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Fonte Il Timone n. 122 aprile 2013

 

Autore Rino Cammilleri

 


Il luogo: un paesino sperduto di montagna, san Sebastiàn de Garabandal, nel Nord della Spa­gna, in diocesi dì Santander. I protagonisti: quat­tro ragazzine tra gli undici e i dodici anni. L'epo­ca: dal 1961 al 1965.

In quel posto non c'era neanche la strada per arrivarci. Nemmeno telefono né radio (figurarsi la televisione). Dato l'isolamento e la scarsa popolazione (una settantina di famiglie in tutto), pochi i cognomi. Delle quattro veggenti, infatti, tre si chia­mavano Gonzàlez: Jacinta, Mari-Cruz (l'unica undi­cenne) e Conchita, e non erano parenti. La quarta aveva nome Maria Dolores Mazón, detta Loli. Il primo incontro soprannaturale ebbe luogo su una mulattie­ra sassosa quasi impossibile a percorrere senza far­si male, e anche quelli abituati dovevano procedere con cautela sulle pietre aguzze e taglienti.

 

Domenica 18 giugno 1961 le quattro erano lì, sulla calleja, come veniva chiamata. Nel tardo pomeriggio, un tuono improvviso (a cielo terso) ed ecco compa­rire una figura abbagliante. Un angelo, dissero poi le ragazzine. La notizia, naturalmente, corse di bocca in bocca (il paesino, lo ricordiamo, era piccolo e non vi succedeva mai niente). Le quattro tornarono alla cal­leja l'indomani e poi ogni giorno alla stessa ora, ma solo il 21 l'apparizione si ripresentò. E ancora ritornò il giorno dopo, e poi di nuovo e di nuovo. Il 24 (festa di san Giovanni Battista) sotto l'angelo apparve una scritta luminosa che terminava con una data in nume­ri romani. Si comprese poi che si trattava di un messaggio da comunicare a tutti il 18 ottobre seguente. Garabandal si riempì di curiosi venuti da ogni dove. Sabato 1 luglio l'angelo annunciò che l'indomani sa­rebbe apparsa la Vergine del Carmelo. E così fu. Il 2 comparve la Madonna in mezzo a due angeli, Gabrie­le e Michele (quest'ultimo, l'angelo delle prime appa­rizioni). Era a capo scoperto. I suoi capelli, «lunghi e mossi, di colore castano scuro». La carnagione «bru­na». Una tipica bellezza ispanica, insomma. La Ma­donna tornò l'8 (le veggenti ne sentivano ogni vol­ta, fortissimo, il "richiamo" interiormente e correvano alla calleja, in un punto che venne poi recintato per­ché le ragazzine non venissero schiacciate dalla fol­la). I fedeli davano loro gli oggetti da porgere alla Ma­donna perché li benedicesse. Le veggenti li prende­vano senza voltarsi a guardare chi glieli dava e poi, nello stesso modo, li restituivano ai proprietari, sen­za mai sbagliare.

Il 16 luglio, festa della Virgen del Carmen, l'apparizione si svolse a Los Pinos, un colle così detto per via dei nove alberi che vi crescevano. L'ascesa per raggiungere il posto era anche peggiore della calleja perché c'erano pure i rovi. Le veggenti si fecero tutta la strada praticamente in estasi, e così ne discesero. Tenevano la testa rivolta verso l'alto, guardando pro­prio sulla verticale sopra di loro, una posizione diffi­cile da mantenere a lungo senza stancarsi o senza difficoltà di respirazione. Andarono così, senza guar­dare dove mettevano i piedi, eppure senza mai met­terne uno in fallo. Sempre così assistettero all'appa­rizione e così tornarono indietro. Chi le seguiva, invece, incespicava, ansimava e sudava. Loro no. Il tut­to durò due ore. Ormai Garabandal era diventata affollatissima e ci si veniva con ogni mezzo. La diocesi a quel punto cominciò la sua inchiesta e mandò un sacerdote all'uopo (ma non erano pochi i preti che ci venivano per conto loro, per devozione o pura cu­riosità). A Garabandal andò anche il famoso teologo domenicano Antonio Royo Marin e ne rimase impressionato. Talvolta le camminate estatiche delle veggenti avvenivano in piena notte e le estasi duravano fino al mattino. Certune arrivarono a durare otto ore. Durante queste marce era impossibile trattenere o ostacola­re le quattro, neanche le persone più robuste ci riuscivano.

Il 26 agosto 1961 dalla diocesi venne il primo «niet»: non constava il carattere soprannaturale. Ma la gente continuò ad andare. Si verificarono anche guarigioni miracolose. Però tutti aspettavano il famoso 18 ottobre, data in cui sarebbe stato rivelato il messaggio appar­so in giugno ai piedi dell'angelo. Quel giorno si scatenò una tempesta di fulmini e pioggia che rese, per i fedeli, la salita ai Pinos un calvario di fango. Al momento dell'apparizione, tuttavia, la luna illuminò ogni cosa. Le veg­genti trascrissero il messaggio: «È necessa­rio fare molti sacrifici, molta penitenza, visi­tare spesso il santo sacramento, ma prima di tutto bisogna essere molto buoni. E se non lo    faremo vi sarà per noi un "castigo"; già la coppa si sta riempiendo e, se non cambiamo, il castigo sarà grandissimo».

Insomma, nessuna novità, il consueto richiamo, tipico di ogni apparizione mariana, a con­versione, preghiera e penitenza. Niente di speciale. Però tutti videro un crocifisso, caduto nel fango, tornare da solo in mano a una delle veggenti. Le quali talvolta camminavano a ri­troso, anche in ginocchio, sempre con la testa rivolta all'insù. Non di rado giravano per il pae­se, in estasi, magari nel cuore della notte, ed entravano nelle case in cui c'erano malati. Li toccavano coi loro crocifissi. Qualcuno guari­va. Il 18 luglio, di notte, nella calleja, una di loro si inginocchiò e aprì la bocca come per riceve­re la Comunione. E tutti poterono vedere sulla sua lingua materializzarsi un'ostia bianca (ci fu chi immortalò con la cinepresa).

Intanto le conversioni, anche clamorose, si moltiplicavano. E le quattro ragazzine continuavano ad aiutare le rispettive famiglie nei lavori, anche pesanti, dei campi. Malgrado il fatto che spessissimo passassero buona parte della notte in estasi o in attesa di una "chiamata" superna o esibendosi nei com­portamenti sconcertanti e straordinari che abbiamo descritto. Eppure, il loro aspetto era sempre sano e riposato. Venne anche un neuropsichiatra, a titolo personale, e le esaminò, trovandole assolutamente normali sot­to ogni punto di vista. Le quattro vennero in­terrogate nel gennaio 1963 dalla commissio­ne diocesana ma caddero più volte in con­traddizione, fornendo versioni diverse. Qualcuna arrivò a negare di aver visto sia la Ma­donna che gli angeli. Conchita scrisse poi nel suo diario che la Vergine aveva loro predetto anche questo e fin dall'inizio di tutta la vicenda. Il 20 gen­naio Conchita ebbe l'ultima apparizione. Le altre veg­genti avevano smesso una alla volta. Conchita vide an­cora la Madonna, più spora­dicamente, fino al 1965. Ma dal gennaio 1963 le appari­zioni vennero sostituite più che altro da locuzioni interiori a cadenza mensile, per lei e le altre. Tal­volta era Gesù a parlare loro. Per il resto, oltre al lavoro nei campi, le loro giornate passava­no in chiesa, in preghiera, e senza annoiarsi, malgrado la giovanissima età.

La Chiesa non ha mai riconosciuto le appari­zioni di Garabandal, quantunque abbiano fat­to scalpore all'epoca e ancora oggi contino non pochi estimatori. Le veggenti, pare, hanno preso la via del convento. In effetti, oltre alla loro sconcertante ritrattazione (non de­finitiva, comunque) c'è il seguente episodio che lascia perplessi (lo cavo da Garabandal, di Eusebio de Pesquera, Gribaudi 1993). Il 3 giugno 1963 morì Giovanni XXIII e la notizia fece il giro del mondo, impressionando tut­ti. Infatti, il Beato era popolarissimo sia per la bonomia, sia per il grande evento mediatico del Concilio che aveva indetto, sia perché il nuovo strumento della televisione lo aveva portato più volte in tutte le case. A Garabandal, come sappiamo, non c'era la televisione ma la notizia arrivò lo stesso, anche perché la campana della chiesa suonò a lutto. Diver­se persone sentirono Conchita ripetere che, a quel punto, restavano solo tre papi. Glielo aveva detto la Madonna. Qualcuno volle ca­pire meglio e chiese se per caso non si fosse giunti vicini alla fine del mondo. La veggente rispose che la Madonna aveva parlato di «fine dei tempi», non «del mondo». Qual fosse la differenza, non lo sapeva: così le era stato detto e così riferiva. Ora, di papi, dopo Giovanni XXIII, ce ne sono stati più di tre: Paolo VI, Giovan­ni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e, men­tre scrivo, è stato indet­to il conclave per l'elezio­ne di un quinto. Forse, an­che per la «fine dei tempi» si dovrà aspettare.

   

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