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* Francisco Goya realizzò Il sonno della ragione genera mostri
come parte del ciclo de Los caprichos (I capricci), una serie di ottanta  opere ritraenti - in chiave allegorica, umoristica e satirica - vizi e miserie umane, ma anche soggetti fantastici o grotteschi.

cari amici,
ogni volta che partecipo alla celebrazione dell’Eucarestia confesso di aver molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni. Non è una formalità è la mia e vostra quotidianità. Sulle prime tre categorie di peccato ognuno fa quel che può, sulla quarta di solito si glissa. Quel che mi accingo a fare con queste righe è evitare di aggiungere un  altro peccato di omissione.
È un po’ prolisso, lo so, ma credo che non ci sia niente di inutile, devo rendere ragione di quanto espongo; in questo momento storico in cui due Chiese all'interno dell'unica Chiesa si contrappongono e si affrontano duramente, quando a detta di molti si è già in una situazione di scisma più o meno esplicito si può vivere tranquilli come se nulla fosse?
Qualcuno sentendo parlare di scisma si potrebbe spaventare, ebbene proprio in questi giorni da persone e sacerdoti assolutamente attendibili mi sono sentito ripetere quasi con le stesse parole che siamo a un bivio e lo scisma è ormai inevitabile.
Per quel che mi riguarda non è più tempo di reticenze, dico quello che so e che penso alle persone che posso raggiungere poi chi legge si regolerà come crede, non è affar mio, io però ve l’ho detto.
Cosa devo dirvi? Quello che dice don Ariel Levi di Gualdo in questo articolo che è il nocciolo della mia comunicazione.
“Tutti i pochi buoni che ci restano, sono concordi nel dire che la Chiesa, mai come prima era accaduto, oggi è colpita da dentro, ma io temo che i pochi buoni che ci restano, non siano consapevoli fino in fondo, a quale livello distruttivo siamo colpiti da dentro. È la grande apostasia preannunciata dalle Sacre Scritture, dalla quale nasce il drammatico quesito di Cristo Signore stesso: «Ma quando il Figlio dell'uomo tornerà troverà ancora fede sulla terra?»22. Un quesito che temo abbiano capito in pochi, davvero in pochi. Ma soprattutto, temo che in altrettanti pochi abbiano capito che, il passaggio successivo, sebbene in forma diversa ma simile nella sostanza, sarà la distruzione di Sodoma e Gomorra23, che avverrà come esercizio della divina libertà di Dio che ha creata e che ha sempre rispettata la libertà dell’uomo, libero fino in fondo, libero sino alla fine di non accogliere e di non rispettare Dio, ponendo se stesso al posto di Dio, perché l’essenza del peccato originale è questa : «[...] Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio»24.
«diventereste come Dio ...» non è un’allegoria, è il cuore di quel dramma dell’umanità chiamato peccato originale.
22  Lc 18, 1-8.
23 Gen 19, 1- 26.
24 Gen 3, 4 - 5.”
Fonte isoladipatmos.com 15/08/2017  NELLA CHIESA DI SODOMA&GOMORRA, ABBIAMO UN GAY FRIENDLY COME NUOVO PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE ? di Ariel S. Levi di Gualdo
 
Prima però di continuare ad esaminare impietosamente ma realisticamente lo stato in cui è ridotta oggi la Chiesa prendendo spunto dall’articolo di don Ariel, voglio cercare, per quanto ho capito, di mettere in luce il cammino che ha portato a questo stato di cose.
Parole del card. Bagnasco:..
«Così che ciò che fino a ieri era impensabile oggi diventa plausibile e addirittura oggetto di legislazione. In diversi Paesi europei, perfino certe aberrazioni come la pedofilia, l’incesto, l’infanticidio, il suicidio assistito sono motivo di discussioni e di interrogativi non astratti.
È risaputo che tutto ciò non è casuale: attraverso alcune tecniche di persuasione delle masse – la più nota è la cosiddetta “finestra di Overton”, una finestra mentale che si allarga sempre di più attraverso sei fasi precise – si riesce a far accettare l’introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che, al momento, l’opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile. Uno di questi passaggi è quello che potremmo chiamare la “cultura degli eufemismi”: consiste nel chiamare le cose peggiori con nomi meno brutali e respingenti per la sensibilità generale.»
[Finestra di Overton: Sistema di manipolazione delle masse. Le idee passano dalle seguenti fasi:
1 impensabili (inaccettabile, vietato); 2 radicali (vietato ma con eccezioni); 3 accettabili; 4 sensate (razionalmente difendibili); 5 diffuse (socialmente accettabili); 6 legalizzate (introdotte a pieno titolo) n.d.r.]
Siamo passati dall’accettazione del divorzio all’aborto, dall’accettazione sottobanco dell’eutanasia all’accettazione dei matrimoni omosessuali, dalla comunione ai divorziati all’intercomunione con i luterani; voi direte che non tutto questo elenco è già accettalo, vero, ma solo perché la “finestra di Overton”  non è ancora arrivata al punto sei, abbiate pazienza stanno lavorando per arrivarci.
 Del resto anche sant’Agostino lo ha detto: 
A forza di vedere tutto si finisce per sopportare tutto.
A forza di sopportare tutto si finisce per tollerare tutto.
A forza di tollerare tutto si finisce per accettare tutto.
A  forza di accettare tutto si finisce per approvare tutto.
 Ma possibile che si sia arrivati a questo punto dall’oggi al domani? Certamente no. Ma noi, dai cinquant’anni in su, dove eravamo mentre i “novatori” lavoravano alacremente per costruire una “neo-chiesa” in cui la santa Messa è un po’ meno sacrificio e un po’ più “cena comunitaria”? A cosa pensavamo quando hanno cominciato a distribuire l’Eucarestia sulla mano come un biscottino? Perché si sono accettati tutti i cambiamenti, spesso abusivi, del dopo Concilio? Ignoranza, impreparazione, quieto vivere, intruppamenti vari…? Non so, forse un mix di tutto, comunque  ognuno ha giocato la propria libertà e responsabilità; certo è che chi guida, se è impreparato o in malafede, di danni ne fa di più. Se poi è un massone infiltrato nella Chiesa e  riceve direttamente ordini dal “Gran Maestro”…
 
Il sonno della fede genera mostri

Siamo noi i mostri quando ci accostiamo all’Eucarestia senza preparazione, come se andassimo al cinema: di solito si chiacchera fino a quando entra il sacerdote. Con quale attenzione, riverenza, adorazione viviamo poi il rinnovarsi del sacrificio di Cristo? Con quale gratitudine si ringrazia per un tempo congruo alla fine della Messa? Il Corpo, Sangue Anima e Divinità di Cristo sono presenti in noi (se abbiamo fatto la comunione e speriamo in Grazia di Dio. Sarebbe interessante soffermarsi sulla frequenza della confessione) almeno fino al consumarsi completamente degli accidenti dell’Eucarestia, cioè per un quarto d’ora circa. In questo quarto d’ora siamo dei tabernacoli, quando me l’hanno fatto notare mi sono venuti i brividi pensando a come in quel quarto d’ora tratto Gesù. La celebrazione dell’Eucarestia è il centro della vita della Chiesa e dovrebbe essere anche il nostro centro. Per questo il demonio ha ispirato tutti i cambiamenti liturgici che tendono a declassare la S. Messa da sacrificio a memoria, a cena conviviale. Altrimenti perché cambiare la liturgia? Perché celebrare su tavolini quasi da pic-nic rivolti al popolo e non a Dio? Ci sarebbero tanti altri perché da chiedersi, rimando a voci più autorevoli della mia in appendice.
Se però, come anche un cardinale sostiene, bisogna desacralizzare, beh allora…
 « Quando il Ravasi afferma che «il sacro isola, rigetta e si pone in tensione col profano; si fa autosufficiente, tutto ciò che non appartiene alla sua sfera diventa il male, il peccato, l'impuro; suo sogno è quello di sacralizzare il maggior ambito possibile (politica, cultura, società) cosí da porlo sotto la sua ferrea tutela» (pag. 139), ci fa chiaramente capire che la sua funzione di prete che amministra i sacramenti egli l'ha sempre svolta non credendo a una sola parola di quanto recita sull'altare e di quanto proclama dall'ambone. Ci spiega cioè che ogni sacramento da lui amministrato è invalido, e primariamente il sacramento dell'Eucarestia, poichè egli lo amministra con una intenzione diversa da quella della Santa Chiesa.»
Fonte unavox.it  ESEGESI MODERNA E NUOVE ERESIE di Giovanni Servodio
 
Dico queste cose perché non è più il tempo di restare  alla finestra (tantomeno quella di Overton), la diga (tradizione, magistero, depositum fidei) è stata fatta saltare e le acque (apostasia, eresie) ci stanno per travolgere; è tempo di svegliarci dal torpore e  di ritrovare le solide basi della dottrina cattolica perché rischiamo di pensare di vivere da cattolici e invece di morire da protestanti.
 Richiama il pericolo perfino Jan Fleischhauer - un giornalista non cattolico - su Der spiegel:
Se non mi sbaglio, la Chiesa Cattolica sta ripetendo proprio ora l’errore dei Protestanti. Al suo vertice c’è un uomo che mostra uno strano disprezzo per ogni cosa che sia diventata gradualmente e si sia radicata come tradizionale, e che ama sorprendere la gente con scherzi e sciocchezze buttate là”.
 A quanti si stanno scandalizzando per le critiche al papa convinti che così si diventa eretici dico: calma, non cediamo subito al ricatto di chi vuole impedirci di ragionare e capire, teniamo presente la sana dottrina e il magistero di duemila anni. Allora quando si è tenuti all’obbedienza?
 “L’obbedienza è una virtù esimia, ma ha un limite invalicabile: il peccato. Quando i santi parlano di obbedienza “cieca” e “incondizionata” ai propri superiori, danno per scontata l’esistenza di questo limite: solo l’obbedienza alla legge divina e naturale è incondizionata. Ma essa non è cieca, perché l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, è dotato di intelligenza e di libertà, proprio per comprendere questa legge e osservarla liberamente, e non come un “robot”. L’uomo, creato per amare Dio, è libero di amarLo o non amarLo, di salvarsi o non salvarsi.
[…] Resistere al Vicario di Cristo, infatti, ha in sé qualcosa di naturalmente inquietante, che ogni cattolico, per istinto, tende a rifiutare, poiché una tale opposizione sembra porlo fuori della Chiesa. Di fronte a tale dilemma, il padre Roger-Thomas Calmel O.P. (1914-1975), il grande teologo domenicano del secolo scorso, distingue una «sicurezza suprema» e una «sicurezza ordinaria» di essere nella Chiesa di Cristo.
La prima si fonda sull’infallibilità del Papa nelle definizioni ex cathedra, e in quelle del magistero ordinario universale, ossia nell’insegnamento in continuità con la Tradizione: «quod ubique, quod semper, quod ab omnibus», secondo il noto adagio di S. Vincenzo di Lerino. La «sicurezza ordinaria» si fonda sulle qualità personali del Papa, sui suoi doni di natura e di grazia. Ma nessuno ha mai sostenuto che il Papa non possa sbagliare «per il suo silenzio, le sue omissioni o i suoi equivoci». Una volta assicurata la «sicurezza suprema» della propria appartenenza alla Chiesa, attaccandosi fermamente alla Tradizione, occorre giudicare degli atti e decreti dubbi e, «nel caso in cui essi alterino i dogmi o il culto divino, opporvisi con fermezza, certamente con rispetto poiché si tratta del Papa, ma con fermezza, poiché si tratta di non rendersi complici di un peccato contro un dogma o contro l’autentica celebrazione del culto».
In sostanza, «in nome delle definizioni solenni infallibili, come anche dell’insegnamento ordinario in continuità con la Tradizione, occorre rifiutare gli atti fallibili e riformabili che con tutta evidenza distruggono la stessa Tradizione». L’accusa immediata che sorge davanti a questo atteggiamento è quello di avvicinarsi al libero esame protestante. Ma senza fondamento. «La Chiesa, infatti – continua il Teologo domenicano –, non ha mai inteso il primato di Pietro nel senso di puro arbitrio e in modo che i cristiani siano abbassati al rango indegno di sudditi incondizionati del Papa, ma in un senso conforme alla Tradizione».
[…] La tattica del ricatto dell’obbedienza è quella di ridurre al silenzio, e in tal modo paralizzare, ogni santa reazione cristiana sotto l’apparenza di virtù. «Se si comprende il principio della rivoluzione e il suo procedimento di ricatto in nome della virtù, non si può far altro che rifiutarla. Questa strategia si fonda su una concezione troppo umana dell’autorità. Allora, per armarsi contro il ricatto dell’obbedienza, occorre ritornare alla concezione cristiana della Chiesa e della gerarchia». La quale insegna che la Chiesa di Cristo non può cambiare la sua dottrina, la sua Messa, il suo governo, il suo apostolato per adeguarsi supinamente al mondo moderno. Il nostro dovere immediato è di rifiutare ogni complicità con la distruzione, basandoci «sui dogmi immutabili e sulla Tradizione nel suo principio vivente, che è la fede immutabile».
[…] Contemplando con le lacrime del cuore il disfacimento generale prodotto nella Chiesa dalla legislazione rivoluzionaria dell’ultimo mezzo secolo, non possiamo in alcun modo renderci complici di essa. A chi tenta di ricattarci con l’obbedienza, senza sofismi di sorta né complesse speculazioni intellettuali additiamo con semplicità lo spettacolo di una Chiesa che, nella sua componente umana, è divenuta lo spettro di sé stessa. E davanti a questo scenario apocalittico ripetiamo, con profondo rispetto e con pari fermezza, le parole del primo Vicario di Cristo: «Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a Lui, giudicatelo voi stessi» (At 4,19).”
Fonte corrispondenzaromana.it 15/02/2017, Il ricatto dell’obbedienza di Cristiana de Magistris
 
Da quando Francesco I è diventato Vescovo di Roma (lui si definisce così) la protestantizzazione della chiesa cattolica ha preso un’accelerazione senza precedenti. Certo non è solo lui il responsabile, ( qui bisognerebbe aprire una parentesi su Concilio Vaticano II, post-concilio, ermeneutica della discontinuità ecc., fornisco qualche link in appendice) ma lui ha certamente portato a compimento e allo scoperto quanto covava sotto la cenere (ma forse era già un incendio) dando l’imprimatur a tesi e personaggi eterodossi.
 «Adesso, da quando è arrivato Lui, se fai notare all’uomo medio lo stesso errore, questi avrà pronta la risposta: “ma lo dice anche la Chiesa”, oppure “lo dice anche il Papa”.
Sei già avviato verso l’angolo. Cosa puoi fare? Incassi il colpo e tenti di arrampicarti su lisce superfici per salvare capra e cavoli?
Ma il Papa non voleva dire proprio asciutta, si è espresso male, non conosce la lingua e la cultura europea ed è stato preso alla sprovvista. In realtà quello che dice va letto alla luce della tradizione e…
E a questo punto ti viene mal di pancia, non riesci nemmeno a finire il pensiero perché ti rendi conto che stai dicendo cose insostenibili, non ci credi nemmeno tu. Se Lui dice che l’acqua può essere anche asciutta mentre la tradizione esclude categoricamente questa possibilità, c’è qualcosa che non funziona. O meglio c’è qualcuno che non funziona.
Allora pensi che potresti semplicemente dire la verità, che suonerebbe più o meno come segue:
Quello che dice la Chiesa, la vera Chiesa, è una cosa, quello che dice il Papa, questo Papa, è un’altra. La vera e unica Chiesa di Cristo, e con lei tutti i cristiani, hanno sempre detto che l’acqua è bagnata. Questo Papa dice che l’acqua è sì bagnata, ma col discernimento, l’accoglienza, il condono, le convergenze parallele, il bonus Renzi, la rava e la fava può diventare anche asciutta. Se vuoi sapere cosa pensa veramente la Chiesa, la vera Chiesa, non ascoltare questo Papa. Sia detto con rispetto, ma prendiamo atto che tra Lui e la sana dottrina c’è una sostanziale e oggettiva incompatibilità.»
Fonte riscossacristiana.it Cattolici sull’orlo di una crisi di nervi. Di Marco Manfredini
 Mons. Livi, in particolare su Amoris Laetitia ma anche sulla responsabilità personale:
Quando dico che ognuno, tenendo conto della propria condizione nella Chiesa, deve fare la sua parte, penso innanzitutto a quanto dovevano fare e in alcuni casi hanno fatto i vescovi cattolici, a cominciare da quelli appartenenti al collegio cardinalizio. Sono stati di grande esempio il cardinale Carlo Caffarra e gli altri tre cardinali (uno dei quali è poi morto) che presero l’iniziativa di esporre al Papa i cinque “dubia” riguardo alla dottrina contenuta nell’esortazione apostolica Amoris laetitia di papa Francesco (clicca qui). L’iniziativa sembra essere stata del tutto inutile, ma a prescindere dal suo esito pratico (che forse si rivelerà effettivo nel lungo periodo), essa ha fornito ai cattolici la conferma che taluni orientamenti dottrinali di quel documento pontificio sono passibili di interpretazione eterodossa e quindi vanno prima o poi rettificati dalla medesima autorità magisteriale che li ha prodotti.
Ma torno a quanto avevo posto in cima all’elenco dei doveri di resistenza di ogni cattolico: il dovere assoluto di professare personalmente la verità rivelata e di farla arrivare integra agli altri, nel dialogo di amicizia con quante più persone possibile.
 
Fonte lanuovabq.it 08/08/2017 Quando nella Chiesa l'eresia dilaga ogni cattolico ha il dovere della resistenza, di Antonio Livi
 Il cardinal Burke ha recentemente chiarito:
«Il 22 luglio parlava al “Forum della Chiesa che insegna”. In quell’occasione ha notato che trattare ogni parola pronunciata dal Pontefice come se fosse insegnamento ufficiale della Chiesa sarebbe “cadere in un’idolatria del papato”.
I cattolici devono cercare di restare fedeli a Cristo e alla Chiesa che ha fondato e imparare a discernere fra “le parole dell’uomo che è papa e le parole del papa come vicario di Cristo in terra”.
“Papa Francesco ha scelto di parlare spesso nel suo primo corpo, il corpo dell’uomo che è papa. In effetti persino in documenti che in passato rappresentavano un insegnamento più solenne, dichiara chiaramente che non sta offrendo un insegnamento magisteriale ma il suo proprio pensiero”.
Ma, ha aggiunto il cardinale. “Quello che sono abituati a un modo diverso di parlare papale vogliono rendere ogni sua dichiarazione in qualche modo parte del Magistero. Agire così è contrario alla ragione e a ciò che la Chiesa ha sempre compreso”.
 I fedeli non sono liberi di seguire opinioni teologiche che contraddicono la dottrina contenuta nelle Sacre Scritture e nella sacra Tradizione, e confermata dal magistero ordinario, anche se queste opinioni stanno trovando un ampio ascolto nella Chiesa e non sono corrette dai Pastori, come i pastori sarebbero obbligati a fare.»
Fonte marcotosatti.com BURKE: ATTENTI A NON CADERE NELL’IDOLATRIA DEL PAPATO. NON OGNI PAROLA DEL PAPA È MAGISTERO…di Marco Tosatti
 
Riprendo ora l’articolo di don Ariel. Se don Levi di Gualdo (solido difensore dell’ortodossia e quindi del ministero petrino e fortemente critico verso forse estreme di tradizionalismo), è arrivato a certe conclusioni significa che ritiene al limite della sopportabilità l’attuale gestione della Chiesa, per questo è importante che ogni cattolico prenda  atto della situazione e si prepari ad affrontarla con realismo e si doti di strumenti per non perdere la fede.
 «In modo del tutto contrario ai numerosi pastori in cura d’anime che hanno errato cadendo in buona fede nell’eresia ariana, o perché convinti dal numero costituito dall’ampia maggioranza, gli eretici e gli omosessuali che oggi imperversano dentro la Chiesa, ed in particolare ai suoi più alti vertici, non sono in buona fede, ed agiscono in modo scientificamente distruttivo come cellule tumorali che si sono diffuse come metastasi nel corpo della Chiesa. Gli eretici sono i soldati usciti dal ventre del cavallo di Troia portato all’interno della città, impegnati abilmente a de-costruire la città stessa dando ad essa tutt’altro assetto ed aspetto; gli omosessuali rappresentano il processo satanico di quella inversione attraverso la quale il bene diviene male ed il male bene, il vizio virtù e la virtù vizio, le verità immutabili della fede divengono eresie e le eresie assurgono a rango di immutabili verità della fede, in una Chiesa contemporanea dove tutto è mutevole, dove non c’è nulla di eterno di definito e di immutabile, dove l’opinione opinabile la fa da padrona assieme alla emotività e dove tutte e due assieme ridono sui dogmi della fede all’ombra delle mitrie e dei pastorali compiacenti, ma soprattutto all’ombra della stessa Cattedra di Pietro.
[…] In questo processo e in questa situazione ormai purtroppo irreversibile di brutezze pastorali, accade che il Sommo Pontefice depenalizza de facto l’immondo crimine dell’aborto conferendo a tutti i presbìteri facoltà di assoluzione, togliendo in tal modo ai fedeli, ed in specie ai semplici, attraverso la abolizione della “riseva”, la percezione della enorme gravità del peccato, perché era a questo che pastoralmente e pedagogicamente serviva la “riserva”…
[…]Però, al tempo stesso, per volontà dell’Augusto Pontefice è in fase di preparazione il testo di una scomunica solenne contro corrotti e mafiosi perché gli unici peccati di cui oggi si parla, o meglio, gli unici ad essere rimasti peccati, sono quelli contro la legalità sociale e l’ecologia. Si parla ― giustamente ― dell’inquinamento dell’ambiente, ma nessuno si cura più di tanto dell’inquina mento delle anime dal peccato; nessuno si cura del fatto che interi eserciti di esseri umani rischiano di finire seriamente all’Inferno, preceduti lungo quella strada da vescovi, cardinali, presbiteri e, forse, pure da qualche Sommo Pontefice. O forse non sta scritto ― riferito perlopiù proprio a noi ministri in sacris ―, che «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più»?
Devo forse spiegarlo io a vescovi, cardinali e presbìteri, ma volendo anche allo stesso Augusto Pontefice, che cosa Cristo Dio ha affidato a noi?
Se poi qualcuno, come il sottoscritto, con il Vangelo alla mano ricorda ai Christi fideles il giudizio di Dio, il castigo e la realtà dell’Ades e della Geenna, il fuoco che brucia, il luogo di perdizione eterna, o più semplicemente spiega che cosa voglia dire la frase recitata nella professione di fede riferita a Cristo che «un giorno «tornerà nella gloria per giudicare i vivi e i morti», ecco che alle mie spalle ― ma solo alle mie spalle! ―, qualche gruppetto di pretini trendy del nuovo corso misericordista e della eresia della apocatastasi [Quella della apocatastasi, dal greco ἀποκατάστασις, è una dottrina che nasce in ambiti prevalentemente gnostici ed ebbe diffusione attorno al III secolo soprattutto per opera di Origene. L’elemento ereticale è dato dal fatto che questa dottrina sostiene che alla fine dei tempi Dio perdonerà tutti i peccatori dopo la loro purificazione. L’Inferno non è quindi considerato eterno ma provvisorio. Questa dottrina non nega solo l’eternità dell’Inferno ma delimita anche il libero arbitrio concesso da Dio all’uomo al momento stesso della sua creazione. Il II Concilio di Costantinopoli celebrato nel 553 dichiarò questa perniciosa dottrina eretica.] che oggi non è più eresia ma “verità di fede”, mi ridacchiano dietro, mai davanti! Perché ridermi davanti comporterebbe ― sberle a parte ― il finire inevitabilmente a dover dibattere su questioni teologiche, dalle quali loro per primi sanno che non ne uscirebbero illesi, ma con le ossa rotte ed il marchio a fuoco impresso di ignoranti e di eretici.
[…]Sopra a questo sfacelo morale ìmpera la massoneria, che ha bisogno di una Chiesa resa molto debole dai sempre maggiori problemi di carattere dottrinale, morale e patrimoniale del clero, di cui ella conosce tutte le pecche, esercitando così una forte influenza basata sul ricatto.
Con cognizione di causa e sulla base dei dati di fatto io affermo che mentre sotto il pontificato di Benedetto XVI sono stati fatti molti tentativi per arginare questo problema, di cui il Sommo Pontefice aveva piena percezione, sotto il pontificato attuale, i peggiori elementi appartenenti alla Pia confraternita frocia, sono tutti nelle stanze dei bottoni nonché lanciati in folgoranti carriere, dopo essersi ammantati di profughi, di periferie esistenziali, di Chiesa povera per i poveri e via dicendo ...
[…]sappiamo bene che oggi siamo in una Chiesa al totale sfacelo dottrinale e morale, nella quale la prassi pastorale dello pseudo caso concreto è di gran lunga superiore al dogma, divenuto più «mobile» della famosa donna verdiana con «le piume al vento».
[…]L’errore che stanno commettendo i pochi buoni Vescovi sopravvissuti, è quello di trincerarsi dietro al principio di unità della Chiesa. Ma nel sostenere questo, non si basano su fondamenti teologici e dogmatici, ma solo su principi puramente politici. E, come spesso ho detto, Cristo non ci ha affidato un Corpo Diplomatico ma un Corpo Mistico. Quindi, per tutelare veramente l’unità, a volte sono necessarie delle decise e dolorose fratture, perché è necessario separare il bene dal male, la virtù dal vizio, la verità dall’errore. È vero che il buon seminatore non può, per estirpare la zizzania, correre il rischio di distruggere anche una sola spiga di buon grano, ma la parabola, in quanto tale, ha un diritto ed un rovescio che induce a varie interpretazioni, incluso il fatto che non si può neppure permettere che la zizzania sia seminata nel campo e che si estenda sino a distruggere e divorare le spighe di buon grano.
[…] Possibile che nessuno si renda conto che più andiamo avanti in questa situazione, più i danni irreparabili che a ruota si stanno producendo richiederanno, solo per essere tamponati, settanta/ottant’anni di lavoro, per i quali saranno necessari quei santi e quei bravi teologi che al momento non abbiamo e che domani, meno ancora, avremo? Possibile, che costoro non si rendano conto che il Santo Padre, o meglio chi per lui, ha dato già vita ad un episcopato palesemente non cattolico? Possibile che nessuno si renda conto che i Vescovi da lui imposti nel corso degli ultimi quattro anni, nella migliore delle ipotesi sono infarciti di rahnerismo e soprattutto delle peggiori eresie moderniste? Possibile che nessuno si renda conto che, mentre sotto i pontificati del Beato Paolo VI, di San Giovanni Paolo II e del Venerabile Benedetto XVI si cercava, attraverso le nomine episcopali, di dare espressione a tutte le voci della Chiesa, dai conservatori ai progressisti, oggi, sotto il pontificato di Francesco I, stile dittatura da Repubblica delle Banane, si stanno invece dando alla Chiesa dei vescovi di una mediocrità pastorale e teologica imbarazzante, che hanno come unico merito quello di essere degli indignitosi emulatori del Pontefice regnante, anziché essere se stessi per la Chiesa, a servizio della Chiesa e per il miglior bene della Chiesa ?
[…] Ma c’è davvero qualcuno che, pur di non prendere posizioni e pur di non scendere sul campo di guerra, è veramente e seriamente convinto che Dio salverà la Chiesa visibile con un colpo di bacchetta magica contraddicendo se stesso? C’è davvero qualcuno che pensa che Dio, a un certo punto, interverrà come una specie di tiranno, a prescindere dalla volontà e dalla libertà dell’uomo, per dire: «Adesso la Chiesa si rinnova e si gestisce come dico io»?
Per questo, Cristo ci ha ammoniti dicendo: «Ma quando il Figlio dell'uomo tornerà, troverà ancora fede sulla terra?»
Che infatti al suo ritorno, Cristo troverà ancora la Chiesa visibile, questo è scritto nel deposito della fede. Ma questo quesito del Verbo di Dio, dovrebbe indurci a domandarci: quale Chiesa troverà? E se trovasse una Chiesa completamente svuotata di Cristo e riempita di altro? Se al suo ritorno trovasse una Chiesa atea? Nessuno ha pensato a questa eventualità, proprio considerando che è Cristo stesso a domandare se «... troverà ancora fede sulla terra?».
Questo processo di ateizzazione della Chiesa, in incubazione da mezzo secolo, ma tenuto a freno dal Beato Pontefice Paolo VI, dal Santo Pontefice Giovanni Paolo II e dal Venerabile Pontefice Benedetto XVI, oggi è in fase avanzata di realizzazione; e per essere realizzato è necessario dare anzitutto alla Chiesa visibile dei Vescovi che non siano Vescovi cattolici, i quali a loro volta formino dei presbìteri che non siano presbìteri cattolici, ma una via di mezzo tra degli assistenti sociali e dei servi del Padrone di questo mondo.
[…] Anche se abbiamo superato da tempo la soglia del non ritorno, il Sommo Pontefice Francesco I andrebbe richiamato e quindi fermato, perché la Chiesa non è sua ed esso non può disporne tra inesattezze e ambiguità, a proprio insindacabile ed umorale piacimento; e quest’opera di doverosa correzione solo i Vescovi possono farla, in modo umile e soprattutto molto riservato, tutelando dalle non poche imprudenze dell’uomo Jorge Mario Bergoglio il sacro ministero petrino, roccia cristologica sulla quale per divina volontà è stata edificata la Chiesa. E andrebbe fermato perché ad ogni sua uscita, esternazione, ambiguità, frase a doppio senso, ma non ultimo anche ad ogni sua nomina infelice, il tempo futuro per poter solo parzialmente riparare i danni da lui recati oggi alla Chiesa di Cristo, si allungherà sempre più di decenni e decenni, se non addirittura di secoli. Ma soprattutto, il suo successore, si ritroverà con una Chiesa ingovernabile. E fosse pure un nuovo Gregorio o un nuovo Leone Magno, non potrebbe fare niente, perché gli mancheranno persone e strumenti di lavoro; si ritroverà con una Chiesa impestata di eretici, omosessuali e massoni, con il mondo intero che gli urlerà contro se solo oserà enunciare: «Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica». Perché di fronte a questa enunciazione, un coro di teologi atei e di teologhe femministe uscite fuori dai circoli delle lesbiche incattivite, urlerà che le chiese sono molteplici e che sono passati i tempi dell’oscurantismo nei quali la Chiesa Cattolica pretendeva di avere il monopolio esclusivo della salvezza.
[…] L’unità della Chiesa, ma soprattutto la verità di cui la Chiesa è custode e annunciatrice, si difende all’occorrenza anche con la divisione e con la guerra: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada».
[…] Mentre un incosciente esercito di cardinali e di vescovi attende, come dicevo poc’anzi, la discesa dello Spirito Santo che agendo contro la volontà dell’uomo, quindi contraddicendo Dio Padre ed il mistero della creazione, porrà magico rimedio al tutto, noi vediamo moltiplicarsi di giorno in giorno nella Chiesa dei vescovi e dei presbìteri che appartengono in tutto e per tutto al post-umanesimo ateo. E dinanzi a questa evidenza vorrei concludere con una domanda: qualcuno, per quanto riguarda anzitutto la dottrina e la disciplina dei Sacramenti, intende per caso giocare sulla “chimera” del supplet gratia e del supplet Ecclesia? Formulo meglio ancora la domanda: un vescovo che non crede ai fondamenti del deposito della fede cattolica, può consacrare validamente dei sacerdoti? Un sacerdote che non crede alla sostanza dei Sacramenti, ch’egli non vive come misteri della fede ma come meri simboli allegorici per dare vita ad una forma di pura socialità aggregativa, quando recita la Preghiera Eucaristica, senza credere a monte né al mistero eucaristico né tanto meno alla transustanziazione, perché mosso da un pensiero in tutto e per tutto calvinista, realizza forse il sublime mistero del pane e del vino che divengono realmente e sostanzialmente il Corpo e il Sangue di Cristo?
Perché se alcune delle nostre Autorità Ecclesiastiche credono veramente a questo, se davvero sono convinte che la grazia o che la Chiesa possano supplire sino a questo livello, in tal caso siamo in mano a persone che spaziano tra il fideismo e la stoltezza più inquietante, se non peggio: nei riti magici basati su formule che rendono effettivo e valido ciò che si propongono, anche se chi le recita non crede né alla formula magica né a ciò che essa propone di realizzare.
[…] Nessuno, tra i pochi buoni che ci rimangono, si sta ponendo il problema che tra poco, i pochi sacerdoti dotati di fede che ci restano, rischiano di ritrovarsi costretti, sia per fede sia per imperativo di coscienza, a non riconoscere l’autorità di certi vescovi non credenti, poiché esponenti del post-umanesimo ateo? Nessuno, tra i pochi buoni che ci rimangono, si sta ponendo il problema che tra poco, i pochi sacerdoti dotati di fede che ci restano, saranno costretti, sia per fede sia per imperativo di coscienza, a negare pubblicamente la validità di certe consacrazioni episcopali e di certe sacre ordinazioni sacerdotali e ad affermare che quelli celebrati e amministrati da siffatti soggetti, non sono Sacramenti validi, perché coloro che li amministrano non sono dei credenti ma dei soggetti sprezzanti i fondamentali elementi della santa fede cattolica apostolica romana, che usano l’apparato puramente esteriore ed accidentale dei Sacramenti, dopo averli totalmente svuotati della loro divina sostanza?
Per evitare la divisione puramente politica che implica il soprassedere sulla sporcizia che sommerge la Chiesa, oggi, vescovi e cardinali, si stanno gravando la coscienza dinanzi a Dio di un gravissimo peccato: saranno i responsabili di fratture e di divisioni insanabili che non avranno a che fare con le loro politiche ecclesiali ed ecclesiastiche, ma con le più fondamentali sostanze della fede, a partire dalla sostanza e dalla stessa validità dei Sacramenti.
Tutti i pochi buoni che ci restano, sono concordi nel dire che la Chiesa, mai come prima era accaduto, oggi è colpita da dentro, ma io temo che i pochi buoni che ci restano, non siano consapevoli fino in fondo, a quale livello distruttivo si amo colpiti da dentro. È la grande apostasia preannunciata dalle Sacre Scritture, dalla quale nasce il drammatico quesito di Cristo Signore stesso: «Ma quando il Figlio dell'uomo tornerà troverà ancora fede sulla terra?».
Un quesito che temo abbiano capito in pochi, davvero in pochi. Ma soprattutto, temo che in altrettanti pochi abbiano capito che, il passaggio successivo, sebbene in forma diversa ma simile nella sostanza, sarà la distruzione di Sodoma e Gomorra, che avverrà come esercizio della divina libertà di Dio che ha creata e che ha sempre rispettata la libertà dell’uomo, libero fino in fondo, libero sino alla fine di non accogliere e di non rispettare Dio, ponendo se stesso al posto di Dio, perché l’essenza del peccato originale è questa: «[...] Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!  Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio».
«diventereste come Dio ...» non è un’allegoria, è il cuore di quel dramma dell’umanità chiamato peccato originale.»
Fonte isoladipatmos.com 15/08/2017  NELLA CHIESA DI SODOMA&GOMORRA, ABBIAMO UN GAY FRIENDLY COME NUOVO PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE ? di Ariel S. Levi di Gualdo
 
Allora rendendoci conto della situazione che fare? Un’indicazione preziosa viene dal card. Sarah:
 «Cari fratelli, noi cristiani abbiano bisogno dello spirito dei Vandeani! Abbiamo bisogno di un tale esempio! Come loro, abbiamo bisogno di abbandonare le nostre semine, le nostre messi, i solchi tracciati dai nostri aratri, per combattere, e non a difesa di interessi umani, ma per Dio!
Chi, dunque, si leverà in piedi, oggi, per Dio? Chi oserà affrontare i moderni persecutori della Chiesa? Chi avrà il coraggio di alzarsi senza altre armi se non il rosario e il Sacro Cuore, per affrontare le colonne della morte dei nostri tempi, che sono il relativismo, l’indifferentismo e il disprezzo di Dio? Chi dirà a questo mondo che la sola libertà per cui valga la pena di morire è la libertà di credere?
Fratelli, come i nostri fratelli vandeani di un tempo, siamo oggi chiamati alla testimonianza, vale a dire al martirio!
…Quando si tratta di Dio, non è possibile nessun compromesso! L’onore di Dio non si discute! E ciò deve iniziare dalla nostra vita personale, di preghiera e d’adorazione. È tempo, fratelli, di rivoltarci contro l’ateismo pratico che soffoca la nostra vita. Preghiamo in famiglia, lasciamo a Dio il primo posto! Una famiglia che prega è una famiglia che vive! Un cristiano che non prega, che non sa lasciare spazio a Dio mediante il silenzio e l’adorazione, finisce per morire!»
Fonte lanuovabq.it Il cristiano è vandeano o non è, di Andrea Zambrano
 
 Anche da questo articolo vengono consigli utili per la resistenza:
Lineamenti per una risposta cattolica alla crisi ecclesiale e sociale. 
 
Che dire di più? Se avete altri suggerimenti ditemi, io vi ho detto quel che so.
Viva Cristo Re
Giorgio A. Crotti
 
Salmo 33 (34)
Benedirò il Signore in ogni tempo,sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino.
Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome.  
Ho cercato il Signore e mi ha risposto e da ogni timore mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce.
L'angelo del Signore si accampaattorno a quelli che lo temono e li salva. 
Gustate e vedete quanto è buono il Signore;beato l'uomo che in lui si rifugia.
Temete il Signore, suoi santi, nulla manca a coloro che lo temono.
I ricchi impoveriscono e hanno fame,ma chi cerca il Signore non manca di nulla. 
Venite, figli, ascoltatemi; v'insegnerò il timore del Signore.
C'è qualcuno che desidera la vita e brama lunghi giorni per gustare il bene?  
Preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde.
Stà lontano dal male e fà il bene, cerca la pace e perseguila. 
Gli occhi del Signore sui giusti, i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori, per cancellarne dalla terra il ricordo.  
Gridano e il Signore li ascolta, li salva da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito,egli salva gli spiriti affranti.  
Molte sono le sventure del giusto, ma lo libera da tutte il Signore.
Preserva tutte le sue ossa,neppure uno sarà spezzato.  
La malizia uccide l'empio e chi odia il giusto sarà punito.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi,chi in lui si rifugia non sarà condannato.
 
 
APPENDICE
 
Liturgia
 
Breve esame critico del «Novus Ordo Missæ» Presentato al Pontefice Paolo VI dai Cardinali Ottaviani e Bacci
 
La santa Messa, di Padre Serafino Tognetti
 
Meditazioni sull'Eucarestia di padre Serafino Tognetti
 
Testo ufficiale della allocuzione di apertura del Card. Robert Sarah - Sacra Liturgia, Milano 6 luglio 2017
 
Comunione, in ginocchio o in piedi? Cosa dice la Chiesa di Riccardo Barile
 
Riparazione: partecipazione alla morte di Cristo Signore da La mistica della riparazione di don Divo Barsottiiparazione: partecipazione alla morte di Cristo Signore da La mistica della riparazione di don Divo Barsotti
 
2007-2017/LITURGIA: SUMMORUM PONTIFICUM, STRUMENTO DI UNITA’ di Giuseppe Rusconi
 
GLI ABUSI LITURGICI NATI DALLA CONFUSIONE POST-CONCILIARE, UNA BATTAGLIA PERSA? di Matteo Carletti
 
Quelle libere traduzioni che snaturano il sacro di Luisella Scrosati
 
“Con i Sacramenti non si scherza”. Incontro con don Nicola Bux
 
ABUSI NELLA LITURGIA: PASSATO IL LIMITE DEL SOPPORTABILE di Giuseppe Rusconi
 
La Comunione in mano: storia di abuso e profanazione  di Federico Catani
 
Sarah: “Senza silenzio la liturgia è ideologia”
 
Bux: riportare Dio al centro della liturgia di Lorenzo Bertocchi
 
Concilio Vaticano II
 
MONS. SCHNEIDER: CHIESA, CRISI SENZA PRECEDENTI. “DEINFALLIBILIZZARE” IL CONCILIO VATICANO II.
 
IL VATICANO II TRA FORMA E METODO di p. Serafino M. Lanzetta FI
 
PERCHÉ E’ OPPORTUNO DISCUTERE SUL CONCILIO VATICANO II di p. Serafino M. Lanzetta FI
 
Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta di Roberto de Mattei
 
Intervista al prof. Roberto de Mattei sul Concilio Vaticano II ed altro
 
Karl Rahner, maestro del Concilio, di Martini e della coscienza relativa di Roberto de Mattei
 
DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI ALLA CURIA ROMANA IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI Giovedì, 22 dicembre 2005
 
Per aiutare la resistenza
 
Ciò per cui combattiamo: riscoprire il "perché" dell'essere cattolici. di Steve Skojec
 
La Salette: il messaggio profetico segreto di p. Serafino Tognetti
 
Misericordia : ultimo atto di p. Serafino Tognetti
 
Mostrami, Signore, la tua via di p. Serafino Tognetti
 
Ci salverà il monachesimo di Beniamino Lucis
 
I Gesuiti e la scristianizzazione della Chiesa
 
Quando nella Chiesa l'eresia dilaga ogni cattolico ha il dovere della resistenza di Antonio Livi
 
"Les intrus" e i lineamenti per una risposta cattolica alla crisi attuale
 
Decalogo della Resistenza Cattolica
http://www.campariedemaistre.com/2017/08/decalogo-della-resistenza-cattolica.html
 
Sulla religione della Giudeo Massoneria di Davide Consonni
 
Il ‘pastoralismo’, malattia infantile del catto-pietismo di Gianfranco Amato
 
Brinderei prima per la coscienza e poi per il Papa di Andrea Mondinelli
 
 "Islam, religione della spada". L'allarme di un gesuita egiziano di Sandro Magister
 
L’ASPIRINA DELL’ISLAM MODERATO di Ariel S. Levi di gualdo
 
«Tu mi perseguiti, ora basta» curatore Giorgio A. Crotti
 
 
 
Aprile 1991, 30 Giorni dedica un articolo al III segreto di Fatima. Parla il cardinal Silvio Oddi, già segretario di Giovanni XXIII (che ha letto il terzo segreto)
«A questo punto mi permetto di avan­zare un’ipotesi: che il terzo segreto di Fannia preannunciasse qualcosa di grave che la Chiesa avrebbe fatto, natu­ralmente senza intenzione. Che a causa di cattive interpretazioni, di disobbe­dienze o di qualcosa del genere, la Chiesa avrebbe attraversato un mo­mento piuttosto difficile. Forse il se­greto dice che negli anni Sessanta, no­nostante le migliori intenzioni, la Chie­sa avrebbe fatto qualcosa le cui conseguenze sarebbero state molto dolorose, con un calo immenso di pratica religio­sa. E che poi. in seguito a sofferenze gravi, la fede sarebbe tornata. Sì. que­sto potrebbe essere il contenuto del se­greto. Ma se fosse davvero così, questo segreto è già noto, perché la crisi della Chiesa è sotto gli occhi di tutti. E gli spiriti più accorti se ne sono resi conto da anni».
 
 
 
 
   

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