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Fonte cl anno IIII n. 1 gennaio 1977

 

 

Intervista a don Luigi Giussani

 

 

L'identità di Comunione e Liberazione/Che cos'è CL e che cos'è il Movi­mento Popolare/Che cosa chiede CLalla Chiesa italiana/ punti fermi nel­la vita del movimento

 

 

Enzo Franchini, direttore della rivista «II Regno», ha scritto sul numero di dicembre che il convegno ecclesiale del novembre scorso avrebbe espresso, tra le righe se non esplicita­mente, un giudizio fortemente critico sulla po­sizione ecclesiale di CL. Che cosa ne pensi?

CL insiste sul fatto che la maggior urgenza di una vita ecclesiale oggi è il recupero della propria identità. Mi parrebbe strano che il Conve­gno abbia dato un «giudizio fortemente criti­co» su tale posizione. I miei amici si sono tro­vati perfettamente a loro agio in vari ambiti del Convegno, per esempio di fronte alla rela­zione di P. Magrassi, in cui abbiamo sentito rie­cheggiare ideali ecclesiali da noi totalmente con­divisi.

La verità è che il convegno ecclesiale del novembre scorso ha privilegiato, con la sua pre­dominante attenzione alla « apertura » una posizione che non coincide propriamente con l'insi­stenza di CL.

Questo non perché, come è stato scritto da più parti, CL non sia sensibile al problema di una collaborazione e di un dialogo con qualsiasi forza realmente impegnata per la promozione umana; ma perché — ed è il disagio che av­verto di fronte alle notizie e alle prese di posi­zione che hanno seguito il convegno — non si è sufficientemente fatta derivare a mio avviso, al­meno come metodo, tale passione per la promozione umana dal fatto dell'evangelizzazione, come aveva sottolineato il Papa nel discorso di apertura del primo novembre.

Da mesi si parla ormai di « Movimento popo­lare » definito da alcuni « il braccio secolare di CL ». Che cosa cambia nell'identità di CL dopo la nascita del Movimento popolare?

L'identità di CL non cambia in nulla. Infatti mi pare che la nascita del Movimento popolare aiuti a chiarire più facilmente la natura ecclesia­le di CL.

Che differenza corre tra Comunione e Liberazione e il Movimento popolare?

CL è nato come un tentativo di richiamare e di sviluppare la fede nelle persone, una fede ecclesiale. CL è un movimento di educazione ecclesiale.

Il Movimento popolare è una realtà civile costituita dalla realizzazione di opere create da adulti presenti nella società. Adulti nei quali la educazione cristiana ha sviluppato una sensibilità a particolari valori pertinenti alla umana convivenza e una alacrità di impegno nella crea­zione di strutture sociali che questi valori ri­spettino e incrementino. Ciò senza esclusivi­smi, ma in collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà che tali valori facciano pro-pri e vogliano vivere. La specificità perciò del movimento popolare è data dall'impegno della persona che prende la sua responsabilità dentro la convivenza sociale.

Quello perciò che CL ha sin qui fatto sul piano sociale ...

Quello che CL ha fatto sul piano sociale, culturale e in senso lato politico sarà ridimensio­nato nel senso che troppe cose che mancavano saranno assunte dal Movimento popolare, senza che CL senta l'urgenza di una immediata re­sponsabilità in proprio.

Ogni movimento, gruppo o associazione che vive con una propria identità nella Chiesa, pone alla Chiesa stessa richieste e sollecitazioni. Ogni realtà vive la propria appartenenza alla Chiesa universale sollecitandola in modo e in misura diversa. Che cosa chiede CL alla Chiesa italiana?

Alla Chiesa italiana CL chiede oggi con urgenza una cura appassionata nell'educazione all'iden­tità cristiana ed ecclesiale, perché tutti gli altri problemi sono conseguenze di questo. In particolare la passione per una collaborazione a crea­re una situazione umana più giusta può recare una originalità di apporto soltanto se l'identità cristiana ed ecclesiale è netta e chiara. L'assen­za di una identità cosciente e critica non apporte­rebbe nulla di specifico e perciò non arricchireb­be la situazione, ma finirebbe invece con il dare manovalanza per ideali altrui, ideali che altri portano avanti. Ciò non è da disprezzare, però non mi pare costituisca un esito adeguato del­la presenza cristiana.

Quali sono oggi i punti fermi nella vita di CL?

Il primo punto fermo della vita di CL, confermato da vent'anni di storia, è l'amore all'uma­nità concreta, quella che vive nelle persone e si manifesta nella convivenza tra gli uomini. L'amore all'umanità propria e altrui può sal­varsi dall'ambiguità immanente a qualsiasi idea­le solo se viene realizzato all'interno di una fedeltà al fatto di Cristo nella storia, cioè alla Chiesa.

Secondo. Questa fedeltà deve investire il lavoro, tutto il lavoro della persona, ciò che chiamiamo la sua espressività. La peculiarità pro­pria di CL è richiamare a questo: la missione di rendere presente dentro l'espressività del­l'uomo il fatto di Cristo. Ciò investe perciò tutto il lavoro, che è l'espressività dell'uomo quando ha la dignità della coscienza, dell'intelligenza e della libertà del cuore.

Il terzo punto fermo di CL è indicato dalla parola comunione. La comunione è come una ri­voluzione nella concezione di se stessi, è il riconoscimento di appartenere a una unità in cui si è legati con tutti gli altri. Questa unità con gli altri agisce come dimensione del proprio io, perciò è una caratteristica del modo con cui uno guarda a se stesso e alle cose, prima ancora che un mettersi insieme esteriore con gli altri. Il quarto punto fermo è che la autenticità di tutto questo ha una prova che può essere estre­mamente dura: l'obbedienza all'autorità nella Chiesa, perché il mistero di Cristo, il mistero quindi della nostra unità e perciò il mistero del­la verità della persona è legato alla presenza dell'autorità che Cristo ha istituito. In dialettica con quest'ultimo è il quinto punto. A nostro avviso l'obbedienza è il contrario della pigrizia, dell'inerzia e della rinuncia. In tal sen­so occorre con umile tenacia proporre all'auto­rità ideali, valori, fatti e opere che ci sembrano tradurre meglio il cammino di un'esperienza ecclesiale.

Rimane vero il fatto che la dialettica tra autorità e libertà implica una pazienza, perché se ciò che la nostra esperienza ci suggerisce in scel­te e in opere non è ancora riconosciuto, la pro­posta della Chiesa deve continuare nel rispetto dell'obbedienza, finché il tempo non compia la speranza.

Sesto punto fermo è la passione a valorizzare all'interno dell'unità di coscienza ecclesiale qual­siasi cosa giusta, sia teorica che pratica, che si trovi in chiunque.

Quali sono invece gli aspetti dell'esperienza in cui il movimento deve fare passi in avanti?

Innanzitutto il movimento deve vivere più a fondo il proprio «rischio creativo». E' una riflessione che stiamo facendo da un po' di tempo a questa parte: il tentativo di incarnare il fatto della fede come ispiratore e come ultimo para­digma per la operosità umana è realmente reso impervio dalla mentalità laica dominante e dal dualismo dominante nella stessa mentalità di tanta parte della Chiesa oggi. Ciò rende timidi nel coraggio di rompere l'onda e fa mancare di immaginazione. E' infatti più comodo, naturalmente più comodo, un atteggiamento che riduca il fatto cristiano soltanto a ispirazione di alcuni momenti. Ecco, l'assenza di rischio creativo ren­de astratti, ripetitori di un discorso e fedeli sol­tanto a certe pratiche di pietà o a certi impegni etici.

In secondo luogo CL ha bisogno di una libertà maggiore nel riconoscimento e una generosità maggiore nel credito ai valori che vivono negli altri. La carenza di ciò è dovuta a due radici: la prima è la stessa resistenza nella natura di ogni uomo al cambiamento di se stesso, a una conversione di sé. La seconda radice è storica, perché la nostra esperienza, nata in polemica con una situazione standardizzata, 20 anni fa come ora, sia pure in chiavi e in colori diversi, è stata dapprima ignorata, poi emarginata e quindi accanitamente e normalmente con­traddetta, come è facilmente documentabile. La nostra esperienza è stata ed è avversata da chi ha in mano il potere di fatto. Questa situazione ha favorito nella gente di CL un istinto di au­todifesa e perciò un atteggiamento difensivo pie­no di posizioni guardinghe, di abitudini a trova­re tutte le risorse, aiuti, appoggi e conforto all'in­terno della propria comunità, del proprio mondo.

 

   

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