pensare a un attentato, e nessuno ne parla. Eppure si direbbe che le notizie su quella Nazione e sul suo Primo Ministro siano più interessanti delle scemenze e degli insulti che i politici si scagliano tra di loro da sempre.

Misteri dell’informazione selettiva, appunto.

Accade che l’Ungheria è da poco riuscita a scrollarsi di dosso la non disinteressata tutela del FMI, i cui rappresentanti dovranno fare le valigie e lasciare Budapest. Infatti lo Stato ungherese finirà di saldare (in anticipo sul previsto) a fine anno il debito di 20miliardi di euro contratto dal governo precedente all’attuale. L’Ungheria che, non scordiamocelo, continua ad adottare la propria moneta nazionale (fiorino ungherese) decide “in casa” la propria politica economica, e le cose non devono andare così male, se il mega-debito con il FMI viene estinto addirittura in anticipo. La sovranità economica e quella monetaria non sono gradite, ovviamente, ai potentati che hanno in mano l’Europa e che dettano le politiche economiche e fiscali dei Paesi membri della UE. Non a caso l’Ungheria è da tempo sotto il fuoco della stampa europea di regime che la dipinge come una specie di inferno in cui l’opposizione è schiacciata, la democrazia morta e addirittura, come scriveva mesi fa Repubblica, da cui è in atto un esodo biblico. Fuggono le élite intellettuali, “spaventate dall’autoritarismo del governo”.

Eppure, seppur a denti stretti, anche la stampa di regime – le poche volte in cui ne parla – deve riconoscere che l’Ungheria è in crescita.

L’attuale primo ministro, Viktor Orban, ha commesso alcuni crimini gravissimi contro la sacralità della UE: non solo ha riportato la banca centrale sotto il controllo dello Stato, non solo ha invitato i rappresentanti del FMI a tornarsene a casa, ma ha fatto anche approvare una Costituzione che riconosce le radici cristiane della nazione ungherese. Orrore. Già ne parlammo all’inizio dello scorso anno. Iniziava allora una campagna di informazione che aveva per scopo la demonizzazione dell’Ungheria e soprattutto del suo primo ministro, il quale, sarebbe bene ricordarlo, è arrivato al potere con regolari voti popolari e ha fatto approvare la nuova costituzione con regolari votazioni parlamentari.

Ma come allora la stampa di regime era pronta a fremere di sdegno per un Paese la cui Costituzione riconosceva le radici cristiane della nazione, ma non parlava dei diritti degli omosessuali, tanto adesso la stessa stampa, sempre ben compatta, non ha dato troppa evidenza né alla chiusura dei debiti ungheresi col FMI, né tantomeno a uno strano “incidente” automobilistico accaduto a fine luglio, quando il premier ungherese si trovava in visita in Romania e un’auto ha speronato una vettura del corteo presidenziale. Il guidatore dell’auto è morto e quindi non potrà dare spiegazioni sulla sua strana manovra, ma tutta la faccenda è strana. O meglio, rischia di essere fin troppo chiara, così come erano fin troppo chiari altri “strani” incidenti, tipo quelli in cui trovarono la morte personaggi come Dubcek, il protagonista della “primavera di Praga” , o come Kaczynski, capo del governo polacco.

Certo, non abbiamo nessuna prova di un attentato, ma è singolare come la stampa allineata abbia ignorato un incidente accaduto al premier di un Paese di cui si parla invece solo per dipingerlo come l’anticamera dell’inferno.

Al primo ministro Viktor Orban e al popolo ungherese facciamo i nostri migliori auguri per la prosecuzione del loro cammino di Nazione libera e indipendente. Ai nostri lettori proponiamo la lettura del preambolo della Costituzione ungherese: ognuno potrà valutare se in tale preambolo siano contenute orribili minacce alla libertà.


LA LEGGE FONDAMENTALE DI UNGHERIA

(25 aprile 2011)

Dio benedica gli ungheresi

 

PROFESSIONE NAZIONALE


 

Noi, membri della Nazione ungherese, all'inizio del nuovo millennio, con senso di responsabilità per ogni ungherese, proclamiamo quanto segue:

 

Siamo orgogliosi che il nostro re Santo Stefano abbia costruito lo Stato ungherese su solide basi e lo abbia reso parte dell'Europa cristiana mille anni fa.

Siamo orgogliosi dei nostri antenati che hanno combattuto per la sopravvivenza, la libertà e l'indipendenza del nostro paese.

Siamo orgogliosi delle eccezionali conquiste intellettuali del popolo ungherese.

Siamo orgogliosi che la nostra gente nel corso dei secoli ha difeso l'Europa in una serie di lotte e ha arricchito l'Europa con i suoi talenti e la sua diligenza.

Riconosciamo il ruolo del cristianesimo nell’aver preservato la nazione. Apprezziamo le varie tradizioni religiose del nostro paese.

Promettiamo di preservare l'unità intellettuale e spirituale della nostra nazione lacerata

nelle tempeste del secolo scorso. Le nazionalità che vivono con noi fanno parte della Comunità politica ungherese e sono parti costitutive dello Stato.

Ci impegniamo a promuovere e a salvaguardare il nostro patrimonio, la nostra lingua, così diversa da tutte le altre, la cultura ungherese, le lingue e le culture delle nazionalità che vivono in Ungheria, insieme a tutto il patrimonio antropico e naturale del bacino dei Carpazi.

Noi ci riconosciamo responsabili nei confronti dei nostri discendenti, quindi proteggeremo le condizioni di vita delle generazioni future facendo un uso prudente delle nostre risorse materiali, intellettuali e naturali.

Noi crediamo che la nostra cultura nazionale sia un ricco contributo alla diversità dell'Unione europea.

Rispettiamo la libertà e la cultura di altri popoli, e ci impegneremo a collaborare con ogni nazione del mondo.

Noi riteniamo che l'esistenza umana sia basata sulla dignità umana.

Noi riteniamo che la libertà individuale non possa essere completa se non in collaborazione con gli altri.

Noi riteniamo che la famiglia e la nazione costituiscano la struttura principale della nostra convivenza, e che i nostri valori di coesione fondamentali siano la fedeltà, la fede e l'amore.

Noi riteniamo che la forza della comunità e l'onore di ciascuno sono basati sul lavoro, una conquista della mente umana.

Noi riteniamo che abbiamo un dovere generale di aiutare i più deboli e i più poveri.

Noi riteniamo che l'obiettivo comune dei cittadini e dello Stato sia quello di raggiungere la misura più alta possibile di benessere, sicurezza, ordine, giustizia e libertà.

Noi riteniamo che la democrazia sia possibile solo se lo Stato serve i suoi cittadini e amministra i propri affari in modo equo, senza pregiudizi o abusi.

Onoriamo le conquiste della nostra costituzione storica e onoriamo la Santa Corona, che incarna la continuità costituzionale della sovranità dell'Ungheria e l'unità della nazione.

Noi non riconosciamo la sospensione della nostra costituzione storica a causa delle occupazioni straniere. Neghiamo qualsiasi prescrizione per i crimini disumani commessi contro la nazione ungherese e i suoi cittadini, sotto le dittature del nazismo e del comunismo.

Noi non riconosciamo la costituzione comunista del 1949, dato che fece da base alla tirannide, pertanto la proclamiamo non valida.

Concordiamo con i membri del primo Parlamento libero, che proclamarono come prima loro decisione che la nostra libertà attuale è nata con la nostra rivoluzione del 1956.

Riconosciamo come data del ripristino dell’autodeterminazione del nostro paese, perduta il diciannovesimo giorno di marzo del 1944, al 2 maggio del 1990, quando si è formato il primo corpo di rappresentanza popolare liberamente eletto. Noi consideriamo questa data come l'inizio della nuova democrazia e del nuovo ordine costituzionale del nostro paese.

Noi riteniamo che, dopo i decenni del ventesimo secolo che portarono ad uno stato di decadenza morale, abbiamo un perdurante bisogno di rinnovamento spirituale e intellettuale.

Confidiamo in un futuro da costruire insieme e nell'impegno delle giovani generazioni. Crediamo che i nostri figli e nipoti renderanno di nuovo l’Ungheria grande con i loro talenti, perseveranza e forza morale.

La nostra legge fondamentale [la presente Costituzione] deve essere la base del nostro ordinamento giuridico: costituirà un’alleanza tra ungheresi del passato, presente e futuro; un quadro vivente che esprime la volontà della nazione e la forma in cui vogliamo vivere.

Noi, i cittadini provenienti da Ungheria, siamo pronti a fondare l'ordine del nostro paese sugli sforzi comuni della nazione.

   

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