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Fonte www.labussolaquotidiana.it 26/01/2012

 

Autore suor Maria Gloria Riva

 

Un percorso sul volto di Cristo non può che partire da quella reliquia, suggestiva e preziosa, che sale dalla memoria del tempo.

Nel II Concilio di Nicea dell’anno 787 si parlava già, di un telo doppio piegato in quattro, il Mandylion di Edessa (alcuni studiosi lo identificano con la Sindone di Torino), su cui era visibile l’immagine di Cristo. Se ne parlava e fu come il vessillo della lotta iconoclasta. Cristo si è fatto carne la vita si è resa visibile e noi l’abbiamo toccata, contemplata. Le nostre mani hanno toccato il Verbo della vita. La reliquia del Verbo della vita è qui, in questo telo sindonico, archetipo e calco di tutte le raffigurazioni di Cristo dal Pantocratore di Rublev, al Cristo sfigurato di Arthur Rainer.


È sempre lui. Impossibile dimenticarcene, impossibile passare indenni dopo aver incrociato il suo sguardo.

 



Successe anche a Secondo Pia. Siamo nel 1898, a Torino
in occasione dell’ostensione del telo sindonico, questo avvocato appassionato di fotografia scatta, per la prima volta, un’istantanea alla preziosa reliquia e nella camera oscura vive un incontro che segnerà la sua storia e la storia di molti. La lastra fotografica rivela un volto bellissimo pieno di maestà e di gloria. Il telo sindonico era un negativo fotografico. Il negativo della pellicola ha restituito allo sguardo il positivo dell’Uomo ivi impresso.



Un’immagine che imprime l’anima. Già nella Francia di quegli anni era nato un movimento spirituale che aveva come sorgente di devozione il Santo Volto. Nacque l’arciconfraternita del Santo Volto anche probabilmente come risposta a un certo devozionalismo che si andava diffondendo anche grazie alla stampa che produceva infinite immagini di Cristo di tipo, appunto, devozionale. L’intera famiglia di santa Teresa di Gesù Bambino aderirà a tale Confraternita e la stessa Teresa assumerà accanto al titolo di Gesù Bambino quello del Volto Santo.



Il pittore Rouault, nato a Parigi, visse e operò in questo clima. I genitori artigiani con ascendenze bretoni lo battezzarono per tradizione senza impartirgli alcuna formazione religiosa. Ci è ignoto il percorso che lo portò ad aderire alla fede cristiana, ma è certo che s’imbattè nel volto dell’uomo della Sindone e ne rimase affascinato. Il mediatore fu probabilmente il medico Paul Vignon, amico di Rouault e francese. Quest’ultimo, a casa dello stesso Secondo Pia, ebbe modo di vedere le fotografie del Sacro lino.



Il lino della Veronica divenne il leit motiv della pittura di Rouault. Egli dipinse questa tela nel 1953: la parentela con l’uomo della Sindone è evidente. Un Ecce homo nel cui volto traspare soprattutto la serenità densa di Mistero. In questo volto c’è raccolta tutta l’energia del cosmo: il verde delle colline, il giallo dei campi di grano bagnati dal sole, il mare gonfiato dal vento e il rosso delle zolle di terra smosse.



Davanti a questo volto vengono in mente i versi di una poesia di papa Giovanni Paolo II sulla Veronica (la vera Icona), Nacque il tuo nome da ciò che fissavi. Contemplando questo volto, l’uomo ritrova il suo nome la sua identità. La grandezza vasta del suo stato creaturale che ha indotto un Dio a farsi carne, materia, tempo. Dio ha volto e orecchi di uomo, capaci di ascoltare il grido della strada.



È suggestivo raffrontare questo dipinto con quello dell’Urlo di Munch
Nelle due tele corrono gli stessi colori ma in quella di Munch del 1893, il paesaggio assume forme fluttuanti, la pennellata morbida è densa di striature, dove le gamme dei colori si richiamano e si compenetrano quasi dissolvendosi. L’autore ritrae in primo piano un uomo senza età, né identità, la deformazione del volto ne acuisce l’espressività, l’angoscia e la solitudine.



Niente nel panorama è veramente definito, tutto sembra precipitare nel caos e nell’anonimato: acqua, cielo e sentiero si smembrano. Tutto si è svuotato di senso e l’uomo è rimasto solo, solo con il suo grido, appunto. Di preciso, di fisso, c’è solo il punto focale della strada che l’uomo ha percorso, forse correndo disperatamente, neppure quel punto è però un riferimento: due uomini rigidi e compassati ne precludono la vista. Qui è ritratto un uomo che ha perduto il suo volto. Un uomo, direbbe papa Benedetto XVI, caduto nel relativismo assoluto. È proprio su questo orizzonte informe che sorge la bellezza di Cristo.



Nell’opera di Georges Rouault gli stessi colori usati da Munch si addensano, si ricompongono, aumentano di spessore e vigore, rivelando il volto di Cristo. Un volto in cui si raccoglie dunque ogni grido, anche quello dell’uomo di Munch: c’è il respiro immenso della creazione, c’è la terra bagnata dal sangue, il bagliore della speranza e la ferma certezza di essere, comunque, nell’amore del Padre.

   

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