Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

fonte lascuredielia.blogspot.it 26/10/2019

Autore don Elia

Semper hi errant corde; ipsi vero non cognoverunt via meas (Sal 94, 10-11).

Se le cose vanno così male, nella Chiesa di oggi, è perché i sessantottini di ieri, nel frattempo, son diventati vescovi e cardinali. Per poter acquisire e conservare il potere, hanno dissimulato la propria visione gnostica della realtà, dando ad intendere di credere e professare quel che la Chiesa insegna, ma innescando di fatto una rivoluzione permanente in cui l’unico principio stabile, paradossalmente, è il cambiamento. Dopo aver istituito svariati organi di partecipazione, li hanno astutamente manipolati per imporre decisioni prestabilite facendole apparire come provenienti dal basso. In tal modo, i chierici della generazione che si è “formata” negli anni Settanta sono arrivati ad occupare i centri di potere e, da buoni marxisti, lo gestiscono in modo totalmente autocratico, ben decisi a mantenerlo ad ogni costo, così come con ogni mezzo, lecito o illecito, l’han conquistato. Prima di giungere ai vertici, in qualità di professori di teologia, rettori di seminario, padri spirituali e formatori a vario titolo, hanno spappolato il cervello a intere generazioni di futuri presbiteri (come li chiamano), i quali hanno fatto altrettanto con intere generazioni di giovani, che han poi messo su famiglia o si sono avviati, a loro volta, alla vita sacerdotale o religiosa.

Chiunque può agevolmente immaginare la progressiva espansione a cerchi concentrici di questo nefasto processo. Entra in seminario un giovane intelligente e ne esce un rimbambito; mandi tuo figlio in parrocchia perché è un ambiente protetto e ti ritorna a casa uno squilibrato o un sovversivo. Perché questa analisi non sembri eccessiva, riporterò un caso concreto di cui son venuto a conoscenza, a monito di quegli “educatori” di seminario o di parrocchia che, con i loro squinternati insegnamenti, sono all’origine dell’attuale deriva. In un quartiere decisamente benestante – dunque non nella solita periferia degradata dove impera il disagio giovanile, con tutte le altre cause scagionanti escogitate da sociologi e psicologi, categorie di spappolacervelli alleate con la prima – una piccola banda di adolescenti combatte la noia dell’ozio perpetuo dandosi ad atti di bullismo e disturbo negli ambienti della locale parrocchia. Il reverendo parroco, ripetutamente allertato dai fedeli e dagli altri sacerdoti, se la prende con gli accusatori, che «non capiscono», e persevera per mesi in un’ottusa tolleranza, adducendo a pretesto della propria inerzia la mancanza di prove schiaccianti a carico dei teppisti e il fatto che quei poveri ragazzi «hanno dietro una storia».

Se la vicenda finisse qui, si potrebbe anche prenderla a ridere, se non fosse che, invece, l’ostinata astensione di chi sarebbe dovuto intervenire ha spinto gli eventi fin sull’orlo della tragedia. I nostri eroi, interpretando la latitanza dell’autorità come l’avallo di un’impunità assoluta, si lanciano in un crescendo di ardite imprese, filmandole con i cellulari per poi divulgarle sui social networks, così da farne motivo di vanto o da incutere timore ai coetanei. Sembrando loro ancora poco inscenare una parodia liturgica in pieno giorno nella chiesa deserta e incustodita (nonostante gli adiacenti locali parrocchiali e i campi sportivi brulichino di gente), danno fondo alla propria inventiva salendo sul tetto a notte fonda e mettendosi a lanciare sassi sulle vetture di passaggio finché non ne colpiscono una, il cui conducente rimane illeso per miracolo. A questo punto, svegliato dal rumore, il buon parroco è costretto, per quanto a malincuore, a chiamare i Carabinieri e a sporgere denuncia, ma senza fare i nomi. Gli incompresi rampolli – spiegheranno i più aggiornati – son vittime innocenti di famiglie assenti e dell’intera società; le loro trasgressioni rappresentano un tentativo estremo di attirare su di sé l’attenzione loro negata dagli adulti.

Un paio di mesi (opportunamente passati alla larga) dopo la bravata dagli esiti potenzialmente fatali, il disperato bisogno di accudimento dei giovani sbandati li risospinge sul luogo del delitto per prendere a sassate, questa volta, una vecchietta che ha portato la nipotina all’oratorio. Neanche questo fatto ha conseguenze di sorta, così che la baby gang continua a imperversare indisturbata senza che l’illuminato parroco si scomponga più di tanto. Quel prete, quando entrò in seminario, doveva pur essere un ragazzo normale. Che cosa gli han fatto là dentro? Bisognerebbe domandarlo, fra gli altri, al padre spirituale, oggi Cardinal Vicario. A quanto pare, la difesa incondizionata di un pugno di delinquentelli – fra cui, guarda caso, due nordafricani – passa sopra la tutela dei bambini che frequentano la parrocchia, dei fedeli che le dedicano tempo ed energie, del rispetto dovuto al luogo sacro e persino dell’incolumità dei passanti: davvero un ambiente protetto…

In nome dell’accoglienza e dell’inclusione, è di fatto una terra di nessuno in balìa di perdigiorno che nessuno si azzarda, non dico ad evangelizzare, ma almeno ad educare. Alla fine viene il sospetto che tanta indulgenza scaturisca dalla necessità di giustificare le proprie magagne o dal timore che vengano alla luce. Ora, però, tutto potrà cambiare, grazie alle neonate équipe pastorali composte di appassionati dello squilibrio e varate in tempi da record, al fine di ascoltare il grido della città, in risposta all’amabile quanto inflessibile consiglio piovuto sulla testa dei parroci in piena estate. Su quale pianeta vivono questi signori? Come vedete, il semplice buon senso sembra scomparso, rimpiazzato da un’ideologia a dir poco assurda; ma basta che a Messa si canti Dolce sentire perché di colpo, come per incanto, ogni problema svanisca: ci si ritrova nel mondo fiabesco di Fratello sole, sorella luna, dove son tutti buoni e si tengono per mano; se qualcuno, per inavvertenza, sbanda un pochino, lo si ricupera con un sorriso e una pacca sulla spalla. Grazie ai “progressisti”, il tempo si è fermato a quarant’anni fa.

È stato deciso una volta per tutte che nessuno è responsabile delle proprie azioni, poiché nessuno sceglie deliberatamente il male, se non per sbaglio, e ognuno, a modo suo, cerca inconsapevolmente il bene; chiunque aspiri al progresso e alla liberazione dell’umanità l’ha ben compreso. Eventuali anomalie vanno imputate – sentenziano la sociologia e la psicanalisi – a condizionamenti sociali e familiari; la coscienza morale e la responsabilità individuale, in realtà, non esistono: sono soltanto sovrastrutture culturali. Nelle mani dei marxisti occidentali, che non sono riusciti ad effettuare una rivoluzione violenta, queste ridicole idee son diventate formidabili strumenti di mistificazione e di manipolazione delle menti, adoperati per annullare ogni efficace opposizione all’occupazione dei centri di potere da parte loro. Con il pretesto di servire il popolo, l’han sfruttato per arricchirsi a sue spese e sottometterlo agli interessi dell’oligarchia finanziaria globale. La mafia di sodomiti e affaristi senza scrupoli in clergyman che ha attualmente il controllo della Chiesa Cattolica è esattamente della stessa risma: ha le stesse idee, persegue lo stesso fine e applica gli stessi metodi.

Chi non si allinea ai principi dei tempi nuovi non può essere se non un fascista, un omofobo, un razzista, un fomentatore di odio e di divisione, uno che – come inculcato da una recente pubblicità televisiva – usa solo il cervello e non ragiona invece con la pancia, che abolisce i confini e unisce tutti gli uomini. Come si chiamava quel tizio secondo il quale l’uomo è ciò che mangia? Feuerbach, se non vado errato. Che cosa c’era dietro le trovate così stravaganti di quel signore? La massoneria (cioè il culto del diavolo), se mi è consentito. Chi dirige oggi la Chiesa? Personaggi che la pensano come lui, a quanto pare. Cosa ci salverà da questo sfacelo? Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Nell’attesa, oltre a fare il possibile per conservare la fede e la sanità mentale, chiediamo la grazia di poter respingere la tentazione, sempre più violenta, di prendere a martellate qualche cocuzza vuota, quand’anche portasse uno zucchetto. Quelli non sono metaforici eunuchi per il Regno dei Cieli (cf. Mt 19, 12), ma sono stati realmente resi tali dagli uomini che ne han fatto dei giullari inoffensivi, buoni al massimo a intrattenere bambini che, appena possono, scappan via dal penoso teatrino… Come uomo, preferisco farmi dare del fascista; se non altro, è più virile.

Visto che chi dovrebbe parlare tace o, peggio, parla a sproposito dichiarandoci fuori della Chiesa, aiuto e liberazione sorgeranno da un altro luogo; il pagliaccio perirà invece ignominiosamente con quanti gli si accodano. Ringraziamo il Signore di non essere fra loro; nel giorno del castigo, almeno, potremo sperare un po’ di clemenza. Le scelte disastrose che sono sfociate negli esiti odierni eran già state diagnosticate negli anni Settanta con impareggiabile lucidità; chi avesse voluto ascoltare avrebbe quindi potuto ben farlo: «Quale messaggio di salvezza può annunziare al mondo una teologia la quale, sotto il pretesto razionalistico della demitizzazione, svuota della loro realtà storica gli eventi di salvezza, lascia in ombra – qualcuno li nega o li omette completamente – i misteri e dogmi fondamentali del cristianesimo per applicarsi unicamente alle strutture socio-politico-economiche dell’uomo, rifiutando il sacro del mistero della caduta e della redenzione dell’uomo?». Caduta e redenzione?!? Qualcuno sa di che si tratta?

«Quale principio di rinnovamento può essere una teologia che secolarizza senza scrupoli la morale e, quasi vergognosa dell’ideale di purezza e povertà cristiane del Vangelo, irrompe anch’essa per un’esistenza all’insegna del piacere, del rifiuto del sacrificio, e per la celebrazione aperta del sesso: brevemente, per allinearsi alla lotta di classe a braccetto con il marxismo, per proclamare l’innocenza liberatrice degli istinti con la brutalità della psicanalisi più avanzata? Che cosa deve o può fare il mondo di una teologia senza pudore, che disarma di fronte al male? che cosa può significare per la società consumistica, che sprofonda nella noia e nella ribellione dell’atto gratuito [corsivo mio], una simile teologia che per salvare il mondo si abbevera al veleno che intossica il mondo? Non è questa una teologia del disprezzo di Dio, dell’uomo e del mondo? una teologia senza amore e senza pudore […]?» (Cornelio Fabro, L’avventura della teologia progressista, Milano 1974, Introduzione). Che dire? Tragicamente attuale.

   

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.