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Fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 13/02/2015

Autore Jan Pawel Lenga

[L'intervista è datata ma attualissima  perché mons. Lenga ha firmato una appello al papa insieme a mons. Schneider e mons. Peta vedi qui]

Per l'importanza che riveste, come testimonianza accorata di un pastore affidabile, non potevamo mancare di tradurre e condividere questo documento, che si affianca alle posizioni chiare assunte pubblicamente dal Cardinale Burke [qui] e dal Vescovo Schneider [qui], messe in rilievo proprio nei giorni scorsi.
Il vescovo emerito di Karaganda, Kazakistan, ha pubblicato una lettera aperta sulla crisi della Chiesa, «scegliendo questa modalità di espressione, nel timore di trovarsi ogni altra via sbarrata da un «muro di silenzio totale». Egli si interroga sul ruolo della Segreteria di Stato, sulla scelta dei vescovi, il modo in cui i più fedeli tra loro sono emarginati. Sul silenzio delle conferenze episcopali in merito a questioni essenziali della fede; «lo spirito del mondo che conduce al pascolo i pastori». Sulla liturgia che non rispetta più il sacro, che non rispetta più nostro Signore nell'Ostia. « Oggi la voce della maggior parte dei vescovi somiglia più al silenzio degli agnelli di fronte ai lupi rabbiosi, i fedeli in questo caso spesso sono come pecore senza difesa ».
«Si stenta a credere che Papa Benedetto XVI abbia rinunciato liberamente al compito di Successore di Pietro. Questo papa è stato il capo della Chiesa, ma i suoi collaboratori praticamente non hanno applicato il suo insegnamento, lo hanno piuttosto ignorato o ne hanno bloccato le iniziative per una vera riforma della Chiesa, della liturgia, del modo di distribuire la comunione. Di fronte alla determinazione del Vaticano di custodire il segreto era assolutamente impossibile a molti vescovi aiutare il Papa nel suo compito di capo della Chiesa. »
Conclusione: «  Credo che nei tempi difficili che stiamo vivendo questa legge di Cristo si realizzi e che la Chiesa si rinnoverà. Tuttavia, questo presuppone da parte nostra un vero rinnovamento e una vera conversione».

Di seguito la traduzione della lettera aperta pubblicata in inglese su Rorate Caeli [qui]


Riflessioni su vari temi di attualità  legati alla crisi della Chiesa cattolica
 
Ho conosciuto personalmente molti sacerdoti internati in campi di prigionia staliniani, ma rimasti fedeli alla Chiesa. Al tempo della persecuzione essi hanno esercitato con amore il loro dovere sacerdotale di predicare la dottrina cattolica conducendo una vita dignitosa nella sequela di Cristo, loro maestro divino.
 
Io stesso ho fatto tutti i miei studi in un seminario clandestino dell'Unione Sovietica lavorando con le mie mani per guadagnarmi il pane quotidiano. Sono stato ordinato in segreto, di notte, da un vescovo che aveva anche lui sofferto per la sua fede. Nel mio primo anno di sacerdozio sono stato espulso dal Tagikistan dal KGB.
 
Più tardi, durante i miei 30 anni di soggiorno in Kazakistan, ho servito per 10 anni come sacerdote per seguire i fedeli di 81 parrocchie. Poi sono stato nominato vescovo, dapprima come guida dei cinque paesi dell'Asia centrale che si estende su una superficie di circa quattro milioni di chilometri quadrati.

Come vescovo sono stato in contatto con il santo Papa Giovanni Paolo II, con molti vescovi, sacerdoti e fedeli provenienti da diversi paesi nelle più diverse circostanze. Ero un membro dei Sinodi dei Vescovi in ​​Vaticano, sui temi «Asia» e «Eucaristia».
 
Tutto ciò - e molte altre cose - mi permette di esprimere la mia opinione sulla crisi attuale della Chiesa cattolica. Queste mie personali convinzioni sono dettate dal mio amore per la Chiesa e dal desiderio del suo vero rinnovamento in Cristo. Sono costretto a scegliere la forma di una lettera aperta, poiché a qualsiasi altro metodo di comunicazione si opporrebbe un muro di silenzio totale e la volontà di ignorare.
 
Sono pienamente consapevole delle possibili reazioni alla mia lettera aperta. Ma la voce della mia coscienza non mi permette di tacere quando l'opera di Dio è oltraggiata. È Gesù Cristo che ha fondato la Chiesa e ha mostrato in parole e azioni il modo in cui la volontà di Dio deve essere compiuta. Gli apostoli ai quali ha trasmesso l'autorità nella Chiesa hanno portato avanti con zelo il compito loro affidato soffrendo per la verità da proclamare, perché essi hanno «obbedito a Dio piuttosto che agli uomini ».

Purtroppo oggi sta diventando sempre più evidente che in Vaticano attraverso la segreteria di Stato è stata intrapresa la via del politicamente corretto. Alcuni nunzi, nell'ambito della Chiesa universale sono diffusori del liberalismo e del modernismo. Si sono appropriati del principio del « sub secreto Pontificio », con il quale abilmente chiudono la bocca ai vescovi. Si fa loro comprendere che ciò che dice il nunzio è praticamente il desiderio del papa. Con questi metodi i vescovi sono separati gli uni dagli altri, in modo che i vescovi di un dato paese non possono più essere in grado di parlare con una sola voce nello spirito di Cristo e della Chiesa per difendere la fede e la morale. Per non cadere in disgrazia con i nunzi, alcuni vescovi accettano le loro raccomandazioni basate unicamente sulle loro parole. Invece di diffondere la fede con zelo, di proclamare l'insegnamento di Cristo con coraggio, di rimaner saldi in difesa della verità e della morale, i vescovi nel corso delle conferenze episcopali, sono spesso coinvolti in cose che nulla hanno a che fare con i doveri dei successori degli apostoli.

In tutti i settori della Chiesa si nota una significativa riduzione del « sacrum ». È lo «spirito del mondo» che conduce i pastori. Sono i peccatori che indicano alla chiesa come dovrebbe essere al loro servizio. Nel loro imbarazzo i pastori tacciono sui problemi attuali e infatti se ne nutrono essi stessi. Il mondo è tentato dal diavolo e si oppone all'insegnamento di Cristo. Eppure i pastori sono tenuti - piaccia loro o no - ad insegnare la verità su Dio e sull'uomo.

Anche sotto il pontificato degli ultimi papi santi è stato osservato un gran disordine per quanto riguarda la purezza della dottrina e la sacralità della liturgia. È proprio nella liturgia che si nega a Gesù Cristo il rispetto visibile che Gli è dovuto. In molte conferenze episcopali i migliori vescovi sono « persona non grata ». Dove sono dunque gli apologeti di oggi, che annunciano alle genti chiaramente ed in modo comprensibile i pericoli, minacciosi, che scaturiscono dalla perdita della fede e da quella della salvezza?

 
Oggi la voce della maggior parte dei vescovi somiglia più al silenzio degli agnelli di fronte ai lupi rabbiosi, i fedeli perciò sono spesso come pecore indifese. Gli uomini hanno riconosciuto Cristo come Colui che ha parlato e agito come chi detiene l'autorità e che ha trasmesso questa autorità ai suoi apostoli. Nel mondo di oggi i vescovi devono staccarsi da ogni legame col mondo, e, dopo aver fatto penitenza, dovrebbero convertirsi a Cristo, affinché, rafforzati dallo Spirito Santo, possano proclamare coraggiosamente che Cristo è l'unico Salvatore. Alla fine ognuno dovrà rendere conto a Dio per ciò che avrà e ciò che non avrà fatto.

Mi sembra che questa fievole voce di molti vescovi sia una conseguenza del fatto che, in molti casi, al momento di scegliere i nuovi vescovi, i candidati sono stati insufficientemente valutati, in particolare per quanto riguarda la fermezza nei confronti del dubbio, il coraggio a difesa della fede, la fedeltà alle antiche tradizioni della chiesa e la pietà personale. Ovviamente, la nomina di nuovi vescovi e persino cardinali, a volte rispecchia maggiormente i criteri di una certa ideologia o anche gli imperativi di gruppi molto distanti dalla Chiesa. Allo stesso modo la benevolenza dei mass media sembra essere un criterio importante. Quegli stessi media che di solito beffeggiano candidati « troppo santi » e li mettono in cattiva luce, tessono le lodi di candidati meno dotati dello spirito di Cristo, presentandoli come aperti e moderni. Inoltre saranno intenzionalmente scartati candidati che si distinguono sia per il loro zelo apostolico per il loro coraggio nel proclamare l'insegnamento di Cristo e per il loro amore per tutto ciò che è santo e sacro.

Un nunzio un giorno mi ha detto: «Peccato che il Papa (Giovanni Paolo II) non si occupi personalmente della nomina dei Vescovi. Il Papa ha provato a cambiare alcune cose nella Curia romana, ma non ci è riuscito. Lui invecchia e le cose riprendono il loro corso, come prima».

 
All'inizio del pontificato di Benedetto XVI, gli ho mandato una lettera in cui gli ho chiesto di nominare vescovi santi. Gli ho raccontato la storia di un fedele tedesco che, in seguito alla degenerazione della Chiesa nel suo Paese dopo il Concilio Vaticano II, è rimasto fedele a Cristo e ha riunito intorno a sé molti giovani per l'adorazione e la preghiera. Quando, vicino alla morte, ha appreso l'elezione del nuovo Papa, ha detto: «Se Papa Benedetto si servisse del suo Pontificato anche solo per nominare Vescovi buoni e fedeli, avrebbe già compiuto la sua missione».

Purtroppo Papa Benedetto in tutta evidenza spesso non c'è riuscito. È difficile credere che Papa Benedetto XVI abbia rinunciato in piena libertà al suo compito di successore di Pietro. Questo papa è stato il capo della Chiesa, ma  i suoi collaboratori  praticamente non hanno applicato il suo insegnamento, anzi sono state passate sotto silenzio o bloccate  le sue iniziative per una vera riforma della Chiesa, della liturgia, di come distribuire la comunione. Di fronte alla determinazione con cui il Vaticano manteneva un forte riserbo era assolutamente impossibile a molti vescovi aiutare il Papa nel compito di capo della Chiesa.

Non dovrebbe essere superfluo ricordare ai nostri fratelli vescovi la dichiarazione di una loggia massonica italiana risalente al 1820: «Il nostro è un lavoro che richiede centinaia di anni. Lasciamo da parte i vecchi occupiamoci dei giovani. I seminaristi diventeranno sacerdoti con le nostre idee liberali, poi diventeranno vescovi con le nostre idee liberali. Noi non coltiviamo false speranze. Non ci sarà mai un papa massone. Ma i vescovi liberali, che opereranno accanto a lui gli proporranno nel governo della Chiesa idee che ci saranno favorevoli e il papa le applicherà». È evidente come questo proposito dei massoni si sia già realizzato in misura sufficiente ed ancor più divenga manifesto, e ciò non solamente grazie ai nemici dichiarati della Chiesa, ma anche con l’aiuto di falsi testimoni, che occupano posti di alto rango nella gerarchia ecclesiastica. Non è senza motivo che il beato papa Paolo VI ha dichiarato: «Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa». Penso che questo fessura oggi si sia abbastanza allargata. Il diavolo usa tutte le sue forze per rovesciare la Chiesa di Cristo. Tuttavia, perché non accada, è necessario tornare a una chiara proclamazione del Vangelo a tutti i livelli di servizio ecclesiale, perché la Chiesa ha tutto il potere e la grazia che Cristo le ha dato, quando ha detto: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28, 18-20), «la Verità vi renderà liberi» (Gv 8, 32) e «Sia invece il vostro parlare sì; sì; no; no; il di più viene dal maligno» (Mt 5, 37). Non è la Chiesa a doversi adattare allo spirito del mondo,  è lei che deve cambiarlo grazie allo spirito di Cristo.

 
È di tutta evidenza che il Vaticano cede sempre di più al clamore mediatico. E non è raro che per compiacere i mass media e in nome di una pace incomprensibile si sacrifichino i migliori dei suoi figli e dei suoi servitori. Invece i nemici della Chiesa non abbandonano i loro servi fedeli, anche se le loro cattive azioni sono evidenti.
 
Se rimaniamo fedeli a Cristo con le parole e con le opere, Egli stesso troverà il modo di cambiare i cuori e le anime degli uomini e, quindi, il mondo nel tempo cambierà.
 
Nelle epoche di crisi della Chiesa, Dio spesso ha utilizzato per il suo vero rinnovamento i sacrifici, le lacrime e le preghiere dei suoi figli e servitori della Chiesa che, per il mondo e per la burocrazia ecclesiastica, sono stati considerati insignificanti o che, a causa della loro fedeltà a Cristo, sono stati perseguitati ed emarginati. Sono convinto che nei tempi difficili in cui viviamo questa legge di Cristo si realizza e che la Chiesa si rinnoverà. Tuttavia, questo presuppone da parte nostra un reale rinnovamento e una vera conversione.
1 gennaio 2015, festa di Maria, Madre di Dio
+ Jan Pawel Lenga

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[Traduzione a cura di Chiesa e post concilio]

   

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