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Fonte riscossacristiana.it 09/07/2014

Autore Paolo Deotto



A Oppido Mamertina la processione della Madonna fa sosta sotto le finestre di un boss, e scoppia lo scandalone nazionale. Non ci sentiamo per nulla scandalizzati da questa sosta, ma da ben altro, e spieghiamo il perché.

I fatti sono noti, anzi notissimi, visto che ne hanno parlato tutti, dal presidente della Conferenza Episcopale della Calabria, al procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, al ministro dell’Interno, all’immancabile presidente del Senato che, come la sua collega della Camera, non perde mai occasione per dire la sua.

Ordunque, a Oppido Mamertina, come ci informa l’ANSA, “la processione della Madonna delle Grazie si è fermata davanti all’abitazione del boss della ‘ndrangheta Peppe Mazzagatti, 82 anni, condannato all’ergastolo ed ai domiciliari per motivi di salute”. Più in là, apprendiamo che la sosta è durata circa trenta secondi. Bene, abbiamo scoperto che ci sono paesi in Italia in cui un boss della malavita organizzata viene considerato un uomo degno di rispetto. Una scoperta davvero devastante, una novità assoluta. Ma, al di là di questo, ci scandalizza realmente lo scandalo. Sissignori, perché una società che vive immersa nella più vergognosa immoralità pretenda di ricostruirsi una verginità ormai morta e sepolta con la retorica antimafia, o anticamorra, o antiquelchevolete, è ridicolo e scandaloso.

Per inciso vorremmo notare che il “boss” in questione è un vecchio, sta scontando la pena dell’ergastolo, e non è dato sapere a nessuno, se non al suo confessore (se ha la buona abitudine di confessarsi), se sia o meno pentito dei peccati che ha commesso. Di sicuro possiamo dire che il suo debito con la giustizia umana lo sta pagando, e se vale per un omosessuale quella frase che è ormai è diventata un tormentone (“chi sono io per giudicare”?), non c’è un solo motivo per cui non possa valere anche per un boss, più o meno ex, più o meno pentito, ma che forse si pentirà, ma che forse sta cercando onestamente Dio.

Strana società. Viviamo immersi in un permissivismo schifoso, che sta distruggendo la società, che corrompe la gioventù, che ha disfatto le famiglie, ma abbiamo lo sdegno a comando su alcuni temi. L’evasione fiscale, l’accoglienza dei migranti, e la “legalità”, che poi se è “legalità antimafia” è il massimo. Allora lo sdegno, la condanna senza appello, l’anatema, partono a ruota libera, ed è una gara tra autorità civili e autorità religiose su chi è più severo e implacabile.

Cerchiamo allora di ricordarci alcune cose:

-       Ogni giorno in Italia si assassinano circa 300 bambini. Questo crimine abominevole è reso legittimo da una vergognosa legge, la 194, che ha fin qui permesso uno sterminio terribile: gli assassinati sono quasi sei milioni. Uno Stato che permette questi crimini non è più legittimato a far lezioni di morale, di alcun tipo.

-       Non passa giorno che non ci sia un’apologia dell’omosessualità, condita in tutte le salse e solo le vacanze estive hanno sospeso la propaganda omosessualista nelle scuole. L’attuale governo, presieduto da un tale che si definisce cattolico, ha già promosso un disegno di legge per un orrendo papocchio che si tradurrà, di fatto, nella legalizzazione del “matrimonio” tra invertiti. L’omosessualismo è più grave dello stesso omicidio, perché nega l’evidenza della natura, così come creata da Dio. È l’espressione folle di un uomo completamente impazzito, che si vuol fare dio e vuole ricreare la realtà a suo capriccio.

E non abbiamo parlato che di due cose. Ce ne sono e ce ne sono state tante altre in questa società marcia, che ha salutato l’assassinio di Eluana Englaro come un atto di alta civiltà, che ha introdotto la falsa distinzione tra droghe “leggere” e “pesanti” per poter meglio distruggere i cervelli di una gioventù a cui è già stata distrutta la moralità con la sfrenatezza sessuale e con la dissoluzione delle famiglie, favorita da quell’altra “conquista civile” che è stato il divorzio. E potremo andare avanti con l’immoralità di una finanza che ha divorato l’economia e che sta massacrando un popolo. Eccetera eccetera.

Di fronte a questo sfacelo, ecco il virginale sdegno per un omaggio, o presunto tale, a un boss. Certo, non sarà una cosa bella ma, signori miei, prendereste sul serio un corso sulla bellezza della castità tenuto dalla signora Ilona Staller? E sia ben chiaro che, dovendo scegliere, preferiremmo mille pornodive a un solo abortista o a un solo omosessualista. Ma era solo per fare un esempio.

L’Italia, ma come l’Italia gran arte del mondo occidentale, è ormai come uno di quegli alberi corrosi dai parassiti, consumato all’interno, mentre l’esterno appare ancora bello. Ma il tronco ormai è vuoto, le radici sono corrose, e un colpo di vento un po’ più forte degli altri farà crollare quell’albero. E finalmente si vedranno bene all’interno i parassiti che lo hanno divorato.

Certo, in tutto questo sfacelo, dice un ingenuo di passaggio, ci sarà la Chiesa che alza la sua voce autorevole per ristabilire le proporzioni, per ricostruire la morale.

E invece la Chiesa lancia la scomunica “contro i mafiosi” – una scomunica la cui legittimità canonica ci lascia qualche sincera perplessità – ma non ha detto una parola contro i più recenti progetti di distruzione sociale (citavamo sopra il disegno di legge sui matrimoni pederastici), non lancia scomuniche contro i politici che promuovono aborto, eutanasia, omosessualismo e altre vergogne. No, questa Chiesa sta bastonando chi si comporta “troppo” da cattolico, magari dedica troppo tempo alla preghiera (ora è il turno delle Suore Francescane dell’Immacolata, visto che il ramo maschile è già stato distrutto). È una Chiesa alla ricerca spasmodica dell’applauso del mondo, e che già lo ha trovato. Fa specie leggere che il procuratore aggiunto presso la DdA di Reggio Calabria si consideri in grado di valutare chi si comporta da cristiano e chi no. “Le parole del Papa sono state ascoltate da tutti ma poi in pratica non sono osservate. Quanto accaduto appare come una sfida a quelle parole”. E aggiunge: “Purtroppo la storia si ripete. Ora voglio cercare di capire cosa faranno e quali saranno le azioni dei Vescovi della Calabria”. “Così come voglio vedere – ha concluso – quale sarà il comportamento di tutti i sacerdoti. Mi auguro che la chiesa non abbia tentennamenti così come accaduto per la Vara (la sacra effige della Madonna, ndr) portata a spalle da gente che si professa cristiana ma che di cristiano non ha proprio nulla”.

Insomma, l’abbraccio è davvero stretto. La giustizia dello Stato laico si rifà alle parole del Papa, ammonisce i vescovi e stabilisce anche chi è cristiano. Fantastico.

Nel frattempo viene annunciato come un grande trionfo investigativo l’identificazione dei portatori della Statua della Vergine, rei della “fermata” e viene anche aperto l’immancabile “fascicolo”. Per quale reato? Non si sa, visto che la “sosta di Statua della Madonna sotto casa del boss” non è ancora un comportamento penalmente rilevante.

C’è una sola cosa che realmente scandalizza in tutta questa vicenda: il fiume di ipocrisia. L’ipocrisia di una società immorale che vuole scavarsi nicchie di moralità con la retorica antimafia, e l’infinita tristezza di una Chiesa che non parla più di valori non negoziabili e di salvezza dell’anima, ma piuttosto si affretta a rincorrere le condanne del mondo, unendosi a un coro di sicuro successo.

Per favore, rendiamoci conto che qui si sta andando a fondo, tutti. Smetterla di fare i buffoni sarebbe un buon punto di (ri)partenza.

   

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