Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

fonte lascuredielia.blogspot.it 05/10/2019

Autore don Elia

Amen dico vobis, nisi conversi fueritis et efficiamini sicut parvuli, non intrabitis in regnum caelorum (Mt 18, 3 Vulg.).

«In verità vi dico: a meno che non vi siate convertiti e non vi rendiate come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli». Questo grave e solenne ammonimento del Signore, nella liturgia di questi ultimi giorni, è risuonato per ben tre volte. Succede così ogni anno, vista la stretta successione di tre feste: quella di san Michele Arcangelo, quella degli Angeli Custodi e quella di santa Teresa di Gesù Bambino. Quest’anno, però, tale avvertimento ci viene rivolto in un contesto ecclesiale di tensione particolarmente acuta, riportandoci così, provvidenzialmente, al nostro cuore malato di orgoglio e costantemente tentato di ribellarsi. Non è una fuga nell’intimismo, come qualcuno potrebbe subito obiettare, bensì una pressante raccomandazione a rientrare nel santuario della coscienza, nel quale si discernono le rette intenzioni dell’agire e si prendono le decisioni giuste.

Rispetto al testo greco, che usa il verbo diventare, la Vulgata sottolinea di più la parte attiva del discepolo: il cambiamento interiore richiede uno sforzo consapevole mirante ad un’assimilazione spirituale ai bambini piccoli (tà paidía). Il seguito dell’insegnamento divino conferma la bontà di questa interpretazione: «Chiunque, perciò, umilierà se stesso come questo bimbo, costui sarà il più grande nel Regno dei Cieli» (Mt 18, 4). Alla corte di Cristo, l’altezza della posizione è correlata all’umiltà, tanto che la più eccelsa delle creature è al contempo la più umile: la Regina degli Angeli e dei Santi è rivestita di una gloria incomparabile, ma il Suo Cuore è un abisso di autoannientamento davanti a Dio. Anche nel Suo caso, tuttavia, l’humilitas dell’Ancella, su cui l’Altissimo si è degnato di posare lo sguardo (Quia respexit humilitatem ancillae suae, Lc 1, 48), ne designa non soltanto la disposizione interiore e la condizione esteriore, ma anche (secondo il sostantivo greco tapeínōsis) l’umiliazione come processo continuato.

«Umiliatevi sotto la potente mano di Dio» (1 Pt 5, 6): non si tratta di un singolo atto con cui, per amore del Signore, ci si umilia o ci si lascia umiliare, ma di uno stato permanente in cui il farsi umili, che sia per iniziativa propria o per l’accettazione di comportamenti altrui, produce a poco a poco una qualità dell’anima che la rende sempre più trasparente e disponibile all’azione divina. Il bambino non possiede la virtù dell’umiltà in modo innato, ma riconosce spontaneamente di aver bisogno dei genitori e degli adulti in generale, che gli appaiono necessariamente più forti e sono quindi per lui fonte di sicurezza o di timore, a seconda del rapporto esistente. Davanti al Creatore, l’uomo non può se non sentirsi piccolo e fiducioso, se è in pace con Lui, o timoroso, se non lo è. L’Immacolata, in virtù dell’esenzione dal peccato originale e della pienezza di grazia di cui è stata dotata fin dal concepimento, ha sicuramente posseduto in grado altissimo l’umiltà come virtù infusa; tuttavia, dato che la crescita nella grazia non ha limiti, ha progredito incessantemente in essa anche come virtù acquisita, non smettendo mai di umiliarsi né di accogliere le umiliazioni disposte dalla Provvidenza.

Perché questo richiamo da parte del Signore? Perché la superbia è in agguato, pronta a catturare i buoni cattolici esasperati dalle reiterate manifestazioni di empietà e di apostasia offerte da un certo settore della gerarchia. Sarebbe la più splendida vittoria del demonio: riuscire a fuorviare, per altra via, anche i membri fedeli del Popolo santo per spingerli a separarsi dal Corpo Mistico. Chi lo serve subdolamente, pur occupando il vertice della Chiesa visibile, non aspetta altro che poter sbarazzarsi degli oppositori interni, demonizzando come scismatici quelli che già stigmatizza di continuo come rigidi e privi di misericordia. Vogliamo davvero fare il suo gioco? Vogliamo proprio lasciargli campo libero? No, noi rimaniamo fermi, irremovibili, dentro casa nostra, in attesa che gli intrusi o se ne vadano di propria sponte o siano rimossi dall’intervento divino. Riconoscere di non avere l’autorità di giudicarli ed espellerli è già un modo di umiliarsi, che, unito a tutte le umiliazioni che ci tocca accettare per persistere in questa difficile posizione, contribuisce alla nostra santificazione, se in ciò riconosciamo una grazia e la accogliamo per cooperare con essa.

La migliore forma di culto del Cuore Immacolato di Maria è l’assimilazione delle Sue disposizioni e l’imitazione dei Suoi atti. Dio stesso, per incarnarsi e realizzare l’intera opera della Redenzione, è voluto passare per quella porta: e noi peccatori vorremmo sceglierne un’altra? Rifiutare l’obbedienza per salvaguardare la fede, in ultima analisi, è una grave incoerenza, poiché è quella stessa fede che ci chiede di obbedire – in ciò che è lecito – a quanti detengono la successione apostolica, seppure indegnamente. Un giudizio di eresia e la conseguente dichiarazione di decadenza dovrebbe essere emesso almeno da un gruppo di vescovi e cardinali abbastanza numeroso e significativo da poter rappresentare la sanior pars della Chiesa universale. Ciò scatenerebbe inevitabilmente uno scisma, che non potrebbe essere superato se non mediante l’intervento dell’autorità civile, come avvenne con Teodosio per la sconfitta dell’arianesimo o con Sigismondo di Lussemburgo per la risoluzione dello Scisma d’Occidente. Quale sarebbe oggi, però, il potere politico non solo capace, ma anche legittimato a un’ingerenza del genere nella vita interna della Chiesa?

La questione dell’impero cristiano non tocca solamente la teoria politica o la teologia della storia, ma pure l’ecclesiologia: ci sono congiunture storiche dalle quali la Chiesa militante, con le sue sole risorse, non riesce a districarsi; in certi casi, i suoi problemi interni non si possono risolvere se non manu militari. Oggi, tuttavia, non basterebbe che un potente di questo mondo facesse, per un buon motivo, quel che fece Napoleone Bonaparte o avrebbe fatto Adolf Hitler qualora il feldmaresciallo Kesselring non gli si fosse giustamente opposto; oggi sarebbe necessario deportare in blocco tutta la rete di prelati corrotti che hanno trasformato la Santa Sede in un letamaio, con le loro scandalose condotte in campo sessuale o finanziario. La sporcizia denunciata dal cardinal Ratzinger nel 2005 si è talmente incrostata che nemmeno un buon papa è più in grado di rimuoverla, a meno che non sia sostenuto dalle armi di un alleato come Costantino o Carlo Magno.

Un alto grado di umiltà e semplicità di cuore, tale da farci essere come i bambini, rende la nostra preghiera irresistibile sul cuore di Dio e, al tempo stesso, ci preserva dalla perniciosa presunzione di voler risolvere problemi che non sono alla nostra portata. Soltanto il Signore può salvare la Chiesa terrena, non certo le nostre iniziative umane; se però preghiamo con l’incondizionata fiducia dei piccoli, possiamo affrettare il Suo intervento, il quale, come altre volte nella storia, potrebbe servirsi di un uomo da Lui scelto. Questa prospettiva mi sembra senz’altro più vantaggiosa di quella del cataclisma evocato da suor Lucia, il 3 gennaio 1944, nel resoconto della visione che la indusse a mettere per iscritto la terza parte del segreto di Fatima: un rivolgimento politico sarebbe certamente meno devastante dell’istantanea cancellazione di intere città e popolazioni in seguito all’impatto di un corpo celeste, analogo a quello che provocò il diluvio universale… Prima di esser “costretto” all’ultimo rimedio possibile – osservò la veggente – il Cielo, seppur con una certa “trepidazione”, aveva inviato la Vergine come estrema opportunità. Visto che gli uomini non danno retta neanche a Lei, chiediamole di inviare un eletto incaricato di fare un bel repulisti, nella Chiesa e nella società.

Chi non si fosse ancora unito alla crociata di digiuno e preghiera lanciata intorno alla metà di luglio per sventare le trame sovversive camuffate dal pretestuoso “sinodo” che si apre domani, può farlo adesso. La visione gnostico-panteista di chi l’ha voluto e preparato mira a trasformare il cristianesimo in una sorta di religione sincretistica che ammetta il culto dei demoni e riporti l’uomo al tribalismo dell’epoca primitiva. Così la riedizione della barbarie cui già stiamo assistendo, in questo mondo tanto progredito dal punto di vista tecnologico quanto regredito da quello morale, potrà travolgere gli estremi argini della civiltà che ancora trattengono i moderni selvaggi dal violare gli ultimi tabù, come la pedofilia, l’incesto e l’antropofagia. Dopo aver assistito allo sdoganamento di divorzio, aborto, eutanasia, contraccezione, fecondazione artificiale e commerci sessuali di ogni genere senza che la Chiesa opponesse una barriera davvero efficace, cosa dobbiamo ancora ingoiare prima che, in un modo o in un altro, arrivi il castigo?

Disperge illos in virtute tua, et depone eos, protector meus, Domine (Disperdili con la tua potenza e deponili, Signore, mio protettore; Sal 58, 12); Deus meus, pone illos ut rotam, et sicut stipulam ante faciem venti (Dio mio, rendili come il turbine e come paglia di fronte al vento; Sal 82, 14); Fiant dies eius pauci, et episcopatum eius accipiat alter (Siano pochi i suoi giorni e il suo incarico lo riceva un altro; Sal 108, 8); Qui pessimant plebem tuam inveniant perditionem. Contere caput principum inimicorum (Quanti rovinano il tuo popolo vadano in perdizione. Schiaccia il capo dei principi nemici; Sir 36, 11-12). Vedete come, nella Sua delicatezza, il Signore ci fornisce pure le parole più adatte alla bisogna? Ripetiamole spesso per esprimere l’intenzione dei sacrifici che compiamo e delle umiliazioni che sopportiamo; prendiamo l’arma del Rosario e, associandola alla penitenza, conduciamo con coraggio la nostra battaglia contro le potenze demoniache e i loro alleati sulla terra, in particolare nelle tre settimane che verranno. Il piccolo gregge evangelico di umili dalla fede semplice e genuina, sotto la guida dell’augusta Regina delle Vittorie, diventa un esercito invincibile capace di ottenere l’insperabile. Tutti a Roma, dunque, a pregare per la Chiesa! Chi non può venire, si unisca a noi da casa a partire dalle 14,30.

Introibunt in inferiora terrae; tradentur in manus gladii; partes vulpium erunt.

Rex vero laetabitur in Deo; laudabuntur omnes qui iurant in eo, quia obstructum est os loquentium iniqua (Sal 62, 10-12).

https://lascuredielia.blogspot.com/p/operazione-muro-di-fuoco.html

 

   

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.