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Fonte Litterae Communionis gennaio 1985


Autore Luigi Giussani


Il movimento e il suo carisma. Un approfondimento a partire dal discorso del Papa per il trentennale di CL.

 

In trent'anni di storia, il fenomeno più impressionan­te del movimento è l'unità. L'unità (caratteristica suprema dell'essere) che persiste nella vita del movimento è documento e verifica della sua con­sistenza reale; la sua capacità di contenuti e di affronto della realtà è data dalla sua capacità di unità. «Regnum in se divisum, exterminabitur», dice il Vangelo: un regno diviso in sé, sarà sterminato. Il discorso che il Papa ha rivol­to a Comunione e Liberazione nell'Udienza del 29 settembre illumina una riflessione pro­fonda su questo fenomeno.

 

I

 Guardando i vostri volti, così aperti, così felici in questa occasione di festa, provo un intimo sentimento di gioia e il desiderio di manifestarvi il mio affetto per la vostra dedizione di fede e di aiutarvi ad essere sempre più adulti in Cristo, condividendo il suo amore redentivo per l'uomo.

 

Educare adulti nella fede è lo scopo di Ci. Una dedizione di fede deriva da una maturità di fede; e questa opera «condividendo l'amore redentivo di Cristo per l'uomo». Queste indicazioni riguardano forse soltanto la Messa festiva o il momento della preghiera quotidiana? No. Riguardano tutta la vita della persona, l'im­pegno del lavoro, la conviven­za e il rapporto con gli altri uo­mini, la partecipazione alle responsabilità sociali e politiche; ne costituiscono lo scopo, in base al quale saremo giudicati. Ora l'essenziale, ciò che unifi­ca la vita e le da valore, non può essere abbandonato all'interpretazione personale. Sareb­be una sottovalutazione della nostra compagnia la quale, al contrario, è l'origine del nostro atteggiamento; senza di essa non capirei lo scopo della vita e il dinamismo della sua applicazione, se non in una maniera più sproporzionata e frammen­taria.

 

II

 Noi crediamo in Cristo mor­to e risorto, in Cristo presen­te qui ed ora, che solo può cambiare e cambia, trasfigurandoli, l'uomo e il mondo.

 Non possiamo evacuare la den­sità dell'affermazione considerandola, come troppi esegeti e teologi hanno fatto dopo il Concilio con le parole di San Paolo, un "modo di dire". Tra­sformandoli: non eliminandoli, dunque, l'uomo e il mondo; non sovrapponendovi qualcosa d'altro, ma cambiandoli dal di dentro, rendendoli una realtà nuova.

Ecco, la ragion d'essere del movimento, ciò per cui siamo una sola cosa, é la certezza di Cristo morto e risorto, perciò presente, il quale solo «cambia, trasfigurandoli, l'uomo e il mondo». Tale certezza fonda il dinamismo dell'esperienza del movimento, come seme che si approfondisce e diventa pianta, fiore, frutto da comunicare. Mille possono essere gli spunti buoni che la provvidenza ci ha fatto incontrare, ma la ragion d'essere di una permanenza nell'amicizia e nella carità è questa.

III

 Lo Spirito, per continuare con l'uomo di oggi quel dialogo iniziato da Dio in Cristo e proseguito nel corso di tut­ta la storia cristiana, ha susci­tato nella Chiesa contempo­ranea molteplici movimenti ecclesiali. Essi sono un segno della libertà di forme, in cui si realizza l'unica Chiesa, e rappresentano una sicura novità, che ancora attende di essere adeguatamente compresa in tutta la sua positiva efficacia per il Regno di Dio all'opera nell'oggi della sto­ria.

Movimento è dunque una sicura modalità in cui il rapporto tra Dio e l'uomo, che si chiama Cristo, si attua nel presente. È cioè la modalità con cui il fatto di Cristo e il suo mistero nella storia - la Chiesa - hanno in­contrato la tua vita in modo evocatore, persuasivo, facilitan­te, educativo, rivelandosi come esistenzialmente vero, cioè come significato della vita e co­me forma possibile di essa. Se uno è nel movimento è per­ché, almeno come accento o presentimento, ciò in cui si è imbattuto è calato nella sua vita come promessa di consape­volezza e di attuabilità della fe­de.

Si chiama carisma questa modalità di incontro in forza del quale il contenuto della fede appare capace di persuadere e di mobilitare la vita, di iniziare a realizzare una vita nuova. Ora proprio il carisma, essen­do per natura comunicativo, genera una consanguineità di fede e di percezione, una con­sentaneità, una fraternità ope­rante, in una parola, un movi­mento.

È il fatto cristiano che si palesa come movimento: non semplicemente come parole astratte, riti da compiere e leggi da ap­plicare, ma come avvenimento che sospinge la vita; come un bambino segue le grandi regole che gli permettono di diven­tare uomo non perché i genito­ri gli insegnano le teorie da im­parare a memoria, ma perché egli è afferrato e sospinto dall'avvenimento familiare. Quanto più una persona partecipa consapevolmente al movi­mento, tanto più comprende e ama la Chiesa ed è felice del movimento altrui. Perché c'è una radice comune, uno scopo uguale per tutti: che la fede in Cristo viva e il mondo sia cam­biato da questa fede.

IV

Proseguite con impegno su questa strada perché, anche attraverso voi, la Chiesa sia sempre più l'ambiente dell'esistenza redenta dell'uomo.

 La Chiesa è il mondo già re­dento, inizio - albore, dice la liturgia - di ciò che si manife­sterà compiutamente alla fine; già ora ambiente affascinante, in cui la vita umana diventa più vera, più desiderabile, più amabile e utile; dove ogni uomo trova la risposta alla domanda di significato della sua vita. «Chi mi segue avrà la vita eterna, e il centuplo quaggiù». L'uomo aderisce, in fondo, per la verità delle parole di San Pietro: «Maestro, se andiamo via da te, dove andremo? Tu solo hai parole che fanno vive­re».

È il fascino del significato totale che è Cristo. Cristo, centro del cosmo e della storia. Cristo, colui in cui tutto è fatto e con­siste, principio interpretativo dell'uomo e della storia. Aderi­re a Cristo significa affermare umilmente ma tenacemente Lui come motivo e principio dell'operare e del vivere, della coscienza e dell'azione, per rendere presente più espressa la sua vittoria sul mondo. Così, l'azione, qualunque azione, ne risulterà modificata; perché sarà un soggetto diverso a svilup­parla.

Operare perché il contenuto della fede diventi intelligenza e pedagogia della vita è il compito quotidiano del credente. In questo sta la ricchezza della nostra partecipazione alla Chiesa: nell'essere il movimento un metodo educativo alla fede, tale che essa incida nella vita dell'uomo e della storia; e si af­fermi il principio che Cristo è chiave di volta di tutto e inizio di un mondo nuovo nella famiglia, in università, sul lavoro, in una compagnia di amici.

V

 Andate in tutto il mondo è ciò che Cristo ha detto ai suoi discepoli. Ed io ripeto a voi: andate in tutto il mondo a portare la verità, la bellezza e la pace che si incontrano in Cristo redentore.

 Verità, bellezza, pace: ecco l'e­sistenza redenta. Verità, bellez­za, pace: il movimento deve coltivare questa dignità.

E non c'è una possibilità interpretativa del fatto del movi­mento se non la sequela. Il movimento, il carisma, è una storia che si è introdotta nella tua vita attraverso certe perso­ne, un certo gruppo, certe arti­colazioni. Ma, in quanto ca­risma, il movimento è una to­talità, un'esperienza totalizzan­te. Non ha bisogno che vi sia sovraggiunta nessuna cosa "in più" - frutto di intelligenza o di esperienza personale -; inver­samente: è proprio la grandez­za del carisma che investe la tua intelligenza e la tua espe­rienza e le rende più umane. Non c'è da aggiungere, ma da rendere testimonianza. Così quanto più uno segue chi ha la responsabilità di un organismo - la vita è un organismo - tan­to più crescerà, la sua intelli­genza sarà valorizzata e la sua esperienza illuminata, e così renderà testimonianza. L'unità del movimento non sta nella convergenza, ma nella se­quela: è dall'origine. Il valore della sequela è gravemente richiamato e dalla responsabilità che i trenta anni passati ci consegnano, e dalla novità dell'impeto missionario che il Papa ha rilanciato. Diverse pos­sono essere nelle comunità le sensibilità dovute al tempera­mento o alle condizioni con cui uno ha iniziato il movimen­to; ma comune deve essere l'a­nelito e la volontà di discepolanza, di sequela all'esperienza originale.

Tenendo conto che tale esperienza ha i suoi punti di riferi­mento oggettivi: innanzitutto coloro che hanno la responsa­bilità ultima (anche di fronte alla Chiesa, come rende defini­tivamente serio il riconosci­mento della Fraternità); e, in secondo luogo, le articolazioni o funzioni che a tale responsabilità sono connesse. Così co­me tutto questo, a sua volta, deve vivere la sequela all'auto­rità della Chiesa come tale. La sottolineatura del valore della sequela non è secondaria. Il movimento è un certo annun­cio della fede, una collabora­zione all'edificazione della Chiesa, e perciò luogo di una conversione personale e dell'esistenza redenta. Se la dinami­ca dell'esistenza    redenta si chiama proprio conversione, la sequela ne è il test, il fattore primario e ineliminabile. Tolta la sequela, rimane la pura af­fermazione di sé. Al contrario, è solo affermando di qualcosa d'altro da me che cambio e mi converto, e mobilito in modo diverso tutta l'umanità che accosto e realizzo. Il valore della sequela si appli­ca anche ai vari strumenti edu­cativi che il movimento sceglie per realizzare e sviluppare il carisma originario e per sostenere il cammino di educazione alla fede (a cominciare dalla scuola di comunità). Quanto a tutte le espressioni generate da persone che parte­cipano alla compagnia del mo­vimento all'interno del tessuto stesso degli interessi della vita, è chiaro che esse sono responsabilità di chi le ha create, ma altrettanto chiaro è che devono avere come ultimo scopo la te­stimonianza. Occorre dunque un'attenzione, un riferimento a chi ha responsabilità educativa, una disponibilità alla mortificazione quando sia necessaria per affermare un valore unita­rio nella vita sociale. Il futuro del movimento è lega­to alla semplicità e al coraggio di questa sequela, che San Pao­lo chiama «obbedienza a Cri­sto». Non è un'obbedienza a forme, è un'obbedienza all'esperienza - forma del soggetto che si documenta nelle forme dell'azione.

Una frase certamente espressiva del dinamismo della conver­sione è quella del Papa: «ren­dere cultura la fede». La con­versione è il fenomeno della fe­de che diventa cultura, cultura essendo un modo di concepire le cose secondo un ideale, se­condo una luce che apre una prospettiva di cambiamento. La cultura è una visione in ba­se alla quale le cose cercano di essere cambiate. E questo è il concetto di conversione, non delimitabile entro i confini dei pensieri interiori dell'uomo, ma che si dilata a tutte le sue azioni, anche le più clamorosamente sociali.

   

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