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Fonte lanuovabq.it   06/07/2014

Autore Diego Manetti


Continuiamo la pubblicazione delle conversazioni (questo è l'undicesimo appuntamento) che Diego Manetti tiene ogni primo sabato del mese a Radio Maria, alla scoperta dei santuari più importanti dedicati alla Vergine.

 

Dopo aver “visitato” il Messico, presentando le apparizioni di Guadalupe nella precedente puntata, ci rechiamo ora in un altro continente: l’Africa. La traccia mariana che là si trova ha un significato tutto particolare, poiché si tratta del Santuario di Nostra Signora dei Dolori a Kibeho, in Rwanda. Ci troviamo dunque nel “continente nero”, e quelle di Kibeho sono le prime apparizioni riconosciute in quella terra che, a lungo oggetto delle mire di conquista dei Paesi europei, solo nei secoli recenti ha accolto il messaggio cristiano. Si tratta di un fenomeno ancor più straordinario se pensiamo che sono le apparizioni ufficialmente riconosciute dall’autorità della Chiesa cattolica che più sono vicine a noi da un punto di vista cronologico, avendo avuto luogo in Rwanda dal 1981 al 1989: dopo un lungo tempo in cui le apparizioni mariane parevano privilegiare l’Europa – pensiamo a Rue du Bac, 1830, a La Salette, 1846, a Lourdes, 1858, a Fatima, 1917 – ecco che la Vergine sceglie di apparire nel continente africano, a tre fanciulle del collegio di Kibeho: Alphonsine, Natalie e Marie Claire, rivelando un messaggio specifico per il Rwanda, in virtù del suo significato profetico rispetto alla storia nazionale di quel Paese che verrà insanguinato dai feroci genocidi del 1994 e del 1995, ma anche un messaggio di una portata universale, una profezia per il mondo intero, come vedremo.

Esaminiamo anzitutto i fatti. E partiamo dal presentare il luogo scelto per tali apparizioni: il Rwanda. Tale Paese si trova nel cuore dell’Africa e, per la particolare conformità del suo territorio, è detto “il Paese dalle mille colline”. Se i genocidi del 1994 e 1995 non avessero causato circa un milione di morti e un enorme numero di profughi nei Paesi limitrofi (Congo, Uganda, Tanzania), oggi il Rwanda conterebbe circa 8 milioni di abitanti, sparsi su un territorio ampio quanto il Belgio, dei quali metà al di sotto dei 20 anni.

Occorrono alcuni riferimenti storici per comprendere l’orrore che accadde nel 1994-95 in tale Paese. E li diamo cercando la massima chiarezza ed essenzialità. All’inizio della sua storia, il Rwanda era abitato dalla popolazione degli HUTU, dediti all’attività agricola. In seguito sopraggiunsero dal nord i TUTSI, popolo di pastori e di guerrieri, che imposero il loro dominio con una forte monarchia fino all’Ottocento. Nel 1885 il congresso di Berlino, che spartì il continente africano tra i “pretendenti” europei, assegnò il Rwanda alla Germania; da questa, sconfitta al termine della prima guerra mondiale, passò nel 1919 alla tutela del Belgio, che avviò una intensa predicazione cristiana volta a placare le discordie etniche interne, tanto che il re tutsi si fece battezzare – e con lui tutto il suo popolo, come ai tempi di Clodoveo, re di Francia, nel 496 d.C. – nel 1943. All’appoggio dato dai tutsi al potere belga seguì la progressiva affermazione del dominio dei tutsi, alla stregua di funzionari dei colonizzatori europei.

La rivoluzione sociale della seconda metà degli anni ’50 portò all’indipendenza dalla tutela belga e alla proclamazione della indipendenza della Repubblica del Rwanda nel 1962. In questo contesto gli hutu miravano essenzialmente alla democrazia, per recuperare una pari condizione socio-politica rispetto ai tutsi, mentre questi ultimi, di fatto fino ad allora dominatori anche sotto la tutela belga, miravano alla sola indipendenza dal Belgio. Durante il periodo della Prima Repubblica (1962-1973) crebbero dunque le tensioni tra le due etnie, finché gli hutu presero il potere con un colpo di Stato nel 1973, inaugurando la Seconda Repubblica (1973-1994). A partire dal 1990 i tutsi, che avevano lasciato il Paese dopo l’avvento degli hutu al potere, tentarono di rientrare in Rwanda: si scatenò una guerra civile che presto degenererà nel terribile genocidio del 1994-1995.

Il 6 aprile 1994 il mortale attentato all’aereo su cui viaggiava il Presidente della Repubblica Habyarima, di etnia hutu, pose fine alla seconda Repubblica e scatenò la rivolta hutu contro i tutsi e gli hutu moderati. Già nella notte tra il 6 e il 7 aprile 1994 cominciarono i massacri a Kigali, la capitale del Rwanda, mentre l’ONU ritirava i propri caschi blu. Furono trucidati migliaia di tutsi, persino a Kibeho, il luogo delle apparizioni di cui trattiamo questa sera. Addirittura perse la vita una delle veggenti, la giovane Marie Claire, insieme a quattro sacerdoti membri della commissione teologica che all’epoca stava indagando sui fatti di Kibeho. I genocidi rwandesi colpirono in modo particolare la Chiesa cattolica: dal 1994 al 2000 furono uccisi 3 vescovi, 124 sacerdoti, 42 religiosi e 73 suore che versarono il sangue del martirio cristiano.

Il 4 luglio 1994 il Fronte Patriottico Rwandese (FPR), guidato da Paul Kagame, occupò Kigali. Il conflitto si ricompose, designando l’hutu Bizimungu come presidente e il tutsi Kagame come suo vice. Il Paese aveva intanto perso, tra vittime e profughi, 4 milioni di abitanti. Nuovi genocidi verranno poi perpetrati nel 1995, come rivendicazione tutsi, facendo ingenti vittime tra gli hutu, persino ancora a Kibeho (22-23 aprile 1995). Dal 2000 il presidente della Repubblica Rwandese divenne Paul Kagame, sancendo la definitiva supremazia del governo tutsi del FPR.

Bastano queste poche note per comprendere quanto drammatica sia stata la recentissima storia del Rwanda. Eppure senza questa consapevolezza non si capirebbe la ragione della venuta di Maria in quella terra d’Africa che, pochi anni dopo la fine delle apparizioni, sarebbe stata bagnata da tanto sangue versato con violenza nel nome degli odi interetnici.

Un Paese segnato dalla discordia e dalla violenza, dunque. Ma anche un Paese che aveva da poco accolto l’annuncio cristiano, cioè dall’inizio del ‘900, raccogliendo nel tempo circa il 50% di adesioni alla fede cattolica, contro il restante 50% ripartito tra animisti, non credenti, protestanti e una minoranza islamica.

Il fatto che la Vergine abbia deciso di apparire in un Paese segnato da divisioni così profonde non può non farci pensare alle apparizioni di Guadalupe, in Messico, dove nel 1531 la Madonna appare per chiamare all’unità due popoli fino ad allora opposti da profondi contrasti: quello degli Indios locali e quello dei conquistatori spagnoli. In Rwanda sembra che la Vergine venga per sanare quelle lacerazioni che invece sono ancora più profonde, poiché interne al tessuto sociale e alla storia del Paese stesso: qui non ci sono infatti conquistatori esterni, ma si scontrano etnie locali, in una lotta civile che pare una figura delle profonde divisioni che albergano al fondo del cuore stesso dell’uomo, diviso in se stesso nel combattimento spirituale che lo porta a dover scegliere tra il Bene e il Male.

Aldilà dei riferimenti ai fatti di sangue del Rwanda, non bisogna pensare che i fatti di Kibeho abbiano una valenza puramente locale. Si tratta infatti di un dono dal Cielo che intende raggiungere il mondo intero, invitando l’umanità a lasciare il peccato e a tornare a Dio, con la penitenza e la preghiera, come ben si intende dalle parole che la Vergine Addolorata, tra le lacrime, consegnò alla veggente Nathalie il 15 agosto 1982:

Il mondo va assai male, e se voi non fate nulla per pentirvi e per rinunciare ai vostri peccati, guai a voi! E’ proprio questo che continua a farmi male, perché io voglio liberarvi da un baratro perché voi non vi cadiate, ma voi rifiutate. Raddoppiate quindi lo zelo, figlia mia, per la preghiera in favore del mondo, affinché i peccati diminuiscano e siano perdonati a coloro che lo desiderano. Come potrei io essere contenta, allorché vedo i miei figli prendersi gioco di me ed essere sul punto di cadere in un abisso e di perdersi? Sono venuta da voi per comunicarvi un messaggio che vi richiama quello che avete dimenticato: ma voi rifiutate di accoglierlo. Da allora io soffro molto, ma so sopportare tutto con pazienza”.

Da queste parole emerge chiaramente come a Kibeho la Madonna sia venuta per rivolgersi non solo al Rwanda – che non si poteva prevedere sarebbe sprofondato nella tragedia dei genocidi di lì a poco – ma al mondo intero, sempre più bisogno di tornare a Dio per non perdersi definitivamente.

Andiamo dunque a ripercorrere insieme i fatti di Kibeho. Si tratta di una piccola cittadina, di circa 50.000 abitanti ai tempi delle prime apparizioni, distante circa 30 km da Butare. La parrocchia è dedicata alla Madre di Dio, e questo è un fatto assai rilevante poiché proprio con tale titolo la Vergine si presenterà a una delle veggenti.

In questa località si trova il collegio denominato “Scuola delle Lettere di Kibeho”, retto dalle Suore Benebikira, che significa “Figlie della Vergine Maria”.  Nel 1981 frequentano il collegio circa 120 alunne, hutu e tutsi insieme, per diventare segretarie o insegnanti di scuola primaria. La povertà delle strutture obbligava a utilizzare il refettorio per le preghiere: forse per questa ragione qui avvenne la prima apparizione. Oggi, sul sito del refettorio che non esiste più, sorge il santuario. Ma a parte questa modifica strutturale, Kibeho è rimasta quella di allora, povera e semplice.

Dicevamo della prima apparizione. Questa accade ad Alphonsine Mumureke, alunna di 16 anni. Quel giorno – è il 28 novembre 1981 - ella si trovava nel refettorio quando, poco dopo le 12.30, sentì una voce chiamarla: “Figlia mia”. Intimorita, rispose: “Eccomi”. Improvvisamente si ritrovò in un altro luogo, pieno di luce, dove vide uscire la figura di una donna da una nuvola chiarissima: la donna era bellissima, con un vestito bianco e bianco pure il velo che le cingeva la testa; le mani erano giunte sul petto. Fattasi il segno della croce, Alphonsine chiese alla Signora: “Chi sei?”. Ella rispose: “Sono la Madre del Verbo”.

Le compagne presenti sentirono la voce di Alphonsine, ma non la risposta della Madonna. Poiché però la fanciulla usava ripetere le parole della Vergine, quasi a chiedere conferma (“Allora sei la Madre del Verbo?”), le compagne potevano – potremmo dire - “sentire” tutto il colloquio. Questa è una caratteristica tutta particolare delle apparizioni di Kibeho: i presenti sentono la voce delle veggenti e l’andamento ripetitivo del colloquio con la Vergine permette di ricostruire quasi interamente i dialoghi. Il che accade con maggior precisione già dall’inizio di dicembre di quell’anno, quando si cominciano a registrare per intero le lunghe conversazioni con la Signora. Prosegue dunque la Vergine: “Nella tua vita cristiana, cosa è per te la cosa più importante?”. E la veggente: “Amo Dio e sua Madre che ha messo al mondo per noi il Redentore”. “Se è così, io vengo a consolarti, perché ho ascoltato le tue preghiere. Voglio che le tue compagne abbiano fede, perché non ne hanno abbastanza”. Dopo che Alphonsine ebbe pregato tre Ave Maria, l’apparizione terminò. Era durata 15 minuti.

Il secondo giorno, 29 novembre 1981, l’apparizione avvenne nel dormitorio, sempre verso le 12.30, accanto al letto di Alphonsine. Era presente Suor Blandine, alla quale la veggente disse che la Madonna l’aveva vista quella mattina, dopo esser uscita, tornare indietro a prendersi un golfino perché faceva freddo. A quelle parole, che ricordano l’incontro di Gesù e Natanaele (“Io ti ho visto quando eri sotto il fico”, Gv 1, 48), la religiosa immediatamente crede alla veridicità delle apparizioni.

Da quel secondo giorno le apparizioni si svolsero nel dormitorio, cominciando tra le 20.00 e le 21.00, mentre le alunne recitavano le preghiere della sera, e si protraevano per non meno di un’ora e mezza. Anche l’ampia durata delle apparizioni è una particolarità di Kibeho, come pure il fatto che le visioni si chiudessero con la pesante caduta della veggente, cui occorreva un po’ di tempo per riprendersi e raccontare quanto le era accaduto. A poco a poco la Vergine assunse un tono sempre più confidenziale con Alphonsine, invitando però a non chiedere segni a sostegno delle apparizioni, secondo l’insegnamento del Vangelo: “Beati quelli che crederanno senza aver visto” (Gv 20, 29). Durante le apparizioni si iniziò la pratica di presentare alla Vergine i Rosari dei presenti, affinché fossero benedetti: senza che la veggente ne conoscesse i proprietari, dalle sue mani cadevano quelli di coloro che avevano meno fede, e la Madonna si asteneva dal benedirli, come invito alla conversione, un tema assai caro alla Signora che il 6 dicembre 1981 mise in guardia Alphonsine: “La fede e l’incredulità verranno senza che ci si accorga”.

Dal gennaio 1982 le apparizioni si faranno più rare, ogni due o tre settimane, e dal 16 gennaio, dato l’alto flusso di pellegrini, quelle preannunciate dalla Madonna si terranno nel cortile del collegio stesso. Proprio il 16 gennaio 1982 la Vergine disse ad Alphonsine di far edificare una cappella sul luogo delle apparizioni dopo che la veggente le aveva domandato che cosa desiderava si facesse per ricordare la Sua venuta a Kibeho. Il santuario verrà poi inaugurato nel 2003, dopo il riconoscimento ufficiale delle apparizioni del 2001. Il 22 gennaio il vescovo di Butare, mons. Jean Baptiste Gahamanyi si recò a Kibeho ed ebbe il primo colloquio con Alphonsine.

Frattanto le alunne, le suore e i fedeli si dividevano: vi era chi si dichiarava apertamente scettico e chi invece chiedeva segni che provassero la veridicità delle apparizioni. Un segno in tal senso venne la sera del 12 gennaio 1982, quando un’altra alunna, Nathalie Mukamazimpaka, di 18 anni, ebbe il dono di una manifestazione celeste nel dormitorio del collegio e ricevette il seguente messaggio: “Figlia, sono triste! E ciò che mi affligge è che ho comunicato un messaggio e voi non l’avete accolto come desidero”. A quelle parole Nathalie si mise a piangere. La Signora proseguì: “Se tu piangi così, è perché ti ho dato un castigo. Ciò tuttavia non significa che tu sia peccatrice più delle altre, ma è un esempio che do per mostrare agli altri che io posso egualmente castigarli”. L’estasi durò quindici minuti circa: Nathalie non vide nulla, udì solo una voce misteriosa che le disse quanto abbiamo sopra riportato.

Il giorno seguente, 13 gennaio 1982, la Signora si presentò a Nathalie: “Io sono la Madre del Verbo”, mostrandosi con le braccia aperte e con il vestito bianco. Soltanto dal 2 marzo 1982 Nathalie potrà parlare con la Madonna, rivolgendosi a Lei in un dialogo che durerà fino all’ultima apparizione, il 3 dicembre 1983.

A questo punto può essere utile una riflessione sul modo di presentarsi della Madonna ad Alphonsine prima e a Nathalie poi. Alla prima si mostra come Madre di Dio e con le mani giunte: questo perché vuol significare che in Lei, che ha ricevuto il singolare privilegio della divina maternità, sono racchiuse tutte le grazie; alla seconda si mostra invece con le braccia aperte, come l’immagine della Medaglia Miracolosa ispirata alle apparizioni di Rue du Bac a Caterina Labouré, nel 1830: le braccia aperte indicano la funzione di Maria quale mediatrice e dispensatrice di Grazie, la prima delle quali è stata il dono celeste del Verbo che in Lei ha preso Carne, divenendo Uomo nel mistero della Incarnazione.

Torniamo a Nathalie. Il 2 marzo incomincia il dialogo con la Madre del Verbo: ad Ella la veggente chiede come difendersi da demonio. La Vergine le rispose: “Bisogna essere ferventi in una preghiera sincera e perseveranti nel cammino di conversione interiore. Satana non si attacca a chiunque non sia vero cristiano e che non ami. Egli infuria contro di voi perché si rende conto che nella comunità ci sono molti che mi amano. Ma non abbiate paura, perché io sono con voi per proteggervi”.

Notiamo la premurosa attenzione di Maria che assicura la sua protezione materna, Lei che si è presentata alle due veggenti anzitutto come Madre: di Dio e del Verbo.

La richiesta di protezione contro Satana ci permette invece di collegarci all’alunna che completerà il collegio delle veggenti: Marie-Claire Mukangango, ventenne all’epoca delle prime apparizioni. Questa era stata una fiera oppositrice delle apparizioni fin dal loro inizio, pensando che fosse tutta una finzione oltraggiosa nei confronti della Vergine Santa. Il 1 marzo 1982 sperimentò episodi di vessazione diabolica, con la visione di due nere figure intenzionate a farle del male. Suor Blandine la asperse allora con acqua benedetta e la fece dormire quella notte con rosari al collo e nella mano una statuetta della Madonna di Lourdes contenente acqua benedetta. Tali fenomeni diabolici – prendendo spunto dai quali non mancò chi voleva ridurre tutta la realtà delle apparizioni di Kibeho a pura realtà demoniaca – lasciarono il posto il 2 marzo all’estasi che colse Marie-Claire durante la visione di Nathalie, facendo di lei la terza veggente di Kibeho. Nella visione la Signora le disse di non aver paura: “Quelle cose che ti fanno tanto tremare non ritorneranno mai più”, raccomandando poi l’uso dell’acqua benedetta per proteggersi dal diavolo.

Dal 2 marzo 1982 le veggenti di Kibeho sono dunque tre: Alphonsine (che avrà apparizioni dal 28 novembre 1981 al 28 novembre 1989), Nathalie (dal 12 gennaio 1982 al 3 dicembre 1983) e Marie-Claire (dal 2 marzo 1982 al 15 settembre dello stesso anno).

Nella seconda apparizione a Marie Claire, il 3 marzo 1982, la Vergine le chiese se conoscesse il Rosario dei Dolori. Quando la veggente ammise di non conoscerlo, Ella aggiunse: “Lo vedrai e saprai come recitarlo”. Nei giorni seguenti la Signora le apparve infatti con un Rosario nero tra le mani e le spiegò come pregarlo, dicendo sette volte  un Pater, sette Ave Maria e la giaculatoria “O Madre piena di misericordia, tieni sempre presenti nel nostro cuore le sofferenze di Gesù nella sua Passione”. La Madonna affidò a Marie Claire la missione di diffondere la devozione della recita del Rosario dei Sette Dolori, chiedendo che fosse recitato martedì (in ricordo di martedì 2 marzo, sua prima apparizione a Marie-Claire) e venerdì (in ricordo della Passione). Tale preghiera non avrebbe dovuto sostituire il Rosario tradizionale bensì affiancarsi ad esso per meditare le sofferenze di Maria nel condividere la dolorosa passione del Figlio Gesù.

Possiamo notare che Marie Claire non chiese mai il nome della Signora, né questa si rivelò con un titolo particolare, come invece aveva fatto con Alphonsine e Nathalie, presentandosi rispettivamente come Madre di Dio e Madre del Verbo. Tuttavia per la devozione al Rosario dei Dolori e per il fatto che l’ultima apparizione alla terza veggente cadde il 15 settembre 1982, giorno in cui si fa memoria della Beata Vergine Maria Addolorata, possiamo pensare che questo sia il titolo che la Vergine intese manifestare a Marie Claire: Madre dei Dolori.

E non si riferiva solo al dolore della Passione di Gesù, né al dolore che al suo cuore avrebbero provocato i genocidi rwandesi, ma al dolore che Ella sentiva per i peccati del mondo, come disse a Marie Claire il 27 marzo: “Se ora vengo a Kibeho, non significa che vengo solo per Kibeho, o per la diocesi di Butare, oppure per il Rwanda o per l’Africa. Io mi rivolgo al mondo intero”. E quando, il 24 aprile 1982, la terza veggente chiese alla Madonna perché avesse scelto il Rwanda, Ella disse che era venuta lì poiché “qui ci sono ancora persone umili, che non sono attaccate alla ricchezza e ai soldi”, sottolineando quell’amore per gli umili e i semplici che è una costante delle apparizioni mariane moderne.

Il 15 maggio la Madonna disse a Nathalie che “la strada che conduce al cielo passa sempre attraverso la sofferenza. Nessuno arriva al Cielo senza avere sofferto”. Questo messaggio richiamava esplicitamente il valore salvifico della sofferenza, nonché il bisogno di avere sempre gli occhi del cuore rivolti alla meta della nostra vita: il Paradiso. Nathalie, cui la Madonna chiederà di lasciare gli studi per dedicarsi interamente alla missione da Lei affidatale, riceve l’incarico particolare della preghiera di espiazione per la salvezza e la pace nel mondo. Dopo aver ricevuto, il 24 giugno, la visione dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso, la Madonna affida a Nathalie il compito specifico di pregare “ininterrottamente. Tale è il compito che ti affido nella tua condizione di sofferenza. Tu devi recitare tre rosari al giorno. Mentre tu sei ancora su questa terra, devi contribuire alla salvezza di molti uomini caduti nel baratro. T’incarico di toglierli di là, collaborando con me”. E questo ricorda fortemente l’invito a pregare per la conversione dei peccatori che la Vergine a Fatima rivolge ai tre pastorelli e, tramite loro, a ognuno di noi.

Questo richiamo alla sofferenza si adatta bene alle precarie condizioni di salute di Nathalie che, dal 5 maggio 1982, passava lungo tempo a letto, inferma. Il 5 agosto 1982 la Madonna le apparve per rinnovare l’invito alla conversione rivolto all’umanità: “Io vi parlo, ma voi non ascoltate. Voglio alzarvi, ma voi restate a terra. … Restate indifferenti a tutti gli appelli. Do molti segni, ma voi restate increduli. Fino a quando resterete sordi ai miei appelli? … Vengo a scuotere coloro che sono distratti e a distogliere dalle cose di questo mondo coloro che sono presi da esse, affinché possano ben compiere il loro dovere di pregare senza interruzione né distrazione… Chi domanda qualcosa deve farlo con disponibilità e umiltà, ma anche con tutto il cuore”. Dopo questa meravigliosa catechesi sulla preghiera del cuore, la Vergine – cui Nathalie aveva più volte chiesto il segno di una fonte miracolosa, come a Lourdes – fece scendere la benedizione di una pioggia intensa che ciascuno, a motivo della stagione secca, riconobbe come miracolosa.

L’apparizione forse più significativa del 1982, cioè quella del 15 agosto, avvenuta nel pomeriggio, dalle 16.00 alle 23.30 circa: quasi otto ore nel corso delle quali si intervallavano le estasi e le visioni delle tre veggenti che, lo sottolineiamo, avranno sempre e solo apparizioni individuali, mai di gruppo (come invece accadde a La Salette o Fatima). Questa dell’individualità delle visioni è una caratteristica propria delle apparizioni di Kibeho.

In quel pomeriggio del 15 agosto 1982, festa dell’Assunzione al Cielo di Maria, la Vergine non si presenta gioiosa, come ci si attendeva, bensì triste, con gli occhi gonfi di lacrime. Disse ad Alphonsine: “Se piango è perché voi uomini siete in uno stato così critico che io non posso più trattenere le lacrime per voi. Figlia mia, io ho aperto le porte, ma essi non hanno voluto entrare. Ho visto che il mondo era quasi moribondo e quando sono venuta in suo soccorso voi mi avete rifiutato”. E aggiunse: “Essi desidereranno sentire quello che io ti incarico di dire loro quando sarà troppo tardi e non avranno più nulla da salvare. E tutti quelli che non si curano di ascoltare il messaggio che voi trasmettete loro, che cosa aspettano? Che cosa aspettano? Non si rendono conto che il tempo si fa breve?”.

Dopo questo richiamo così forte alla necessità e all’urgenza della conversione, Alphonsine ebbe una tremenda visione: fiumi di sangue, incendi, omicidi, corpi martoriati e decapitati, cadaveri orrendamente mutilati e abbandonati senza sepoltura.

Nello stesso giorno, a Nathalie la Madonna dirà: “Sono afflitta anche per il fatto di vedere quanto i peccati non cessano di aumentare sulla terra, quando dovrebbero diminuire di giorno in giorno”. In preda a profonda afflizione, la Vergine prosegue: “Il mondo va assai male, e se voi non fate nulla per pentirvi e rinunciare ai vostri peccati, guai a voi! E’ proprio questo che continua a farmi male: io voglio liberarvi da un baratro, perché voi non vi cadiate, ma voi rifiutate… Come potrei io essere contenta quando vedo i miei figli prendersi gioco di me ed essere sul punto di cadere in un abisso e di perdersi? … Sono venuta da voi per comunicarvi un messaggio che vi richiama quello che avevate dimenticato, ma voi rifiutate di accoglierlo. Da allora io soffro molto. Ma so sopportare tutto con pazienza.”

E’ importante notare come la Vergine dica esplicitamente che è venuta a ricordare quello che abbiamo dimenticato: le Sue apparizioni non aggiungono infatti nulla alla Rivelazione, compiutasi in Gesù Cristo, bensì stimolano la ripresa e l’approfondimento del messaggio del Vangelo.

E’ ormai urgente convertirsi: se ad Alphonsine la Madonna dice “il tempo si fa breve”, in quello stesso pomeriggio del 15 agosto a Nathalie la Vergine dice: “Verrà un tempo in cui voi desidererete pregare, pentirvi e obbedire, senza più la possibilità di riuscirvi, a meno che non lo facciate da adesso, cominciando a pentirvi e a fare tutto ciò che attendo da voi”. A quel punto Nathalie ebbe una visione di sangue ed orrore simile a quella avuta da Alphonsine: un abisso in cui gli uomini cadevano in gran numero, senza potersi salvare. E la Madonna le disse: “I peccati sono più numerosi delle gocce d’acqua del mare. Il mondo corre verso la sua rovina. Il mondo è sempre più cattivo…”.

Simile visione ebbe anche Marie Claire che, durante l’estasi del 15 agosto, cadde sette volte a terra, avendo la sensazione di cadere in mezzo ai rovi. A lei la Madonna disse: “Per questo sei caduta sette volte tra le spine, affinché io possa sciogliere il loro cuore indurito. Il mondo va male, figli miei: bisogna che vi mortifichiate per aiutare Gesù a salvare il mondo”. 

L’omogeneità dei messaggi e delle visioni di quel 15 agosto 1982 fa comprendere come si possa parlare delle apparizioni di Kibeho come di un fenomeno unitario avente un unico e ben articolato messaggio.

Dopo quella data Alphonsine ebbe apparizioni sempre più rare. Tra queste ricordiamo quella del 15 agosto 1983, in cui la Madonna la invitò a pregare per la Chiesa Cattolica del Rwanda e dell’Africa, che avrebbe conosciuto nuovi martiri. E’ difficile non cogliere in questo un richiamo alla terribile visione del 15 agosto 1982 e una chiara profezia dei genocidi che avrebbero insanguinato quella terra nel 1994 e nel 1995. Dal 1984 al 1989 Alphonsine ebbe solo 4 apparizioni pubbliche, ogni 28 novembre dell’anno. Il 28 novembre 1989 fu l’ultima apparizione della Vergine a Kibeho.

Nathalie ebbe apparizioni lunghe e frequenti dal settembre 1982, unendovi il particolare fenomeno delle uscite notturne per preghiere di espiazione e penitenza. Particolarmente significativo il messaggio del 29 ottobre 1983: “Vi alzate? Cioè, volete staccarvi dalle cose di questo mondo che vi impediscono di seguirmi? Vi lavate? Cioè, ricevete il sacramento della penitenza? Tenete gli occhi aperti? Cioè, state attenti: perché io vi mostro molte cose, ma voi non vedete nulla”. Un triplice invito alla conversione e alla decisa ripresa della vita di fede. Ancora, significativi furono i tre viaggi mistici che Nathalie compì, visitando il mondo dell’Aldilà.

Infine, da ricordare la grande prova del digiuno richiesto alla veggente dalla Madonna dal 16 febbraio 1983 al 2 marzo. Nei primi otto giorni – sotto scrupoloso controllo delle suore e dei medici – ella assunse solo l’Ostia, senza bere né mangiare alcunché. Ricevuto in visione il permesso da Gesù stesso di bere, assunse liquidi dal 24 febbraio. Le apparizioni di Gesù, essendo rimaste a livello puramente privato, senza messaggi pubblici, non sono state considerate nell’iter di riconoscimento delle apparizioni di Kibeho promosso dall’autorità ecclesiastica. Il digiuno che ella offrì, oltrepassando le umane capacità di resistenza alla disidratazione e all’inedia, fu un’ulteriore sacrificio di espiazione che la Vergine chiese alla veggente. Oltre a costituire una rilevante prova di soprannaturalità degli eventi di Kibeho.

Nathalie ebbe l’ultima apparizione il 3 dicembre 1983. Le apparizioni a Marie Claire erano invece cessate il 15 settembre 1982. Una parola ancora su questa terza veggente prima di proseguire nel nostro racconto. Data la sua iniziale opposizione alle apparizioni, nessuno poté pensare, quando disse anch’ella di vedere la Vergine, che stesse fingendo. In tal senso fu ella stessa una prova in favore della veridicità delle apparizioni. Sposatasi nel 1987, senza figli, restò vittima del genocidio del 1994: essendo di etnia hutu, protestando per l’arresto del marito, venne brutalmente assassinata.

Possiamo ancora ricordare alcuni passaggi del messaggio di congedo della Vergine, nell’ultima apparizione ad Alphonsine il 28 novembre 1989: “Figli miei, il fatto che ora vi dico addio non significa che d’ora in avanti dimentico l’Africa e il mondo intero. … Figli miei, pregate, pregate, pregate! (come non ricordare il triplice invito alla preghiera della Regina della Pace?) Seguite il Vangelo di mio Figlio e mettetelo in pratica: facendo questo, sarete certamente felici della vostra anima. … Sono contenta dei frutti che sono già stati prodotti a poco a poco da quando sono venuta in Rwanda. Quanto alle disgrazie che si abbattono su di voi, non siate turbati, perché nulla è più forte di Dio stesso. Figli miei, sto per dirvi arrivederci: io vi amo! Io vi amo assai! Ma guai a chi si mostrerà indifferente a questo amore che vi ho ora promesso ed espresso. Sono venuta per voi, sono venuta per voi! Perché vedevo che avevate bisogno di qualcosa”.

In questo commovente congedo è davvero riassunto tutto quello che è il messaggio di Kibeho: un urgente appello al pentimento e alla conversione dei cuori, denunciando lo stato di grave crisi morale del mondo - “Il mondo sta per cadere in un baratro” - e mettendo in guardia non tanto dall’opposizione esplicita alla fede - tipica dell’ateismo marxista che impera finché non tramonta il comunismo, proprio a partire dal crollo del muro di Berlino, nel novembre 1989, termine delle apparizioni – quanto dall’incredulità, dall’indifferenza strisciante, dal relativismo e dall’ateismo pratico dei nostri giorni - “L’assenza di fede verrà senza accorgersi” -. Nella figura della veggente Nathalie si condensa poi il messaggio del valore salvifico della sofferenza e della espiazione. La Madonna richiama poi alla necessità di pregare con il cuore, meditando la Passione in particolare tramite la preghiera del Rosario dei Sette Dolori. Ricordiamo infine la richiesta di edificare una cappella e di pregare per la Chiesa e le sue tribolazioni future.

Quale fu la reazione della Chiesa? Inizialmente di grande prudenza, nella persona del vescovo della diocesi di Butare, mons. Jean Baptiste Gahamanyi, che scrisse tre lettere pastorali inerenti gli avvenimenti di Kibeho (nel 1983, 1986 e 1988), autorizzando infine il culto (15 agosto 1988) in virtù dei numerosi frutti spirituali di fede e devozione che da Kibeho erano derivati. Fu Mons. Augustin Misago, vescovo di Gikongoro – diocesi sotto cui Kibeho passò nel 1992 – a sostenere il culto riconosciuto nel 1988. Mons. Misago, che aveva già fatto parte della commissione teologica incaricata di studiare gli avvenimenti di Kibeho (commissione istituita da Mons. Gahamanyi il 14 maggio 1982, successivamente a quella medica istituita il 20 marzo 1982 per accertare la perfetta sanità mentale delle veggenti), da vescovo diventava il pastore incaricato di portare avanti l’iter di chiarificazione delle apparizioni. Nel 1999 fu però accusato ingiustamente di complicità con gli autori dei genocidi del 1994 e incarcerato per 428 giorni a Kigali, dal 14 aprile 1999 fino alla inattesa liberazione, il 15 giugno 2000, dopo che per lungo tempo si era temuta la sentenza di morte. Ripresosi in breve dalla prigionia, mons. Misago poté consegnare alla Santa Sede il dossier su Kibeho il 30 marzo 2001, ricevendo il nulla osta che gli permise la Dichiarazione del 29 giugno 2001 in cui ufficialmente riconosceva le apparizioni:

“Sì, la Vergine Maria è apparsa a Kibeho nella giornata del 28 novembre 1981 e nel corso dei mesi successivi. Ci sono più buone ragioni per credere che non di negare. A questo riguardo, solo le tre veggenti dell’inizio meritano di essere ritenute autentiche: si tratta di Alphonsine Mumureke, Nathalie Mukamazimpaka e Marie-Claire Mukangango. La Vergine si è loro manifestata sotto il nome di “Madre del Verbo”, che è sinonimo di “Madre di Dio”, come essa ha spiegato.”.

Tale riconoscimento giunse dopo un ponderoso lavoro di discernimento, grazie al quale si poterono discriminare le tre veggenti dalle molte altre figure che ruotarono attorno a Kibeho nel tempo dell’apparizione, discernendo quei fenomeni di imitazione e di perturbazione diabolica che colpirono anche Lourdes quando, cessate le apparizioni alla piccola Bernadette, il numero delle presunte veggenti crebbe a dismisura e fu necessario l’attento giudizio della Chiesa per non cadere in abbagli o imbrogli.

Al riconoscimento ufficiale, diffuso in tutto il mondo dalla Sala Stampa Vaticana, ha fatto seguito il 31 maggio 2003 la consacrazione del nuovo santuario mariano di Kibeho, dedicato a Nostra Signora dei Dolori.

Tale consacrazione ci rimanda a una domanda che credo faccia da sfondo al percorso svolto nel presente capitolo: perché alle apparizioni di Kibeho sono seguiti i gravissimi fatti di sangue del 1994-95? Perché la venuta della Madonna in terra d’Africa non è valsa ad arrestare la terribile calamità del genocidio tra hutu e tutsi? La risposta è una sola: perché il male prodotto dall’uomo – di cui il genocidio ruandese è nefasto esempio – è la possibile e drammatica conseguenza dell’esercizio delle umane libertà. Dal protovangelo della Genesi (Gen 3, 15) che ci parla della Donna che schiaccia la testa al Serpente, fino alla Donna vestita di Sole che si oppone al Drago nell’Apocalisse (Ap 12), tutta la Scrittura è profezia del combattimento spirituale che impegna l’uomo fino alla fine contro il Mistero d’Iniquità. Ma dobbiamo essere sorretti dalla speranza – e dalla certezza – che Maria è al nostro fianco, e che qualsiasi prova non è che permessa da Dio per la nostra salvezza. Non lo ha forse ricordato la Madonna stessa, nell’ultima apparizione ad Alphonsine? “Nulla è più forte di Dio stesso”. Pensiamo a quanto accadde a Mons. Misago dopo il genocidio del 1994: ingiustamente accusato e imprigionato, ha rischiato di essere condannato a morte. Ma, al di là di ogni umana speranza, è arrivata la liberazione e, un anno dopo, il riconoscimento delle apparizioni di Kibeho, in un grandioso mosaico che esalta la provvidenza divina. E ricordiamoci che Maria è Madre sotto la croce di Gesù: Ella non ci toglie le croce ma ci assiste materna ricordandoci che nulla è più forte di Dio stesso.

Guardiamo dunque a Kibeho, cari amici, prendendo sul serio le parole che la Vergine ha rivolto all’umanità tutta – “il tempo si fa breve… il mondo corre verso la rovina…” – affinché ci decidiamo per la conversione, qui e ora. Questo è il dono che adesso domandiamo a Dio, che è la nostra unica forza, per intercessione di Maria, Nostra Signora dei Dolori.

E lo facciamo affidandoci alle parole di un canto che Maria stessa avrebbe ispirato alla veggente Alphonsine:

Madre del Verbo, Maria
Sei anche nostra Madre, Maria
Dispensatrice di Grazie, Maria
Ci hai colmato dei tuoi doni, Maria.
Perché ci hai scelti, Maria
Tra i figli del nostro tempo, Maria.
Possa tu darci la tua benedizione, Maria
Perché noi agli altri la comunichiamo, Maria.
Noi figli di Kibeho, Maria
Noi ti chiediamo la fraternità, Maria
E l’amore per sempre, Maria
Come tu stessa ci hai detto, Maria

   

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