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Fonte lanuovabq.it 03/03/2017

Autore Clemens August Graf von Galen

Il vescovo von Galen
 

Nelle polemiche di questi giorni sull’eutanasia, provocate dal caso di djFabo, non si può non notare uno strano silenzio delle gerarchie ecclesiastiche o dichiarazioni più che altro fumose. Anche questo fatto indica la gravità del tempo presente. Tanto più se rapportato a precedenti storici, come quello della Germania nazista in cui divenne famoso l’intervento del famoso vescovo di Münster, Clemens August von Galen, quando venne a sapere del programma di eutanasia stabilito dal governo per eliminare i malati mentali. Le sue parole chiare dovrebbero ispirare anche oggi che un totalitarismo strisciante si sta affermando.


Siamo all’inizio degli anni ’40, infuria la Seconda guerra mondiale: nella prospettiva della creazione del tanto agognato ‘uomo germanico’, fu accelerato il processo di eliminazione degli elementi spuri alla razza germanica dal punto di vista etnico, politico, religioso e fisico. Alla ‘soluzione finale’ contro ebrei e rom, e alla riduzione in schiavitù degli slavi, si accompagnò una più dura persecuzione della Chiesa cattolica, considerata portatrice di una religione ‘magica’ e ‘orientale’ non adatta allo spirito germanico. Nella regione della Warthegau, nella Polonia occupata, fu sperimentata un’organizzazione ecclesiale-amministrativa che tra l’altro prevedeva il principio dell’apartheid tra tedeschi e polacchi nei luoghi di culto; furono arrestati diverse centinaia di sacerdoti e trasferiti nei campi di concentramento; religiosi e religiose furono espulsi in massa dai loro conventi.

Infine, con un programma di eutanasia di stato si decise di eliminare quelli che venivano considerati ‘connazionali improduttivi’; in genere, almeno in un primo momento, persone sofferenti di patologie mentali, anche leggere. I malati venivano trasferiti in altre località senza informare i parenti, e in seguito questi ultimi venivano informati della morte dei loro cari. La cremazione dei defunti impediva poi la possibilità di ulteriori indagini in proposito.

La cosa fu riferita al vescovo di Münster, von Galen, il quale denunciò pubblicamente la strage di malati e il progetto di eutanasia di Stato da parte del regime in un’omelia tenuta il 3 agosto 1941 nella chiesa di san Lamberto a Münster. Nonostante la censura del regime, la notizia di questa omelia, e delle altre due pronunciate contro il regime dallo stesso Galen nel luglio dello stesso anno, furono ciclostilate e diffuse clandestinamente in tutto il Paese, nonché, successivamente, lasciate cadere sul territorio tedesco dagli aerei alleati.

Sapendo della sua popolarità, il regime non intraprese nulla contro Galen, rinviando la resa dei conti alla fine della guerra. Nelle sue Conversazioni a tavola, Hitler accennò al vescovo di Münster consigliandogli, con tono minaccioso, di farsi nominare alla fine della guerra direttore dell’Istituto tedesco di Via dell’Anima a Roma, piuttosto che rimanere in patria.

Nominato cardinale da Pio XII il 18 febbraio 1946, morì poco più di un mese dopo per i postumi di un’appendicite perforante. Egli è stato beatificato il 9 ottobre 2005.

L’omelia del 3 agosto che riportiamo in traduzione nella sua interezza rispecchia fedelmente gli argomenti dei vescovi, e più in generale del clero tedesco, nella resistenza al nazionalsocialismo neopagano: la riaffermazione dei Dieci Comandamenti quale fondamento della vita civile. Gli stessi Dieci Comandamenti la cui osservanza oggi rappresenta, perfino per certi ambienti ecclesiali, un segno di rigidità e di mancanza di ‘misericordia’.

Il testo originale in tedesco è stato tratto da: Clemens August Graf von Galen. Akten, Briefe und Predigten 1933-1946, Band II, Veröffentlichungen der Kommission für Zeitgeschichte. Reihe A: Quellen, Bände 41-42, Mainz 1988, pp. 874-883. 

 

(Dopo la lettura del Vangelo della nona domenica dopo Pentecoste,  Lc.  19, 41-47, "Quando fu vicino, alla vista della città,  pianse su di essa ...")

 

Miei cari diocesani!

È un evento davvero sconvolgente, quello che ci riferisce il Vangelo di oggi. Gesù piange! Il Figlio di Dio piange! Chi piange, soffre, ha dolori, dolori nel corpo o nello spirito. In quel momento Gesù non soffriva ancora nel corpo, eppure piangeva. Quanto grande doveva essere l'angoscia del più valoroso tra gli uomini, da farlo piangere! Perché piangeva?

Piangeva su Gerusalemme, sulla Città Santa, sulla Città di Dio, a Lui così cara, sulla capitale del suo popolo. Piangeva sui suoi abitanti, sui suoi connazionali, perché non volevano riconoscere l'unica cosa che avrebbe potuto stornare il castigo previsto dalla Sua onniscienza e già stabilito dalla Sua giustizia divina: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace!». Perché gli abitanti di Gerusalemme non la comprendono? Non era passato molto tempo da quando Gesù aveva detto: «Gerusalemme, Gerusalemme, ... quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!» (Lc. 13, 34)

'Tu non hai voluto! Io, il tuo Re, il tuo Dio, volevo. Ma tu non hai voluto. Come è protetta, come è al sicuro la covata sotto le ali della chioccia. Essa la riscalda, la nutre, la difende. Così Io volevo proteggerti, custodirti, difenderti nelle avversità. Io volevo! Tu non hai voluto. Per questo motivo piange Gesù, per questo motivo piange quest'uomo forte, per questo motivo piange Dio. Piange per la follia, per l'ingiustizia, per la criminosità di un tale rifiuto. Piange per il male che ne deriva, che Egli, nella Sua onniscienza, vede arrivare, e che la Sua giustizia deve decretare, se l'uomo contrappone ai Comandamenti di Dio, a tutti gli ammonimenti della coscienza, a tutti gli inviti pieni di amore dell'Amico divino e del Padre buono, il suo rifiuto: «Se avessi compreso tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma tu non hai voluto». È veramente terribile, è incredibilmente ingiusto e foriero di rovina quando l'uomo pone la sua volontà contro la volontà di Dio! Io volevo, tu non hai voluto. Per questo motivo Gesù piange su Gerusalemme. 

Cristiani riuniti in preghiera! Nella pastorale comune dei vescovi tedeschi del 26 giugno 1941 e letta il 6 luglio in tutte le chiese tedesche si afferma tra l'altro: «Secondo la dottrina morale cristiana vi sono comandamenti positivi che non sono più vincolanti, se il loro adempimento fosse collegato a difficoltà troppo grandi. Tuttavia vi sono anche sacri comandamenti di coscienza dai quali nessuno ci può liberare, e che noi dobbiamo adempiere, costi quello che costi, dovesse costarci anche la vita: mai, in nessuna circostanza si può uccidere un innocente, se non in guerra o in caso di legittima difesa». Già lo scorso 6 luglio ebbi modo di aggiungere alla pastorale questo commento:

Da alcuni mesi ci viene riferito che, su ordine di Berlino, pazienti che sono da lungo tempo malati e che quindi sembrano incurabili, vengono portati via con la forza da ospedali e case di cura per malati mentali. Generalmente dopo qualche tempo i parenti ricevono la comunicazione che il malato è deceduto, che il cadavere è stato cremato, e che le ceneri possono essere ritirate. Esiste il sospetto, che confina con la certezza, che questi numerosi e inaspettati casi di decesso di malati mentali non siano sopravvenuti per cause naturali, bensì siano stati provocati di proposito, e che si stia seguendo la dottrina che afferma che è permesso distruggere le cosiddette 'vite indegne', quindi che si possano uccidere uomini innocenti quando si ritenga che la loro vita non ha più valore per il popolo e per lo Stato, una dottrina terribile, che vuole giustificare l'assassinio di innocenti, che rende lecita l'uccisione di invalidi, di storpi, di malati incurabili, di anziani!

Come ho appreso in via confidenziale, anche in Westfalia vengono ora compilate liste di quei pazienti che in quanto 'connazionali improduttivi' devono essere rimossi e, in breve tempo, uccisi. Nel corso di questa settimana dalla casa di cura Marienthal nei pressi di Münster è già stato effettuato il primo trasferimento!

Uomini e donne tedeschi! Ha ancora forza di legge l’articolo 311 del Codice Penale che stabilisce: «Chi uccide un uomo intenzionalmente, se ha compiuto l'uccisione con premeditazione, viene punito con la morte». Probabilmente per preservare da questa punizione stabilita dalla legge chi uccide premeditatamente quei poveri uomini, parenti delle nostre famiglie, i malati predestinati alla morte vengono rimossi dalla loro terra e trasportati in un ospedale lontano. Quale causa della morte viene addotta una malattia qualsiasi. Dal momento che i cadaveri vengono cremati, per i parenti e per la Polizia Criminale non vi è più alcuna traccia della malattia e delle cause della morte. 

Mi è stato assicurato che al Ministero degli Interni del Reich e al posto di servizio del Capo dei medici del Reich, dott. Conti, non si è fatto mistero del fatto che effettivamente un gran numero di malati mentali siano stati premeditatamente uccisi e verranno uccisi in futuro. Il Codice Penale stabilisce all’articolo 139: «Chi viene a conoscenza di un progetto di delitto e omette di informare in tempo le autorità o colui che è minacciato, viene ... punito».

Quando ho appreso del progetto di rimuovere malati da Marienthal per ucciderli, il 28 luglio, tramite lettera raccomandata, ho sporto denuncia presso la Procura Generale del Tribunale Territoriale di Münster e presso il Presidente della Polizia con il seguente testo:

«Secondo informazioni giuntemi nel corso di questa settimana un grande numero di pazienti, i cosiddetti 'connazionali improduttivi' della casa di cura provinciale Marienthal di Münster, devono essere trasportati nella casa di cura di Eichberg per poi essere subito uccisi, come è convinzione generale che sia avvenuto dopo simili trasporti da altre case di cura.
Poiché tale modo di procedere non solo è in contraddizione con le leggi morali e naturali, bensì è anche un omicidio che ai sensi dell’art. 211 del Codice Penale è punibile con la morte, sporgo denuncia ai sensi delle disposizioni di cui all’art. 139 del Codice Penale, e prego di proteggere questi nostri connazionali innocenti intervenendo immediatamente contro le autorità responsabili delle rimozioni e degli assassinii». 

Fino ad ora non ho ricevuto notizia di un intervento della Procura Generale o della Polizia. Già il 26 luglio ho presentato una dura protesta scritta all'amministrazione provinciale della provincia della Westfalia, da cui dipendono le case di cura alle quali vengono affidati i malati perché siano curati e guariti. Non è servito a nulla! Da Marienthal è partito il primo trasporto di un innocente condannato a morte! E dalla casa di cura Warstein sono stati trasferiti, come mi viene detto, già 800 malati! 

Dobbiamo quindi aspettarci che tutti i poveri ed indifesi malati presto o tardi vengano uccisi! Perché? Non perché abbiano commesso un delitto meritevole di morte, non perché abbiano aggredito gli infermieri, così che a questi, per difendere la propria vita, non sia rimasto altro che la legittima difesa per opporsi alla violenza di chi li attaccava. Questi sono casi nei quali, oltre all'uccisione del nemico armato del proprio Paese, l'utilizzo della violenza fino ad uccidere è moralmente permesso, e non raramente è un dovere. No. non per questi motivi devono morire quei disgraziati ammalati, ma per il fatto che secondo il giudizio di un medico e la perizia di una commissione, sono divenuti 'indegni di vita', poiché secondo queste perizie appartengono alla categoria dei connazionali 'improduttivi'. Si giudica così: essi non possono più produrre beni, sono come una macchina vecchia che non va più, come un cavallo vecchio che si è azzoppato, come una mucca che non dà più latte. Cosa si fa con una macchina vecchia? La si demolisce. Cosa si fa con un cavallo zoppo, con una bestia improduttiva?

No, non voglio condurre il paragone fino in fondo, per quanto sia terribilmente giustificato ed illuminante.

Non si tratta di macchine, non si tratta di un cavallo o di una mucca, il cui unico scopo è di servire gli uomini e produrre beni per gli uomini. Li si può macellare quando non adempiono più alla loro funzione. No, qui si tratta di uomini, del nostro prossimo, di nostri fratelli e sorelle. Uomini poveri, malati, improduttivi! Ma solo per questo hanno forse perduto il diritto di vivere? Tu, io, abbiamo il diritto di vivere solamente fino a quando siamo produttivi, fino a quando siamo riconosciuti produttivi da qualcun altro?

Se si stabilisce e si applica il principio che si possa uccidere gli uomini 'improduttivi', guai a noi quando diventeremo vecchi e decrepiti! Se si può uccidere gli uomini improduttivi, guai agli invalidi che hanno perso la loro forza nel processo di produzione, che in esso si sono impegnati e sacrificati, e ci hanno rimesso le loro membra sane! 

Se si può mettere da parte con la violenza gli uomini improduttivi, guai ai nostri valorosi soldati che torneranno a casa mutilati, storpi e invalidi. Se viene per una volta ammesso che gli uomini hanno il diritto di eliminare altri uomini 'improduttivi' - anche se per il momento ciò colpisce solamente quei poveri ed indifesi malati di mente - allora è permesso in linea di principio anche l'assassinio dei malati incurabili, degli storpi non più adatti al lavoro, degli invalidi del lavoro e di guerra, è permesso l'assassinio di noi tutti, quando diventeremo vecchi e quindi improduttivi. 

È poi sufficiente una circolare segreta per ordinare che il procedimento utilizzato con i malati di mente è da allargare ad altri improduttivi, che è applicabile per i malati polmonari inguaribili, per gli anziani non più autosufficienti, per i soldati gravemente feriti. Nessuno di noi è più sicuro della propria vita. Una commissione lo può mettere nella lista degli 'improduttivi', che secondo il suo giudizio è diventato 'indegno di vita'. Nessuna Polizia lo può proteggere, e nessun tribunale punirà il suo delitto e comminerà all'assassino la punizione che merita! Chi può più avere fiducia di un medico? Potrebbe denunciare il malato come 'improduttivo', e potrebbe ricevere l'ordine di ucciderlo.

È inimmaginabile quale imbarbarimento dei costumi, quale reciproco può essere portato nelle famiglie se questa terribile dottrina venisse tollerata, accettata e obbedita. Guai all'uomo, guai al nostro popolo tedesco, se il santo Comandamento 'Non uccidere', che il Signore fra tuoni e lampi ha annunciato sul Sinai, che Dio, in quanto Creatore, ha scritto nelle coscienze degli uomini, non solamente viene violato, ma se questa violazione viene perfino tollerata e esercitata impunemente!

Voglio farvi un esempio di ciò che accade. A Marienthal c'era un uomo di 55 anni, un contadino originario di un comune della campagna di Münster - potrei dirvi anche il nome - che soffre da alcuni anni di disturbi mentali e che quindi è stato affidato alla casa di cura provinciale di Marienthal. Non era completamente pazzo, poteva ricevere visite ed era sempre contento ogni volta che i suoi parenti andavano a trovarlo. Ancora due settimane fa è stato visitato dalla moglie e da uno dei suoi figli, che combatteva al fronte ed era a casa in licenza. Il figlio è molto legato al padre malato. Per questo motivo l'addio è stato difficile. Chissà se il soldato tornerà a casa e rivedrà il padre, perché è possibile che muoia in difesa della Patria! Il figlio, il soldato, sulla terra sicuramente non rivedrà il padre, perché da allora è stato posto sulla lista degli improduttivi. Un parente, che voleva visitare il padre questa settimana, è stato respinto con l'informazione che il malato è stato trasferito per disposizione del Ministero della Difesa Territoriale. Verso dove, non è stato detto. I parenti sarebbero stati informati alcuni giorni più tardi.

Come sono stati 'informati'? Come negli altri casi? Che l'uomo è morto, che il cadavere è stato cremato, che le ceneri possono essere consegnate dietro versamento di una cauzione? Il soldato al fronte, che mette in gioco la propria vita per i connazionali, non vedrà più il padre, poiché in patria dei connazionali tedeschi l'hanno ucciso!
I fatti che ho descritto sono reali. Potrei dare il nome del malato, di sua moglie, del figlio che è soldato e il luogo dove abitano.

'Non uccidere!'. Dio ha scritto questo comandamento nei cuori degli uomini molto tempo prima che un Codice Penale minacciasse una punizione per l'assassinio, molto tempo prima che una Procura Generale e un tribunale perseguissero e punissero l'assassinio. Caino, che colpì suo fratello Abele, era un assassino molto tempo prima che esistessero Stati e tribunali. Ed egli riconobbe, spinto dall'accusa della sua coscienza: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono ... e chiunque mi incontrerà mi ucciderà» (Genesi, 4, 13; 14).

'Non uccidere!' Questo comandamento di Dio, l'unico Signore, il quale ha il diritto di stabilire la vita e la morte, è stato scritto nei cuori degli uomini fin dall'inizio, molto tempo prima che Dio ai figli d'Israele sul monte Sinai annunciasse la propria legge morale con quelle frasi lapidarie scolpite sulla pietra, e scritte nella Sacra Scrittura, che quando eravamo bambini abbiamo imparato a memoria dal catechismo.

'Io sono il Signore tuo Dio!' Così comincia questa legge immutabile. 'Non devi avere alcun dio straniero!'. L'unico, ultraterreno, onnipotente, onnisciente, infinitamente santo e giusto Dio ha dato questi comandamenti. Il nostro Creatore, e, un giorno, Giudice. Per amore nei nostri confronti ha scritto questi comandamenti nei nostri cuori e ce li ha annunciati: essi infatti corrispondono ai bisogni della nostra natura da Dio creata; essi sono le norme indispensabili per una vita umana e comunitaria secondo la ragione, gradita a Dio, salutare e santa. 

Dio, nostro Padre, con questi comandamenti vuole raccogliere noi, suoi figli, come la chioccia la sua covata. Se noi uomini seguiamo questi ordini, questi inviti, questa chiamata di Dio, allora siamo protetti, siamo custoditi, siamo preservati dal male, siamo difesi dalla rovina che ci minaccia, come la covata sotto le ali della chioccia.

«Gerusalemme, Gerusalemme, ... quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!'. Deve questo ripetersi nella nostra Patria tedesca, nella nostra terra natìa di Westfalia, nella nostra città di Münster? Come stanno le cose da noi con riferimento all'obbedienza ai Comandamenti di Dio? L'ottavo comandamento: 'Non pronunciare falsa testimonianza, non mentire!' Quante volte questo Comandamento è stato violato, anche in modo sfacciato?

Il settimo comandamento: 'Non appropriarti dei beni altrui!’ (per essere più precisi: ‘Non rubare’, n.d.T.)  Quale proprietà è più al sicuro dopo le arbitrarie confische delle proprietà dei nostri fratelli e sorelle che appartengono agli ordini religiosi cattolici? Quale proprietà è protetta, se queste proprietà confiscate illegalmente non vengono restituite? 

Il sesto comandamento: 'Non commettere adulterio!’ Pensate alle istruzioni e alle assicurazioni della famigerata lettera aperta di Rudolf Hess, il quale nel frattempo si è volatilizzato, pubblicata da tutti i giornali, sul libero rapporto sessuale e la maternità non matrimoniale. E cosa non si può leggere, osservare e apprendere anche qui a Münster quanto a impudicizia e volgarità! A quale impudicizia di vestiario si è abituata la gioventù. Preparazione per un futuro adulterio! Così viene distrutto il pudore, muro di protezione della castità.

Ora viene messo da parte e violato anche il quinto comandamento 'Non uccidere' sotto gli occhi di autorità tenute a proteggere l'ordinamento giuridico e la vita, dal momento che ora ci si prende la libertà di uccidere con premeditazione uomini innocenti, anche se malati.

Come va con l'obbedienza al quarto comandamento, che esige rispetto e obbedienza nei confronti dei genitori e dei superiori? L'autorità dei genitori è già stata da lungo tempo minata e con tutti gli ordini impartiti alla gioventù contro la volontà dei genitori viene sempre più scossa. Si crede forse che possa rimanere inalterata una sincera riverenza e una coscienziosa obbedienza all'autorità statale se si prosegue a violare i comandamenti dell'autorità più alta, e si tenta perfino di sradicare la fede nell'unico vero, ultraterreno Dio, il Signore del cielo e della terra?

In Germania e anche qui a Münster l'osservanza dei primi tre comandamenti è già cessata da lungo tempo. Da quanti vengono profanati la domenica e i giorni festivi e tolti al servizio di Dio? Come viene profanato, disonorato e bestemmiato il nome di Dio? E il primo comandamento: 'Non avrai altri dio al di fuori di Me'. Anziché l'unico, vero ed eterno Dio, ci si crea e si adora idoli secondo i propri gusti: la natura, lo Stato, il popolo, o la razza. E quanti ce ne sono il cui Dio, secondo la parola di San Paolo, è il loro ventre (Fil., 3,19), il loro benessere, il godimento sensuale, la brama di denaro, la brama di potere, cui essi sacrificano tutto, perfino l'onore e la coscienza! Così si può anche cercare di arrogarsi facoltà riservate a Dio, farsi signore della vita e della morte del prossimo.

«Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa dicendo: ’Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata’».

Allora Gesù con i suoi occhi umani guardava solamente le mura e le torri della città di Gerusalemme; ma la Sua Onniscienza divina vedeva più profondamente, vedeva nei cuori degli abitanti della città: «Gerusalemme, Gerusalemme, ... quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!» Questo è il più grande dolore che opprime il cuore di Gesù e che strappa lacrime ai suoi occhi. Per te volevo il meglio, ma tu non vuoi! Gesù vede quanto questo rifiuto sia peccaminoso, tremendo, delittuoso, e rovinoso. Dio non si lascia dileggiare.

L'uomo, creatura caduca, pone la propria volontà contro la volontà di Dio! Gerusalemme e i suoi abitanti, il popolo da Lui eletto, pone follemente e delittuosamente la propria volontà contro la volontà di Dio!

Cristiani di Münster! Credete che allora il Figlio di Dio nella Sua onniscienza abbia osservato solamente Gerusalemme e il suo popolo? Che abbia pianto solamente su Gerusalemme? Credete che il popolo di Israele sia stato l'unico popolo che Dio abbia cinto, protetto e stretto a sé con apprensione di padre e amore di madre? Che esso sia stato l'unico popolo che non ha voluto? Che ha rifiutato la verità di Dio, che ha allontanato da sé la legge di Dio ed è così precipitato nella rovina? Non credete che in quel momento Gesù, il Dio Onnisciente, abbia guardato anche il popolo tedesco? Che abbia guardato anche la terra di Westfalia, la terra di Münster, il Reno inferiore? Non credete che abbia pianto anche su di noi? Che abbia pianto anche sulla città di Münster? Da mille anni ha istruito i nostri avi e noi con la Sua verità, ci ha guidati con la Sua legge, ci ha nutriti con la Sua grazia, ci ha raccolti, come una chioccia copre la sua covata sotto le ali. Non crediate che già allora l'Onnisciente Figlio di Dio non abbia visto che anche su di noi, sul nostro tempo che anche su di noi, sul nostro tempo deve pronunciare il giudizio: Tu non hai voluto! Ecco, della vostra casa non rimarrà pietra su pietra! Quanto terribile sarebbe!

Miei cristiani! Spero che siamo ancora in tempo! Ma è ora che riconosciamo la via della pace, l'unica cosa che ci può salvare, che ci può preservare dal giudizio di Dio: che noi accettiamo senza riserve e senza menomazioni la verità rivelata da Dio e la professiamo nella nostra vita. Che facciamo diventare i Comandamenti norma della nostra vita e prendiamo sul serio la parola: meglio morire che peccare!

Che in preghiera e in sincera penitenza imploriamo perdono e misericordia su di noi, sulla nostra città, sulla nostra terra e sul popolo tedesco!

Evitiamo ogni confidenza, togliamo noi e i nostri cari dall'influenza di chi continua a sfidare il castigo di Dio, di chi bestemmia la nostra fede, di chi disprezza i Comandamenti di Dio, di chi collabora con quelli che vogliono estraniare la nostra gioventù dal Cristianesimo, che deruba e caccia i nostri religiosi, che consegna alla morte uomini innocenti, nostri fratelli e sorelle, in modo da non esse¬re contagiati dal loro modo di pensare e agire contrari a Dio, perché anche noi non diventiamo colpevoli e attiriamo su di noi il castigo di Dio, che il Dio giusto deve infliggere ed infliggerà su tutti coloro che come l'ingrata città di Ge¬rusalemme non vogliono ciò che vuole Dio.

O Dio, fa comprendere a noi tutti, oggi, in questo giorno, prima che sia troppo tardi, la via della pace.
O Sacratissimo Cuore di Gesù, addolorato fino alle lacrime per la cecità e per i delitti degli uomini, aiutaci con la Tua grazia affinché aspiriamo sempre a ciò che a Te piace e a rinunciare a ciò che Ti è sgradito, perché possiamo rimanere nel Tuo amore e troviamo pace per le nostre anime. Preghiamo per i poveri malati minacciati di morte, per i nostri religiosi esiliati, per tutti i sofferenti, per i nostri soldati, per il nostro popolo, per la nostra Patria e per chi la guida.

 

Traduzione di Guido Villa

   

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