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Fonte antoniosocci.com 08/02/2017

Qualcuno, sorpreso dal tono di Socci insolitamente pacato, certo lontano dallo stile di altri articoli, si è stupito che il sottoscritto abbia rilanciato questo articolo senza commento. Allora, per quel che vale, dico il mio pensiero.

Credo che in molti già preghiamo per Francesco e Benedetto forse non chiedendo le stesse cose per entrambi, per esempio la chiarezza. Per tutti chiediamo sempre la conversione. La pacatezza e la carità nella Verità vanno sempre richiamati certo. Ma Gesù stesso ha rovesciato i tavoli quando del Tempio si è fatto un covo di ladri. Ora se gli spifferi da Santa Marta hanno qualche attendibilità (vedi articolo) e comunque di fronte alla palese protestantizzazione della Chiesa, credo che sia ora di rovesciare i tavoli; poi possiamo anche andare nelle catacombe ma prima con carità va detta la Verità anche con la forza necessaria. Girare intorno ai "dubia" non credo serva alla Verità. Capisco lo facciano vescovi e cardinali i quali devono temere ritorsioni pesanti. Quand'anche venissero le risposte di Francesco confermando la sana dottrina (ma chi ci crede?) l'anarchia e il disfacimento nella Chiesa continuerebbero come prima in tutto il mondo come constatiamo ogni giorno.

Ora Socci dovrebbe spiegare a cosa è dovuto questo tono improvvisamente "buonista", perché il suo stile non è mai stato quello del card. Caffarra o del card. Burke anche se non mi sembra abbia mai usato toni da guerra civile. Non c'è nessuna guerra civile, c'è l'apostasia palese di grandi settori della Chiesa, di tanti sacerdoti, vescovi, cardinali e teologi che insegnano nelle Università cattoliche. Il papa ha il dovere di fermare tutto questo mentre mi sembra evidente che lo alimenti con parole e fatti. La Chiesa è di Cristo, sicuramente non permetterà la sua distruzione totale.

Maria sedes sapientiae, ora pro nobis.

Giorgio A. Crotti 

Autore Antonio Socci

Sono rimasto sinceramente colpito e amareggiato dalla durezza delle polemiche che negli ultimi giorni sono divampate fra cattolici (col contributo dirompente della stampa laica).

Non sono uno a cui non piaccia il confronto, anche vigoroso e polemico, ma quella a cui stiamo assistendo è ormai una sorta di guerra civile tra cattolici, una criminalizzazione reciproca in cui non si ravvisa più molto di cristiano. E non va bene. Non si può andare avanti così.

Molte parole dure e offensive sono state usate dai due campi contrapposti. E ho dovuto constatare che nei confronti di papa Bergoglio, in particolare nei social, vengono usate da alcuni delle espressioni che sono del tutto inaccettabili.

E’ vero che taluni lamentano di essere bersagliati – a loro volta – da alcune espressioni che il papa usa, specie nelle omelie di Santa Marta, verso certi cattolici (i cosiddetti “rigidi”) e si sentono offesi.

Ma questa non è una ragione per usare parole o giudizi che travalicano la normale e corretta critica.

Penso che il momento che vive la Chiesa sia davvero delicato e drammatico. Per quanto mi riguarda non ho nessuna intenzione di contribuire a questo clima da “guerra civile fra cattolici”.

Perciò d’ora in poi ho deciso di tirarmi fuori da questa mischia (nella quale peraltro mi prendo, da tempo, la mia parte d’insulti).

Se mi occuperò della situazione della Chiesa (e lo farò meno di prima) eviterò accuratamente di usare espressioni che possano involontariamente alimentare animosità e rancori, cercando le espressioni che più invitino al dialogo fraterno. E vorrei che questo “codice” fosse condiviso, così da riportare il confronto dentro i binari cristiani.

Mi permetto anche – pur essendo solo un normale cattolico di parrocchia – di invitare tutti a pregare per papa Francesco, perché il Signore lo aiuti nel suo ministero e lo illumini possibilmente facendogli comprendere la situazione di sofferenza e di confusione che vivono tanti cristiani a motivo delle cose da lui dette o decise.

Preghiera da estendere anche a papa Benedetto, perché possa essere accolto il suo paterno contributo alla vita della Chiesa in questo momento così delicato.

Una preghiera che – ovviamente – è anche per la nostra personale conversione, perché ciascuno deve pensare anzitutto alla propria salvezza personale.

Siccome sicuramente questo post susciterà reazioni istintive sbagliate, preciso che tutti coloro che hanno obiezioni da fare all’attuale pontificato dovrebbero rileggersi l’intervista al Foglio del card. Caffarra (o quelle del card. Burke) e sintonizzarsi su quello stile, lo stile dei veri pastori, che sono veri esempi di paternità.

C’è bisogno di quella pacatezza, di quell’amore alla Verità e di quella carità. Non basta testimoniare la Verità (questo è il nostro dovere), bisogna anche farlo nella maniera giusta. Questo è quello che penso.

   

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